Data di pubblicazione: 20/04/2026
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Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo. Nuovo record di vendita armi italiane: nel 2025 ben 9,1 miliardi di autorizzazioni all’export

Il Governo autorizza un nuovo record di export militare: +19% rispetto al 2024, con il Medio Oriente che torna a dominare e il Kuwait come primo destinatario. Continua il paradosso ucraino. Israele ancora assente dai nuovi permessi ma le forniture pregresse proseguono.

 

In queste ore è stata annunciata e trasmessa ufficialmente al Parlamento (anche se non è ancora presente sui siti web istituzionali) la Relazione annuale prevista dalla Legge 185/90 relativa all’anno 2025 sulle operazioni autorizzate e svolte in tema di esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento. Come già avvenuto negli ultimi due anni, 

I numeri che emergono dalla Relazione 2025 segnano incontrovertibilmente un nuovo capitolo nell’ascesa dell’industria militare italiana sui mercati internazionali (recentemente evidenziato anche dai trend SIPRI) con un aumento del 19% delle autorizzazioni rispetto al 2024. Il Medio Oriente (area “calda” e spazzata da pericolosi conflitti con impatti globali) è tornata prepotentemente al centro dei flussi di export, che hanno visto anche una concentrazione crescente di produzione e vendita di sistemi d’arma nelle mani di pochi grandi operatori. Un aumento robusto e problematico che, ancora una volta, solleva interrogativi urgenti sulla coerenza tra le scelte del Governo e i vincoli giuridici e etici previsti dalla stessa Legge 185/90 e dal Trattato sul Commercio di Armi (ATT) che l’Italia ha ratificato da oltre dieci anni.
 

LE ESPORTAZIONI DI ARMI ITALIANE NEL 2025

Nel 2025 il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento ha raggiunto circa 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita dall’Italia e 1,977 miliardi in entrata. Le esportazioni segnano un aumento del 19,14% rispetto al 2024, quando si era già registrato un +25% sull’anno precedente. Negli ultimi quattro anni (dal 2022 al 2025) l’aumento del volume di autorizzazioni segna un colossale +87% (per le importazioni extra UE siamo invece ad un mai registrato +171% nel quadriennio).

Nel dettaglio, le autorizzazioni individuali di esportazione (quelle rilasciate verso singoli Paesi per sistemi d’arma specifici) hanno raggiunto la cifra complessiva di 7,721 miliardi di euro (+19,68% rispetto al 2024 e ben +101% rispetto al 2022!) a fronte di un numero di provvedimenti praticamente stabile (2.576 contro 2.569). Le licenze globali di co-produzione con Paesi UE/NATO si attestano a circa 1,374 miliardi di euro (erano 1,18 nel 2024 per un +16,4% sull’anno e un +37,6% sul quadriennio). In calo invece le autorizzazioni di intermediazione: dai 257,7 milioni del 2024 ai soli 100,3 milioni del 2025 (-61%), con il solito andamento altalenante di questo tipo di dato.

Sul fronte delle consegne effettive registrate dall’Agenzia delle Dogane, le esportazioni definitive nel 2025 ammontano a circa 5,142 miliardi di euro (per 3.189 autorizzazioni), dato in significativo aumento rispetto ai 3,58 miliardi del 2024, a conferma che le autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti si stanno progressivamente concretizzando in forniture reali. Considerando esportazioni temporanee, riesportazioni e licenze globali, il controvalore complessivo di materiali militari usciti dall’Italia nel 2025 supera ampiamente i 6 miliardi di euro.

Le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato nel 2025 i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 nel 2024), con 23.942 comunicazioni effettuate dagli intermediari (+10,91% rispetto alle 21.586 del 2024). Il 66,18% delle transazioni per esportazioni definitive è stato gestito da tre soli istituti: UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Deutsche Bank.   

I DESTINATARI DELLE ARMI ITALIANE NEL 2025

Il numero di Paesi destinatari si attesta a 88 (erano 90 nel 2024), con un dato geograficamente molto rilevante: i trasferimenti verso Paesi UE/NATO rappresentano soltanto il 37,62% del totale, mentre il restante 62,38% riguarda Paesi extra UE/NATO. Un dato in peggioramento rispetto al già preoccupante 55,9% del 2024, e in netta contraddizione con lo spirito e le indicazioni della Legge 185/90.

