Data di pubblicazione: 11/06/2010
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La programmazione perduta. Marche. Centri diurni per persone con demenza


Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche.

Alcune recenti delibere regionali – quelle riguardanti il controllo degli atti dell’ASUR – aiutano ad illustrare con quale modalità la regione Marche ha lavorato e lavora riguardo la regolamentazione e l’organizzazione dei Centri diurni rivolti a malati d’Alzheimer, soggetti con altre forme di demenza e anziani non autosufficienti. Prima di analizzare il quadro normativo regionale vediamo 3 recenti atti.

- Nella delibera 878 del 24 maggio 2010 si prende in esame la stipula della convenzione tra la Zona 3 di Fano e la cooperativa Labirinto per la gestione del Centro diurno Margherita rivolto a malati di Alzheimer. Il Centro ha una capacità recettiva massima di 16 utenti e un costo giornaliero di 63 euro; di questi, 49,50 sono a carico della Zona 3 di Fano. Se ne deduce che la ripartizione del costo è per l’80% a carico della sanità e per il restante 20 (13,50 euro) a carico dell’utente e/o del comune.

- Nella delibera 929  del 31 maggio 2010, si prende in esame l’accordo ASUR – Comune di San Benedetto del Tronto riguardo le prestazioni erogate presso il “centro diurno integrato per anziani” istituto dal Comune e rivolto ad anziani “affetti da deterioramento mentale con particolare riferimento ai malati d’Alzheimer”; in questo caso il Centro dispone di 18 posti, con una assunzione di oneri da parte della  Zona 12 di San Benedetto di 28,67 euro.

- Nella delibera 1233  del 27 luglio 2009, si prende in esame il protocollo d’intesa tra Zona 7 di Ancona e INRCA  riguardo le prestazioni erogate presso il “Centro Alzheimer”;  nell’atto si indica il costo complessivo annuo (252.516,67 euro) per complessivi 4747 giorni, per una retta giornaliera pari a 53,95 euro.

I Centri diurni nella normativa regionale delle Marche

Secondo la normativa regionale esistono due tipologie di Centri diurni. Quelli normati dalla legge 20/2000 (autorizzazioni sanitarie e sociosanitarie)  e quelli dalla legge 20/2002 (autorizzazioni socio sanitarie e sociali). Secondo i dati della Regione[1] sono attualmente attivi complessivamente 408 posti: a) legge 20/2000: 115 posti, in 9 strutture; b) legge 20/2002: 293 posti, in 21 strutture,  

Ad oggi si è in presenza del seguente quadro programmatorio.

I CD della legge 20/2000, nei fatti, non si riesce a capire cosa siano; considerato che non sono stati inseriti nella delibera riguardante i requisiti delle strutture sanitarie (dgr 2200/2000). Riguardo i requisiti strutturali la Regione richiede quelli dei centri diurni dei “presidi di recupero e rieducazione funzionale” nella parte riguardante il diurno. In sostanza i requisiti dei centri diurni ex art. 26/833. Degli stessi ad oggi non è stato definito: standard assistenziale, tariffa giornaliera, determinazione degli oneri tra sanità e sociale. Sia il Centro dell’Inrca che quello di Fano sono autorizzati con legge 20/2000 - gli altri con la stessa autorizzazione dovrebbero essere ubicati a Osimo (20), Recanati (10), Montegrimano (15); Montegranaro (20), Pesaro (14), Senigallia (20). Non sappiamo quale sia lo standard, riusciamo però a sapere che in un caso (Fano) la tariffa giornaliera è di 63 euro pagata all’80% dalla sanità; nell’altro (INRCA) l’onere è a completo carico della sanità e il costo giornaliero è di 53,95 euro. Per tutti gli altri CD si è in presenza di autonome regolamentazioni locali e dunque per ogni Centro si avrà una specifica ripartizione dei costi tra sanità, sociale e utenti, così come autonoma regolamentazione riguarderà la tipologia di utenza. Con ogni probabilità il solo CD dell’INRCA di Ancona è quello a completo carico del fondo sanitario.

