La gestione associata dei servizi sociali e la crisi del Comune di Jesi
Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche
Nel giugno scorso avevamo proposto una riflessione sulla situazione della crisi nel Comune di Jesi www.grusol.it/vocesociale/17-06-10.PDF, riferita alle problematiche dei servizi sociali.
Lo spunto era stato dato da alcune dichiarazioni apparse sulla stampa da parte di assessori e consiglieri. Eravamo rimasti colpiti soprattutto dal tono degli interventi: la crisi (generale e del Comune di jesi) è imponente, le risorse sono sempre più limitate e dunque anche i servizi sociali, dove forse si è dato troppo, devono partecipare con dei sacrifici al risanamento del bilancio.
Il tema è ancora di grande attualità perché entro settembre il Comune, per come leggiamo dai giornali di questi giorni, deve approvare una manovra che prevede tagli per più di due milioni di euro. E dunque di nuovo si parla anche dei sacrifici che potrebbero riguardare i servizi sociali.
Al momento non abbiamo visto alcuna proposta complessiva riguardante il settore e dunque non siamo in grado di poter esprimere valutazioni. Abbiamo invece ricevuto un documento riguardante i servizi per la disabilità nel quale sono previsti tagli sostanziosi al settore. Prima di andare ad analizzare questo aspetto ci sembra opportuno introdurre alcune riflessioni.
1) Paragoniamo il bilancio di un Comune a quello di una famiglia e ci accorgiamo che le spese sono di gran lunga maggiori delle entrate; se improvvisamente ci rendiamo conto che abbiamo speso troppo o ancora se constatiamo che le entrate diminuiscono, dobbiamo per prima avere chiari i termini della questione (la causa o le cause); poi mettere sul piatto della bilancia ciò che è utile e ciò che non lo è; ciò a cui si può rinunciare e ciò che è irrinunciabile; a quel punto si ipotizzano le scelte. Scelte che in una famiglia sana non penalizzano le situazioni di maggior sofferenza. In ogni caso non si può accettare alcuna affermazione del tipo “Non ci sono più i soldi”, senza che l’asserzione venga adeguatamente suffragata.
2) La seconda questione riguarda i cosiddetti aspetti “categoriali”; quelle che vengono definite le guerre dei poveri; chi è più capace di pressione, mantiene o contiene; chi non ha questa forza o non l’ha mai avuta è destinato non solo a non avere ma a perdere anche quel poco che aveva. Dunque non si tratta di mantenere alcune posizioni, ma di tutelare un intero settore che mantiene ancora larghi spazi di non risposta[1]. In questo senso appare ineludibile la definizione di una strategia complessiva – che non riguarda solo Jesi – che dovrà fronteggiare i tagli governativi che si ripercuoteranno su Regioni e Comuni nei prossimi mesi, avendo chiara la necessità non solo di non penalizzare, ma di aumentare le tutele per tutte quelle persone che da sole non possono o riescono a farcela. Si tratta di un impegno etico dal quale, riteniamo, non si può derogare e che richiede davvero un patto tra amministratori e cittadini.
Il rischio che paventiamo[2] è quello invece di una progressiva insofferenza nei confronti di chi è più in difficoltà, con un ritorno sempre più forte alla logica della beneficenza.
La crisi riguarda Jesi o tutti i Comuni? I tagli previsti nel settore disabili
Veniamo ora alla parte riguardante la disabilità che vede il Comune di Jesi capofila di una gestione associata che riguarda gran parte dei Comuni della Vallesina. Qui siamo in presenza di un delineato programma di tagli di non lieve entità. Un taglio che si tenta, peraltro, di trascinare all’interno della gestione associata estendendolo a tutti Comuni aderenti. Il documento contenente la proposta di taglio è stato inviato alle associazioni[3] ai primi di agosto e nei prossimi giorni dovrebbe o vorrebbe essere approvato dal Comitato dei Sindaci e dunque essere applicato dai Comuni del territorio che gestiscono i servizi in maniera associata. Si prevedono tagli in 3 servizi: educativa scolastica ed extrascolastica e aiuto alla persona: l’entità non è stata definita ma l’automatica applicazione dei criteri che definiscono il finanziamento della legge regionale riguardante la disabilità determina riduzioni sostanziali. Per chiarire meglio le intenzioni inoltre il documento stabilisce che nel caso “divenisse urgente una rimodulazione dei servizi si propone: per chi non ha la gravità riduzione del 50%; per chi ha la gravità riduzione del: SAP 35%; AEI 23%, AES 20%”.
Dunque si prevedono tagli consistenti che vorrebbero essere estesi a tutta la gestione associata. C’è da chiedersi: la proposta contenuta nel documento è frutto di un lavoro congiunto dei Comuni, oppure si intende estendere agli altri Comuni le esigenze (ovvero le necessità finanziarie) o le proposte del Comune capofila? Si è riflettuto su questa questione? E’ paradossale che ciò si voglia realizzare in un Ambito che si vanta di gestire in maniera associata i servizi da quasi 15 anni (23 tra gli altri Comuni senza Jesi) e di voler avviare la prima Azienda consortile di gestione dei servizi sociali del territorio.
In questo caso la gestione associata non ha un effetto di trascinamento positivo (servizi su più comuni, possibilità di programmazione territoriale, risparmi sulla dimensione territoriale), ma al contrario sposta sugli altri Comuni la crisi del Comune capofila.
Pare allora necessario chiedere a Jesi se è pienamente consapevole di essere capofila di una gestione associata e se gli altri Comuni sono in grado di esprimere una posizione al riguardo. Per chi come noi continua a credere nella indispensabilità di gestioni intercomunali, questa situazione diventa un motivo in più per fare in modo che le scelte di singoli comuni non incidano nell’offerta complessiva dei servizi.
Infine, ma non meno importante, diventa indispensabile educarci a chiamare le cose con il loro nome. Quando si prevede una riduzione generalizzata dei servizi si è in presenza di un taglio (anche se chiamato con altro nome: riorganizzazione va abbastanza di moda). Il taglio, come tale, è di natura politica perché è l’amministrazione che decide (o sceglie di farlo) e dunque se ne assume per intero la responsabilità.
17 settembre 2010
[1] Vedi in proposito il documento del 16 luglio 2010, predisposto da Gruppo Solidarietà. Mosaico, Anffas Jesi all’indomani della presentazione della bozza di Piano di Ambito; in particolare la parte “Le scelte nella crisi”, www.grusol.it/vocesociale/16-07-10.PDF.
[2] Si veda il documento “In difesa del welfare. Contro l’insofferenza e l’indifferenza nei confronti dei deboli”, www.grusol.it/welfareAppello.pdf, sottoscritto da 47 organizzazioni marchigiane del terzo settore
[3] La risposta delle associazioni è consultabile in www.grusol.it/vocesociale/31-08-10.PDF