Data di pubblicazione: 24/01/2012
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Servizi sociali nelle Marche. Sulla "strategia" regionale 2012


Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche

Nei giorni scorsi la regione Marche ha convocato una conferenza stampa durante la quale il presidente Spacca e l’assessore alla famiglia e servizi sociali Marconi, hanno presentato  le strategie per il 2012 - vedi comunicato (allegato) n. 14-2012, ma anche il precedente 985-2011 -. Riteniamo importante intervenire su alcuni contenuti della Conferenza, sia al fine di fornire alcune precisazione che per offrire un’informazione più articolata riguardo il settore sociale e sociosanitario.

Premessa indispensabile

La regione Marche, come le altre Regioni, è costretta a fare i conti con gli effetti della crisi economica e con le dissennate scelte del governo Berlusconi che hanno inferto un colpo durissimo al complessivo degli interventi rivolti alle fasce più deboli della popolazione. In particolare, ma non solo, il sostanziale azzeramento del fondo sociale dal 2011 (nel 2008 il fondo destinato alle Regioni era di oltre 900 milioni). A tal proposito va riconosciuto alla regione Marche l’impegno a contrastare l’erosione del fondo nazionale attraverso l’aumento delle proprie risorse. Detto questo, pare indispensabile integrare alcuni aspetti presentati in conferenza stampa che riprendono anche delle affermazioni esposte durante il dibattito, http://www.grusol.it/apriInformazioni.asp?id=2725, in aula in occasione dell’approvazione del Piano sociosanitario regionale 2012-2014.

Abbattimento delle rette o quote sanitarie?

Si tratta di una questione importante perché rischia di non far comprendere pienamente quali sono le competenze finanziarie degli enti nei servizi sociosanitari. Nel comunicato stampa della Regione e nella tabella allegata si è fatto riferimento ad un finanziamento di “44 milioni alle residenze protette per l’abbattimento delle rette a carico della degli assistiti e delle loro famiglie”: affermazione che richiama quanto espresso anche dal presidente della V Commissione Comi, in occasione del dibattito per l’approvazione del Piano quando ha affermato “mettiamo 60 milioni della sanità sul sociale e siamo la sola regione a farlo”. Concetto ripreso anche da Marconi nella stessa sede: “Esattamente spendiamo 44 milioni dal 2012 a regime per 3.400 anziani non autosufficienti nelle residenze protette, con un assegno della Regione Marche di 1.000 euro al mese”. Si tratta di due questioni intrecciate che meritano di essere chiarite per evitare di pensare che:

a) la sanità marchigiana finanzi i servizi sociali;

b) la Regione scelga, al fine di ridurre le spese delle famiglie,  di abbattere i costi a carico degli utenti (come se si volesse fare uno sconto sui costi da sostenere).

Vediamo separatamente le due questioni.

La sanità finanzia i servizi sociali? Così sarebbe se con i fondi della sanità  pagassero, ad esempio, quote delle rette per le comunità per minori, per un centro diurno per anziani autosufficienti, l’educativa scolastica nella disabilità o un asilo nido, che sono servizi di competenza sociale pagati dagli utenti e/o dal Comune. Ma quando parliamo di servizi sociosanitari – perché  rivolti a persone che necessitano di interventi congiunti di natura sanitaria e sociale -  le cosiddette quote sanitarie sono finanziamenti dovuti in base a legge (dpcm 29.11.2001 di definizione dei livelli essenziali di assistenza). Dunque la sanità non dà nulla, non regala nulla né ai servizi sociali, né agli utenti, ma assume gli oneri di sua competenza, che ad esempio nel caso delle residenze protette per anziani non autosufficienti sono pari al 50% del costo della retta (nel nostro caso 33 euro al giorno per utente). Giusto per ricordare alcune delle previsioni del Dpcm sopra citato, i servizi diurni e residenziali per disabili gravi devono essere pagati  dalla sanità dal  70% al 100%; le prestazioni di assistenza tutelare domiciliare alla persona al 50%; nella psichiatria tutte le prestazioni sono al 100% a carico della sanità ad eccezione (40%) di quelle residenziali a bassa intensità assistenziale e in programmi di inserimento lavorativo e sociali.

Se fossimo al posto del presidente Comi, dunque, saremmo indotti ad una duplice cautela:

a) verificare attentamente se la sanità mette 60 milioni nel sociale;

b) indagare quali sono le quote sanitarie che le diverse Regioni assumono nei servizi sociosanitari; è probabile, ma lasciamo a Lui la verifica, che scoprirà che forse le cose non stanno esattamente come affermato.

