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Politica e mafia: diritto di critica e responsabilità politica

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Nel luglio 2001, in seguito a due sentenze del Tribunale civile di Palermo che condannavano Claudio Riolo e Umberto Santino a risarcire, rispettivamente, Francesco Musotto e Calogero Mannino per diffamazione, abbiamo avviato una campagna per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia. Abbiamo rilevato la nuova abitudine assunta da molti esponenti politici della prima o della seconda repubblica che, coinvolti a torto o ragione in disavventure giudiziarie, cercano di far pagare il conto delle loro "sfortune" a chi esercita, per professione o per impegno antimafia, i diritti di cronaca e di critica garantiti dall'articolo 21 della Costituzione. Abbiamo denunziato l'uso distorto e strumentale del ricorso ai procedimenti civili per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, che invece di tutelare l'onorabilità delle persone rischia d'instaurare un clima d'intimidazione nei confronti di chiunque intenda far conoscere, commentare o studiare il persistente fenomeno delle contiguità tra politica, mafia e affari. Abbiamo rivendicato il diritto e il dovere di sottoporre l'operato di chi ricopre cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio critico dell'opinione pubblica, con la consapevolezza che ciascun politico ha una responsabilità aggiuntiva rispetto agli altri cittadini nella misura in cui coinvolge la credibilità delle istituzioni. A distanza di due anni si sono moltiplicate le richieste di risarcimenti milionari o, addirittura, miliardari nei confronti di giornalisti, studiosi e familiari delle vittime. Sono aumentate anche le condanne emesse dai giudici, soprattutto in ambito civilistico, che risentono spesso di una concezione angusta e formalistica della tutela della reputazione individuale, poco sensibile all'esigenza di un giusto contemperamento con l'interesse pubblico all'esercizio della critica politica. In particolare la Prima Sezione Civile della Corte d'Appello di Palermo ha recentemente confermato la condanna di Claudio Riolo a risarcire Francesco Musetto per un vecchio articolo pubblicato nel '94, nel quale si commentava criticamente la decisione del Presidente della Provincia, nonché avvocato penalista, di mantenere la difesa di un suo cliente, imputato nel processo per la strage di Capaci, mentre l'ente locale si costituiva parte civile nello stesso processo. Si tratta di una condanna molto pesante, che si è già tradotta nel pignoramento di un quinto dello stipendio per l'intera vita lavorativa e, addirittura, dell'indennità di fine rapporto fino al completamento della cifra di 140 milioni di lire, con l'aggiunta ulteriore delle spese del giudizio di secondo grado. Se è lecito criticare le sentenze senza delegittimare i giudici, come ha più volte affermato il Consiglio Superiore della Magistratura, vorremmo esprimere il nostro disappunto e la nostra preoccupazione. Innanzitutto perché condividiamo e facciamo nostre le critiche e le analisi contenute nell'articolo, che riteniamo fondate su fatti veri e incontestabili, espresse in forma sarcastica ma civile e finalizzate ad un obiettivo di evidente interesse pubblico, quello di sollecitare partiti e istituzioni a tenere alta la guardia contro i tentativi di condizionamento mafioso. In secondo luogo perché temiamo che l'effetto di questa e di altre analoghe condanne possa, indipendentemente dalla volontà dei giudici che le hanno emesse, inibire l'esercizio della libertà di stampa e del diritto di critica politica contribuendo ad un rischioso restringimento degli spazi democratici. In particolare, sul terreno della lotta contro la mafia, la piena libertà d'informazione e di opinione è indispensabile per individuare e stigmatizzare tutti quei comportamenti che configurino delle responsabilità politiche e morali, indipendentemente dall'accertamento di eventuali responsabilità penali che spetta esclusivamente alla magistratura. Il principio di distinzione tra responsabilità politica e responsabilità penale, approvato dalla Commissione parlamentare antimafia nel 1993 con una larghissima e inedita maggioranza (Dc, Pds, Psi, Lega, Rc, Pri., Pli, Psdi, Verdi, Rete) ma rimasto purtroppo inapplicato, stabiliva che il Parlamento ed i partiti, sulla base di fatti accertati che non necessariamente costituiscono reato, potessero comminare delle precise sanzioni politiche, "consistenti nella stigmatizzazione dell'operato e, nei casi più gravi, nell'allontanamento del responsabile dalle funzioni esercitate". L'applicazione rigorosa ed imparziale di questo principio, che rappresenta l'esatto opposto del cosiddetto "giustizialismo", potrebbe risolvere l'annoso conflitto tra politica e magistratura, giacché eviterebbe di rimandare ogni giudizio politico all'esito delle decisioni penali. Se l'autorità politica facesse autonomamente il proprio dovere non ci sarebbe alcuna delega di fatto ai giudici, che potrebbero così lavorare con maggiore serenità e indipendenza. E' del tutto evidente che questa fondamentale distinzione presuppone la massima libertà di cronaca e di critica, giacché, come ha affermato la stessa Commissione parlamentare, "il presupposto per muovere una contestazione di responsabilità politica è la conoscibilità di fatti o di vicende che a quella contestazione possono dar luogo; se non si conosce, non si è in grado di esercitare alcun controllo". Se proviamo ad applicare questi principi alle attuali vicende giudiziarie che coinvolgono anche i massimi vertici del Governo siciliano, apparirà chiaro che le eventuali dimissioni del Presidente Cuffaro non dovrebbero dipendere dal fatto che abbia ricevuto o meno un avviso di garanzia, ma dalla valutazione sull'inaffidabilità di un uomo politico che, quantomeno, ha dimostrato ripetutamente di non saper scegliere i propri collaboratori. Come chiarisce, ancora una volta, la Commissione parlamentare antimafia, "se la persona di fiducia di un uomo politico compie atti di grave scorrettezza o di rilevanza penale, l'uomo politico non risponde dei fatti commessi dalla persona di fiducia, ma risponde per aver dato prova di non saper scegliere o di non aver accertato o di aver tollerato comportamenti scorretti". Così come, per fare altri esempi, se