Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie. Anno 2023 - Testo integrale e nota metodologica; - Indice delle tavole; - Tavole Al 1° gennaio 2024 in Italia risultavano attivi 12.987 residenze socio sanitarie e socio assistenziali con un’offerta complessiva di circa 426mila posti letto, pari a 7,2 ogni 1.000 persone residenti (+4,4% rispetto all’anno precedente). Un’offerta che, però, rimane fortemente disomogenea sul territorio: nel Nord-Est si contano 10,5 posti letto ogni 1.000 residenti, nel Sud solo 3,4. Differenze geografiche significative si osservano anche nella dimensione delle strutture: nel Nord-Est il 30% delle residenze conta al massimo sei posti letto, quota doppia rispetto a quella media nazionale (15%); nel Nord-Ovest le strutture sono più grandi, con il 18% che dispone di un numero di posti compreso tra 46 e 80 e il 16,5% con oltre 80 posti. Nel Mezzogiorno la maggioranza delle strutture ha una dimensione compresa tra 16 e 45 posti letto, rappresentando il 51,2% nel Sud e il 60,3% nelle Isole. Le strutture ospitano 385.871 persone, in aumento del 6% rispetto all’anno precedente; tre su quattro sono anziani, in gran parte ultraottantenni e donne, il 19% ha un’età tra i 18 e i 64 anni e il restante 6% è composto da minori. Su circa 16mila unità di servizio attive, 9.407 erogano assistenza socio-sanitaria: si tratta di quasi 334mila posti letto, pari al 78% del totale. Le restanti 6.365 unità offrono servizi di tipo socio-assistenziale, con 91.960 posti letto (il 22% dei posti letto complessivi). Le unità di servizio socio-sanitarie accolgono soprattutto anziani non autosufficienti, cui è destinato il 77% dei posti letto disponibili; un ulteriore 15% è destinato agli anziani autosufficienti e alle persone con disabilità (in entrambi i casi poco più del 7% dei posti); il restante 8% è per gli adulti con patologie psichiatriche (5%), per le persone con dipendenze patologiche (2%) e per minori (1%). La titolarità delle strutture è in carico a enti non profit nel 45% dei casi, agli enti privati nel 25%, agli enti pubblici nel 18% e agli enti religiosi nel 12%. La gestione dei presidi residenziali è affidata prevalentemente a organismi di natura privata (76% dei casi), di cui oltre la metà (51%) appartiene al settore non profit; il 13% delle strutture è infatti gestita dal settore pubblico e l’11% da enti di natura religiosa. Più del 13% del personale retribuito è composto da cittadini stranieri Le principali figure professionali che caratterizzano il personale retribuito sono in ambito sanitario: più di 203mila addetti sono operatori socio-sanitari (36% del personale retribuito), infermieri (11%) o addetti all’assistenza alla persona (10%); nell’ambito socio-sanitario lavorano anche la maggior parte degli operatori del servizio civile e dei volontari, rispettivamente il 79% e il 73%, con quote che superano il 90% nel Nord-Est del Paese. Le strutture socio-assistenziali presentano una minore eterogeneità di figure professionali rispetto a quelle socio-sanitarie: tra le prime, l’83% impiega fino a cinque figure professionali diverse, quota che tra le seconde scende al 55%. Tra le strutture socio-sanitarie, infatti, il 44% impiega da sei a 15 tipologie professionali diverse. Se nelle strutture socio-assistenziali la figura professionale più diffusa è l’educatore, che è presente nel 24% dei casi (si scende al 5% nelle socio-sanitarie), quelle socio-sanitarie si caratterizzano per la presenza di infermieri (13% contro 4% delle strutture socio-assistenziali) e di operatori socio-sanitari (39% contro 22%). Il 41% dei dipendenti retribuiti è occupato in regime di part-time (in ben il 16% dei casi l’orario è inferiore al 50% rispetto al tempo pieno), con differenze marcate in base alla figura professionale: il ricorso all’orario ridotto risulta più contenuto tra gli operatori sanitari (27%), gli infermieri e gli addetti all’assistenza alla persona (33%) e raggiunge quasi l’80% tra i medici, gli psicologi e i mediatori culturali. Oltre ai medici e ai mediatori culturali, anche il personale addetto alla riabilitazione o alla formazione, spesso utilizzato in risposta a bisogni specifici e in alcuni casi temporanei, lavora più frequentemente in regime di part-time (Figura 2); al contrario, le figure gestionali e quelle dedicate all’assistenza diretta degli ospiti risultano più frequentemente impiegate a tempo pieno. Gli ospiti minori in sei casi su 10 hanno un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni Più di un minore su tre accolto per problemi legati al nucleo familiare di origine Vedi anche ISTAT. Le strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie - Anno 2022 ISTAT. Presidi residenziali socioassistenziali e sociosanitari. Anno 2021 LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.
