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I ministeri devono far rispettare le norme che prevedono i progetti individualizzati in base ai quali si chiedono poi le risorse necessarie. Altrimenti i genitori di ragazzi con disabilità dovranno continuare a
rivolgersi ai tribunali.

http://www.superabile.it/Superabile/HomePage/Punto/Sostegno.htm

di Salvatore Nocera

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Sto osservando con piacere che le recenti ordinanze emesse in via d'urgenza da parte di un numero crescente di tribunali per aumentare le ore di sostegno, stanno accendendo l'interesse e la discussione, in cui, finalmente anche il Ministero dell'Istruzione prende la parola.

Desidero quindi reintervenire, stimolato da alcune affermazioni dei documenti fin qui pubblicati.
E' bene puntualizzare che le nomine per il sostegno, a seguito dell'art 35 comma 7 della legge finanziaria n. 289/02, non è più di competenza dei Dirigenti scolastici, ma dei Direttori regionali. I Dirigenti si limitano a
trasmettere a questi i le richieste formulate nei progetti didattici, che dovrebbero essere formulati , caso per caso, dai consigli di classe (art 41 D M n. 331/98), sulla base dei piani educativi individualizzati, che
dovrebbero essere predisposti dai GLH operativi, composti , oltre che dagli insegnanti, anche dagli operatori sociosanitari e dalle famiglie (art 12 comma 5 L.n. 104/92).

Purtroppo, nella maggioranza dei casi, i piani educativi individualizzati vengono formulati senza la presenza degli operatori di territorio e quindi, in quella sede, non si può svolgere la normale dialettica con la scuola,
dalla quale dovrebbe risultare l'effettiva necessità delle risorse che non debbono consistere solo in ore di sostegno.Inoltre i progetti didattici personalizzati quasi mai vengono preparati da tutto il consiglio di classe,
stante l'endemica impreparazione sull'integrazione scolastica di quasi tutti i docenti curriculari, cui il Ministero non ha ancora provveduto. Infine i Direttori scolastici regionali, che hanno ormai il potere di decidere sulle singole richieste, più che basarsi sulle proposte che pervengono dalle singole scuole, suffragate dai pareri degli esperti presenti in ogni CSA (ex Provveditorati agli studi), decidono secondo criteri rigidi ed astratti di riduzione della spesa, ignorando quindi i singoli bisogni personali degli alunni.

I criteri consistono nella fissazione per la formulazione degli organici di diritto dei posti di sostegno di un rapporto di un posto ogni 138 alunni con e senza disabilità. Tale rapporto, che era abbastanza realistico nel '97, quando fu approvato l'art 40 della L.n. 449/97, è oggi divenuto irrealistico, a causa dell'aumento effettivo di alunni con disabilità frequentanti soprattutto le scuole dell'infanzia e quelle superiori e, come sostiene il Ministro, anche a causa di certificazioni improprie riguardanti alunni con difficoltà di apprendimento non derivanti da minorazioni "stabilizzate o progressive". Se ai casi di incremento effettivo si sono aggiunti casi di certificazioni improprie, ciò non è dovuto alla perversità delle ASL, ma al fatto che le stesse scuole, in mancanza di risorse per fronteggiare questi altri casi problematici, hanno insistito per ottenere
certificazioni in più, l'unico mezzo per ottenere risorse aggiuntive. Di qui la necessità, prevista dallo stesso art 40 della L.n. 449/97 che poneva criteri restrittivi per l'organico di diritto, e dalle successive leggi finanziarie, di consentire "le deroghe per l'assegnazione di ore in più negli organici di fatto", prima rimesse ai Dirigenti scolastici ed ora ai soli Direttori scolastici regionali. Soprattutto, in quest'ultimo anno, i
Direttori scolastici regionali, pur potendo chiedere al Ministero l'autorizzazione a sforare i limiti degli organici assegnati, hanno invece preferito, ridurre (e talora dimezzare) le ore concesse in deroga. Pertanto
si sono avuti molti di quei casi che le famiglie stanno cercando di ribaltare con il ricorso ai tribunali.

Che fare in una situazione che rischia di divenire perennemente conflittuale e in fase di espansione?
E' indispensabile che venga imposto dai Ministeri dell'Istruzione, della Salute e dell'Interno (che mantengono ancora il potere di indirizzo sulle realtà autonome costituite, rispettivamente dalle scuole, dalle ASL e dagli
Enti locali), d'intesa con la Conferenza unificata Stato regioni, l'obbligo del rispetto dell'art 12 comma 5 della L.n. 104/92, di formulazione del piano educativo individualizzato stilato in contraddittorio da tutti i
soggetti che, per legge, sono tenuti ad erogare risorse.Questo è stato ribadito nel testo dell'emanando decreto sulle certificazioni, ma è norma di legge disapplicata dal 1992.

E' indispensabile, inoltre, che il progetto didattico personalizzato per chiedere le deroghe venga formulato da tutto il consiglio di classe, previ brevi corsi di ricerca-azione e formazione di tutti i docenti curriculari
sulla formulazione dei singoli progetti; tale norma anch'essa già presente nell'art 5 del DPR del 24/2/94 non è stata quasi mai applicata; ne alcuno si è preoccupato di pretenderne il rispetto, pur essendo previsto dall'art 7
dello stesso DPR l'obbligo delle regioni di vigilare sulla sua attuazione e la permanenza in capo al MIUR del potere di vigilanza ispettiva sulle scuole autonome.

E' indispensabile che i Direttori scolastici regionali si fidino di più dei pareri deli esperti dei CSA sulle richieste delle singole scuole e ottengano dal MIUR l'autorizzazione a sforare i limiti degli organici, che il
Ministero ha concesso, quando motivatamente richiesto.

E', infine, indispensabile che si pongano in essere gli accordi di programma sull'integrazione scolastica a livello regionale e subregionale, anche, ove possibile nell'ambito dei piani di zona di cui alla L.n. 328/00,come previsto dall'art 13 comma 1 lett "a" della L.n. 104/92.

Come si vede la normativa per rendere razionale il sistema esiste e da tempo.Quello che manca è il suo rispetto da parte di moltissime pubbliche istituzioni e il mancato controllo ed intervento coattivo da parte di chi dovrebbe pretenderne l'attuazione.
Non ci si può lamentare poi se, in mancanza di una corretta amministrazione, abbandonata alla discrezionalità più selvaggia, le famiglie si rivolgono ai giudici e questi impongono alle amministrazioni il rispetto dei diritti violati.
Quando i Ministeri e la Conferenza Stato-regioni prenderanno l'iniziativa per trovare soluzione a questi annosi disservizi che inficiano la bontà delle norme che ci siamo dati in questi trent'anni per migliorare la qualità dell'integrazione?

Quando il Ministero dell'Istruzione, che comunque ha la maggiore responsabilità politica sulle politiche d'integrazione, vorrà prendere l'iniziativa non con semplici convegni di studio, ma con atti amministrativi
puntuali, che sono atti di governo?

Fino a quando le famiglie e le loro associazioni rimarranno ad assistere pazienti al mancato rispetto della normativa ed all'inerzia della politica?

(16 febbraio 2004)