un Ministro, un Sindaco o un Presidente di Provincia partecipa a cene elettorali, battesimi e matrimoni organizzati da personaggi mafiosi, o se nella sua casa di campagna si riuniscono boss latitanti o si nascondono armi delle cosche, le ipotesi possibili sono solo due: o ne è consapevole e quindi complice, oppure è inconsapevole ma inaffidabile. In ogni caso spetta esclusivamente alla magistratura stabilire se il suo comportamento abbia o meno una rilevanza penale, ma è compito della politica valutare, senza strumentalizzazioni di parte e in nome dell'interesse generale, se il personaggio in questione sia adeguato o meno a svolgere le funzioni politiche cui è preposto. Ed è altrettanto evidente che spetta a tutti i cittadini, e in particolare ai giornalisti e agli studiosi, il diritto e il dovere di far conoscere, criticare e analizzare liberamente i comportamenti degli uomini pubblici, che devono essere trasparenti e sottoposti al massimo controllo democratico. Ci proponiamo, pertanto, di rilanciare una campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione dell'opinione pubblica per: a) sollecitare le forze politiche e istituzionali ad elaborare un codice di autoregolamentazione comune, che si ispiri alle proposte della commissione parlamentare antimafia del '93 sulla distinzione tra responsabilità politica e responsabilità penale; b) rivendicare una nuova regolamentazione legislativa in materia di diffamazione, che ristabilisca un giusto equilibrio tra diritto di cronaca e di critica e tutela della persona, e che uniformi procedimento penale e procedimento civile per impedirne un uso distorto e strumentale; c) riaprire la sottoscrizione, avviata nel 2001, per il fondo di solidarietà in difesa della libertà di stampa nell'ambito della lotta contro la mafia (il fondo, gestito dal coordinamento delle associazioni promotrici e da un comitato di garanti, composto da Rita Borsellino, Luigi Ciotti e Valentino Parlato, ha raccolto più di quaranta milioni di lire e viene già utilizzato in sostegno di Riolo). Per sottoscrivere si può utilizzare il c/c postale n.10690907, intestato a Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144-Palermo, specificando nella causale: "Campagna per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia". (Per informazioni: www.centroimpastato.it - tel. 091.6259789 - fax: 091.348997 - e-mail: csdgi@tin.it , libera.palermo@inwind.it ). Arci, Centro di documentazione "G. Impastato", Libera, Palermo anno uno

Diritto di critica e lotta alla mafia Intervista a Claudio Riolo

Sperava nell'appello. Ma i giudici gli hanno dato torto ancora. Il docente universitario Claudio Riolo dovrà pagare fino alla pensione per risarcire Francesco Musotto, che lo aveva citato in giudizio per un articolo pubblicato su Narcomafie nel '94. Si trattava di un commento critico alla decisione del Presidente della Provincia di mantenere la difesa di un suo cliente, imputato nel processo per la strage di Capaci, mentre l'ente locale si costituiva parte civile nello stesso processo. In difesa di Riolo, un gruppo di intellettuali che ha fatto ripubblicare l'articolo incriminato e si è schierato a difesa della libertà di opinione. Riolo la delusione è ovvia. Adesso ce l'ha con i giudici? In questi anni mi sono sempre schierato, da semplice cittadino, in difesa della funzione e dell'indipendenza della magistratura contro le accuse strumentali di politicizzazione che tendono a delegittimarla. Non ho cambiato idea. Ma ciò, come ha recentemente ribadito il Consiglio Superiore della Magistratura, non significa assumere una posizione acritica nei confronti dei giudici e delle loro sentenze. Non a caso le motivazioni delle sentenze civili e penali sono pubbliche e possono essere criticate nel merito. Perché, dunque, critica questa sentenza? Francamente non mi aspettavo che i giudici della prima Sezione Civile della Corte di Appello confermassero la sentenza di primo grado. Mi sembra una sentenza ingiusta che rischia di diventare oggettivamente, aldilà delle intenzioni di chi l'ha emanata, una "condanna esemplare" che potrebbe scoraggiare l'esercizio dei diritti garantiti dall'articolo 21 della Costituzione. Non si tratta solo del diritto di cronaca ma del diritto di critica politica e, andando oltre il caso in questione, della possibilità stessa di analizzare e studiare il fenomeno delle contiguità tra politica e mafia. Secondo i giudici non c'erano solo opinioni, c'erano opinioni e giudizi diffamatori… Gli atti processuali sono pubblici. Posso fornirli a chiunque sia interessato a leggerli per farsene un'idea propria. Sono in coscienza convinto di non aver superato i limiti consentiti dalla giurisprudenza della Cassazione all'esercizio del diritto di critica politica: l'incontestabile verità dei fatti su cui fondo una soggettiva ma legittima intepretazione critica dei comportamenti del Musotto in occasione della costituzione di parte civile della Provincia nel processo per la strage di Capaci; il contenimento delle espressioni e delle valutazioni utilizzate nell'articolo in una forma espositiva civile; l'interesse dell'opinione pubblica alla conoscenza e al vaglio critico dei comportamenti di chi ricopra cariche pubbliche o ruoli rappresentativi. Non mi sembra che i giudici riescano a dimostrare in modo convincente il contrario. Rimane il fatto che quelle critiche sono state giudicate lesive della reputazione di Musotto… Non c'è niente di personale o di fazioso in quelle critiche. Avrei scritto le stesse cose nei confronti di un qualsiasi rappresentante delle pubbliche istituzioni, non importa di quale colore politico, che si fosse comportato in modo altrettanto discutibile e contraddittorio. Centoquaranta milioni, da pagare in prima persona, in giudizio è stato citato lei e non l'editore, è così? Si tratta di una sorta di "condanna a vita". Il pignoramento di un quinto dello stipendio fino all'età della pensione e, successivamente, della stessa indennità di fine rapporto fino al raggiungimento della cifra di 140 milioni di vecchie lire è molto pesante per chi, come me, vive esclusivamente del proprio lavoro. Ma, aldilà del mio caso, il tentativo di monetizzare un presunto "danno morale" in base a dei discutibili "criteri equitativi" può produrre effetti punitivi molto diversi se applicati a soggetti diseguali. Intende dire che