Le unità di tipo socio-assistenziale sono orientate principalmente all’accoglienza e alla tutela di persone con varie forme di disagio: il 41% dei posti letto è dedicato all’accoglienza abitativa e un ulteriore 41% alla funzione socio-educativa, che riguarda soprattutto i minori di 18 anni. Le unità che svolgono prevalentemente una funzione tutelare – volta a sostenere l’autonomia di anziani, adulti con disagio sociale e minori all’interno di contesti protetti – coprono il 12% dei posti letto e il restante 6% è dedicato all’accoglienza in emergenza.
Al 1° gennaio 2024 nei presidi residenziali operano complessivamente 394.668 unità di personale, di cui 35.952 volontari e 3.687 operatori di servizio civile. Il personale retribuito, pari a circa 355mila unità, nel 13,5% dei casi è costituito da cittadini stranieri, che in due casi su tre hanno cittadinanza extraeuropea. Nel Nord la quota del personale straniero è più elevata, raggiungendo il 18% nel Nord-Ovest e il 16% nel Nord-Est, mentre nel Mezzogiorno si sfiora appena il 2%. In Emilia Romagna si riscontra la più elevata presenza di personale straniero (quasi il 27,5%).
Al 1° gennaio 2024 sono quasi 22mila gli ospiti minori complessivamente accolti nelle strutture residenziali, il 2 per 1.000 dell’intera popolazione minorenne in Italia; oltre 10mila (quasi la metà) sono minori stranieri.
Le problematiche dei ragazzi ospitati sono di varia natura, anche per effetto della provenienza da contesti molto diversi: il 37% degli ospiti non presenta problematiche specifiche, un ulteriore 20% è composto da minori stranieri privi di una figura parentale di riferimento. Problemi di dipendenza o di salute caratterizzano il restante 43%: il 27% sono giovani con problemi di dipendenza che hanno intrapreso un percorso riabilitativo, il 16% minori con problemi di salute mentale o con disabilità che necessitano di specifiche cure o assistenza.
Tra gli ospiti minori la componente femminile risulta più contenuta, sei ragazzi accolti su dieci sono maschi (61%); tale proporzione, in linea con la composizione per genere dei flussi migratori, aumenta tra i minori stranieri, raggiungendo il 72%.
L’accoglienza dei minori in strutture residenziali risulta più diffusa nei territori in cui è più alto il numero di giovani “stranieri non accompagnati”; ad esempio in Sicilia, nella provincia autonoma di Trento o in Basilicata, dove si registrano tassi di presenza doppi rispetto al dato medio nazionale. L’Abruzzo, il Molise e la Campania hanno, invece, la quota più bassa di minori accolti: meno di un minore per ogni 1.000 residenti nella stessa fascia di età (contro i due del dato medio nazionale). Gli ospiti con meno di 18 anni sono in prevalenza adolescenti: il 62% ha infatti un’età compresa tra gli 11 e i 17 anni; tra i bambini con meno di 11 anni (38%), più della metà ha meno di cinque anni (il 22% degli ospiti complessivi).
Sono molteplici le motivazioni che possono condurre un minore all’interno di una struttura residenziale. Il 36%, quasi 8mila, è accolto per problemi economici, incapacità educativa o problemi
psico-fisici dei genitori; un ulteriore 22% (quasi 5mila unità) è accolto insieme a un genitore, il 21% è rappresentato da stranieri privi di assistenza o rappresentanza da parte di un adulto. Visto che la permanenza degli ospiti minori dovrebbe essere il più breve possibile, preferendo una sistemazione in famiglia piuttosto che in struttura, oltre i tre quarti degli ospiti restano in struttura meno di due anni: il 46,5% vi resta meno di un anno, il 30,9% da uno a due anni; inoltre, il 14,4% da due a quattro anni e solo il 7,7% resta nella struttura più di quattro anni, il residuale 0,5% non ha indicato la durata della permanenza.




