Report 2026 Garante nazionale: morire in carcere In, volerelaluna.it. Il report “Un’analisi dei decessi in carcere” nel 2026 del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale offre un’analisi sistematica (aggiornata al 31 agosto) dei decessi registrati dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, utile per comprendere l’entità e le caratteristiche di un fenomeno che rappresenta una grave presenza nel sistema penitenziario italiano. L’analisi e lo studio effettuati si propongono di esaminare l’evoluzione del fenomeno attraverso dati ufficiali (tratti dagli applicativi del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria concessi in consultazione al Garante) che coprono un arco temporale significativo, permettendo di identificare tendenze, anomalie e aree di particolare criticità. La classificazione adottata distingue i decessi in cinque categorie principali: suicidi; decessi per cause naturali; decessi per cause da accertare; decessi accidentali; omicidi. La categoria decessi per cause da accertare include i casi per i quali, al momento della rilevazione statistica, non è ancora stata determinata con certezza la causa del decesso, sia per la necessità di accertamenti medico legali approfonditi, sia per l’eventuale pendenza di indagini giudiziarie. Nel periodo compreso tra il primo gennaio ed il 31 agosto 2026, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha registrato un totale di 184 decessi. Tra questi si contano: 49 suicidi (26,63% sul totale); 88 decessi per cause naturali (47,83%); 37 decessi per cause da accertare (20,11%); 8 decessi accidentale (4,35%); 2 omicidi (1,09%) Una particolare attenzione merita l’analisi dei suicidi. Negli ultimi sei anni (2021-2026) sono stati registrati – limitandosi ai dati ufficiali e, dunque, senza contare i non pochi casi “incerti” – 268 suicidi. Gli anni 2022 e 2024 hanno fatto registrare, rispettivamente, 57 e 64 casi, rappresentando i valori più elevati del periodo considerato. Nell’anno 2026, i 49 suicidi rilevati risultano in diminuzione rispetto al 2025, al 2024 e al 2022, nonostante l’aumento della popolazione detenuta. I 37 decessi per cause da accertare, categoria che registra il valore più elevato della serie storica, potrebbero tuttavia determinare una successiva revisione della classificazione delle morti in detenzione Nell’anno 2026, delle 49 persone suicidatesi, 46 erano di sesso maschile (93,88%) e 3 di sesso femminile (6,12%). Sebbene il numero assoluto dei casi riguardi prevalentemente gli uomini, in ragione della loro netta prevalenza numerica all’interno della popolazione detenuta, il tasso di incidenza risulta proporzionalmente più elevato tra le donne. In particolare, l’incidenza femminile è pari a circa 1,6 volte quella registrata nella popolazione maschile, evidenziando una maggiore esposizione relativa al rischio suicidario. Quanto alla nazionalità, delle 49 persone decedute per suicidio, 27 erano italiane (55% del totale) e 22 straniere (45%). Queste ultime provenivano da 13 diversi Paesi. Tuttavia, rapportando tali dati alla popolazione detenuta mediamente presente, pari a 51.264 cittadini italiani e 20.341 cittadini stranieri, emerge che il fenomeno suicidario presenta un’incidenza proporzionalmente più elevata tra gli stranieri. In particolare, il tasso di incidenza risulta pari allo 0,11% nella popolazione straniera e allo 0,05% in quella italiana. Dei 49 suicidi, non si registrano casi nella fascia 18-20 anni. La distribuzione nelle altre fasce risulta la seguente: 21-24 anni (5 casi), 25-29 anni (8 casi), 30-34 anni (11 casi), 35-39 anni (8 casi), 40-44 anni (4 casi), 45-49 anni (3 casi), 50-59 anni (7 casi), 60-69 anni (2 casi) e ≥ 70 anni (1 caso). L’analisi mostra una concentrazione particolarmente significativa nella fascia di età 30-34 anni, che registra il numero più elevato, con 11 casi (22,44% del totale). Seguono le fasce 25-29 anni e 35-39 anni, entrambe con 8 casi. È rilevante notare che, considerate complessivamente, queste tre fasce d’età rappresentano il 55,1% dei suicidi registrati. L’età media delle persone che si sono suicidate è di circa 38 anni. Circa la metà dei casi in esame (44,90%) risultava avere una condanna definitiva. Tra le restanti percentuali, si riconferma particolarmente alto l’indice di persone in attesa di primo giudizio, corrispondenti al (32,65%) del totale. Merita sottolineare che fra le 49 persone che si sono tolte la vita, 41 (83,7% del totale), erano state precedentemente coinvolte in altri atti di auto-danno intenzionale (quali atti autolesionismo, manifestazioni di protesta, sciopero della fame, aggressioni). In 21 casi erano stati rilevati precedenti tentativi di suicidio (42,90%). Sul totale dei 49 casi analizzati, 13 persone (26,53%) erano state sottoposte, durante la loro esperienza detentiva, a un grado, più o meno elevato, di sorveglianza e 5 erano sottoposte a grande sorveglianza al momento del suicidio. Vedi anche Carcere, dipendenze, comunità: i numeri a caso del ministro Nordio --------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.