chi ha soldi, o spalle ben coperte, può accollarsi il rischio? Una condanna da 100 milioni non mette certamente in crisi una grande casa editrice o una importante testata giornalistica, ma può far fallire un piccolo editore o un giornaletto di provincia. Condanna a parte, di questo suo caso vuol farne una campagna? Il problema è di interesse generale. Se si può essere condannati per i contenuti formali e sostanziali del mio articolo vuol dire che buona parte della letteratura storica e socio-politologica già esistente su mafia e corruzione è potenzialmente a rischio di condanne analoghe. E, infatti, il mio non è un caso isolato. Oltre ai numerosi giornalisti, che sono certamente i più esposti, basti qui ricordare le condanne di primo grado al risarcimento danni di studiosi come Alfredo Galasso e Umberto Santino, o il processo in corso per diffamazione contro lo storico Giuseppe Casarrubea. L'esatto contrario di quanto pretendeva Musotto per chiudere la questione, chiedeva che almeno lei riconoscesse il torto. Non vuole proprio? Per la verità Musotto non ha mai cercato alcun chiarimento. Io credo che qualsiasi esponente politico democratico dovrebbe essere in grado di tollerare le critiche che non gli piacciono, anche quelle più aspre o ironiche, confrontandosi nel merito e spiegando in modo trasparente all'opinione pubblica le ragioni dei suoi comportamenti politici. Invece si è chiuso nel silenzio, ha preferito evitare un processo penale ed ha, inspiegabilmente, aspettato cinque mesi prima di avviare il procedimento civile per chiedere un risarcimento economico. Non mi sembra la reazione a caldo di un uomo offeso e indignato ma, piuttosto, una scelta fredda e meditata che risponde a delle ragioni che mi sfuggono. Ce l'ha con lei che l'ha offeso, che altro dovrebbe fare? Che Musotto ce l'abbia con me non mi stupisce. Ma il livore che, ad esempio, emerge da una intervista rilasciata a Repubblica nel giugno 2001, è francamente sproporzionato. Il mio articolo, pubblicato su un mensile a scarsa diffusione, dopo che i suoi comportamenti erano stati oggetto di critiche dure e pesanti sui principali quotidiani nazionali, diventa il principale capro espiatorio cui, addirittura, viene attribuita la responsabilità di avere contribuito a creare il clima favorevole al suo arresto. È la tesi di Musotto, si creò un clima pesante che precedette il suo arresto, non è d'accordo? La tesi del complotto è priva di qualsiasi fondamento. Ma vorrei ricordare che è impossibile stabilire qualsiasi collegamento tra il mio articolo e l'arresto di Musotto, avvenuto un anno dopo e per ragioni legate alle note vicende di un suo stretto familiare, condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa. Francesco Musotto, invece, è stato assolto ed è stato anche risarcito con 450 milioni dallo Stato, con l'elezione al Parlamento europeo e con la rielezione per ben due volte alla Presidenza della Provincia. Che c'entra il mio articolo con tutto questo?. Forse se l'articolo non fosse stato ripubblicato, la vicenda poteva essere chiusa, non pensa? Non credo proprio. L'articolo è stato ripubblicato sul quotidiano Il Manifesto e su Narcomafie nel maggio '95, come risposta alla richiesta di risarcimento nei miei confronti. E' stata una iniziativa di solidarietà, assunta da 28 esponenti del mondo politico e culturale, che lo hanno sottoscritto "condividendone in pieno i contenuti e ritenendolo legittima espressione dell'esercizio della libertà di stampa, di opinione e di critica politica". Non credo che un qualificato giurista come Dogliani, o un ex magistrato come Di Lello, o dei noti politologi come Cazzola, Mastropaolo e Morisi, o dei politici di rilievo nazionale come Castellina, Folena, Lumia, Manconi e Vendola sarebbero stati così avventati da sottoscrivere un articolo pieno di "insulti, calunnie e infamità". Musotto è ovviamente di opinione contraria… Musotto ha definito me e tutti i cofirmatari dell'articolo come "snob elitari" che "vomitavano odio". Ma la cosa più sorprendente è che il Presidente della Provincia abbia dichiarato, sempre nella stessa intervista a Repubblica, di aver querelato tutti. Evidentemente ricorda male. In realtà Musotto non ha mai avviato alcun procedimento penale o civile contro nessuno dei ventotto firmatari né contro le due testate giornalistiche. E adesso che farà? Innanzitutto sto facendo ricorso in Cassazione. In secondo luogo stiamo valutando, nell'ambito delle associazioni che nel 2001 hanno promosso la "campagna per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia", di rilanciarne i due obiettivi: una nuova regolamentazione legislativa in materia di diffamazione, che ristabilisca un giusto equilibrio tra diritto di cronaca e di critica e tutela della persona, e che uniformi procedimento penale e procedimento civile per impedirne un uso distorto e strumentale; e la costituzione di un fondo di solidarietà. Un fondo di garanzia per i polemisti? Per la libertà di critica. Nella prima fase della campagna abbiamo già ottenuto centinaia di adesioni, ci siamo confrontati con alcuni deputati della commissione parlamentare che sta elaborando la nuova legge sulla diffamazione e abbiamo raccolto più di quaranta milioni. Di questo fondo, su proposta delle associazioni promotrici e su decisione del comitato dei garanti costituito da Rita Borsellino, Luigi Ciotti e Valentino Parlato, sto già usufruendo per affrontare le spese del secondo grado di giudizio e del ricorso in Cassazione. Non so come andrà a finire. Ma un fatto è certo. Non ci faremo intimidire e continueremo a batterci per esercitare il diritto di manifestare liberamente il nostro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Pubblicata su "la Repubblica Palermo" il 18 luglio 2003.

APPELLO PER LA LIBERTA' DI STAMPA NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA


Due recenti sentenze di primo grado del Tribunale civile di Palermo hanno condannato Claudio Riolo, politologo presso l'Università di Palermo, e Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", al risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa. Riolo ha pubblicato sulla rivista mensile Narcomafie, nel novembre '94, un articolo di commento critico alla decisione di Francesco Musotto, Presidente della Provincia di Palermo e avvocato penalista, di mantenere la difesa di un suo cliente, imputato nel processo per la strage di Capaci, mentre l'ente locale si costituiva parte civile nello stesso processo. L'articolo, ritenuto diffamatorio dal Musotto che ha chiesto 700 milioni di risarcimento, è stato ripubblicato nel maggio '95 su Narcomafie e sul quotidiano Il Manifesto a firma di 28 autorevoli esponenti del mondo politico e culturale, che lo hanno sottoscritto "condividendone in pieno i contenuti e ritenendolo legittima espressione dell'esercizio della libertà di stampa, di opinione e di critica politica". Tuttavia Musotto non ha querelato né citato in giudizio nessuno dei nuovi firmatari e, dopo quasi sei anni di lungaggini processuali, Riolo è stato condannato a pagare complessivamente 118 milioni. A sua volta, l'ex ministro Calogero Mannino ha chiesto una riparazione pecuniaria di 200 milioni a Umberto Santino, ritenendosi diffamato per la pubblicazione di alcuni stralci di un "testo anonimo" nel libro "L'alleanza e il compromesso" edito nel '97. Nonostante l'autore si fosse limitato ad analizzare criticamente quel documento, prendendone le distanze con l'affermazione esplicita che esso proviene "più o meno direttamente da ambienti mafiosi", e nonostante quel testo, circolato nel '92 subito dopo la strage di Capaci, fosse già stato integralmente e ripetutamente pubblicato da altri, Santino è stato condannato a pagare circa 20 milioni. Due miliardi è, invece, la richiesta di risarcimento rivolta dallo stesso ex ministro ad Alfredo Galasso, docente di diritto civile presso l'Università di Palermo, per aver riportato il medesimo testo anonimo nel libro "La mafia politica", pubblicato nel '93. Ma il procedimento è ancora in corso e si attende la conclusione. Questi fatti non rappresentano dei casi isolati, ma si inquadrano in una preoccupante tendenza generale alla limitazione del "diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione" garantito dall'articolo 21 della nostra Costituzione. Negli ultimi anni, parallelamente ad un preoccupante processo di concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione di massa, gli attacchi dei poteri forti alla libertà di informazione e di opinione si sono moltiplicati, e ciò è tanto più grave e significativo quando esponenti della prima o della seconda repubblica, coinvolti a torto o ragione in procedimenti penali, cercano di far pagare il conto delle loro "sfortune" a chi esercita per professione o per impegno antimafia il diritto di cronaca e di critica. In particolare stiamo assistendo ad un crescente uso indiscriminato del ricorso ai procedimenti civili per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa. Il procedimento civile, infatti, offre una serie di vantaggi rispetto a quello penale: il risarcimento danni può essere chiesto a distanza di cinque anni dai fatti, mentre per sporgere querela non si possono superare i novanta giorni; nel civile si può ottenere la condanna del presunto diffamatore senza l'onere di dover dimostrare l'esistenza del reato di diffamazione; è, per di più, possibile ottenere risarcimenti sproporzionati per "danno morale" anche quando non si riesca a dimostrare l'esistenza di un effettivo "danno patrimoniale"; la condanna, infine, è immediatamente esecutiva, senza dover attendere l'espletazione di tutti i gradi del giudizio. Oltre a tutto ciò il giudizio civile comporta un minor clamore rispetto a quello penale, clamore che comunque è sempre controproducente anche per il presunto "diffamato". Si sono, pertanto, moltiplicate le richieste di risarcimenti miliardari nei confronti di giornalisti, studiosi e familiari delle vittime (basti, qui, ricordare i 20 miliardi chiesti da Berlusconi a Luttazzi, Freccero e Travaglio per la trasmissione televisiva Satyricon, o il miliardo chiesto da Mannino a Giuseppina La Torre per alcune interviste rilasciate nel '95, o ancora il miliardo e 150 milioni chiesti da Musotto ad Attilio Bolzoni per gli articoli su Repubblica riguardanti le sue traversie giudiziarie del '95) il cui effetto non è la legittima tutela dell'onorabilità della persona, ma l'instaurazione di un clima d'intimidazione nei confronti di chiunque intenda far conoscere, commentare o studiare il persistente fenomeno delle contiguità tra politica, mafia e affari. Con questo appello intendiamo rivendicare con forza il diritto e il dovere di sottoporre l'operato di chi ricopra cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio critico dell'opinione pubblica, con la consapevolezza che ciascun politico ha una responsabilità aggiuntiva rispetto agli altri cittadini nella misura in cui coinvolge la credibilità delle istituzioni. In particolare, sul terreno della lotta contro la mafia, la piena libertà d'informazione e di opinione è indispensabile per individuare e stigmatizzare tutti quei comportamenti che configurino delle responsabilità politiche e morali, indipendentemente dall'accertamento di eventuali responsabilità penali che spetta esclusivamente alla magistratura. Ci proponiamo, pertanto, di avviare una campagna di sensibilizzazione e di mobilitazione dell'opinione pubblica per la realizzazione dei seguenti obiettivi: a) una nuova regolamentazione legislativa in materia di "diffamazione", che ristabilisca un giusto equilibrio tra diritto di cronaca e di critica e tutela della persona, e che uniformi procedimento penale e procedimento civile per impedirne un uso distorto e strumentale; b) la costituzione di un fondo di solidarietà tramite la sottoscrizione del presente appello (ad ogni firma corrisponderà la sottoscrizione di una quota minima di centomila lire); il fondo sarà utilizzato, a cominciare dalle due condanne citate, per difendere la libertà di informazione, di opinione e di ricerca limitatamente all'ambito della lotta contro la mafia (sarà gestito, sulla base di un regolamento, da un comitato di garanti, di cui faranno parte, tra gli altri, Rita Borsellino, Luigi Ciotti e Valentino Parlato). I promotori: Arci, Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato" , Centro sociale "San Francesco Saverio", Il Manifesto, Libera, Mezzocielo, Micromega, Narcomafie, Palermo anno uno, Promemoria Palermo, Scuola di formazione etico-politica "Giovanni Falcone", Segno, Uisp. Per sottoscrivere l'appello si può utilizzare il c/c postale n. 10690907, intestato a Centro siciliano di documentazione "Giuseppe