La Regione abbatte le rette degli anziani non autosufficienti ricoverati nelle residenze protette? No, la Regione per richiamare l’espressione dell’assessore Marconi, non stacca alcun assegno per le famiglie, ma se finanziasse al 50% - cosa che purtroppo ancora fa soltanto per il 15% degli utenti ricoverati nelle strutture convenzionate – la tariffa giornaliera attraverso la corrispondente quota sanitaria, adempirebbe solamente alle indicazioni della normativa regionale. La Regione abbatterebbe le rette degli utenti se intervenisse sul 50% della tariffa a carico degli utenti o dei Comuni. Solo in quel caso si può parlare di abbattimento delle rette. Purtroppo, dispiace dirlo, non solo per gli utenti non c’è alcun abbattimento delle rette, ma gli stessi continuano a pagare anche oneri di natura sanitaria in quanto non assunti dal settore sanitario. E’ questo il motivo per cui agli utenti vengono assoggettati ben più dei 33 euro derivanti dall’assunzione del 50% del costo della retta.

Sostegno alla domiciliarità. Fondi nazionali e fondi regionali 

Il secondo aspetto sul quale pare necessario introdurre elementi di chiarezza riguarda l’utilizzo del fondo nazionale per le non autosufficienze. Così riporta il comunicato stampa della Regione: “La Regione Marche nei giorni scorsi ha approvato in via definitiva lo stanziamento e il relativo bando a beneficio dei cittadini marchigiani non autosufficienti. Il fondo sale da 8 a 9 milioni nonostante già dal 2011 il bilancio statale abbia cancellato ogni forma di contribuzione. Pertanto, la Regione Marche istituisce un  fondo con proprie risorse per proseguire nell’azione di assistenza e di cura degli anziani nei loro domicili”. Il giorno successivo i giornali hanno ripreso tale comunicato dal quale si desume che con la cessazione del finanziamento nazionale a partire dal 2011, la Regione ha finanziato l’intervento con proprie risorse pari a 9 milioni di euro. Le cose stanno diversamente.

Il fondo nazionale è stato finanziato, per gli anni 2007-2010. Per il triennio 2007- 2009 alla Regione Marche sono stati destinati  (compreso anche un piccolo fondo dell’ex Ministero della Famiglia) poco più di  24 milioni di euro che la Regione Marche ha utilizzato per i sostegno alla domiciliarità degli anziani non autosufficienti, negli  anni 2009-2011. Il fondo 2010 – nelle disponibilità della Regione nel 2012 – è pari quasi a 11 milioni di euro. La Regione ne spenderà 9,1 milioni nel 2012, dunque utilizzando per questa annualità esclusivamente i fondi nazionali. A disposizione, per il 2013, rimarranno 1,9 milioni di euro. E’ dunque evidente che:

- nel 2012 la Regione per il sostegno alla domiciliarità (assistenza domiciliare e assegni di cura, compresi 100.000 euro con destinazione vincolata per appartenenti agli ordini religiosi della Chiesa cattolica) utilizzerà esclusivamente fondi nazionali;

- nel 2013 avrà a disposizione ancora 1,9 milioni di euro del fondo nazionale 2010 e dunque nel caso volesse riproporre integralmente l’intervento dovrà intervenire con propri fondi pari a 7,2 milioni;

- per gli anni successivi se vorrà mantenere gli interventi dovrà finanziarli – a meno che il governo non rifinanzi il fondo – con risorse proprie.

Appare quindi corretto affermare che per tutto il 2012 si utilizzerà il fondo nazionale e che successivamente – ad intervento invariato – si assumerà (2013) l’80% della spesa e dall’anno successivo l’intera quota.

Infine a riguardo della volontà di apportare modifiche alla disciplina dell’Isee, in più occasioni abbiamo ricordato come la recente giurisprudenza (in particolare le ultime Sentenze del Consiglio di Stato, vedi in particolare n. 1607/2011) abbia specificato l’impossibilità del livello regionale di modificare la normativa nazionale. Le indicazioni riguardanti i criteri di contribuzione degli utenti che beneficiano di prestazioni sociali agevolate, costituiscono infatti livello essenziale la cui competenza è del solo legislatore nazionale. A conferma di ciò, la recentissima sentenza del Tar Puglia che ha abrogato sia il regolamento del Comune di Bari che parte di una delibera regionale i cui contenuti erano in contrasto con la normativa nazionale;  normativa, legge 214/2011, art. 5, che verrà rivista entro il 2012.

Per approfondire

Riordino sociale nelle Marche. Punti irrinunciabili della riforma

Sui criteri per l'utilizzo fondo per le non autosufficienze anno 2012

I servizi sociosanitari nelle Marche. Bilancio e prospettive

Problematiche servizi socio assistenziali e sociosanitari nelle Marche 

Residenze protette per anziani non autosufficienti. Sulla mancata applicazione della nuova convenzione - http://www.grusol.it/apriSociale.asp?id=617

Tar Puglia. Contribuzione Centro diurno disabili. Solo sul reddito dell'assistito

Gruppo Solidarietà (2011), La programmazione perduta. I servizi sociosanitari nella regione Marche, http://www.grusol.it/pubblicazioni/libro2011.asp

23 gennaio 2011

 


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