Data di pubblicazione: 29/06/2026
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Dipendenze punite, dipendenze tollerate e il consolidarsi delle dipendenze comportamentali

Vedi in, pressenza.com.

E’ stato presentato il nuovo Rapporto indipendente sugli effetti del Testo Unico sugli stupefacenti, sul carcere, sul sistema penale, sui servizi, sulla salute delle persone che usano sostanze e sulla società, dal titolo “E non sono pazzi”, a cura di: La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CNCA, CGIL, ARCI, LILA, Associazione Luca Coscioni, con l’adesione di A Buon Diritto, Comunità di San Benedetto al Porto, F. P. CGIL, Gruppo Abele, ITARDD, ITANPUD, Meglio Legale, EUMANS, Icaro Volontariato Giustizia ODV.

L’edizione 2026 affronta il peso delle sanzioni penali e amministrative, il rapporto tra legge antidroga e sovraffollamento carcerario, la crescita dell’area del controllo penale e le attuali politiche proibizioniste, con uno sguardo anche allo scenario internazionale, ai diritti umani, alla crisi climatica, all’accesso alle terapie psichedeliche, alla foglia di coca e ai cambiamenti dei mercati delle sostanze, sempre più rapidi rispetto alle politiche pubbliche.

A diciassette anni dalla prima edizione del XVII Libro Bianco, i dati confermano – si legge nel Report – la centralità della legislazione antidroga nel funzionamento del sistema penale e penitenziario italiano. L’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti continua a rappresentare uno dei principali canali di ingresso in carcere. Gli effetti della legge Jervolino-Vassalli non possono più essere considerati conseguenze impreviste o collaterali: dopo trentacinque anni di applicazione, sono un elemento strutturale del modello proibizionista italiano.

La decarcerizzazione passa necessariamente attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze. Al contrario, le politiche di tolleranza zero e controllo sociale continuano a fondarsi sulla loro criminalizzazione. Le simulazioni contenute nel Libro Bianco mostrano che, senza i detenuti ristretti per il solo articolo 73, il sistema penitenziario italiano non sarebbe oggi sovraffollato. Lo stesso avverrebbe escludendo dal calcolo le persone detenute certificate come tossicodipendenti. Si tratta di simulazioni indicative, che rendono però evidente il peso decisivo della legislazione antidroga e della mancata presa in carico territoriale delle dipendenze”.

Il Libro Bianco 2026 certifica che continua a crescere, sia in termini assoluti sia percentuali, il numero delle persone detenute definite e certificate come tossicodipendenti. Nel 2025 sono state 17.308, pari al 41,2%, le persone tossicodipendenti entrate in carcere. Al 31 dicembre erano presenti negli istituti penitenziari italiani 20.767 detenuti certificati tossicodipendenti, pari al 32,7% del totale. Per il terzo anno consecutivo viene raggiunto un nuovo massimo: dal 2006 non erano mai stati così numerosi.

La repressione amministrativa continua a concentrarsi prevalentemente sulle persone che usano cannabis. Nel 2025: il 77,4% delle segnalazioni ha riguardato la cannabis; il 17% la cocaina; il 2% l’eroina; le altre sostanze hanno avuto un’incidenza residuale. Dal 1990 è stata superata la soglia di un milione e mezzo di persone segnalate per detenzione di droghe a uso personale. Circa 1,1 milioni delle segnalazioni hanno riguardato derivati della cannabis. Qui per approfondire e scaricare il XVII Libro Bianco sulle droghe 2026 “E Non Sono Pazzi”: https://www.societadellaragione.it/pubblicazioni/libri/e-non-sono-pazzi-ecco-il-libro-bianco/.

Nei giorni scorsi è stata anche presentata al Parlamento la Relazione 2026 sul fenomeno delle dipendenze in Italia, ove c’è un capitolo dedicato alle dipendenze comportamentali fra i giovanissimi e un capitolo sul consumo di sostanze legali, che non sempre trovano attenzione diffusa, come avviene invece per i consumi di sostanze psicoattive illegali.

Nell’analisi dei comportamenti a rischio assume un ruolo crescente l’uso delle tecnologie digitali, insieme a videogiochi, gioco d’azzardo e ritiro sociale. Nel 2025 quasi 370mila studenti (13%) presentano un utilizzo di Internet con caratteristiche di rischio: trascurano le relazioni, sacrificano il sonno pur di restare connessi e mostrano irritabilità quando non possono accedere alla rete. Dopo quattro anni di sostanziale stabilità, la quota di studenti a rischio nell’ultimo anno aumenta di quasi un punto percentuale rispetto al 2024.

