Primo Rapporto sull’Innovazione nelle Case della Comunità in Italia Le Case della Comunità rappresentano la nuova forma del welfare socio-sanitario territoriale italiano. Introdotte dal DM 77 del 2022, disegnano un sistema-rete integrato fondato su team multiprofessionali, integrazione tra servizi sociali e sanitari, coinvolgimento del Terzo Settore e centralità della persona. Ma come si traduce tutto questo nella pratica quotidiana dei servizi? E le competenze necessarie esistono già in Italia? A questa domanda risponde il Primo Rapporto sull’Innovazione nelle Case della Comunità in Italia, presentato ad aprile 2026 da LABINN – Laboratorio Nazionale Acceleratore dell’Innovazione nelle Case della Comunità, promosso dall’Associazione Prima la Comunità e sostenuto da Fondazione Cariplo, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione con il Sud. A partire dall’inizio del 2024, il LABINN ha condotto una campagna di incontri e visite dirette in tutta Italia, con l’obiettivo di far emergere e far conoscere le pratiche innovative già in atto nel welfare territoriale. Il risultato è questo volume, che raccoglie l’analisi teorica e le storie di 22 esperienze da Nord a Sud del Paese: da Piossasco a Palmi, da Genova a Scampia, dalla Valchiusella a Piazza Armerina. Il rapporto costruisce un solido collegamento tra la letteratura internazionale sull’innovazione organizzativa, in particolare il modello dell’Integrated Community Care, e le pratiche concrete dei team che stanno realizzando il “nuovo paradigma” nelle comunità italiane. L’analisi delle esperienze porta a identificare otto pratiche complesse che caratterizzano le Case della Comunità innovative (tra cui team multiprofessionali aperti, capacitazione delle persone, reti professionali e comunitarie, accessi a bassa soglia) e un decalogo per l’innovazione che include empowerment degli operatori e dei cittadini, integrazione e personalizzazione dei processi, creazione di capitale sociale, leadership condivisa e autovalutazione dell’impatto. Il rapporto mostra come il persistere delle disuguaglianze tra persone, fasce sociali e territori sia una delle ragioni strutturali che rende urgente il nuovo modello. Chi è più svantaggiato si ammala prima, incorre nella disabilità prima e muore prima, e un sistema di welfare territoriale capace di agire sulla prossimità, sulla prevenzione e sull’equità rappresenta una delle leve più efficaci per contrastare questo effetto. La conclusione del rapporto è chiara: non mancano in Italia le competenze complesse e le forme di leadership necessarie a mettere in moto l’innovazione. Esistono già team multiprofessionali e reti territoriali che mettono in pratica il nuovo paradigma. C’è molto lavoro da fare per estendere, connettere e far crescere queste e altre analoghe esperienze, anche utilizzando forme di riconoscimento, facilitazione e regolazione appropriata ai diversi livelli istituzionali. Il volume vuole incoraggiare incontri, confronti e sperimentazioni tra quanti si stanno muovendo con decisione nella direzione di un welfare universale ed efficace. IL RAPPORTO Vedi anche Agenas. Linee d’indirizzo sulle équipe multidisciplinari nelle Case della Comunità ------------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000. Clicca qui per ricevere la nostra newsletter.
