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Da Redattore Sociale www.redattoresociale.it

Previsto un forte aumento degli alunni disabili, soprattutto alle superiori. Ma da tutta Italia arrivano denunce di tagli o carenze di insegnanti di sostegno. Parla Salvatore Nocera (Fish e Aipd)

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ROMA - "Mi ha appena chiamato un preside di Vasto: l'anno scorso, a scuola, aveva 13 ragazzini disabili, oggi sono 23. Ma il numero dei posti per gli insegnanti di sostegno è sempre lo stesso." Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap) e membro dell'Osservatorio Aipd (Associazione italiana persone down), traccia un primo, sconsolante quadro all'avvio del nuovo anno scolastico. Che si preannuncia difficile per gli alunni diversamente abili di tutt'Italia. "A Siracusa pare ci sia un taglio del 50% dei posti degli insegnanti, e ci sono già state delle riunioni. A Messina c'è stata una presa di posizione molto forte di scuola e famiglie, hanno scritto una lettera al sottosegretario Aprea." Nocera segnala "levate di scudi anche in Campania, a Salerno, e tagli ai posti di sostegno in Umbria. Ci sono genitori che si stanno organizzando per fare causa, e ottenere un maggior numero di ore di sostegno". I dati, dal nord al sud? "Li stiamo aspettando dal Ministero, cui abbiamo già inviato una lettera: a fine mese dovrebbe esserci una riunione dell'Osservatorio. In quest'occasione ci forniranno i dati in merito alla situazione nazionale. Abbiamo chiesto un raffronto rispetto allo scorso anno, regione per regione". Le carenze maggiori, attualmente? "Si riscontrano alle scuole superiori, dove aumenta la presenza di ragazzi disabili rispetto a un tempo. E poi, quando ci sono le nomine per gli insegnanti, spesso non sono specializzati: non se ne trovano". Un problema complesso, di non facile soluzione: "Come Osservatorio - ricorda Nocera - siamo dell'idea che la questione dell'integrazione vada affrontata non solo attraverso gli insegnati di sostegno. Il Ministero, con i sindacati, devono creare una formazione generalizzata per tutti i docenti. Con una cattedra completa di sostegno, c'è il rischio che gli altri insegnanti si disinteressino dei ragazzi disabili presenti". Quirico (Fadis): ''Insegnanti di sostegno calcolati sulla popolazione scolastica e non sul numero dei disabili, che invece aumentano''. In totale sono 75 mila, quasi la metà precari


BOLOGNA - L'Italia vanta un primato: è l'unico paese in Europa che prevede, nel suo sistema scolastico, l'integrazione degli alunni disabili nelle classi comuni, dalla scuola dell'infanzia fino alla scuola secondaria superiore. Altrettanto spesso, però, l'iscrizione di un ragazzo disabile non coincide con un reale percorso d'integrazione di qualità. A sostenerlo è Nicola Quirico, presidente della Fadis, la Federazione associazioni di docenti per l'integrazione scolastica, che dal 1998 si occupa di promozione della qualità dell'integrazione, scolastica e sociale, degli alunni disabili.