Impastato", via Villa Sperlinga 15, 90144-Palermo, specificando nella causale: "Campagna per la libertà di stampa nella lotta contro la mafia". Per comunicazioni e informazioni: tel. 091.333773(Miro Barbaro c/o Arci) o 091.6259789 - fax: 091.348997 - e-mail: csdgi@tin.it (c/o Centro Impastato). Elenco sottoscrittori fino al 30 settembre 2003: 3° H e 3° G Scuola Media "P. V. Marone" - Palermo, eu. 100,00; Abbagnato Giovanni - Palermo, L. 100.000; Abbozzo Laura - Firenze, L. 100.000; Accardi Tina - Palermo, L. 100.000; Acerbi Luisa - Milano, eu. 25,00; Alagna Francesco - Padova, eu. 20,66; Alagna Leonardo - Palermo, L. 100.000; Albino Antonella - , L. 100.000; Alleruzzo Anna - Palermo, L. 100.000; Alosi Nicola - Palermo, L. 100.000; Alù Gabriella - Cacioppo Margherita - Palermo, L. 100.000; Annapaola Laldi - Empoli, eu. 103,29; ARCI Circolo "Due strade" - Firenze, L. 288.000; Arcuri Adriana - Palermo, L. 50.000; Arcuri Flora - Palermo, L. 100.000; Arcuri Giovanni - Palermo, eu. 750,00; Arici Francesca - Palermo, L. 100.000; Armao Fabio - Torino, L. 100.000; Ass. donne siciliane contro la mafia - Capo d'Orlando, eu. 52,00; Asso Francesco, eu. 75,00; Associazione culturale Prospettive - Mezzojuso (Pa), L. 100.000; Associazione Guerre e pace - Milano, eu. 51,62; Associazione provinciale di Viterbo "Italia-Nicaragua" - Tuscania (Vt), L. 100.000; Attanasio Massimo - Palermo, L. 100.000; Attinà Fulvio - Siracusa, L. 100.000; Attinelli Simonetta - Palermo, L. 100.000; Avinio Damiano - Como, eu. 51,65; Balletta Silvana - Palermo, eu. 52,00; Balzano Cristiana - Insinna Leonardo - Palermo, L. 100.000; Baraldi Tiziana - Mantova, eu. 20,00; Barbera Marzia - Milano, L. 100.000; Battaglia Letizia - Palermo, L. 100.000; Bellia Giuseppe - Palma di Montechiaro, eu. 250,00; Belotti Angelo - Lonato, eu. 15,00; Benedetto Caterina - San Damiano D'Asti, eu. 60,00; Bergesio Ginafranco - Roma, L. 100.000; Berlanda Franco - Torino, L. 100.000; Bertolli Marco - Seravezza (Lucca), eu. 51,65; Bertolotti Giorgio - Dormelletto, eu. 15,00; Bertucci Angelo e Monica - Rovereto, L. 100.000; Bianco Alberto - Tolosa, eu. 50,00; Billitteri Daniele - Palermo, L. 100.000; Bobbio Luigi - Torino, L. 200.000; Bonaldi Francesca - Borbiago di Mira, eu. 50,00; Bonanno Francesco (e altri) - Misilmeri, L. 120.000; Bonavita Tomaso - Cesena , eu. 25,00; Bonavita Tommaso - Cesena, L. 100.000; Bongiovanni Giorgio (Antimafia 2000) - Porto S. Elpidio, L. 200.000; Bonini Gabriella - Poviglio (RE), eu. 25,00; Bonomelli Anna Maria - Brescia, eu. 20,00; Bonsangue Diego - Palermo, L. 150.000; Bonsangue Paola - Palermo, L. 100.000; Boreggi Claudio - Roma, eu. 50,00; Borsellino Maria Donatella - Palermo, L. 100.000; Brigaglia Aldo - Palermo, L. 100.000; Brigiano Anna - Palermo, L. 100.000; Bruzzone Emanuele - Asti, L. 200.000; Bussolari Roberta - S. Giovanni in Persiceto (Bo), L. 100.000; Calabrò Carlo - Palermo, L. 100.000; Calapso Rita - Palermo, L. 100.000; Calderaro Rino, L. 100.000; Calderoni Giorgio - Forlì, L. 100.000; Calfus Maria - Chieri (To), eu. 15,00; Camassa Angelica - Palermo, L. 100.000; Camassa Paola - Palermo, L. 300.000; Camisani Rita - Brescia, L. 100.000; Cancila Orazio - Palermo, eu. 50,00; Canonico Augusto - Palermo, L. 100.000; Caon Vilma - Valdagno (Vi), eu. 50,19; Caponnetto Antonino - Firenze, L. 500.000; Capursi Vincenza - Palermo, L. 100.000; Carbone Bruno - Palermo, L. 100.000; Carini Paola - Castelvetro (Pc), eu. 51,65; Carloni Renata - Montespertoli, L. 150.000; Caruso Casimiro - Palermo, L. 100.000; Cascio Antonia - Di Cara Nino - Palermo, eu. 104,00; Cascio Rino - Palermo, L. 100.000; Castellina Luciana - Roma, L. 100.000; Castiglione Dario, L. 150.000; Cavadi Augusto - Palermo, L. 100.000; Cavadi Rosalba - Palermo, L. 100.000; Cavallaro Luigi - Palermo, L. 100.000; Cavallone Filomena - Torino, L. 40.000; Celano Bruno - Palermo, L. 100.000; Cerutti Furio - Montespertoli, L. 150.000; CGIL provinciale di Varese, L. 100.000; Cimino Marta + gruppo Usl 6 - Palermo, L. 250.000; Ciulla Salvo - Palermo, L. 500.000; Clemenza Francesco - Palermo, L. 100.000; Colajanni Emilia - Palermo, L. 200.000; Collisani Amalia - Palermo, L. 100.000; Condello Nelly e Manlio - Palermo, eu. 50,00; Cooperativa teatrale Dioniso (Collovà) - Palermo, L. 100.000; Corsini Enrico - Bottegone, eu. 40,00; Corso Paola - Roma, eu. 50,00; Coscarella Rita e Gulli Umberto - Palermo, eu. 300,00; Costa Aldo - Palermo, L. 100.000; Costadura Giacomo - Palermo, L. 100.000; Crespino Quintina - Gazzaniga, L. 100.000; Crisantino Amelia - Monreale, L. 100.000; Croppoli Maurizio - Torino, eu. 30,00; Crupi Gaetano - Reggio Emilia, eu. 10,00; D'Agostino Mari - Palermo, L. 100.000; D'Agostino Giovanni - Palermo, L. 100.000; D'Agostino Maria Chiara Torino, eu. 40,00; D'Andretta Pasquale - Roma, L. 100.000; De Domenico Nicola, L. 100.000; De Mauro Franca - Palermo, L. 100.000; De Pasquale Raffaella - Palermo, L. 100.000; Decimo Giancarlo - Palermo, eu. 50,00; Degli Esposti Maurizio - Bologna, eu. 30,00; Demarchi Carlo - Lanzo Torinese, L. 100.000; Di Buono Gabriella - Palermo, L. 210.000; Di Stefano Gianfranco - Palermo, eu. 50,00; Dondi Remo - Piumazzo, eu. 30,00; Falci Amedeo - Palermo, L. 200.000; Farfaglio Gaetana, L. 100.000; Farfaglio Maria Luisa, L. 100.000; Farsetta Francesca - Tivoli, L. 100.000; Fatta del Bosco M. Cristina - Palermo, L. 100.000; Fava Fausto - S. Giovanni in Persiceto (Bo), L. 100.000; Ferro Giovanni - Palermo, eu. 1.000,00; Ficarra Anna - Palermo, L. 100.000; Fidora Etrio - Palermo, L. 50.000; Filardo Giuseppe - Palermo, L. 100.000; Fornasaro Renzo - Trieste, eu. 50,00; Francese Giuseppe - Palermo, L. 200.000; Franchina Antonella - Palermo, L. 100.000; Galluzzo Mosè - Palermo, L. 100.000; Gandolfo Giuseppe - Marsala, eu. 20,00; Genco Mario - Palermo, L. 100.000; Gerbino Giulio- Palermo, L. 100.000; Giacomo Lorenzo - Pisa, eu. 10,33; Giaimo Antonio - Enna, L. 100.000; Giovenco Amalia - Palermo, L. 100.000; Giudice Giovanni - Palermo, L. 98.500; Gracci Angiolo - Firenze, eu. 30,00; Grassi Pina - Palermo, L. 100.000; Grasso Luciana - Palermo, L. 100.000; Greco Gioacchino - Monreale, L. 100.000; Grimaudo Sabina - Palermo, L. 100.000; Gruppi Tilde e Luciano - Albano Laziale, eu. 26,00; Gruppo Abele - Torino, L. 5.000.000; Gruppo Solidarietà - Moie di Maiolati SP. (An), L. 100.000; Guainazzi Matteo - Madrid, eu. 51,65; Guarascio Carlotta - Cosenza, L. 100.000; Gulli Cristina - Palermo, eu. 50,00; Gullo Gaetano - Palermo, L. 100.000; Indovina Gabriella - Palermo, L. 100.000; Indovina Serena - Palermo, L. 100.000; Infranca Antonino - Palermo, L. 100.000; Ingrassia Sarina - Monreale (Pa), eu. 100,00; Istituto Antonio Ugo - Palermo, L. 100.000; Jamieson Alison - Perugia, eu. 50,00; La Fiura Giovanni - Monreale(CSD), L. 100.000; La Rocca Antonio - Santena, eu. 52,48; La Rocca Teresa - Palermo, L. 100.000; Lauro Margherita - Palermo, L. 100.000; Lavoratori Assessorato Regionale Bilancio - Palermo, L. 200.000; Lavoratori Assessorato Regionale Territorio - Palermo, L. 500.000; Lazzara Edoardo - Palermo, L. 100.000; Li Cheri Giovanni - Palermo, L. 100.000; Licata Elio - Gubbio, eu. 50,00; Licata Giancarlo - Roma, L. 100.000; Lo Faso Umberto - Palermo, L. 100.000; Lo Piccolo Lorenzo - Fucarino Rosa - Palermo, L. 100.000; Lo Piccolo Procopio - Milano, eu. 50,00; Loffredo Bibi - Palermo, L. 100.000; Lombino Santo - Bolognetta, L. 100.000; Lorentzen Joken, eu. 75,00; Lumbieri Maria - Palermo, eu. 750,00; Lumia Giuseppe, L. 100.000; Mafai Simona - Palermo, L. 100.000; Mafai Simona - Palermo, eu. 100,00; Mafai Simona - Palermo, eu. 103,29; Mafai Simona - Palermo, eu. 150,00; Maghi Anna - Civitella D'Agliano (Vt), eu. 10,33; Mangano Giulio - La Turbie (Francia), L. 500.000; Maniscalco Giandomenico -Picciotto Patrizia - Palermo, L. 100.000; Marcano Ciraldo - Catania, eu. 49,99; Marcolungo Antonio - Torino, eu. 50,00; Marebiami Lidia - Pisa, L. 50.000; Marino Giuseppe Carlo - Palermo, L. 100.000; Marino Sergio - Palermo, L. 100.000; Marocco Francesco - Bianzone, eu. 100,00; Martinello Riccardo - Borbiago di Mira, eu. 50,00; Martino Francesca - Palermo, L. 100.000; Massari Oreste, L. 100.000; Mastropaolo Alfio - Teresa - Antonio - Luigi - Torino, L. 1.500.000; Mazzarese Tecla - Pavia, L. 100.000; Medi Elena - Milano, L. 100.000; Melato Mariangela - Roma, L. 500.000; Melis Pierpaolo - Cagliari, L. 100.000; Mercadante Vito - Palermo, eu. 50,00; Miceli Dario - Palermo, L. 100.000; Mignosi Vincenzo - Palermo, L. 100.000; Mirto Salvo - Palermo, L. 100.000; Mizio Gisella - Palermo, L. 100.000; Molinari Esilda - Priero (Cn), eu. 10,00; Molinari Giuseppe - Brescia, L. 100.000; Montalbano Eva - Palermo, L. 100.000; Monte Diletta e Andrea - Bari, L. 200.000; Monteleone Carla - Palermo, eu. 52,00; Montemagno Gabriello - Palermo, L. 100.000; Morello Titti - Palermo, L. 100.000; Muccioli Patrizia - Palermo, L. 100.000; Musumeci Daniela - Catalfamo Giusi - Palermo, L. 100.000; Nastasi Pietro e Vera - Palermo, L. 200.000; Nastri Laura - Palermo, L. 1.100.000; Neri Riccardo Torino, eu. 50,00; Niccoli Silvana - Lanciano, eu. 15,00; Nicoletti Rita - Palermo, L. 100.000; Nobile Giovanna, L. 50.000; Nome illegibile, eu. 100,00; Noto Lina - Palermo, eu. 36,15; Nuvole - Torino, L. 500.000; Ortoleva Antonio - Palermo, L. 100.000; Ortoleva Liliana - Palermo, L. 100.000; Ottonello Franca - Rapallo, L. 100.000; Pacini Stefano - Siena, eu. 10,00; Palermo Anno Uno, L. 500.000; Paolini Marcello - Bolzano, eu. 52,00; Parrinello Delia - Palermo, L. 100.000; Pasini Marino - Cretia (Cr), L. 30.000; Paternostro Dino - Corleone, L. 100.000; Pavone Marco - Palermo, L. 100.000; Pecoraro Cristina - Palermo, L. 100.000; Pedone Fulvio - Palermo, L. 100.000; Petrucci Nicola - Palermo, L. 100.000; Pezzimenti Elvira - Palermo, eu. 52,00; Pezzino Paolo - Pisa, L. 100.000; Pirajno Rosanna - Palermo, L. 200.000; Pirrone Marco - Palermo, L. 100.000; Pistolesi Anna - Roma, eu. 100,00; Pizzuto Maurizio - Ciancimino Anna Maria - Palermo, L. 100.000; Polizzi Giuseppe - Palermo, L. 100.000; Pomar Marco - Palermo, L. 100.000; Prattico Ettore - Roma, eu. 50,00; Puglisi Rosalba - Palermo, L. 100.000; Raia Daniela - Palermo, L. 100.000; Raineri Annibale - Palermo, L. 100.000; Renda Francesco, L. 100.000; Riccobono Liliana - Palermo, eu. 154,94; Rifondazione Comunista (Gruppo parlamentare) - Roma, L. 2.000.000; Rinaldi Gaetana Maria - Palermo, L. 100.000; Rindone Elio - Roma, L. 100.000; Riolo Alessandro - Palermo, L. 100.000; Riolo Fernando - Palermo, L. 100.000; Riolo Francesca - Palermo, L. 100.000; Riolo Pietro - Palermo, L. 100.000; Rizzo Salvatore - Palermo, L. 100.000; Rizzoli Alberto - Bolzano, eu. 52,00; Rocca Stefano - Palermo, L. 100.000; Roccella Massimo - Milano, L. 100.000; Romani Pierpaolo - Giacciano con Baruchella (Rovigo), L. 100.000; Romano Riccardo - S. Giovanni La Punta, L. 100.000; Romano Vincenzo - Palermo, L. 100.000; Rovelli Roberto - Palermo, L. 100.000; Ruffino Giovanni - Palermo, L. 100.000; Russo Gabriella - Palermo, L. 100.000; Russo Vita - Roma, eu. 50,00; Sagona Giovanna - Palermo, L. 100.000; Sala Tecla - Sovico (Mi), L. 100.000; Salatiello Bice - Palermo, L. 100.000; Samonà Leonardo - Palermo, L. 100.000; Santomi Maurizio - Roma, L. 100.000; Savoja Umberto - Palermo, eu. 50,00; Scamardella Pacifico Giuseppe (a nome della CDST di Desio (Mi)), L. 100.000; Scardulla Sergio - Palermo, L. 100.000; Scarpa Renato - Roma, L. 100.000; Schaffner Maria Rosa - Firenze, eu. 50,00; Schifani Giorgio - Palermo, eu. 258,23; Sciarrino Silvana - Palermo, L. 100.000; Sciarrone Rocco - Torino, L. 200.000; Sciortino Teresa - Palermo, L. 100.000; Sclafani Faro - Cinisi (Pa), eu. 50,00; Scordato Cosimo - Palermo, L. 100.000; Scotonni Italo - Trento, eu. 51,65; Serafino Franca - Spotorno Antonio - Palermo, L. 100.000; Siebert Renate e Jedlowski Paolo - Arcavacata (Cosenza), L. 200.000; Sorrentino Armando - Palermo, L. 100.000; Sottile Carmelo - Palermo, L. 100.000; Sottile Roberto - Palermo, L. 100.000; Spalla Pietro - Pietro, L. 50.000; Squarcialupi Vera - Milano, eu. 55,00; Staino Sergio - S. Martino La Palma (Fi), L. 100.000; Stajano Corrado, L. 100.000; Stira Salvatore - Palermo, L. 100.000; Strazzeri M. Vittoria - Palermo, L. 100.000; Tamagnini Nevio - Sant'Arcangelo di Romagna, eu. 52,00; Tarantino Giovanna - Palermo, L. 100.000; Terrana Marina - Palermo, L. 100.000; Terranova Filippo - Palermo, L. 100.000; Terranova Giacomo - Palermo, L. 100.000; Tonolo Renata e Giulio - Torino, eu. 52,00; Trezzo Maria - Scandicci (Fi), L. 100.000; Triolo Bice - Palermo, L. 100.000; Triolo Lucia e Nicolaci Peppino - Palermo, eu. 100,00; Tulumello Alberto - Palermo, L. 100.000; Turri Diamante - Palermo, L. 100.000; Turrisi Maria Rosa - Palermo, L. 50.000; Tutone Michele - Palermo, L. 100.000; Vaccaro Salvo - Palermo, L. 100.000; Vecchio Silvana - Milano, L. 100.000; Vespa Giuseppe - Brescia, eu. 50,00; Vespa Giuseppe - Brescia, eu. 50,00; Vianelli Luciana - Pioppo (Pa), eu. 52,00; Viola Paolo - Palermo, L. 100.000; Vittorelli Maria Letizia - Palermo, L. 100.000; Wigi Marco ?- Orvieto, L. 100.000; Zanella Franca - Borghetto Adige (Trento), L. 100.000; Totale entrate, eu. 26.409,64