Al primo posto tra i Paesi destinatari nel 2025 emerge il Kuwait, che era al 76° posto nel 2024 e balza improvvisamente in cima alla lista grazie a una singola licenza da circa 2,6 miliardi di euro: autorizzazione che da sola rappresenta quasi il 29% del totale individuale e che distorce pesantemente la distribuzione geografica, gonfiando la quota del Medio Oriente all’37,03% del totale (come già detto in forte crescita).

Tra i principali destinatari 2025 figurano dunque:

La distribuzione per area geografica vede l’Africa Settentrionale e il Vicino/Medio Oriente al 37,03% del totale, seguita dai Paesi UE e NATO europei (31,73%), dall’Asia (12,65%) e dall’America settentrionale (6,08%). Il peso dominante del Medio Oriente (come già sottolineato amplificato dalla maxi-licenza kuwaitiana sul 2025) non deve tuttavia oscurare un dato strutturale: anche escludendo il Kuwait, le esportazioni verso Paesi con storici problemi di diritti umani e governance autoritaria restano una componente significativa delle vendite di armi italiane.

IL CASO UCRAINA: UN’ANOMALIA CHE PERSISTE

Come già segnalato l’Ucraina si riaffaccia ai primi posti nella lista di destinazioni delle armi italiani con ben 349 milioni di euro in autorizzazioni individuali, risalendo dall’11° al 4° posto. Si tratta di un dato che solleva ancora una volta interrogativi irrisolti: la Legge 185/90, il Trattato ATT e la Posizione Comune UE prevedono criteri stringenti (e spesso un divieto esplicito) per le esportazioni verso Paesi in stato di conflitto armato attivo. Eppure da tre anni verso Kiev vengono autorizzate vendite per alcune centinaia di milioni di euro. Come già segnalato nelle nostre analisi degli anni precedenti, la Relazione non fornisce dettagli sulle specifiche categorie di materiali autorizzati nell’ambito di queste licenze commerciali (che si affiancano distinguendosi – va notato – dalle forniture governative dirette di sostegno alle Forze amate ucraine decise dal Governo a seguito di approvazione parlamentare). La Rete Italiana Pace Disarmo rinnova la richiesta che il Parlamento si esprima esplicitamente anche sulle autorizzazioni di esportazione commerciale verso l’Ucraina, come previsto dallo spirito della legge e delle norme internazionali che il nostro Paese ha sottoscritto.
 

ISRAELE: NESSUNA NUOVA LICENZA, MA LE FORNITURE CONTINUANO

Anche nel 2025 Israele non compare tra i destinatari di nuove autorizzazioni individuali di esportazione. L’UAMA (l’Ufficio del Ministero degli Esteri responsabile secondo la legge) ha confermato la sospensione delle nuove licenze in ragione delle caratteristiche dell’intervento militare israeliano a Gaza. È un dato positivo che va riconosciuto.

Tuttavia, i dati contenuti nella Relazione dell’Agenzia delle Dogane confermano che questa decisione non ha fermato le spedizioni fisiche di materiali d’armamento autorizzate da licenze emesse prima dell’ottobre 2023. Le operazioni di trasferimento definitive verso Israele nel 2025 risultano infatti essere 228, per uno stato di avanzamento annuale di 3.037.416,79 euro; a queste si aggiungono 296 operazioni di riesportazione per ulteriori 19.603.918,09 euro. Complessivamente, nel 2025 risultano movimentati verso Israele oltre 22,6 milioni di euro di materiali militari italiani, come detto tutti riconducibili a licenze rilasciate prima della sospensione formale delle nuove autorizzazioni. Inoltre anche nel 2025 il 4,30% delle importazioni italiane di armamenti proviene da Israele (circa 85 milioni di euro su 1,977 miliardi totali), a conferma che gli interscambi militari tra i due Paesi non si sono interrotti nonostante la guerra in corso a Gaza.

