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Ancona, 13 aprile 2004

All'Assessore ai servizi sociali
All'assessore alla sanità
E p.c. - Ai membri della Commissione consiliare sanità e servizi sociali


Oggetto: Politiche ed interventi regionali sulla disabilità. Criteri 2004 legge regionale 18.


Questo Comitato intende richiamare alcuni problemi riguardanti le politiche regionali sulla disabilità. Alcuni riguardano specificamente i criteri applicativi per il 2004 della legge regionale 18, altri esigenze e problemi che necessiterebbero, dal nostro punto di vista, di interventi regionali. Con maggiore dettaglio questi e altri aspetti verranno poi affrontato nell'incontro che, speriamo a breve, potremo avere.

Legge 18/96. Criteri annuali. Si ritiene necessario a partire dal prossimo anno, anche in previsione dell'applicazione dei Regolamenti della legge 20-2002, rivedere i criteri di finanziamento della legge. Da un lato gli enti locali - per alcuni interventi - continuano a non avere certezza di finanziamento; dall'altro si verifica da parte degli stessi una continua sovrastima della spesa, al fine di ottenere maggiori finanziamenti regionali. Riteniamo che se legge di settore deve esserci - con specifici finanziamenti - occorre concentrarsi su alcuni interventi attraverso la certezza del contributo annuale.
Ma già a partire dal 2004 chiediamo che al pari del personale dei centri socio educativi (finanziamento al 50% della spesa del personale), venga assicurata certezza di finanziamento anche per interventi socio educativi di uguale importanza quali l'assistenza domiciliare (o aiuto alla persona) e l'assistenza educativa. Infatti per questi interventi il contributo annuale non è certo ed è proporzionale alla quota regionale rimanente dopo l'assegnazione dei contributi aventi certezza di finanziamento. Ricordiamo che per l'anno passato tale contributo è stato inferiore al 10% per i comuni singoli e di circa il 17% per i comuni associati. Un meccanismo questo che induce gli enti locali verso interventi che hanno certezza di finanziamento e questo può avere forti connotati di inappropiatezza e comunque tende a ridurre interventi di forte rilievo a sostegno della domiciliarità. Chiediamo pertanto che per questi interventi venga definita la stessa quota di finanziamento - sul costo del personale - dei centri diurni.
Si segnala inoltre come del tutto impropria e arbitraria da parte della regione l'indicazione di una età (35 anni) oltre la quale non si erogano contributi per interventi di assistenza educativa domiciliare: Si ritiene che qualora il Comune su indicazione dell'UM ritenga opportuno l'intervento di AED, tale intervento deve essere finanziato a prescindere dall'età. Si chiede pertanto l'abolizione del limite dei 35 anni. Con la seguente formulazione: "Per i soggetti ultratrentacinquenni con grave deficit intellettivo con nulla o limitata autonomia l'intervento di assistenza educativa domiciliare viene messo a finanziamento, previa dettagliata relazione che motivi tale scelta di intervento rispetto all'inserimento presso un Centro socio educativo". Va inoltre considerato che perdurando l'assenza di obbligatorietà di gestioni associate, i comuni di piccole dimensioni che non si associano (e purtroppo possono farlo), non hanno alternativa a servizi educativi domiciliari; a meno che non si ritenga che per la situazione sopra indicata (ultratrentacinquenne con grave deficit intellettivo) l'educatore (o figura similare) può andare bene fino a 34 anni e 364 giorni, mentre due giorni dopo sia sufficiente un addetto all'assistenza.

Assistenza indiretta.
Si ritiene che esso debba essere inserito all'interno di un più completo provvedimento che può anche essere concepito al di fuori della legge 18/1996. Tale intervento - applicativo della legge 162 - può rientrare all'interno di un unico atto comprendente interventi natura economica (vedi aiuto alla persone e vita indipendente come elaborato da apposito gruppo di lavoro). In ogni caso data l'impossibilità di percorrere questa strada per il 2004 si chiede: di escludere dal beneficio il solo disabile ricoverato presso una struttura residenziale. Di riconoscere all'utente frequentante, qualsiasi centro diurno rivolto a soggetti
in situazione di handicap (e quindi anche quelli riabilitativi in ex art. 26), un monte ore massimo convenzionale:

- pari a 20 ore se frequentante il CD a tempo pieno;
- pari a 30 ore se frequentante il CD a tempo parziale e comunque per una frequenza oraria non superiore alle 20 ore.

