Gruppo Solidarietà
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10 giugno 2004

- Presidente e componenti Conferenza dei sindaci ASL 5
- Direttore Zona sanitaria 5
- Coordinatore Ambito territoriale
e p.c. - Comitato Strutture assistenziali Ambito territoriale 9
- Assessori servizi sociali e sanità regione Marche


Oggetto: Strutture sanitarie e socio sanitarie per malati non autosufficienti Zona territoriale 5. Rif. Lettera del 17 maggio 2004, Comitato strutture assistenziali Ambito 9.


In riferimento alla lettera in oggetto nel confermare quanto già espresso nella nostra nota dello scorso 3 aprile inviata alla Conferenza dei sindaci e alla Zona territoriale 5, si formulano le seguenti osservazioni:

Il Gruppo Solidarietà insieme ad altre associazioni marchigiane più volte ha fatto presente alla Regione Marche la fortissima sottostima del fabbisogno residenziale (3820 posti, 2500 di Residenza Protetta e 1320 di RSA) per anziani non autosufficienti e soggetti affetti da demenza. Sottostima aggravata dal fatto che:
- le RSA (attive per non più di 600-700 posti) sono del tutto assimilabili alle lungodegenze e dunque i posti seppur conteggiati come sistema residenziale andrebbero inseriti nell’1 per mille della riabilitazione lungodegenza;
- le residenze protette hanno standard assistenziali molto bassi che potrebbero essere compatibili con un’utenza a basso carico sanitario e dunque con esigenze sanitarie molto limitate.

Non va dimenticato che, attualmente, la gran parte delle case di riposo ospita utenti anche ad “alto carico sanitario”, senza che ciò abbia mai preoccupato gestori, tecnici e dirigenti del settore sociale e di quello sanitario.
E’ evidente che quando i 3820 posti vengono ripartiti nei territori, quello che appare insufficiente diventa inaccettabile perché diventa difficile spiegare ad un utente che il suo vicino in identiche condizioni ha diritto a qualcosa (seppur insufficiente); qualcosa che invece a lui non aspetta. Dunque mentre per l’altro esiste un diritto, per lui rimane solo un bisogno da soddisfare. Spiace inoltre dover constatare che nella lunga gestazione del Piano sanitario regionale (che ha fissato il numero di posti letto) e del Regolamento attuativo della legge 20/2002 (con la fissazione degli standard) la nostra Conferenza dei Sindaci non ha certo brillato in termini di proposta di modifica.

Se non si possono che condividere molte delle considerazioni della lettera in particolare quelle riferite al fabbisogno, si esprimono invece forti perplessità sulle conclusioni quando diventano portatrici di interessi di parte che, seppur legittimi, rischiano di non portare quei benefici, pur auspicati, agli utenti ed ai loro familiari.
In particolare quando si chiede di delegare alle Case protette la risposta residenziale per tutte le situazioni di cronicità e di non autosufficienza.
Un primo aspetto che vorremmo sottolineare è la rilevazione del dato RUG all’interno delle strutture assistenziali e delle tre RSA presenti nel nostro territorio.
Come abbiamo fatto notare alla regione Marche la valutazione RUG all’interno delle RSA è del tutto fuorviante. Avremmo, sostanzialmente lo stesso dato rilevabile in un reparto di medicina, di lungodegenza o di riabilitazione. La situazione può essere completamente diversa nello stesso malato a distanza di 20-40-60 giorni, proprio per il tipo di malati ricoverati che quasi mai sono stabilizzati. Diversa valutazione richiede il dato dei 400 anziani non autosufficienti all’interno delle Case di riposo. Per questi occorre verificare se gli standard assistenziali delle Residenze protette previsti dal Regolamento regionale sono compatibili con le esigenze di questi malati. Ci pare che ogni valutazione debba partire dalle esigenze delle persone ricoverate e non da quelle delle strutture. Dalla valutazione dei bisogni e da null’altro si può definire la struttura più adeguata alle necessità dell’assistito. Basti il solo riferimento alla presenza medica all’interno delle attuali strutture protette (Jesi e Cupramontana), e alla gestione dell’assistenza sanitaria non modificata, peraltro, dalle indicazioni del regolamento regionale. Come sappiamo attualmente non esiste presenza medica oraria definita all’interno delle Residenze, con tutti i problemi, ben noti, conseguenti.
Proprio dalla valutazione dei dati RUG all’interno delle strutture assistenziali ci pare del tutto sottostimata la previsione di posti letto di RSA (se non sbagliamo sono almeno 50 solo all’interno della casa di riposo di Jesi gli utenti con RUG da RSA). Ciò che ci sembra del tutto urgente è invece la richiesta alla regione Marche della definizione dello standard assistenziale delle RSA anziani, volutamente lasciato indefinito al fine di poterle utilizzare per fini ben diversi da quelli della classificazione. Ciò che non si può accettare è che le RSA diventino lungodegenze di serie inferiore.
La RSA non necessariamente deve ospitare malati a tempo indeterminato; non può dimettere però tutti quelli che hanno bisogno di interventi non praticabili in altre residenze. Si pensi solo alla situazione delle persone in stato vegetativo persistente. Se invece si pensa che tutti i “non autosufficienti” possono essere ospitati nelle Residenze protette - così come disegnate dalla regione Marche - pare del tutto inutile parlare di valutazione, appropriatezza, definizione del bisogno assistenziale, ecc…

La logica che deve guidarci, dal nostro punto di vista, non può che essere quella di calibrare le risposte sulle esigenze di questi malati. Se ciò fin qui non è stato fatto - come ora tutti riconosciamo - questo non può essere un buon motivo per non invertire decisamente e definitivamente rotta.