Le percentuali legate alle vittime del cyberbullismo mostrano una lieve flessione. Lo scorso anno 1 milione e 120mila studenti (45%, erano 47% nel 2024) riferiscono di essere stati vittime di offese, minacce o diffusione non autorizzata di contenuti personali online, senza rilevanti differenze tra maschi e femmine. Sono 740mila (30%) coloro che, invece,  riferiscono di aver messo in atto comportamenti di cyberbullismo, ma anche questo fenomeno risulta in calo di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente; in questo caso i ragazzi superano le ragazze di quasi un punto e mezzo.

Anche la partecipazione alle challenge online, spesso affrontate per ottenere riconoscimento all’interno di un gruppo, è in lieve diminuzione: nel 2025 il 3,8% degli studenti ha ricevuto un invito a partecipare e l’1,1% (28mila ragazzi) ha effettivamente preso parte a queste sfide.

Per quanto concerne il gioco d’azzardo, invece, la prevalenza della pratica tra gli studenti che dichiarano di aver giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi risulta pari all’11%. Tra questi, il 63% riferisce un coinvolgimento esclusivamente in contesti fisici, il 17% esclusivamente online, mentre il 20% riporta una partecipazione in entrambe le modalità. Si rileva, inoltre, una quota non trascurabile di comportamento di gioco problematico in età precoce: il 2,3% degli studenti presenta un profilo riconducibile al gioco problematico, mentre un ulteriore 3,1% si colloca nella categoria a rischio. Le stime complessive indicano che oltre 87mila studenti di età compresa tra gli 11 e i 13 anni risultano coinvolti in comportamenti di gioco d’azzardo a rischio o problematici.

Il gioco online continua a crescere: oltre 340mila studenti (14%) hanno giocato su Internet nel 2025. Anche i profili di gioco “a rischio” (7,1%) e “problematico” (5,2%) aumentano rispetto al 2024, arrivando a contare oltre 300mila studenti. Gli studenti che rientrano in queste categorie mostrano più frequentemente altri comportamenti a rischio come furti, atti di vandalismo, conflitti con le Forze dell’Ordine e consumo di sostanze psicoattive rispetto ai coetanei che non giocano d’azzardo.

Accanto al gioco d’azzardo tradizionale e online, emerge, inoltre, l’interesse per il trading online, ambito che intercetta dinamiche in parte sovrapponibili. Complessivamente il 17% degli studenti, pari a oltre 420mila ragazzi, riferisce di aver praticato almeno una volta trading online nella propria vita: nello specifico il 15% ha svolto trading finanziario e il 12% trading sportivo.

In questo quadro si inserisce anche il ritiro sociale volontario, noto come Hikikomori. Nel 2025 oltre 50mila studenti (2,1%) riferiscono un isolamento superiore a sei mesi, senza frequentare la scuola né incontrare amici o conoscenti. Un ulteriore 2,5% segnala un periodo di isolamento tra 3 e 6 mesi, configurando una condizione di “pre-Hikikomori”. Tra le principali motivazioni riportate compaiono problemi psicologici (36%), mancanza di motivazione a incontrare altre persone (27%), difficoltà relazionali con amici o partner (25%), problemi fisici (21%) e familiari (19%).

A destare particolare preoccupazione è anche il consumo di alcolici che coinvolge la grande maggioranza dei giovani: 2 milioni di studenti (81%) hanno bevuto almeno una volta nella vita e oltre 1 milione e 800mila (75%) nell’ultimo anno, senza differenze marcate tra maschi e femmine. Sono 130mila (5,3%), prevalentemente ragazzi, coloro che hanno consumato alcol almeno 20 volte negli ultimi trenta giorni. Anche gli episodi di ubriachezza risultano diffusi: 980mila studenti (40%) riferiscono di essersi ubriacati almeno una volta nella vita, 750mila (30%) nel corso dell’anno e quasi 42mila (1,7%) almeno 10 volte negli ultimi 30 giorni. Tranne che per il comportamento frequente, le percentuali sono generalmente più alte tra le ragazze. Il 62% colloca la prima ubriacatura tra i 15 e i 17 anni, mentre circa un terzo prima dei 15 anni.

Le sigarette elettroniche, invece, risultano alquanto diffuse: 1 milione e 280mila studenti (52%) le hanno provate almeno una volta e 1 milione (41%) le ha utilizzate nel 2025, con prevalenze maggiori tra le ragazze. La metà degli studenti ha svapato per la prima volta prima dei 15 anni, quota in crescita, mentre il 46% ha iniziato tra i 15 e i 17 anni. L’uso di e-cig continua ad aumentare e raggiunge nel 2025 i livelli più elevati mai registrati. Per quanto riguarda le sigarette senza combustione, quasi 480mila studenti (19%) le hanno utilizzate almeno una volta nella vita e oltre 390mila (16%) nell’ultimo anno.

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