Per quanto riguarda invece i Centri diurni della legge 20/2002 essi sono così regolamentati: si tratta di una struttura con funzione protetta (assimilabile per quanto riguarda il residenziale alla residenza protetta) con un elevato livello di integrazione sociosanitaria rivolta ad anziani non autosufficienti con esiti di patologie fisiche, psichiche, sensoriali o miste. Nel Regolamento regionale 3/2006 si specifica che gli utenti sono anziani non autosufficienti o parzialmente autosufficienti. Per quanto riguarda lo standard di personale si specifica che  Il personale socio-sanitario è adeguatamente dimensionato al numero ed alla tipologia degli ospiti ed almeno in rapporto di 1:5 utenti non autosufficienti. E’ prevista la presenza programmata in base alla tipologia degli ospiti dell’infermiere professionale.

Ma anche per questo Servizio non sono stati definiti aspetti fondamentali ai fini della programmazione: fabbisogno, tariffa e ripartizione del costo tra sanità e sociale. Il Centro diurno del Comune di San Benedetto - dalla delibera sopra richiamata – è stato autorizzato sicuramente con la legge 20/2002. Ciò che sappiamo è che la Zona 12 assume un onere giornaliero pari a circa 28,67 euro. Dall’atto non siamo però in grado di sapere qual è la percentuale sul costo complessivo. Ipotizzando che sia al 50% si avrebbe un costo giornaliero di circa 57 euro al giorno.

È possibile in questo modo programmare i servizi?

Date queste condizioni come è possibile rispondere ai bisogni degli utenti che necessitano di questo tipo di servizio. Non è inutile ricordare che i centri diurni – in specie quelli rivolti a soggetti con forme di demenze – nascono con l’obiettivo di sostenere le famiglie, mantenere le autonomie il più a lungo possibile, ritardare l’istituzionalizzazione. In questo quadro programmatorio ciò è realizzabile? Quando, sostanzialmente, non si hanno indicazioni sugli aspetti essenziali del servizio come è possibile realizzarli? Se ne può pensare la realizzazione quando non si sa quanto costa, chi li paga, con quali standard devono funzionare?

E’ evidente che in questa situazione ogni Centro ha una sua regolamentazione locale riguardo a standard, tariffe, compartecipazione degli enti e degli utenti. E se non c’è accordo locale? Il servizio non si attiva, perché nessuno potrà costringere una Zona sanitaria od un Comune che non vuole farlo ad assumere oneri per un servizio del quale tutto è sostanzialmente indefinito.

Ma ciononostante piena di ottimismo e di buona volontà la Regione ha recentemente disposto (dgr 409/2010) la possibilità di attivazione nel biennio di 400 posti di RSA anziani e centri diurni (legge 20-2000)[2]. Per entrambi mancano contenuti essenziali di funzionamento[3]. Fermandoci ai centri diurni, dunque, se ne promuove l’attivazione senza preoccuparsi di definire: requisiti strutturali (dicevamo che non essendo stati inseriti nei requisiti del “manuale di autorizzazione”, si richiedono quelli per il centro diurno disabili), standard assistenziale, tariffa e, se prevista, quota sociale. Insomma, manca tutto.

Augurandoci che prima o poi la consapevolezza di quanto negativo sia questo modo di fare emerga, speriamo almeno che dai territori (Zone, Comuni, enti gestori), giunga in Regione la pressante richiesta di intervento. E’ la ragione – oltre al primario bene degli utenti - per la quale continuiamo a dedicare tempo ed energie per evidenziare queste incredibili storture.

9 giugno 2010


[1] Dgr 1789 del 2-11-2009, Criteri  per la definizione del fabbisogno sanitario nella regione Marche, consultabile in www.grusol.it/informazioni/09-11-09.PDF; vedi anche  Un commento ai recenti criteri di definizione del fabbisogno sanitario e sociosanitario nella regione Marche, www.grusol.it/informazioni/01-12-09.PDF, che rimanda ad altri approfondimenti. Per un approfondimento complessivo, Gruppo Solidarietà (a cura di), I dimenticati. Politiche e servizi per i soggetti deboli nelle Marche (2010) www.grusol.it/pubblicazioni/libro2010.asp.

[2] La delibera è scaricabile in www.grusol.it/informazioni/05-03-10.PDF ; si veda, in proposito, anche la lettera del Comitato Associazioni Tutela (CAT),  www.grusol.it/vocesociale/04-03-10.PDF.

[3] Riguardo le Rsa anziani, un’analisi è contenuta in Le Rsa anziani nelle Marche. L’improcrastinabile regolamentazione, in www.grusol.it/vocesociale/20-04-09.PDF.


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