Chiusura OPG, residui del modello manicomiale e binario “speciale” per i “folli rei”

Dopo la chiusura dell’OPG: i residui del modello manicomiale e la sopravvivenza del binario “speciale” di giustizia per i “folli rei”. La riforma (l.81/2014) che ha chiuso gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) ha previsto per i cosiddetti “folli rei” un sistema di intervento terapeutico alternativo alla istituzionalizzazione, secondo il modello di salute mentale di comunità. Non è però stato modificato il “binario speciale” di giustizia che precedentemente conduceva all’OPG, fondato su concetti quali “incapacità di intendere e volere” e “pericolosità sociale”. Questi costrutti sono in sintonia col vecchio “modello manicomiale”, che la riforma ha voluto superare col nuovo approccio sociosanitario. L’articolo analizza le contraddizioni che impediscono la applicazione del modello di salute mentale di comunità previsto dalla legge e offre indicazioni per superare il “binario speciale” di giustizia per le persone con disabilità mentali che hanno commesso reati. SOMMARIO: 1. Introduzione – 2. L’ombra del manicomio – 3. Alle radici della “cura e punizione” del folle – 4. Nuovo sistema di cura e vecchio sistema giudiziario  5. Le REMS nel conflitto fra i poli sociosanitario e penale  6. Nuove figure della “pericolosità” del malato di mente  7. La sentenza della Corte Costituzionale 22/2022  8. Cura e privazione della libertà, un arduo connubio  9. Irresponsabile e non imputabile: l’ultima catena del manicomio  10. Per una “giustizia dei diritti” attenta alle differenze. Leggi in Biodiritto n. 4/2022. Sul tema vedi anche REMS, carcere e malattia mentale, fra bilanci e prospettive.

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Data di pubblicazione: 25/12/2022
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