Data di pubblicazione: 09/02/2026
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ISTAT. Offerta di nidi e servizi integrativi per la prima infanzia. Anno 2023-24

Nell’anno educativo 2023/2024 sono attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per un totale di quasi 378.500 posti autorizzati (+3,4% rispetto all’anno precedente). Anche per effetto del calo delle nascite (che riduce gli utenti potenziali dei servizi), il divario tra numero di bambini e posti disponibili diminuisce gradualmente: in media ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini. Un valore che, tuttavia, non ha permesso il raggiungimento del target europeo sul tasso di frequenza fissato per il 2010 (33%) e rende ancora lontano quello per il 2030 (45%). Nelle regioni del Sud e delle Isole, con la sola eccezione della Sardegna, il rapporto tra bambini e posti disponibili è inferiore al 20% (in media 19,0% nel Sud e 19,5% nelle Isole), il Centro presenta il valore più elevato (40,4%); seguono il Nord-est (39,1%) e il Nord-ovest (36,6%).

L’incremento è trainato dal settore privato, che assorbe il 78,4% dei circa 12.500 posti aggiuntivi rispetto all’anno educativo precedente (solo il 21,6% dei nuovi posti riguarda servizi a titolarità comunale). Si registra inoltre una sostanziale stabilità dei servizi integrativi per la prima infanzia, i quali rappresentano il 6,4% dell’offerta complessiva. L’aumento si concentra infatti sui tradizionali asili nido (oggi nidi d’infanzia), che comprendono l’80,2% dei posti disponibili, e sulle sezioni primavera, la cui quota cresce dal 12,6% al 13,4% della dotazione complessiva.

La domanda di asili nido continua a crescere: il 59,5% dei nidi e delle sezioni primavera non riesce ad accogliere tutte le domande di iscrizione per carenza di posti, dato in aumento rispetto al 49,1% del 2021/2022. Le liste d’attesa colpiscono maggiormente il settore pubblico (68,9%) ma riguardano anche la maggioranza del privato (54%). Nel Mezzogiorno il 28,9% dei servizi lascia inevaso oltre un quarto delle domande, contro il 19,9% al Centro e il 21,3% al Nord.

La spesa dei Comuni per i servizi all’infanzia è passata da un miliardo e 37 milioni di euro nel 2003 a un miliardo e 751 milioni di euro nel 2023, con un incremento complessivo del 68,9% e un andamento di progressiva crescita, interrotto nel periodo 2013-2017 in seguito alla crisi economica e finanziaria, e nel 2020 a causa della pandemia da Covid-19 (Figura 1). La spesa totale comprende la quota rimborsata dalle rette a carico delle famiglie, che è passata dal 17% della spesa totale nel 2003 al 19% nel 2023, con un aumento del 90,3% in termini di risorse impiegate dalle famiglie.
Al netto della contribuzione delle famiglie, le risorse comunali dedicate ai servizi per la prima infanzia sono aumentate del 64,5% in 20 anni, da 861 milioni nel 2003 a un miliardo 416 milioni nel 2023. Rispetto all’anno precedente (2022) la spesa dei Comuni è cresciuta del 3,9%, mentre il contributo delle famiglie è aumentato dell’11,2%.

I criteri di accesso ai nidi pubblici presentano una forte variabilità locale: l’88,2% dei Comuni attribuisce priorità ai figli di genitori occupati a tempo pieno, mentre solo il 27,1% inserisce gli indicatori della situazione economica ISEE tra i criteri preferenziali. La disabilità del bambino rappresenta la condizione più tutelata, presente nell’89,5% dei regolamenti comunali con priorità assoluta nel 57,6% dei casi. Le famiglie in carico ai servizi sociali ottengono priorità nel 75,9% dei Comuni, ma le condizioni di povertà economica ricevono il punteggio massimo solo nel 5,3% delle graduatorie. Il tasso di partecipazione dei bambini stranieri si ferma al 14,7%, meno della metà rispetto al 33,1% dei coetanei italiani.


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