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I nemici occulti nelle nostre aule
Augusto Cavadi, "Repubblica - Palermo", 16.4.04

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Due premesse telegrafiche. Non ho nulla contro Mario Capanna; anzi, la scorsa settimana sono stato contento di presentare, insieme a lui e ad altri colleghi palermitani, un libro sulla globalizzazione a Palazzo Steri. Non ho nulla contro Luigi Lo Cascio; anzi, mi ha colpito molto favorevolmente la dichiarazione, che ho ascoltato tempo fa dalla sua viva voce, nell'atto di ricevere una targa dal Comune di Palermo ("Questo premio lo dedico alla memoria di Peppino Impastato: io ho solo recitato sullo schermo, lui ha pagato con la vita").
Ebbene, il liceo statale in cui lavoro ha sospeso per due giorni, a meno di una settimana di distanza l'uno dall'altro, le lezioni a metà mattinata per consentire agli alunni di incontrare prima il leader del '68, poi il protagonista de "La meglio gioventù". Tra la prima e la seconda sospensione, i ragazzi che per caso non sono già impegnati in una delle numerose iniziative in corso (gite d'istruzione, stage di inglese in Gran Bretagna, seminari di educazione scientifica all'Università…) hanno beneficiato di una terza sospensione delle lezioni (questa volta dopo la sola prima ora) per via della sacrosanta assemblea di base mensile.
Ho cercato di sondare in classe gli umori degli alunni - chiedendo fra l'altro se non fosse preferibile dedicare a questi incontri le ore pomeridiane - e una di loro, con apprezzabile sincerità, mi ha risposto (senza essere smentita dai compagni) che "verrebbero quattro gatti perché non gliene fregha niente a nessuno".
In effetti, nei trent'anni di peregrinazione per le scuole della Sicilia, ho registrato dappertutto al convinzione che gli alunni vadano coccolati e dolcemente persuasi ad ascoltare la conferenza sulla legalità o a seguire la proiezione cinematografica. E che, a tale scopo, non c'è nulla di più convincente che proporre il baratto tra queste attività culturali e tre ore di greco o di matematica. Qualche settimana fa, però, sono stato invitato dal "Gonzaga" ad un convegno degli studenti sul mal di vivere e la ricerca della felicità: alla domanda se avrei dovuto incontrare ragazzi motivati o precettati, la collega del Centro educativo dedicato a S. Ignazio di Loyola mi ha risposto in maniera spiazzante. Mi ha spiegato infatti che avrei parlato a ragazzi che non solo sarebbero tornati a scuola nelle ore pomeridiane, ma che - addirittura - avrebbero dovuto tassarsi e pagare un biglietto! Particolare eloquente: Luigi Lo Cascio, impossibilitato a presenziare in quei giorni, sarebbe ritornato in un'altra data. Ovviamente sempre per chi lo avesse voluto liberamente ascoltare. E sempre in ore pomeridiane.
E' opportuno che ogni tanto ci si ricordi di questo andazzo (per altro, con sfumature differenti, comune a moltissimi altri istituti) perché, senza queste informazioni, difficilmente si può capire che il nemico più pernicioso della scuola pubblica siamo i dirigenti e gli insegnanti che la gestiamo. Ci sono versanti, per esempio quello finanziario, in cui la concorrenza sleale fra statale e privato dipende da governi come quello nazionale e regionale attuali; ma, in altri ambiti, per esempio quello pedagogico, siamo noi che ci facciamo male da soli. Chi ci impedisce di arrivare puntuali alle lezioni del mattino? Di non ammettere alunni alla seconda o terza ora? Di non licenziarli alla quarta? Di non raddoppiare, o triplicare, surrettiziamente il tempo previsto per la ricreazione? Di farci trovare in sala docenti - ma sarebbe meglio in una stanzetta apposita, un po' riservata - nelle ore dedicate al ricevimento dei genitori? Di garantire la pulizia delle aule, dei corridoi, dei gabinetti igienici? Di assicurare il funzionamento delle biblioteche e dei laboratori? Di rispettare e far rispettare il divieto di fumo e le altre norme elementari di protezione della salute?
Chiunque abbia modo di visitare le scuole 'private' più concorrenziali della città, constata immediatamente l'abisso di funzionalità e di efficienza che le separa dalle scuole statali omologhe. Siamo proprio sicuri che l'andamento zoppicante delle scuole statali costi, proprio in termini economici, meno della gestione di una scuola privata? E, in ogni ipotesi, possiamo ridurre tutto a questione di soldi? Sono domande che l'opinione pubblica 'progressista' non può continuare a rimuovere testardamente. Proprio chi ha a cuore maggiormente il Welfare State deve esigere, senza isterie ma senza neppure indulgenze, che i responsabili dello sfascio dei servizi sociali vengano controllati e, se necessario, nel rispetto della legalità democratica, licenziati o trasferiti ad altri incarichi.
Augusto Cavadi