Data di pubblicazione: 13/06/2024
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SiPES. No alle scorciatoie. Ś a una formazione di qualità del docente specializzato sul sostegno!

Società Italiana di Pedagogia Speciale (SIPeS)

Negli ultimi decenni, il sistema educativo italiano ha compiuto passi significativi verso un modello sempre più inclusivo, finalizzato a garantire il diritto all'istruzione per tutti gli studenti e per tutte le studentesse. In questo contesto, gli insegnanti specializzati sul sostegno, adeguatamente formati, hanno svolto un ruolo pivotale, fungendo da catalizzatori dell’inclusione nelle scuole italiane. I percorsi di formazione per specializzare i docenti sul sostegno, infatti, sono stati articolati in una serie di tematiche rilevanti, organizzati e  didatticamente  condotti  dalle università italiane, consentendo in particolare  di orientare la formazione del docente specializzato sul sostegno verso l’acquisizione di competenze chiave e l’assunzione di una serie di responsabilità che hanno riguardato la progettazione personalizzata, il  supporto emotivo e relazionale a tutta la classe, il coordinamento e la collaborazione con il team docente, le famiglie e, quando necessario, con specialisti esterni come psicologi e terapisti. Il processo evolutivo che investe un qualsivoglia sistema socioculturale (e politico) è soggetto a un andamento, anzi a una dialettica, quella che Andrea Canevaro nell’alveo della Pedagogia Istituzionale ha definito tra istituente e istituito. Ciò significa che qualsiasi spinta al cambiamento deve fare i conti con il suo approdare e inverarsi nel sistema che tende a trasformare in senso migliorativo, operando delle continue riconfigurazioni. 

Partendo da tale premessa, le decisioni assunte con il recente Decreto Legge n. 71 del 31 maggio 2024 (Disposizioni urgenti in materia di sport, di sostegno didattico agli alunni con disabilità, per il regolare avvio dell’anno scolastico 2024/2025 e in materia di università e ricerca) destano non poche perplessità!

Al riguardo, la SIPeS esprime non solo preoccupazione, ma profonda contrarietà e presa di distanza da una proposta formativa che mina la qualità della formazione degli insegnanti e dell’inclusione, aprendo la strada a reali discriminazioni tra i profili in uscita dei docenti che scelgono di specializzarsi sulle attività di sostegno didattico.

Tutto ciò evidenzia l'urgenza di ripensare la struttura di un corso di specializzazione che richiede sicuramente una ricontestualizzazione maggiormente rispondente alle esigenze emergenti dai complessi contesti scolastici odierni e invita i decisori politici ad aprirsi a quel dialogo collaborativo che,  sin dalla nascita della Società (2008), ha caratterizzato i reciproci rapporti fondati sull’imprescindibile binomio pedagogia speciale e politica e sulla validità delle argomentazioni e dei risultati della ricerca scientifica.

A tal proposito, la SIPeS ritiene di segnalare alcuni aspetti del provvedimento legislativo da attenzionare:

- la riduzione significativa del percorso di specializzazione, ritenendo che possa compromettere la qualità e la completezza della formazione del futuro insegnante specializzato sul sostegno, chiamato a confrontarsi con situazioni pluridimensionali sul piano relazionale e didattico e con condizioni di disabilità complesse;

- il rischio di porre in secondo piano l’esperienza e la competenza specialistica che gli Atenei hanno acquisito nel corso degli anni, dimostrando capacità organizzative e didattico-metodologiche, sempre più raffinate, nel garantire la qualità della formazione in tutte le sue fasi di progettazione, di erogazione e di valutazione finale;

- la permanenza su posto di sostegno per un docente a tempo determinato, sulla base della richiesta della famiglia a cui segue autorizzazione del Dirigente, sentito il parere del docente interessato.

In tale contesto, molteplici appaiono le problematiche che necessitano di essere affrontate e risolte partendo da quella relativa alla perdurante carenza di insegnanti specializzati sul sostegno, che, tuttavia, non può essere intesa come presumibile segnale della inefficienza delle Università e, sicuramente, non può essere affrontata abbassando gli standard qualitativi della formazione del futuro insegnante specializzato sul sostegno, creando discriminazioni tra chi ha insegnato per tre anni senza il titolo, chi ha conseguito il titolo all’estero e chi si è sottoposto ad una dura prova selettiva e ha, faticosamente e con impegno, frequentato un corso in presenza, ben più lungo e articolato. A tal proposito, la progettazione di percorsi ad hoc, per chi ha acquisito il relativo titolo all’estero, è tematica che coinvolge la più generale questione del riconoscimento giuridico degli stessi, che non può che essere appannaggio delle Università.

Ed ancora di peculiare interesse appare la questione relativa alla continuità didattica dei docenti a tempo determinato sul posto del sostegno (si veda documento SIPeS), rispetto alla quale appare rilevante come la assegnazione alle famiglie della scelta del docente di sostegno equivalga a de-professionalizzare questa figura, preferendo un meccanismo on-demand, ad una scelta trasparente e fondata sul merito, elemento quest'ultimo che, pur rappresentando un baluardo delle politiche ministeriali, sarebbe di fatto ignorato, bypassando le graduatorie scolastiche.

Per fondare un nuovo contratto sociale e “re-immaginare” il futuro dell’educazione inclusiva anche in Italia, coerentemente con le politiche suggerite dal rapporto UNESCO del 2021, la SIPeS auspica una maggiore partecipazione al dibattito pubblico, insieme a tutte le figure coinvolte nei processi di inclusione scolastica, per realizzare la sfida di un’educazione sempre più inclusiva e per tale finalità avanza una proposta tesa a promuovere azioni concrete di miglioramento dell’offerta formativa, secondo ottiche innovative e proattive per arginare le derive delle discriminazioni e i rischi delle scorciatoie insiti in un’applicazione frettolosa del decreto.

A nostro avviso, deve essere questa consapevolezza a guidare qualsiasi intervento sul sistema (nella fattispecie scolastico e formativo nella sua accezione più ampia) rivolgendo sempre maggiore attenzione a quelle che oggi si palesano come le difficoltà della scuola, così come dell’università, a corrispondere pienamente ai bisogni educativi di tutti e di tutte e di ciascuno e di ciascuna allievo/a.

Occorre, quindi, avere e assumere una visione ampia, lungimirante e non cedere alla tentazione di trovare soluzioni che intervengono con la pretesa di “sanare” l’immediato, perdendo di vista la “spinta istituente” finalizzata ad una autentica trasformazione come, peraltro, insegna la storia dell’inclusione nel nostro Paese.

10 giugno 2024

La Presidente e il Consiglio Direttivo SIPeS

vedi in sipes.it


Per approfondire, Lo svilimento dell'inclusione scolastica. Classi speciali e sanatorie. Una strana idea d'inclusione

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