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3 aprile 2004

- Presidente e componenti Conferenza dei sindaci ASL 5
- Direttore Zona sanitaria 5


Oggetto: Servizi sanitari socio sanitari e sociali nel territorio


Con la presente si intendono sottoporre problemi che riguardano la situazione degli interventi e dei servizi nel territorio.

Per quanto riguarda specificatamente le competenze sociali dei comuni ricompresi nell'Ambito territoriale 9 ribadiamo l'urgenza della costituzione del Consorzio intercomunale per la gestione dei servizi sociali.

Purtroppo dal nostro punto di osservazione la situazione della collaborazione-fiducia dei comuni appartenenti dell'Ambito sembra fare passi indietro invece di andare speditamente verso la costruzione di reti associate di servizi dei quali i cittadini hanno urgentemente bisogno. Ogni frammentazione, ogni realizzazione o riproduzione in territori ridotti di interventi e servizi che potrebbero avere come riferimento l'Ambito hanno ricadute negative sugli utenti e sulla costruzione di un sistema organico di servizi. Eppure in occasione della nostra audizione lo scorso 17 settembre, tutti gli amministratori presenti hanno ribadito non solo la necessità di andare speditamente verso percorsi unitari, ma si sono rammaricati per il tempo perduto.

In attesa della costituzione del Consorzio, per quanto riguarda i servizi per l'handicap siamo a ripetere che analogamente ai servizi domiciliari e diurni tutti gli altri interventi e servizi devono essere gestiti in forma associata.

La rete dei servizi territoriali ha necessità di essere urgentemente integrata con la realizzazione della risposta residenziale. Con la massima celerità deve essere realizzata la Comunità di Morro D'Alba. Chiediamo pertanto che ci vengano comunicati i tempi, che tutti sappiano urgentissimi, entro cui si prevede l'attivazione della stessa.
Nel passato abbiamo espresso la nostra posizione sulla gestione della struttura. La riconfermiamo. La comunità può essere gestita anche da un soggetto diverso a quello che gestisce i servizi diurni e residenziali e per questo siamo sempre dell'idea che l'affidamento del servizio residenziale può avere una sua autonomia.

Analogamente chiediamo che con urgenza venga attivato il Servizio di integrazione lavorativa che deve avere una gestione associata. Nel riconfermare quanto già indicato nelle nostre lettere dello scorso 21 e 28 gennaio, ribadiamo che non possono esserci distinti e, per quanto leggiamo, confusi, servizi di inserimento lavorativo. Non può esserci alcuna confusione tra ruolo dei soggetti istituzionali (Comuni - ASL - Centro per l'impiego) e cooperative sociali. Queste ultime sono strumento importante ma non esclusivo per l'inserimento. A meno che non si voglia ritornare a collocare in luoghi separati tutti i "portatori di bisogni speciali". Per non sostenere questa tesi occorrono azioni che dimostrino senza ombra di dubbio il contrario.
L'obiettivo indifferibile è la realizzazione di uno strumento di mediazione tra domanda e offerta di lavoro. Uno strumento che non può non essere costituito a livello di ambito territoriale. Nello stesso tempo non ci sfugge, che tutto quello che in questi mesi ha riguardato l'integrazione lavorativa si inserisce dentro il problema più generale del ruolo della cooperazione di tipo A e B nel territorio. Se occorre evitare il ritorno a luoghi separati per l'inserimento allo stesso modo occorre evitare con forza che si realizzi un monopolio nella gestione dei servizi (socio-educativi e di inserimento lavorativo), che dal nostro punto di osservazione non produce effetti benefici nella comunità locale. Non è la logica degli schieramenti e dei poteri, qualsiasi essi siano, ad aiutare la costruzione di un percorso che aiuti le persone che hanno capacità lavorativa verso quegli inserimenti di cui hanno diritto.

Assolutamente indispensabile è la realizzazione di un servizio trasporto a livello di ambito territoriale, secondo la logica del "buono taxi". Sta terminando la sperimentazione avviata a Jesi dalla Cooss Marche; ora il servizio deve arrivare ad una stabilità a livello di Ambito territoriale con una puntuale definizione dei beneficiari. D'altra parte la definizione dell'istituendo "Servizio di aiuto alla persona" ha necessità di essere strettamente collegato con la presenza di un servizio trasporto.

Rinnoviamo la richiesta a tutti i Comuni dell'Ambito territoriale di voler dare applicazione alle indicazioni contenute nella delibera del 18 gennaio 2002 del Comune di Jesi, volta ad una prima applicazione del D. lgs 130/2000. Ribadiamo l'inaccettabilità che in un servizio associato vi siano regole diverse riguardo la partecipazione al costo dei servizi a seconda del comune di residenza. Riteniamo inoltre che i comuni che hanno provveduto all'applicazione del citato decreto legislativo, con la previsione di una partecipazione al costo dei servizi sul solo reddito del richiedente la prestazione debbano ora definire con apposito regolamento tale indicazione.

Altri problemi riguardano la programmazione dei servizi tra Comuni e Zona sanitaria. Della scadenza dell'Accordo di programma (31.12.2000), sembra quasi non ricordarsi più nessuno. Non sarebbe un grosso problema se non permanessero situazioni di assoluta indefinizione soprattutto in termine di programmazione e di raccordo tra servizi comunali e Unità multidisciplinari.
La situazione del funzionamento delle Unità multidisciplinari permane in tutta la sua inadeguatezza. Non si capisce come funzionano nei tre distretti, quali operatori ne facciano parte, come si realizza la presa in carico. Come soprattutto vengono esercitate le funzioni assegnate loro dalla normativa regionale. L'impressione è quella di un assoluto caos organizzativo. Chiediamo pertanto formalmente alla Zona sanitaria 5 di comunicarci con quali modalità stanno funzionando le UM e come nei tre distretti sono organizzate per l'espletamento delle funzioni loro assegnate.