Appello dell'Associazione "Non solo Portella": solidarietà a Giuseppe Casarrubea

DOPO L'INCRIMINAZIONE DI STUDIOSI COME UMBERTO SANTINO E LAUDIO RIOLO - GIA' CONDANNATI A PAGARE CIFRE ESORBITANTI IN SEDE CIVILE - GIUSEPPINA LA TORRE, ALFREDO GALASSO (PROCESSO IN CORSO), ADESSO E' STATO RINVIATO A GIUDIZIO LO STORICO GIUSEPPE CASARRUBEA, FIGLIO DI UNA VITTIMA DI ATTENTATI TERRORISTICO-MAFIOSI. CASARRUBEA DA MOLTI ANNI SI E' MESSO SULLE TRACCE DEI MANDANTI DELLE STRAGI AVVENUTE IN SICILIA NEL SECONDO DOPOGUERRA. PER LE SUE RICERCHE DOVRA' COMPARIRE DAVANTI AI GIUDICI IL PROSSIMO 4 OTTOBRE 2002 L'ASSOCIAZIONE "NON SOLO PORTELLA" CHE ORGANIZZA LE VITTIME DI QUELLE STRAGI HA LANCIATO NEI GIORNI SCORSI UN APPELLO DI SOLIDARIETA' E AVVIATO - VIA INTERNET - UNA 'CATENA DELLA MEMORIA'. CHIEDIAMO A CHI NON VUOLE DIMENTICARE DI SOTTOSCRIVERLA

"Una catena della memoria"

a cominciare da un processo non sui mandanti della strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947:11 morti e 30 feriti) e degli attacchi contro le Camere del Lavoro (22 giugno 1947: 2 morti e 10 feriti) mai processati, ma contro chi, cercando la verità, e sulla scorta di atti antimafia, documenti delle cancellerie di tribunali e 50 anni di bibliografia sul tema, ha cercato con tenacia tra depistaggi, falsi, omissioni delle autorità pubbliche, gli autori di quelle infami e barbare tragedie: il primo atto del terrorismo neofascista in Italia. Questa catena non ha nè televisioni nè giornali a sua disposizione. Vive solo in chi non ha ancora cancellato il senso della sua storia. Se vuoi aderire invia un semplice messaggio al seguente indirizzo e mail: icasar@tin.it

"NON SOLO PORTELLA" Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947), della mafia e di altre stragi compiute in Sicilia Presidente Giuseppe Casarrubea-Via Marchese di Villabianca, lotto 2° 90047-Partinico (tel. 091-8907679) E mail: icasar@tin.it Partinico, 21 settembre 2002

Cari amici, come forse già sapete, il prossimo 4 ottobre dovrò comparire davanti alla sezione del tribunale di Partinico (Palermo), per alcune valutazioni da me formulate nel quadro di una ricerca sui mandanti della strage di Portella della Ginestra. I capi di accusa riguardano alcune mie affermazioni su un generale dei carabinieri in pensione, capitano della stazione dei CC. di Alcamo all'epoca dei fatti (1947). Nel precisare che non ho mai avuto nulla contro questa persona né, tanto meno, contro l'Arma dei Carabinieri, che nella sua storia ha avuto tanti caduti nella lotta contro la mafia, mi corre anche l'obbligo di ricordare che le circostanze che portarono all'eliminazione del bantitismo in Sicilia in quegli anni bui della nostra Repubblica, furono tutt'altro che adamantine, e che circa i fatti specifici per i quali vengo imputato, ho elementi sufficienti per contrastare l'accusa. Mi sono avvalso, infatti, nella mia ricerca, degli atti del processo di Viterbo, degli atti pubblicati dalla Commissione Antimafia, delle carte sulle stragi del '47, desecretate grazie anche alla mia personale iniziativa, nonchè di una lunga bibliografia sul tema, mai smentita prima. Ho sempre ritenuto che non ci può essere verità e giustizia in Italia se non a partire dalla chiarezza sui troppi misteri che ne hanno offuscato la storia e questa convinzione è stato l'unico movente della mia fatica. Sono altresì convinto che non ci può essere futuro per le nuove generazioni se viene tolto loro il diritto alla memoria e alla verità storica dei fatti. Nel ringraziare quanti mi hanno espresso la loro solidarietà vi invio il testo dell'appello lanciato dall'Associazione 'Non solo Portella' che rappresento. Se lo condividete fatelo girare tra i vostri amici. Di seguito riporto l'accusa che viene fatta contro di me. Capi d'imputazione: - delitto p.e p. dagli artt. 595, I,II,III comma c.p., art. 13 L.8.2.1948 n° 47, per avere, quale autore del libro "Portella della Ginestra, microstoria di una strage di Stato" offeso la reputazione di Roberto Giallombardo con il mezzo della stampa, scrivendo "l'episodio in realtà accadeva in circostanze piuttosto strane, perché nell'imboscata cadevano, oltre al Ferreri, il padre di questi Vito, Antonino Coraci e i fratelli Giuseppe e Fedele Pianello, confidenti di Paolantonio, tanto più che, stando alle affermazioni di Terranova ''Cacaova'' prima dell'uccisione di Fra' Diavolo, che era rimasto ferito vi era stata una conversazione telefonica con Palermo, di cui era stato informato lo stesso Giuliano. Ferreri venne ucciso in quello strano conflitto a fuoco dal Giallombardo, nonostante questi fosse stato avvertito dal Paolantonio della funzione di questo confidente per la cattura di Giuliano. - Da tale affermazione, già suffragata da atti processuali (1952) l'accusa traeva la conclusione che io avrei attribuito al Giallombardo la veste di killer spietato e freddo criminale al servizio ora di questo ed ora di quell'altro padrone. - delitto p.e p. dagli artt. 595, I,II,III comma c.p., art. 13 L. 8.2.1948 n°47, per avere, quale autore delle interviste rilasciate dall'emittente privata TIVU7 di Partinico in data 30.4.'97 e 5.5.'97, offeso la reputazione di Giallombardo Roberto con il mezzo della televisione, affermando "Ferreri venne eliminato a freddo, unitamente a suo padre Vito, a Vito Coraci [n.d.a.: leggasi Antonino] ed ai fratelli Pianello in un agguato teso da parte del Giallombardo la notte del 26 giugno 1947. Naturalmente un'esecuzione di questo genere, in piena Repubblica, non dimentichiamo che siamo nel secondo anno della Repubblica, é un fatto assolutamente criminale". Devo precisare che non ho mai dato del "killer" o del "freddo criminale" al servizio di chicchessia al Giallombardo. Ho espresso valutazioni più complesse che rinviano a responsabilità alte, in tutta questa vicenda, che sono sicuro saranno chiarite in sede processuale.