"I problemi legati all'integrazione scolastica, nel nostro paese, sono sostanzialmente di due tipi: quantitativi e qualitativi - sottolinea Nicola Quirico -. Innanzitutto esiste la questione delle quantità di ore assegnate a ogni ragazzo che, secondo noi, dovrebbe essere proporzionale ai reali bisogni dell'alunno. Anche quest'anno, però, il problema del taglio ore ritorna". E non si tratta di un tema nuovo: "Dal '98 in poi - prosegue il presidente della Fadis - gli insegnanti di sostegno non vengono più contati in base al numero di alunni, bensì sulla popolazione scolastica. Il punto è che gli alunni disabili sono molto aumentati nelle scuole: se nel 2001/2002 gli studenti con handicap certificato erano 138.648, nel 2003/2004 sono 151.327, (i dati arrivano dal Ministero). E la tendenza è di un continuo, costante aumento, in particolare nelle scuole superiori secondarie. Maggiore cultura, infatti, significa maggiore integrazione, e si traduce nell'aumento dei ragazzi disabili che proseguono gli studi dopo la scuola dell'obbligo". A fronte di questa nuova realtà, non corrisponde però un adeguato aumento degli insegnanti di sostegno che, di fatto, non coprono tutte le situazioni. Al quadro non certo roseo, si aggiunge poi la precarietà dei contratti: nel 2002/2003 gli insegnanti di sostegno erano oltre 75.000 di cui più di 32.600 precari. Un divario che è ancora cresciuto l'anno successivo e che tende ad aumentare, in particolare nelle secondarie superiori. In Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia e Veneto i precari sono addirittura il 50%. "Questo significa innanzitutto assenza di stabilità nel rapporto con gli alunni - precisa Quirico -, dunque la naturale difficoltà nel portare avanti progetti strutturati e a lunga durata". E qui si inserisce il problema della qualità, legata in modo specifico alla formazione. Secondo la Fadis tutti i docenti dovrebbero avere una preparazione adeguata sulle tematiche dell'integrazione, con un piano di aggiornamento strutturato previsto dal Ministero. Va tenuto presente, infatti, che ormai una classe su tre accoglie un ragazzo disabile. Per ora, al contrario, la formazione rimane su base volontaria e, soprattutto nelle scuole secondarie superiori, l'integrazione è totalmente delegata all'insegnante di sostegno.
"Ma da rivedere - sostiene Quirico - è anche la formazione specifica: quello degli insegnanti di sostegno è un percorso che non si può decidere di ridurre o intensificare in pochi mesi. Secondo noi deve essere almeno biennale, proprio per la quantità e la varietà di materie che vanno approfondite; proponiamo, quindi, una formazione di due anni che dovrebbe poi essere seguita da una specifica classe di concorso. Non va dimenticato, infatti, che è la qualità degli insegnanti a fare la qualità dell'integrazione". Fadis, e-mail: info@integrazionescolastica.it, sito internet www.integrazionescolastica.it. Non porteranno i loro figli disabili a scuola. In alcune zone del Pesarese genitori protestano contro la carenza di insegnanti di sostegno

ANCONA - Non porteranno i loro figli a scuola il primo giorno di lezione. Lo minacciano alcune famiglie di ragazzi disabili che vivono nella zona del Montefeltro, nel pesarese, proprio al confine con la Romagna, che hanno deciso di manifestare così la loro protesta contro il taglio degli insegnanti di sostegno che quest'anno si desume sia, per la zona, del 50%. "Si tratta del primo caso di diserzione da scuola messo in atto da genitori che avviene nelle Marche - ha dichiarato l'assessore regionale alle Politiche sociali, Marcello Secchiaroli - e, da quanto mi risulta, è anche l'unico caso in Italia". Ma non è il solo problema che gli alunni disabili dovranno affrontare il 15 settembre, quando inizierà l'anno scolastico. In una provincia, quella di Macerata, sono state tagliate 1.700 ore di sostegno rispetto a quelle richieste dal Centro servizi amministrativi (il Csa, ovvero l'ex provveditorato agli studi). "Inoltre - denuncia Secchiaroli -, nonostante la nostra richiesta non ci sono stati forniti dal Ministero dell'Istruzione i verbali dei Gruppi di lavoro per l'integrazione scolastica provinciali che, all'interno del Csa, fanno valutazioni del fabbisogno di sostegno richiesto dai dirigesti scolastici del territorio. I dati li abbiamo desunti in parte dal decreto ministeriale sulla dotazione organica degli insegnanti di sostegno a favore dei disabili, in parte ci sono stati forniti dai presidenti delle Comunità montane della zona".

La situazione nelle Marche è emblematica di un forte disagio che si sta registrando a livello nazionale. Vi è stato un aumento rispetto allo scorso anno scolastico dell'8,13% di alunni con necessità di sostegno (3592, dall'infanzia alle scuole di secondo grado, contro i 3322 del 2003 e i 3174 del 2002), mentre l'aumento di insegnanti è pari alla metà: il 4,4% e l'aumento di ore di solo l'1,20%. Ma in questa grave situazione, appare ancora più critico il dato di due province, Macerata e Pesaro-Urbino, dove, a fronte di un aumento di alunni con necessità di sostegno rispettivamente del 6,7% e del 10,59%, sono stati addirittura ridotte le ore: a Macerata un taglio dell'1,9% e a Pesaro-Urbino dell'1,45.

"Le famiglie con figli disabili si sentono sole e abbandonate - prosegue l'assessore regionale alle Politiche sociali -. In più, è come se ci fosse uno rimpallo di responsabilità tra il Ministero e la Direzione scolastica regionale. Mancano poi progetti di sostegno individualizzati: non è pensabile, né serio, usare criteri ragionieristici per quadrare i magri bilanci riservati alla scuola italiana e al welfare a discapito di un settore come quello della disabilità dove dovrebbero esserci scelte ispirare alla qualità degli interventi, invece che ridurre gli insegnanti di sostegno e le ore dedicate agli alunni disabili".