Data di pubblicazione: 06/04/2011
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Residenze protette per anziani non autosufficienti. Sulla mancata applicazione della nuova convenzione


Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche. Testo integrale nell'allegato pdf.

Riportiamo (vedi allegato pdf)  la risposta dell’assessore alla salute della regione Marche, Almerino Mezzolani, a tre diverse interrogazioni (in allegato), riguardanti la situazione delle residenze protette rivolte ad anziani non autosufficienti.  Le questioni sono quelle ripetutamente poste dal Comitato associazioni tutela (Cat) a riguardo della mancata applicazione delle delibere 1230/2010 e 1729/2010 che prevedevano un aumento del finanziamento (quota sanitaria) del minutaggio delle Rp. Tali aumenti, previsti a regime nel 2013, dovevano iniziare con carattere progressivo nel mese di ottobre 2010, e poi nel gennaio 2011 (finanziamento per un minutaggio di 72 minuti, invece dei 100 previsti). Ad oggi, a più di sei mesi, per circa 3000 dei 3400 posti convenzionati il finanziamento della quota sanitaria rimane ancora su 50 minuti (ovvero 50% della quota sanitaria). Ciò significa che gran parte dei ricoverati continuano a pagare anche oneri di natura sanitaria che la normativa vigente impedisce che possano essere  assoggettati agli utenti.

Ma l’interrogazione del Consigliere Binci entra anche nel merito di alcuni contenuti della nuova Convenzione (dgr 1729/2010), ad oggi non sottoscritta dalla gran parte degli enti gestori (vedi le ultime due interrogazioni) che ritengono la tariffa prevista (66 euro per 100 minuti) del tutto sottostimata. Si tratta di una questione già posta dal CAT circa la circostanza che la nuova convenzione sancisca la possibilità che siano assoggettati agli utenti anche oneri sanitari sotto forma di prestazioni aggiuntive. In questo senso, non solo le rassicurazioni dell’assessore non sono convincenti, ma alquanto preoccupante è l’indicazione – concordata con i gestori – dell’emanazione di una lettera interpretativa dell’applicazione della convenzione, che è ipotizzabile indichi ciò che può essere messo a carico degli utenti.

E’ evidente che se la tariffa prevista (66 euro per 100 minuti) è sottostimata, se le quote sanitarie rimangono ancora del 50% di quelle previste, gli enti gestori da qualche parte devono attingere e, dunque, ieri come oggi si rivolgono ai ricoverati. Peraltro è abbastanza paradossale che mentre si discute di  queste questioni è facile constatare attraverso un giro di semplici telefonate, quale siano le rette praticate dalla maggior parte delle strutture. Cifre sempre più lontane dal massimo previsto di 41.25 euro. Su questo,  forse sarebbe opportuno, che le organizzazioni sindacali – che gli accordi hanno sottoscritto -  richiamassero pubblicamente il rispetto della normativa vigente. 

Se non si vuole continuare a sottrarre agli utenti cifre non dovute, come sono gli oneri sanitari, è necessario che – come ripetiamo da anni – si finanzino i servizi secondo i costi effettivi e secondo le disposizioni delle legge vigenti.

Segnaliamo infine, aspetto non meno importante, la risposta riguardo il numero di utenti in lista di attesa. Nella risposta dell’assessore si rimanda all’applicazione dell’art. 5 della nuova Convenzione. In realtà, già la precedente convenzione prevedeva (art. 6) una procedura di accesso che determinava una lista di attesa. E dunque a livello distrettuale (UVI) deve essere l’elenco degli utenti in attesa di ricovero. Se nelle Zone dell’Asur la lista non c’è significa che le persone vengono inviate, alle strutture del territorio a prescindere dallo standard assistenziale offerto. Su questi e altri temi, per evitare di ripeterci, rimandiamo ad alcuni recenti contributi. (Fabio Ragaini, 5 aprile 2011)


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