Data di pubblicazione: 11/06/2024
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Politiche e servizi. Com’è potuto avvenire e cosa potrà diventare?

In, "Studi Zancan", n. 3/2024, Fondazione Zancan

Com’è potuto avvenire? Gli anni Novanta del Novecento sono stati animati dalla domanda «Come configurare i servizi sociali e sanitari nel nostro Paese?». La sintesi è nelle due leggi che li hanno conclusi: la riforma Bindi (Dlgs n. 229/1999) e la riforma Turco (L. 328/2000). La prima ha separato le titolarità istituzionali e le soluzioni gestionali. Le regioni, responsabili della tutela della salute, sono state chiamate a dare soluzioni gestionali alla propria titolarità costituzionale nel tutelare la salute, affidando la gestione dei servizi alle aziende sanitarie, che sono diventate enti strumentali nel garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria. Nella stessa legge sono state disciplinate anche le modalità di integrazione sociosanitaria, con composizioni sinergiche dei fattori produttivi sanitari e sociali, delineati nell’articolo tre septies del Dlgs n. 229/1999.
La L. n. 328/2000 ha fatto altrettanto, indicando modalità per realizzare il difficile passaggio al sistema integrato di interventi e servizi sociali. Il grande ostacolo era ed è la quantità di enti erogatori di assistenza sociale, circa 8000 comuni, con tante prestazioni economiche e pochi servizi. I trasferimenti economici sono ad alto rischio di assistenzialismo, prestazionismo, cronicità assistenziale, con benefici destinati anche a chi non ne ha bisogno. Era quindi oltremodo difficile immaginare un vero passaggio ad un sistema di servizi capaci di aiutare ad aiutarsi, valorizzando le capacità delle persone, incoraggiando la sussidiarietà nelle comunità locali, riconoscendo dignità e capacità ad ogni persona. Serviva un cambio di paradigma fondato sul bilanciamento tra diritti e doveri e promuovendo il diritto di avere doveri. 
Una volta approvate le due riforme, è prevalso, in sanità, l’impegno di aziendalizzazione delle risposte e, nel sociale, l’impegno di esternalizzazione di alcuni servizi al terzo settore, in una più generale confusione tra prestazioni e soluzioni. La legge n. 328/2000 prevedeva la gestione dei servizi sociali basata sugli ambiti territoriali sociali che, solo adesso, dopo oltre vent’anni è stata resa cogente dalla legge di bilancio n. 234/2021. Nel sociale molto impegno è stato dedicato al lavoro per progetti, immaginando che potesse bastare per garantire equità di risposte nei territori. Ma non è stato così, anzi le disuguaglianze sono aumentate perché i finanziamenti progettuali hanno premiato i più intraprendenti, penalizzando le regioni più povere, che avevano maggiore bisogno di riequilibrare e rafforzare le insufficienti capacità territoriali. Il risultato si è rivelato paradossale: crescita delle disuguaglianze tra chi ha saputo e non ha saputo intercettare i fondi a disposizione. Nel sociale la progressiva esternalizzazione delle risposte dal pubblico al privato ha fatto emergere anche la necessità di una doppia integrazione: quella sociosanitaria e, all’interno del sociale, quella tra pubblico e privato no profit. Senza queste due integrazioni i livelli essenziali di assistenza sociale e sociosanitaria sono rimasti dichiarati nei piani di zona ma non realizzati.


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