Marche. Finanziamenti progetti volontariato. Sul trasferimento di fondi al CSV
Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà
Riflessioni in merito alla convenzione tra Regione Marche e Associazione Volontariato Marche (AVM) riguardo il sostegno alle attività delle organizzazioni di volontariato
Il 9 febbraio con dgr 267/2010 www.norme.marche.it/Delibere/2010/DGR0267_10.pdf la Regione Marche ha stipulato una convenzione con l’Associazione Volontariato marche (AVM), per “il sostegno alle attività inerenti le organizzazioni di volontariato e i comitati di partecipazione dei cittadini alla tutela della salute previsti all’art. 24 della LR 13-2003”. I contenuti della delibera sono importanti e ritengo debbano essere oggetto di riflessione da parte delle organizzazioni di volontariato della nostra Regione.
Il contenuto
La convenzione prevede, a fronte di un contributo annuo pari a 25.000 euro (sostanzialmente pari al costo di un tempo pieno), che l’AVM attraverso il Centro servizi volontariato (CSV) presti alla Regione i seguenti servizi: a) collaborazione nell’attività di verifica della permanenza dei requisiti delle Organizzazioni di volontariato iscritte ai registri; b) raccolta e trasmissione dei dati delle Odv all’Osservatorio regionale sulle politiche sociali ai fini delle rilevazioni statistiche; c) sostegno alle attività dell’Osservatorio regionale sul volontariato; d) sostegno ai Comitati di partecipazione dei cittadini alla tutela della salute previsti dalla legge 13/2003 all’art. 24, in merito allo svolgimento di attività di verifica e di controllo sui servizi sanitari. Quest’ultima funzione sembrerebbe essere quella che determina il maggiore impegno e dunque i maggiori costi.
L’opportunità
Come è noto la normativa nazionale (legge 266/91 e decreto Ministero del Tesoro del 1997) assegna ai Centri servizio per il volontariato specifici compiti a beneficio delle organizzazioni di volontariato; funzioni per le quali gli stessi ricevono finanziamenti da parte delle Fondazioni Bancarie (i cosiddetti fondi speciali per il volontariato attraverso le Regioni). Nelle Marche come è noto esiste un unico CSV gestito da una associazione di associazioni di volontariato: l’Associazione Volontariato Marche. Credo sia importante porre alcune domande che dovrebbero interrogare il volontariato marchigiano: è opportuno che l’AVM si candidi a gestire, attraverso il CSV, dei servizi che non rientrano specificatamente nelle funzioni di quest’ultimo delegando, attraverso compenso, allo stesso la realizzazione? E’ chiara la distinzione tra ente gestore e centro servizi? E’ opportuno, ad esempio, che il CSV, al di fuori delle sue competenze statutarie, collabori con la Regione nell’esercizio di funzioni di controllo sulle organizzazioni di volontariato? E’ soprattutto opportuno che la Regione paghi un ente per il sostegno alle organizzazioni di volontariato riguardo i comitati di partecipazione dei cittadini alla tutela della salute prevista dalla legge 13/2003? La domanda riguarda la Regione e l’AVM. Far funzionare i Comitati è responsabilità istituzionale della Regione, dell’ASUR, delle Zone delle Aziende ospedaliere e ovviamente delle organizzazioni di volontariato. Bisogna pagarci qualcuno per far questo? Quanto all’AVM, se intende - come organizzazione - dare il proprio contributo attraverso le associazioni che la costituiscono perché chiede alla Regione un riconoscimento economico per quella funzione? E’ giusto ed opportuno che qualcuno sia pagato per sostenere le odv marchigiane in questa funzione?
La preoccupazione
Personalmente ritengo preoccupanti i contenuti della delibera; sì è sostanzialmente innestato e rafforzato un percorso nel quale l’AVM si candida alla gestione di servizi, affidati poi ai fini della realizzazione al Centro servizi per il volontariato. Ritengo che in questo modo si ponga con evidenza una non chiara distinzione tra ente gestore (AVM) e CSV; l’AVM nella sostanza attraverso il sostegno del CSV assume un ruolo che seppur previsto statutariamente la spinge verso una funzione diversa da quella di gestore di un CSV. Paiono quindi opportune altre domande: esisterebbe l’AVM senza il CSV (ovvero senza i fondi delle fondazioni bancarie)? Se si, dovrebbe allora sviluppare una autonoma attività. Non dipendere dal CSV, non delegare allo stesso l’esercizio di funzioni, operare attraverso le organizzazioni di volontariato federate. L’AVM dovrebbe inoltre sentire una responsabilità in più - verso i rischi di monopolizzazione - in relazione al fatto che nelle Marche esiste un unico CSV e dunque un unico ente gestore. Per quanto mi riguarda non sono questioni irrilevanti. Tutt’altro. Si può operare a fin di bene non tenendo nel necessario conto il messaggio che si veicola. Tanto più che proprio l’AVM è costituito da organizzazioni di volontariato che dovrebbero sentire nella propria carne una esigenza assoluta di autonomia e libertà. Va tenuto inoltre conto, aspetto non irrilevante, della estrema debolezza della politica; il ceto politico - in genere - non è molto attento ad aspetti che richiamano la delicatezza dell’analisi. Direi , anzi, che è particolarmente versato nei confronti delle semplificazioni, quando non delle scorciatoie.
Una ragione in più per agire con grande cautela.
Credo che una disattenzione su questi aspetti da parte delle organizzazioni di volontariato e di tutti coloro che hanno a cuore autonomia, libertà, patrimonio culturale delle organizzazioni sia grave. Ne va del ruolo e della funzione delle organizzazioni di volontariato del quale le stesse non possono che esserne gelose. Evitare i rischi di approssimazione e di confusione, lavorare sulla chiarezza dei ruoli è essenziale. Una responsabilità che ci riguarda tutti.