La Rete Italiana Pace Disarmo ribadisce che la sospensione delle nuove autorizzazioni deve essere accompagnata da una revisione delle licenze pregresse ancora attive e da un divieto esplicito e completo di qualsiasi fornitura verso Israele finché il conflitto e le violazioni del diritto internazionale umanitario non saranno cessati. 

LE AZIENDE: LEONARDO DOMINA, NUOVI PROTAGONISTI

Analizzando i dati relativi all aziende coinvolte nell’export di armi risulta evidente come la  concentrazione del settore militare italiano raggiunga nel 2025 livelli senza precedenti, se guardiamo al periodo più recenti. Le prime 15 società esportatrici rappresentano il 90,44% del valore totale delle autorizzazioni e i primi quattro operatori da soli coprono ben il 69,32% del totale: Leonardo SpA con il 54,09% una quota in forte aumento rispetto al 27,67% del 2024, sintomo di grandi commesse centralizzate; IVECO Defence Vehicles SpA: con il 7,44% e una nuova entrata nella top 4; RWM Italia SpA con il 4,62% la presenza di questo produttore di bombe e munizioni, già al centro di polemiche per forniture all’Arabia Saudita usate nello Yemen, rimane preoccupante; e infine MBDA Italia SpA con il 3,17%. La scomparsa di Fincantieri dalla top 4 (era seconda nel 2024 con il 22,62% grazie alla mega commessa per navi verso l’Indonesia) e l’ascesa di IVECO e RWM sono elementi che meritano analisi parlamentare approfondita, in particolare per quanto riguarda le destinazioni finali dei sistemi autorizzati.
 

UN TREND STRUTTURALE CHE NON PUÒ ESSERE IGNORATO

Mettendo in fila i dati degli ultimi anni, il quadro è inequivocabile:

In tre anni le autorizzazioni individuali all’esportazione sono quasi raddoppiate. Secondo le stime del SIPRI basate su indicatori pluriennali, il commercio internazionale di armi italiane è aumentato del 157% nell’ultimo quinquennio, collocando l’Italia al sesto posto nel ranking globale degli esportatori.

Questa crescita non è frutto del caso: riflette scelte precise di politica industriale e di difesa, incentivate dal clima globale di riarmo e da una corsa ai mercati esteri che premia le grandi commesse senza sempre garantire un controllo adeguato sulle destinazioni finali e sull’uso dei sistemi d’arma trasferiti.
 

IL PERICOLO ALLA TRASPARENZA NON È SCONGIURATO

Anche quest’anno la Relazione è stata redatta con una struttura coerente e un buon livello di dettaglio (o quantomeno un non ulteriore deterioramento rispetto a standard del passato e a richieste normative che potrebbero essere più rispettate) e questo è per Rete Italiana Pace Disarmo un aspetto positivo. Tuttavia, la minaccia strutturale alla trasparenza non è ancora scongiurata: la modifica della Legge 185/90 attualmente in discussione in Parlamento (già approvata al Senato, non ancora calendarizzata per il passaggio finale alla Camera) prevederebbe infatti una significativa riduzione dei dati che il Governo deve trasmettere alle Camere, con l’eliminazione in particolare della sezione relativa ai flussi finanziari delle banche. Se questa modifica venisse confermata, la Relazione del prossimo anno relativa alle autorizzazioni del 2026 potrebbe essere priva di informazioni cruciali per comprendere chi finanzia il commercio verso l’estero delle armi italiane e in quale misura.

Per questi motivi, la Rete Italiana Pace Disarmo conferma la sua vigilanza sul tema e il pieno sostegno alla campagna “Basta favori ai mercanti di armi”, chiedendo al Parlamento di: respingere le modifiche peggiorative alla Legge 185/90; garantire una Relazione annuale più completa con dati analitici per tipo di materiale, quantità e valore per ogni singola autorizzazione; e di aprire un dibattito serio e pubblico su un settore che vale miliardi di euro e tocca direttamente la pace, i diritti umani e la credibilità internazionale dell’Italia.

Vedi anche,  ZeroAmi 2025. L’esposizione bancaria italiana verso l’industria delle armi

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