Data di pubblicazione: 05/02/2026
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A proposito del Dossier Immigrazione 2025

Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche IDOS, in, saluteinternazionale.infoLeggi il Dossier Statistico Immigrazione 2025 – Scheda di sintesi

A quale grado di nefandezza giuridica e civile ci ha trascinato l’homo caverniculus al potere, con politiche che, invece di gestire umanamente l’immigrazione, favoriscono l’irregolarità, lo sfruttamento, l’economia sommersa e lo sperpero di denaro pubblico. Che bello sarebbe se tornassimo finalmente alla luce e al calore della cultura, della civiltà e dell’empatia. Potremmo, così, toccare la “nuda vita” che ci accomuna e ci rende tutti “fratelli di carne”

Uno dei racconti che rimangono più impressi, quando si studia filosofia alle scuole superiori, è il “mito della caverna”, che Platone narra nella Repubblica: un gruppo di persone si trova da sempre incatenato in una grotta buia, in modo tale da avere lo sguardo sempre fisso solo su una parete. Su di essa vede muoversi le ombre di vari oggetti della realtà esterna, proiettate da sagome create e agitate, alle loro spalle, da parte di carcerieri nascosti, grazie alla luce di un fuoco. Così, non avendo mai visto, in vita loro, nient’altro che queste ombre, le scambiano per la realtà. Oggi non c’è forse paradigma migliore per descrivere quanto sta succedendo a noi, da molti anni: riguardo all’immigrazione, in effetti, noi incontriamo e vediamo solo ombre: caricature “grottesche” create ad arte da furbi manipolatori di luci che, alle nostre spalle, ritagliano e agitano figure di migranti quanto più distorte e dissimili a noi. Ne fanno così dei bersagli della rabbia collettiva per mali atavici dell’Italia, mai risolti. Così crediamo a una immigrazione immaginaria, proiettata sugli schermi piatti di ultima generazione dei nostri cellulari, televisori o pc. Mentre l’immigrazione vera, reale, la esperiamo sempre meno: immigrati in carne e ossa, non li incontriamo quasi mai davvero; anzi li teniamo a distanza, fuori dalle nostre caverne individuali e collettive.

Queste rappresentazioni condividono, con le ombre della caverna, la stessa oscurità e inconsistenza:

 

La grotta è uno specchio, che ci rimanda l’immagine di noi stessi: sulle sue pareti vediamo la proiezione delle nostre paure, delle nostre fantasie, dei nostri deliri di onnipotenza. E allora bisogna sfondare la parete, per arrivare agli altri. Perché della realtà ci manca la terza dimensione, la profondità. Degli altri veri ci manca lo spessore della carne, l’esperienza tattile e fisica che ci restituisce la loro presenza e co-essenza: il sentimento empatico, cioè, di essere fatti della stessa pasta umana. E invece, noi abbiamo resuscitato l’homo caverniculus, il quale, invece di uscire dalla grotta, vive e vegeta rimanendoci saldamente dentro e risucchiandoci tutti in essa. E a costui abbiamo anche consegnato la leadership delle maggiori super-potenze mondiali, affidandogli di fatto i destini planetari. Così lo abbiamo visto braccare i migranti come prede, stanarli nei boschi dei Balcani come nelle chiese e nelle scuole statunitensi, dividerne senza pietà le famiglie, esporli ammanettati e in fila indiana come trofei di guerra verso gli aerei da rimpatrio o verso i centri di espulsione, fino a rinchiuderli in gabbie da isolamento circondate da fossati coi coccodrilli.

E allora, in questa notte pasquale laica, ottenebrata dalla figura tetra di questo nuovo risorto, proviamo a declamare un nostro Exsultet:

A questo grado di nefandezza giuridica e civile ci ha trascinato l’homo caverniculus al potere, con politiche che, invece di prevenire e contenere, favoriscono l’irregolarità, lo sfruttamento, l’economia sommersa e lo sperpero di denaro pubblico. Mentre quanto sarebbe più civile e più degno di una “italianità” autentica, maturata in secoli di cultura umanistica:

Verrebbe da dire: usciamo dalle grotte (ognuno dalla propria) e lasciamoci dentro estinguere, per sempre, l’homo caverniculus! Che bello sarebbe se, distogliendo una buona volta lo sguardo dai nostri schermi piatti, dalle nostre proiezioni su fredde pareti di pietra, tornassimo finalmente alla luce e al calore della cultura, della civiltà e dell’empatia. Potremmo, così, toccare la “nuda vita” che ci accomuna e ci rende tutti “fratelli di carne”.

Esperiremmo, in tal modo, la somiglianza; e praticheremmo, così, l’homo sapiens sapiens, che è esattamente la levatura che ci spetta e alla quale siamo tenuti tutti a rimanere.

Vedi anche

Tavolo immigrazione e asilo. I CPR sono luoghi di detenzione e disumanizzazione 

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Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025. Giovani di origine straniera: si trasforma con loro l’Italia che spera


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