Gli interventi sociali, i Comuni e la Regione
Gruppo Solidarietà, Osservatorio Marche
Riportiamo (testo nell'allegto pdf) l’interrogazione del consigliere Massimo Binci (SEL), riguardante alcune problematiche di uno specifico Ambito territoriale (n. 20), e la risposta dell’assessore alla famiglia e servizi sociali Luca Marconi. L’interrogazione offre l’opportunità per affrontare o ritornare su alcuni temi riguardanti i servizi sociali e sociosanitari della nostra Regione.
Vale, infatti, la pena sottolineare alcuni aspetti considerato che il sindaco di uno dei Comuni cui si riferisce l’interrogazione è anche il presidente dell’ANCI Marche e che proprio in quella qualità ha interpellato la Regione sullo specifico delle rette praticate dalle Comunità per minori. Temi sui quali Anci e Regione si sono successivamente confrontate.
L’assessore Marconi, inoltre nella risposta ha fatto riferimento anche alla problematica più generale della definizione delle rette nei servizi socio sanitari.
Vediamo alcune delle questioni che emergono dalla interrogazione.
La compartecipazione degli utenti. Come è noto i decreti legislativi 109/98 e 130/2000 hanno disciplinato i criteri di compartecipazione degli utenti che fruiscono di prestazioni sociali agevolate (compresi i servizi sociosanitari). Per questi servizi è prevista compartecipazione da parte dell’utente. Ad eccezione di soggetti con disabilità grave e anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti per i quali vale il criterio del reddito individuale, per tutti gli altri utenti la contribuzione deve essere calcolata sul reddito familiare. Sul punto rimandiamo alla importante Sentenza del Consiglio di stato n. 1607/2011, www.grusol.it/informazioni/17-03-11.PDF, nella quale si stabilisce che l’evidenziazione della situazione economica del solo assistito (soggetto con handicap permanente grave o ultrasessantacinquenne non autosufficiente) contenuta nei decreti legislativi 109/1998 e 130/2000 «costituisce uno dei livelli essenziali delle prestazioni da garantire in modo uniforme nell’intero territorio nazionale» a cui «sia il legislatore regionale sia i regolamenti comunali devono attenersi». Aspetto richiamato lo scorso 18 luglio anche dal Difensore Civico della regione Marche, www.grusol.it/vocesociale/26-07-11.PDF.
Abbiamo brevemente richiamato questo aspetto[1], anche in riferimento alle ripetute voci di interventi normativi della regione Marche volti a modificare i contenuti del D. lgs 109/98 così come modificato dal 130/2000. Sarebbe forse opportuno, anche per evitare errori e spiacevoli sorprese, tener conto della giurisprudenza in materia[2].
Anci, Comuni, Regione e tariffe. L’Anci, pone giustamente la questione, in questo caso riferita alle comunità per minori, delle tariffe dei servizi sia quelli di esclusiva competenza sociale che quelli sociosanitari a compartecipazione Comuni/aziende sanitarie. L’assessore nella risposta fa riferimento a tariffe praticate dalle Comunità che oscillano tra “60 e 160 euro al giorno”. Come è noto la definizione del costo dei servizi (tariffa e criteri di compartecipazione) è competenza della Regione, che purtroppo a distanza di quasi 9 anni dalla emanazione della legge sulle autorizzazioni sociali e sociosanitarie, non ha definito per la stragrande maggioranza di questi servizi né la tariffa né i criteri di compartecipazione (oltre che in molto casi del fabbisogno)[3]. Un ritardo ingiustificato e inaccettabile che determina una grande penalizzazione del sistema dei servizi territoriali e dei suoi fruitori. Ma non solo. Questa situazione che, lo ripetiamo, ha precise responsabilità regionali ha determinato e determina un cancrenoso fai da te, sempre più difficile da rimettere a sistema. E quindi la domanda: perché fino ad ora questi atti non sono stati emanati? A ciò si aggiunga che troppo spesso, in assenza di regolamentazione regionale, gli stessi enti locali definiscono le tariffe di servizi di cui sono titolari sulla base delle indicazioni degli enti gestori. La situazione delle comunità per disabili (Coser) è emblematica con rette che oscillano da 100 a oltre 170 euro al giorno.