Giuseppe Casarrubea

APPELLO PER LA DIFESA DEI DIRITTI DELLA RICERCA STORICA E PER LA LIBERTA' DI STAMPA NELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA

Il prossimo 4 ottobre presso la Pretura di Partinico (Palermo) si aprirà il processo intentato dal generale dei Carabinieri in pensione Roberto Giallombardo, contro Giuseppe Casarrubea, uno studioso che da anni si batte per la ricerca della verità sui mandanti della strage di Portella della Ginestra e degli attacchi contro le sedi di sinistra e le Camere del Lavoro, nella provincia di Palermo (1° maggio- 22 giugno 1947) Tra i caduti anche suo padre, uno dei tanti sindacalisti ammazzati dalla mafia in quegli anni bui della nostra Repubblica. Diverse sue pubblicazioni sono testimonianza del suo impegno di ricerca. Tra le tante, Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato, edita a Milano da Franco Angeli nel 1997 (50° delle stragi) nella collana di studi di storia contemporanea diretta dal prof. Franco Della Peruta. L'autore, sulla scorta di una lunga bibliografia, di atti processuali e di documenti della Commissione Antimafia, aveva sostenuto che alcuni elementi chiave di quelle stragi, come Salvatore Ferreri, alias 'Fra Diavolo (banda Giuliano) ne erano stati gli esecutori materiali pur essendo, al contempo, confidenti delle più alte autorità di pubblica sicurezza in Sicilia, e come tali, chiusa la manovra stragista, erano stati premeditatamente eliminati. Cosa che Casarrubea aveva ribadito in un'intervista concessa a una emittente televisiva locale in occasione del cinquantenario di quelle stragi. Lasciamo alla magistratura il compito di chiarire i fatti, anche se a distanza di oltre mezzo secolo nessuna verità ufficiale e credibile sappiamo né sulle stragi del 1947, nè sulla morte del bandito Salvatore Giuliano e del suo luogotenente Gaspare Pisciotta. In un'epoca che troppo facilmente è propensa a rimuovere passato e memoria di quelle lotte che videro il movimento sindacale e contadino alla testa del processo di rinnovamento democratico del nostro Paese, Casarrubea è un testimone di ricerca della verità e della giustizia. Non lasciamolo solo e attiviamo in suo favore ogni nostra iniziativa: scrivendo un articolo per un giornale, una e-mail, presenziando al processo, formando dei gruppi di solidarietà concreta, telefonando a un amico, a una rivista, ecc. Affermiamo il principio costituzionale che la scienza non può essere processata, la conoscenza storica non può essere trascinata nelle aule dei tribunali, né può essere surrogata dai monopoli dell'informazione. E' intollerabile che oggi il diritto della libertà della ricerca scientifica debba essere messo in discussione persino contro gli stessi familiari delle vittime, alle quali lo Stato non ha consegnato, neanche dopo cinquantacinque anni, né verità né giustizia.
ASSOCIAZIONE "NON SOLO PORTELLA"
(Se aderisci, manda un messaggio a Giuseppe Casarrubea, al seguente indirizzo e-mail: icasar@tin.it Se vuoi dare un contributo per le spese processuali e sostenere la causa puoi effettuare un versamento sul conto corrente bancario dell'Associazione 'Non solo Portella', presso il Banco di Sicilia di Partinico (PA), intestandolo a : Associazione 'Non solo Portella', via Raccuglia- 90047- Partinico (PA), indicando il tuo nome e cognome, la seguente motivazione del versamento: "Solidarietà allo storico Giuseppe Casarrubea"- Coordin. Bancarie nazionali: Banco di Sicilia, cod. Banca 01020. CAB filiale 43490- N° di conto 410 352021). Siti web Il testo del manifesto per la libertà della ricerca, le adesioni e la documentazione sulle stragi si possono trovare in: www.accadeinsicilia.net/per-giuseppe-casarrubea.htm http://www.accadeinsicilia.net/giuliano-e-lo-stato.htm http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/appello2.htm http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/adesioni2.htm http://www.edscuola.it/archivio/interlinea/stragi_47.htm http://www.edscuola.com/archivio/interlinea/casarrubea.html http://utenti.lycos.it/panerose/pagina_art.php?id_art=650 http://www.misteriditalia.com/giuliano/portella/portella.htm http://www.centroimpastato.it/publ/online/portella.htm http://www.ildialogo.org http://www.consumietici.it (settore diritti) http://www.consumietici.it/ita/articolo_popup.asp? Adesione all'appello del presidente del Centro Impastato Caro Giuseppe, ti avevo manifestato la mia solidarietà non appena apparsa la notizia della querela, proponendoti di avviare delle iniziative che ponessero il problema della libertà di informazione e di ricerca, a partire da alcuni casi concreti. Purtroppo da allora non ci siamo potuti incontrare, neppure all'interno della campagna che abbiamo lanciato in seguito alle condanne di Riolo e mia e nelle numerose presentazioni del mio ultimo libro sulla storia delle lotte contro la mafia, dedicato a tutti i caduti in questa lunghissima guerra, tra cui tuo padre. La nostra campagna ha avuto momenti di confronto interessanti, ha raccolto un notevole numero di adesioni e di sottoscrizioni, ma gli obiettivi che ci proponevamo (la modifica della legislazione in atto e la costituzione di un consistente Fondo di solidarietà) non sono stati raggiunti, tenendo conto di un contesto che si è andato rapidamente aggravando. Ora, nell'imminenza del tuo processo, non posso che rinnovarti la solidarietà mia e del Centro, ma vorrei che si andasse oltre la solidarietà. L'iniziativa di presentarsi in occasione dell'udienza del 4 ottobre con i ritratti di alcuni dei tantissimi protagonisti della lotta contro la mafia la cui uccisione è rimasta impunita,mi pare bellissima. Anche se non potrò esserci, rinnovo la mia richiesta, più volte indirizzata alla Commissione parlamentare antimafia, che almeno in sede politica si rispolverino quelle storie vecchie ormai di più di mezzo secolo e si scriva finalmente, dopo la relazione sul depistaggio delle indagini per il delitto Impastato, che ho salutato come il primo atto significativo in quella direzione, una storia dell'impunità in Italia. Purtroppo il clima politico non potrebbe essere peggiore ma i rappresentanti di quel tanto che in qualche modo si richiama alla sinistra cosa fanno? Di fronte all'impunità di uomini che siedono al governo si lascerà passare l'onda lunga e limacciosa del revisionismo che vuole appiattire colpe e responsabilità e ignorare che la lotta alla mafia c'è chi l'ha fatta, pagandone un prezzo altissimo, e c'è chi era inequivocabilmente dall'altra parte? Niente di più pericoloso dell'unamismo che avanza a grandi passi assieme alle teorizzazioni del'affarismo amorale, parente stretto del prepotere mafioso e alla prassi ormai inveterata di legalizzazione dell'illegalità. Le nostre battaglie non si svolgono soltanto nelle aule dei tribunali ma in tutta la società e in un periodo tra i più difficili della storia dell'Italia repubblicana. Mi auguro, senza farmi troppe illusioni, che la tua vicenda processuale abbia un esito migliore di quella mia e di Riolo, ma mi auguro soprattutto che la nostra battaglia si possa svolgere con la dovuta decisione e con la necessaria unità, nel rispetto delle convinzioni, delle competenze, della storia personale di ciascuno. Aderisco ovviamente al tuo appello che pubblicheremo nel nostro sito. Un abbraccio.
Umberto Santino, presidente del Centro Impastato