Virtuale e reale nei servizi sociali. A proposito dei Piani di ambito territoriale
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche
Credo sia sotto gli occhi di ogni persona che segue con un po’ di attenzione la situazione degli interventi e servizi sociali e sociosanitari la divaricazione tra il reale (quello che accade nei territori in termini di servizi) e quello che possiamo chiamare il virtuale (la programmazione dei Piani di zona ora Piano d’Ambito). La questione non è nuova ma ad ogni scadenza programmatoria si ripropone con sempre maggiore evidenza. Forse è arrivato il tempo che la questione sia seriamente affrontata a livello regionale e territoriale.
Il rischio evidente è quello di stare tutti ad un gioco (anche assai dispendioso in termini di risorse umane ed economiche) a cui periodicamente, con i suoi rituali, ci si presta. Un gioco che però, oramai adulti, abbiamo, il dovere di collocare all’interno della sua giusta dimensione.
Il quadro che si è andato delineando appare emergere nella sua chiarezza.
Appare quindi indispensabile cominciare a prendere atto di questa situazione così da cercare di mettervi riparo. Un compito che riguarda Regioni e Comuni. Bisogna avere il coraggio di ammettere e constatare (per chi credeva il contrario) che senza obblighi e senza contestuale messa a disposizione delle risorse finanziare per realizzare gli interventi questi atti rimangono vuoti e soprattutto svuotano di significato la partecipazione dei soggetti che contribuiscono alla loro definizione.
Perché un’associazione dovrebbe continuare a partecipare a dei tavoli che alla fin fine non decidono nulla? Per doversi poi amaramente accorgere che in quegli stessi momenti si decidevano tagli agli stessi servizi oggetto della – a questo punto supposta - programmazione?
E’ una situazione che si ripete con assoluta puntualità a partire dal livello regionale. Cosa hanno deciso o stabilito gli ultimi Piani sanitari o sociali? Cosa contiene la proposta di Piano sociosanitario della giunta regionale che nei prossimi mesi giungerà in Consiglio[3]? Cosa contengono le indicazioni sulla predisposizione dei Piani d’Ambito[4]?. Nulla di vincolante. Poi contestualmente ci si accorge come a livello regionale e a livello locale vengono predisposti altri atti che hanno come conseguenza una riduzione della erogazione dei servizi, oppure il trasferimento sugli utenti di crescenti compartecipazioni alle spese[5].
Se la divaricazione sopra evidenziata è condivisibile, se questo scarto appare non più accettabile, forse è opportuno che nei territori tale questione venga posta con determinazione. Potrà essere l’occasione per tornare o ritornare a parlare di quel “reale” che ha così importanti ricadute sulla vita di tante persone.
29 settembre 2010
[1] Si vedano ad esempio alcuni interventi per i quali la normativa regionale definisce gli oneri a carico dei Comuni: riguardo la vita indipendente per persone con disabilita ci sono Comuni che non vogliono assumere il 25% della spesa (il 75% lo paga la Regione), caricandolo sugli utenti; altri che spingono le famiglie che devono ricoverare un congiunto presso una Comunità socio educativa riabilitativa ad assumere oneri superiori a quelli previsti dalle delibere regionali, fino ad addossargli anche la parte dovuta al Comune. Ciò che colpisce di fronte al mancato rispetto della normativa da parte dei Comuni è l’impotenza della Regione nel momento in cui viene a conoscenza della violazione della normativa. Ciò che invece preoccupa è l’arroganza di alcuni di questi Comuni che rivendicano con orgoglio il rifiuto di adempiere al dettato normativo. Ragioni di bilancio o supposti eccedenti redditi familiari, secondo valutazioni personali degli amministratori, sono alla base della violazione della normativa. Il segno di una terribile incultura. Una deriva della quale solo persone incoscienti non ne ravvisano la pericolosità. E qui non si è di fronte al razzismo leghista, ma spesso alla lungimiranza di supposte amministrazioni di centro sinistra. Se si continua così sarà lontano il giorno in cui il primario ospedaliero potrà decidere se il ricovero potrà essere gratuito o meno? o il dirigente scolastico o l’insegnante stabilire chi potrà fruire della scuola gratuitamente e chi no e magari anche decidere che chi ha i mezzi dovrà provvedere autonomamente all’istruzione dei propri figli?
[2] La situazione che si va determinando a seguito delle politiche dell’attuale governo e della Manovra finanziaria da poco approvata, determina gravi effetti sui bilanci degli enti (Regioni, Province, Comuni) e rischia di assestare un colpo mortale al nostro sistema di welfare. Su questi temi rimandiamo all’appello “In difesa del welfare. Contro l’indifferenza e l’insofferenza nei confronti dei deboli” www.grusol.it/welfareAppello.pdf, sottoscritto da 47 organizzazioni del terzo settore della regione Marche. Ma, al di là di ogni ipocrisia, sappiamo bene che anche quando le vacche erano grasse, in moltissimi casi gli enti locali hanno continuato a considerare la spesa sociale del tutto residuale, mentre non hanno mai lesinato finanziamento per interventi di dubbia utilità sociale. Si veda in proposito una scheda allegata alla rivista “Controcittà”; visionabile in www.fondazionepromozionesociale.it, riguardante lo specifico del Piemonte.
[3] Per una analisi e riflessione su questo atto: “A chi serve il Piano sociosanitario della regione Marche?”, in www.grusol.it/vocesociale/27-07-10.PDF.
[4] Dgr 1276/2009, “Approvazione linee guida per la predisposizione e approvazione dei Piani triennali di ambito sociale 2010-2012”.
[5] Ad esempio in riferimento ai temi della disabilità si rimanda alla lettera del Comitato associazioni tutela del 21 giugno 2010, www.grusol.it/vocesociale/21-06-10.PDF, ma altri esempi potrebbero riguardare altri ambiti di interventi.