Altro aspetto che deve essere sciolto con assoluta urgenza è quello riguardante la presa in carico di soggetti, in particolare in età evolutiva, seguiti per la parte riabilitativa al S. Stefano di Filottrano. Con chiarezza e con urgenza le famiglie devono conoscere le competenze e le responsabilità del S. Stefano e quelle delle UM di residenza. Le difficoltà organizzative, la non chiarezza normativa non possono e non debbono ricadere sulle famiglie. Anche su questo chiediamo con urgenza una risposta.


Per quanto riguarda invece i servizi sanitari e sociosanitari rivolti ad anziani e adulti malati non autosufficienti (compresi soggetti affetti da demenza) ribadiamo:

Interventi domiciliari
- Copertura assistenza infermieristica omogenea in tutta la Asl ed estensione oraria del servizio, secondo le indicazioni delle Linee guida regionali sulle cure domiciliari.
- Avvio della riabilitazione in ADI (diversa da quella in "ex art. 26"),
- erogazione del servizio di igiene alla persona (da non confondere con l'erogazione di qualche prestazione di questo tipo).

Vogliamo ricordare che secondo i dati riportati nel Piano di zona dell'ambito territoriale, riguardo le cure domiciliari solo 7 utenti (su 762) pari allo 0,03% appartengono al III livello (integrazione distretto-ospedale per pazienti ad assistenza complessa: oncologici, respirazione assistita, alimentazione parenterale, terapia del dolore); un dato, questo, che non può non far riflettere. O questi malati non ci sono o non usufruiscono delle prestazioni necessarie. L'altro dato ha come riferimento il numero di persone ultrasessantacinquenni parzialmente o totalmente non autosufficienti (2.263, circa il 10%). Non è chiaro quanti di questi soggetti, spesso gravemente malati, sono ospitati presso le strutture assistenziali (autorizzate, non dimentichiamolo e diciamolo con chiarezza, per i soli autosufficienti) del nostro territorio. Se il riferimento è desumibile dal numero di soggetti in ADI ricoverati nelle strutture (295 su 693), il dato pare discutibile; significherebbe che solo poco più del 40% delle persone ricoverate siano non autosufficienti o anche che una buona parte non sia inserita all'interno del servizio ADI.

Strutture residenziali ospedaliere ed extraospedaliere
Ad oggi il sistema riabilitazione lungodegenza conta 4 posti letto (contro i 100 previsti dalla normativa nazionale 1 posto letto per mille abitanti) di riabilitazione.

Si chiede pertanto:
- l'urgente attivazione di 50 posti di lungodegenza post acuzie, e di un modulo di posti letto di riabilitazione ospedaliera;
- la cessazione dell'improprio e distorto utilizzo dei 60 posti di RSA anziani presenti con funzione di lungodegenza (ricordiamo che oggi l'assistenza medica è affidata a medici di guardia con contratti trimestrali) con il ritorno alla funzione di RSA anziani così come da autorizzazione regionale e con la conseguente ridefinizione del modello organizzativo delle stesse;
- la distinzione senza alcuna sovrapposizione di funzioni, così come indicato dal Piano sanitario regionale (vedi indicazione delle classi RUG) tra RSA ("gestione di pazienti non autosufficienti, non curabili a domicilio, che si trovano in una condizione stabilizzata ma che richiedono una intensità assistenziale alta a causa della presenza di patologie croniche multiproblematiche. La durata della degenza è prolungata e può essere permanente, previa valutazione periodica delle UVD") e Residenze protette (RP) per l'accoglienza, anche permanente, di "pazienti non autosufficienti cronici e stabilizzati con basso carico sanitario". Il PSR specifica che il "passaggio da un setting operativo all'altro deve avvenire sulla base del criterio delle necessità assistenziali e deve essere fondato su un piano di assistenza individuale, codificato e concordato tra i vari care giver. Il criterio del limite cronologico è puramente indicativo e non deve mai essere preposto, d'altronde come in ogni fase dell'utilizzo delle strutture sanitarie, alla valutazione clinica dello stato di salute del paziente".
Ricordiamo che circa 120, sono i posti letto di RSA previsti nel ns territorio dalla delibera regionale riguardante il fabbisogno (agli attuali si aggiungono quelli programmati presso l'ospedale Murri). Si rifiuta pertanto ogni eventuale intenzione di riduzione di posti in RSA.
La distinzione tra RSA e RP (i 70 posti di Jesi e Cupramontana), non può far dimenticare la situazione nelle Case di Riposo che ospitano la stragrande maggioranza di anziani che dovrebbero afferire alle prime o alle seconde. Non si tratta solo di mancata appropriatezza, ma del venire meno di un diritto. Anche a queste situazioni è giusto e doveroso dare una risposta per fare in modo che le persone ricoverate abbiano quello di cui hanno bisogno e diritto.
Si ricorda infine la totale mancata risposta a livello diurno e residenziale ai problemi posti dai soggetti con malattia di Alzheimer e altre forme di demenze.

Chiarezza deve inoltre esserci nella definizione dei percorsi e del ruolo dell'UVD nel rapporto ospedale territorio. Quando e come valuta. In dimissione dall'ospedale? In ammissione e in dimissione dalle RSA? Qual è il criterio di dimissibilità; in base a quale valutazione viene definito un programma di permanenza. Vede il malato o smista le diagnosi?

Confidando nel pieno impegno a dare risposta ai problemi sopra indicati, in attesa di vedere riscontrate le nostre richieste, inviamo distinti saluti

Per Gruppo Solidarietà
Fabio Ragaini