C’è da augurarsi che finalmente la Regione metta fine a tale stato con un atto di sistema complessivo, che ha assoluta necessità, data la delicatezza della questione, di confronto con tutti gli attori del sistema dei servizi.
Ricordiamo alcuni di questi servizi: Disabili: Centri diurni (circa 1000 utenti); Coser (circa 200 utenti), residenza protetta (circa 150 utenti). Anziani. Centri diurni (circa 300 utenti). Per le residenze protette va ricordato che ad oggi (10 agosto), la quota del 50% del costo retta da parte della sanità viene assunta solo per circa il 15% dei posti convenzionati (circa 450 su 4300). A ciò vanno aggiunte quelle strutture con autorizzazione sociale e dunque con retta esclusivamente sociale che però ospitano anziani non autosufficienti (case riposo) o soggetti con malattia mentale che necessitano di interventi sulle 24h (comunità alloggio per soggetti con disturbi mentali)[4].
Per amore della verità occorre segnalare, lo ricordiamo anche all’assessore Marconi, in carica da poco più di un anno, che sono almeno 5 anni che ci viene ripetuto che su queste questioni la Regione sta lavorando. Speriamo che la qualità del prodotto finale sia pari al tempo impiegato per realizzarlo.
Non si può infine notare, sulla questione, il silenzio ultradecennale proprio dell’ANCI. Ad esempio ripetutamente è stato sollecitato ad intervenire sulla mancata assunzione delle quote sanitarie da parte della sanità nelle residenze protette per anziani non autosufficienti[5]. Un silenzio inspiegabile, tenuto conto che in molti casi, la mancata assunzione degli oneri sanitari ricade proprio sui bilanci comunali (anche se molto più spesso, e forse qui si trova la motivazione del silenzio, sugli utenti). Un silenzio che però, non si può non osservare, denota la scarsa attenzione dell’associazione dei Comuni sulle questioni attinenti i servizi rivolti alle fasce più deboli della popolazione[6].
Ma, evidentemente se lo si vuole, ciò che non si è fatto ieri può essere fatto domani. Non rimane che attendere la prova dei fatti.
11 agosto 2011
[1] Nel sito del Gruppo Solidarietà, www.grusol.it si può trovare in proposito amplissima documentazione. Segnaliamo, in proposito anche i puntuali contributi di Massimiliano Gioncada comparsi nel sito www.personaedanno.it.
[2] Per un’analisi della giurisprudenza in materia vedi www.grusol.it/informazioni/01-04-11.PDF, successivamente a tale analisi sono state emanate altre sentenze; di particolare significato quelle del Tar Brescia; vedi in proposito i commenti in www.grusol.it/informazioni/20-07-11bis.PDF e ww.personaedanno.it/CMS/Data/articoli/021437.aspx?abstract=true.
[3] Sulla questione ci permettiamo di rimandare alle ultime pubblicazioni del Gruppo Solidarietà, La programmazione perduta (2011); I dimenticati (2010); in www.grusol.it/pubblica.asp. Segnaliamo in proposito anche il seminario che si svolgerà il prossimo 28 ottobre a Jesi, I servizi sociosanitari della regione Marche ad un decennio dalle leggi sulle autorizzazioni. Bilancio e prospettive. Il programma in, www.grusol.it/eventi/28-10-11.pdf
[4] Sul tema, vedi le “Proposte per la legislatura della regione Marche”, del Comitato associazioni tutela (CAT), in www.grusol.it/vocesociale/07-05-10.PDF
[5] Il Comitato associazioni tutela (CAT), più volte ha chiesto all’Anci di intervenire sulla situazione dei servizi sociosanitari e in particolare sul grave problema della mancata, o parziale, assunzione delle quote spettanti alla sanità.
[6] Con l’occasione riteniamo più che mai attuale l’appello “In difesa del welfare. Un appello contro l’indifferenza e l’insofferenza nei confronti dei deboli”, www.grusol.it/welfareAppello.pdf. Appello sottoscritto, nel luglio 2010, da 51 organizzazioni del terzo settore della regione Marche.