Data di pubblicazione: 06/12/2018
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Definizione requisiti autorizzazione. L’inquietante indifferenza


Fabio Ragaini, Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche, n. 93 del 6 dicembre 2018 

Mentre la definizione dei  nuovi requisiti di autorizzazione dei servizi sociali, sociosanitari e sanitari diurni e residenziali  continua il suo percorso, mi sembra necessario proporre alcune riflessioni, non solo sui contenuti (ufficiali e no) che è stato possibile analizzare, quanto sul clima di sostanziale indifferenza riguardo agli effetti dei provvedimenti sui servizi in oggetto, e dunque su chi ne fruisce. Eppure parliamo di requisiti che riguardano 58 tipologie di servizi diurni e residenziali per un bacino complessivo di circa 16.000 beneficiari (disabilità, salute mentale, minori, demenze, anziani non autosufficienti, dipendenze patologiche, ecc ..). Una fetta importantissima  di interventi.

1) Un'accidia senza precedenti. Abbiamo già  documentato come per tutti i servizi attivi, e per quelli in fase di realizzazione, varranno i requisiti preesistenti. Ovvero tutta l’offerta da qui ai prossimi anni. Significa che potranno realizzarsi accorpamenti senza limiti, si potranno avere camere a quattro letti per gran parte dei servizi rivolti alla disabilità, salute mentale, anziani, ecc …. previsioni che nell’anno 2018 appaiono inconcepibili. Ciononostante, a parte le nostre denunce, non abbiamo letto una, ripetiamo una, pubblica presa di posizione a riguardo (se qualcuno lo ha fatto, ci invii la documentazione e rettificheremo). E’ così radicalmente  diversa la situazione da quella del 2013,  che ha portato decine di associazioni a protestare davanti la sede del Consiglio regionale? Erano associazioni di volontariato e di utenti, cooperative sociali e un bel numero di operatori preoccupati del futuro dei servizi in cui lavoravano. Dove siete?

 2) Ridicolizzata la IV Commissione. Non si può utilizzare altro termine. La proposta di requisiti da parte della giunta (dgr 598/2018) del maggio scorso è in attesa del parere della Commissione prima della approvazione definitiva. In questi sei mesi l’assessorato alla sanità lavora alla modifica della sua delibera in un confronto permanente con gli enti gestori (profit e no), presenti sia nella veste di tecnici (componenti dei tavoli) e di, appunto, gestori. Definiscono e nel contempo negoziano le regole che li riguardano. Quando si raggiungerà un accettabile compromesso, sicuramente avverrà il passaggio in Commissione necessario ai fini della approvazione definitiva.

 3) Il nodo dei Centri di riabilitazione ex art. 26/833.  Più che nodo, sarebbe corretto usare il termine “legatura”. Le modifiche strutturali sono chiaramente avversate dalla gran parte dei Centri di riabilitazione ex art. 26. Le loro strutture fanno riferimento a standard di personale che risalgono alla fine degli ’90, definiti in appositi Accordi; hanno requisiti strutturali (vedi requisiti ex legge 20/2000) sostanzialmente inesistenti; ci sono soggetti for profit (soprattutto ex Santo Stefano, ora Gruppo KOS), che si caratterizzano per la realizzazione di grandi contenitori che accolgono utenza indifferenziata. Ovviamente ciascuno promuove e tutela i propri interessi. E dunque è evidente che il privato for profit cerchi di allargare i propri mercati ai minori costi possibili, mirando alla massima remuneratività. Può farlo, evidentemente, anche fornendo servizi di qualità. Ma in questo contesto la questione è un'altra.

4) Le Istituzioni (o meglio, la Regione Marche). Ma per le istituzioni è .. diverso. C’è un ruolo di garanzia dei diritti che è inalienabile. La regione Marche, attraverso la regolamentazione dei servizi, deve assicurare e garantire una buona qualità di vita a persone, che hanno bisogno di sostegni e vicinanza, persone a cui si deve rispetto, tutela della dignità e modelli abitativi, che si avvicinino il più possibile alle normali condizioni di vita delle persone e delle famiglie. Non sono questioni tecniche, ma esclusivamente politiche. Alla politica tocca fornire indirizzi. Perché ciò accada occorre mettersi in ascolto principalmente di chi i servizi li fruisce e non solo di chi li gestisce. Occorre superare una prospettiva amministrativa ed economicistica, a favore di una visione che abbia come riferimento e declinazione la qualità di vita delle persone.

Ma soprattutto occorre avere potenti convinzioni - aiutate dalla capacità di mettersi “nei panni” delle persone - sapendo che da un lato ci sono soggetti forti, non disponibili a negoziare condizioni economicamente non convenienti, o anche solo meno convenienti. Dall’altro ci sono soggetti deboli, senza rappresentanza, tutt’al più oggetto di qualche benevola concessione. Per il resto è deserto. 

Ed oggi nella nostra Regione non c’è sproporzione nei rapporti di forza. Di forza ne esiste solo una e l’esito, purtroppo, è certo.           

Puoi approfondire

- Requisiti autorizzazione. Perché la proposta della Regione va cambiata

- Nuovi requisiti dei servizi. Nel segno della istituzionalizzazione

- Le grandi manovre, al ribasso, sui requisiti dei servizi sociosanitari

- Requisiti dei servizi. La Regione scopra le carte

- Requisiti servizi sociosanitari e sociali diurni e residenziali. La proposta della Giunta 

- Qualità e inclusione nella comunità. Verso i nuovi requisiti dei servizi sociosanitari. Un appello da sottoscrivere

Tutte le schede dell’ Osservatorio sulle politiche sociali nelle Marche

La normativa citata si può consultare nel sito www.grusol.it nella sezione Documentazione politiche sociali, con una ricerca per leggi regionali.

Vedi anche

Disabilità e legami di comunità (novembre 2018-gennaio 2019)

LE PAROLE DELLE POLITICHE SOCIALI (Moie di Maiolati, settembre 2018-marzo 2019)

Il sostegno alla domiciliarità nella regione Marche (materiali incontro formazione)

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