Le nostre proposte sono pertanto quelle che abbiamo formulato lo scorso 3 aprile e che di seguito rialleghiamo

Cordiali saluti

Gruppo Solidarietà



Dalla lettera del 3 aprile 2004

Per quanto riguarda invece i servizi sanitari e sociosanitari rivolti ad anziani e adulti malati non autosufficienti (compresi soggetti affetti da demenza) ribadiamo:

Interventi domiciliari
- Copertura assistenza infermieristica omogenea in tutta la Asl ed estensione oraria del servizio, secondo le indicazioni delle Linee guida regionali sulle cure domiciliari.
- Avvio della riabilitazione in ADI (diversa da quella in “ex art. 26”),
- erogazione del servizio di igiene alla persona (da non confondere con l’erogazione di qualche prestazione di questo tipo).

Vogliamo ricordare che secondo i dati riportati nel Piano di zona dell’ambito territoriale, riguardo le cure domiciliari solo 7 utenti (su 762) pari allo 0,03% appartengono al III livello (integrazione distretto-ospedale per pazienti ad assistenza complessa: oncologici, respirazione assistita, alimentazione parenterale, terapia del dolore); un dato, questo, che non può non far riflettere. O questi malati non ci sono o non usufruiscono delle prestazioni necessarie. L’altro dato ha come riferimento il numero di persone ultrasessantacinquenni parzialmente o totalmente non autosufficienti (2.263, circa il 10%). Non è chiaro quanti di questi soggetti, spesso gravemente malati, sono ospitati presso le strutture assistenziali (autorizzate, non dimentichiamolo e diciamolo con chiarezza, per i soli autosufficienti) del nostro territorio. Se il riferimento è desumibile dal numero di soggetti in ADI ricoverati nelle strutture (295 su 693), il dato pare discutibile; significherebbe che solo poco più del 40% delle persone ricoverate siano non autosufficienti o anche che una buona parte non sia inserita all’interno del servizio ADI.

Strutture residenziali ospedaliere ed extraospedaliere
Ad oggi il sistema riabilitazione lungodegenza conta 4 posti letto (contro i 100 previsti dalla normativa nazionale 1 posto letto per mille abitanti) di riabilitazione.

Si chiede pertanto:
- l’urgente attivazione di 50 posti di lungodegenza post acuzie, e di un modulo di posti letto di riabilitazione ospedaliera;
- la cessazione dell’improprio e distorto utilizzo dei 60 posti di RSA anziani presenti con funzione di lungodegenza (ricordiamo che oggi l’assistenza medica è affidata a medici di guardia con contratti trimestrali) con il ritorno alla funzione di RSA anziani così come da autorizzazione regionale e con la conseguente ridefinizione del modello organizzativo delle stesse;
- la distinzione senza alcuna sovrapposizione di funzioni, così come indicato dal Piano sanitario regionale (vedi indicazione delle classi RUG) tra RSA (“gestione di pazienti non autosufficienti, non curabili a domicilio, che si trovano in una condizione stabilizzata ma che richiedono una intensità assistenziale alta a causa della presenza di patologie croniche multiproblematiche. La durata della degenza è prolungata e può essere permanente, previa valutazione periodica delle UVD”) e Residenze protette (RP) per l’accoglienza, anche permanente, di “pazienti non autosufficienti cronici e stabilizzati con basso carico sanitario”. Il PSR specifica che il “passaggio da un setting operativo all’altro deve avvenire sulla base del criterio delle necessità assistenziali e deve essere fondato su un piano di assistenza individuale, codificato e concordato tra i vari care giver. Il criterio del limite cronologico è puramente indicativo e non deve mai essere preposto, d’altronde come in ogni fase dell’utilizzo delle strutture sanitarie, alla valutazione clinica dello stato di salute del paziente”.
Ricordiamo che circa 120, sono i posti letto di RSA previsti nel ns territorio dalla delibera regionale riguardante il fabbisogno (agli attuali si aggiungono quelli programmati presso l’ospedale Murri). Si rifiuta pertanto ogni eventuale intenzione di riduzione di posti in RSA.
La distinzione tra RSA e RP (i 70 posti di Jesi e Cupramontana), non può far dimenticare la situazione nelle Case di Riposo che ospitano la stragrande maggioranza di anziani che dovrebbero afferire alle prime o alle seconde. Non si tratta solo di mancata appropriatezza, ma del venire meno di un diritto. Anche a queste situazioni è giusto e doveroso dare una risposta per fare in modo che le persone ricoverate abbiano quello di cui hanno bisogno e diritto.
Si ricorda infine la totale mancata risposta a livello diurno e residenziale ai problemi posti dai soggetti con malattia di Alzheimer e altre forme di demenze.

Chiarezza deve inoltre esserci nella definizione dei percorsi e del ruolo dell’UVD nel rapporto ospedale territorio. Quando e come valuta. In dimissione dall’ospedale? In ammissione e in dimissione dalle RSA? Qual è il criterio di dimissibilità; in base a quale valutazione viene definito un programma di permanenza. Vede il malato o smista le diagnosi?