Si chiede quindi di abrogare la previsione di esclusione dal beneficio per i soggetti che frequentano un Centro socio educativo per oltre 20 ore settimanali. Si ricorda che, nella scuola la frequenza può essere anche pari a quella di un CD a tempo pieno, nel domiciliare, nessun limite viene posto.
Particolarmente iniqua è la differenziazione con la frequenza scolastica. Lì un soggetto più giovane (e dunque anche con un nucleo familiare generalmente più forte) che frequenta la scuola per 30 ore può ricevere il beneficio; qui bastano 20 ore, anche in un quadro di nucleo familiare molto più fragile e di grave disabilità adulta per non avere i requisiti per accedere al contributo. Non si vorrebbe che qualche utente riducesse poi la frequenza del CD per poi accedere al contributo. Non si riesce a capire perché si vuole penalizzare gli utenti dei CD che sono in particolare situazione di gravità.

Non si condivide, inoltre, l'impostazione del provvedimento che taglia fuori (e conseguentemente deresponsabilizza) completamente il territorio non concependolo come un servizio (in questo caso di natura economica), accanto agli altri. Appare un poco paradossale la scelta regionale di prevedere erogazioni economiche con un rigido schema nel quale il comune/i diventa mero esecutore di indicazioni regionali (la centralità degli Ambiti territoriali tanto evocata pare del tutto ignorata in questo provvedimento): a) criteri regione; b) domanda da parte delle famiglie; c) accertamento delle Commissioni; d) erogazione del contributo. I Comuni fanno solo da filtro (bando + trasferimento alle famiglie del contributo regionale). Si ritiene invece che questo provvedimento debba essere inserito all'interno della programmazione dell'Ambito concependosi come un servizio (di natura economica) accanto agli altri realizzati dagli enti locali.

Aiuto alla persona e vita indipendente. Si ribadisce la richiesta di avviare a partire dal 2004 almeno una sperimentazione della Vita Indipendente-Aiuto alla Persona avendo come riferimento il progetto elaborato dal gruppo regionale e fermo da oltre sei mesi. Intervento da affiancare all'attuale assistenza indiretta.

Funzionamento delle Unità multidisciplinari. Nel constatare che, di fatto, le indicazioni normative regionali sulle UM sono disattese da tutte le zone sanitarie; che gli operatori lavorano in una situazione di grande precarietà e incertezza che si traduce in una estrema difficoltà a realizzare la presa in carico con conseguenti disagi da parte degli utenti, si intende segnalare la grande situazione di confusione quando gli utenti sono seguiti per l'intervento riabilitativo dalle strutture private accreditate (gli ex. art. 26). Si viene a creare una situazione di grande incertezza e disorientamento da parte delle famiglie, che sperimentano spesso un palleggiamento di responsabilità tra gli enti. Questo Comitato ritiene che in nessun caso può venire meno
la funzione delle UM, anche quando l'intervento riabilitativo viene erogato da altri servizi. In questi casi si tratta di definire a livello locale accordi tra Zone sanitarie e strutture accreditate. L'impressione, non vorremmo diventasse certezza, è che non ci sia a livello regionale la volontà di andare ad un chiarimento. Tale situazione, come ripetiamo, produce forte disorientamento nelle famiglie. Il problema riguarda i Servizi e all'interno degli stessi deve essere risolto. Chiediamo pertanto alla Regione che con urgenza venga fatta chiarezza, assicurando alle famiglie gli interventi di cui hanno diritto come previsto dalla normativa regionale. Restiamo pertanto in attesa di una rapida soluzione che porti anche ad un chiarimento all'interno della stessa regione riguardo le funzioni - e il relativo personale - assegnato alle UM.

Restando in attesa in attesa di poter meglio illustrare queste ed altri aspetti, cogliamo l'occasione per inviare distinti saluti

Per il Comitato
Fabio Ragaini