Data di pubblicazione: 17/02/2026
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Stagioni e speranza di vita in Italia: un’analisi delle disuguaglianze regionali (2005-2019)

neodemos.info

La mortalità non è costante nel corso dell’anno. In alcuni mesi si muore di più, in altri di meno, e queste differenze stagionali hanno conseguenze concrete sulla speranza di vita. Anche in Italia, dove si vive sempre più a lungo, eventi come ondate di freddo, epidemie influenzali o periodi di caldo estremo possono tradursi in un aumento dei decessi e ridurre la durata media della vita, soprattutto in alcune aree del Paese.

Ma quanto pesano davvero questi picchi stagionali? E colpiscono tutti allo stesso modo? Analizzare queste dinamiche stagionali può aiutare non solo a progettare politiche sanitarie più mirate, ma anche a ridurre le differenze di mortalità tra Nord, Centro e Sud del Paese.

Quando la mortalità segue il calendario

I dati mensili di mortalità mostrano chiaramente che i decessi non si distribuiscono in modo uniforme durante l’anno (Marinetti et al., 2025a; Rau, 2007). Esistono periodi in cui il numero di morti aumenta sistematicamente (come ad esempio durante i mesi invernali e, talvolta, estivi) e altri in cui si riduce. Per valutare l’impatto di queste variazioni sulla speranza di vita, è possibile confrontare i valori osservati con quelli che si avrebbero in uno scenario ipotetico di mortalità costante tutto l’anno, basandosi sul cosiddetto metodo di “excess mortality”, o mortalità in eccesso (Shkolnikov et al., 2022). La differenza tra questi due valori misura l’effetto dei picchi stagionali di mortalità sulla speranza di vita.

I numeri parlano chiaro. Tra il 2005 e il 2019, la mortalità in eccesso a causa delle fluttuazioni stagionali ha comportato una riduzione media annuale della speranza di vita in Italia di circa un anno e mezzo (con un range regionale tra 1.3 a 1.7 anni). Un costo elevato, che però non si distribuisce equamente sul territorio, perché non tutte le regioni sono colpite allo stesso modo: il Sud e le isole, in particolare Campania e Sicilia, risultano più vulnerabili rispetto al Nord e al Centro, in particolare durante i mesi invernali (Marinetti et al., 2025b).

L’inverno: il vero protagonista

Se si guarda alle singole stagioni, emerge chiaramente che è l’inverno a incidere maggiormente sulla speranza di vita (Figura 2). Nei mesi freddi i decessi aumentano, soprattutto tra le persone più fragili, mentre primavera e autunno hanno un impatto molto più limitato. L’effetto dell’estate, invece, sebbene ancora ridotto, è in aumento negli anni più recenti a causa delle ondate di calore sempre più frequenti.

L’incremento della mortalità durante i mesi invernali è legato in gran parte a malattie cardiovascolari e respiratorie, che tendono ad aggravarsi con il freddo. Colpisce però il fatto che l’impatto dell’inverno sia particolarmente forte nel Mezzogiorno e nelle isole, nonostante temperature mediamente più miti rispetto al Centro e Nord. Questo apparente paradosso suggerisce che il clima, da solo, non basta a spiegare le differenze osservate.

Disuguaglianze regionali: un problema strutturale

Le regioni meridionali e le isole presentano strutture sanitarie più fragili, minore accesso a cure di qualità, tassi di vaccinazione inferiori e abitazioni meno efficienti: elementi che aumentano la vulnerabilità agli shock stagionali. In questo contesto, anche un inverno relativamente mite può tradursi in un aumento dei decessi.

La mortalità stagionale riflette così non solo fenomeni naturali, ma anche la capacità delle regioni di affrontare emergenze sanitarie e la resilienza della popolazione. È qui che le disuguaglianze territoriali si fanno sentire con maggiore forza. Eliminando i picchi di mortalità stagionali, la variabilità della speranza di vita tra regioni italiane si ridurrebbe mediamente di oltre il 11%, con l’inverno da solo responsabile della maggior parte della differenza (Tabella 1).

Alcune regioni meridionali, come Campania e Sicilia, contribuiscono in modo rilevante alla variabilità complessiva, poiché presentano un impatto della stagionalità sui tassi di mortalità nettamente superiore alla media. Mentre aree del Nord e del Centro, colpite in misura minore dagli eccessi stagionali, contribuiscono a ridurla (Figura 3). Questi dati rivelano che comprendere e misurare l’impatto che hanno le variazioni stagionali sul calcolo dell’aspettativa di vita è una questione non solo di salute pubblica, ma anche di equità territoriale.

Implicazioni per le politiche sanitarie: agire sulle fragilità

I risultati indicano che ridurre la mortalità stagionale significa non solo prepararsi alle emergenze, ma anche intervenire sulle fragilità strutturali di alcune aree. In un Paese dove la spesa sanitaria è sotto pressione e le disuguaglianze demografiche territoriali persistono, la mortalità stagionale offre un indicatore prezioso di vulnerabilità del sistema.

Migliorare l’accesso alle cure soprattutto durante i mesi invernali, rafforzare la prevenzione (a partire da campagne vaccinali antinfluenzali) e investire in un sistema sanitario locale più efficiente e resistente ad emergenze sanitarie possono avere effetti concreti sulla salute, soprattutto nelle aree più svantaggiate del Paese, come il Sud e isole.  L’obiettivo, infatti, non è solo ridurre il numero di decessi nei mesi più critici, ma anche contenere le disuguaglianze regionali nella speranza di vita. In questo senso le variazioni stagionali dei decessi offrono una chiave di lettura utile per comprendere come ambiente, condizioni di vita e sistemi sanitari interagiscano nel determinare dove e come intervenire, affinché le politiche sanitarie contribuiscano a garantire una speranza di vita più equa sull’intero territorio nazionale.

Riferimenti bibliografici

Marinetti, I., Jdanov, D. A., Jasilionis, D., Nepomuceno, M., Islam, N., & Janssen, F. (2025a). Seasonality in mortality and its impact on life expectancy levels and trends across Europe. Journal of Epidemiology and Community Health, jech-2024-223050. https://doi.org/10.1136/jech-2024-223050

Marinetti, I., Jdanov, D. A., Jasilionis, D., Nepomuceno, M., Shkolnikov, V., & Janssen, F. (2025b). Seasonal Mortality and its Impact on Spatial Inequality in Life Expectancy Across Italy. European Journal of Population, 41(30). https://doi.org/10.1007/s10680-025-09753-7

Rau, R. (2007). Seasonality in human mortality: A demographic approach. Springer.

Shkolnikov, V. M., Klimkin, I., McKee, M., Jdanov, D. A., Alustiza-Galarza, A., Németh, L., Timonin, S. A., Nepomuceno, M. R., Andreev, E. M., & Leon, D. A. (2022). What should be the baseline when calculating excess mortality? New approaches suggest that we have underestimated the impact of the COVID-19 pandemic and previous winter peaks. SSM – Population Health, 18, 101118. https://doi.org/10.1016/j.ssmph.2022.101118

Vedi anche, ISTAT. Cause di morte nel 2021. Mortalità in calo, ma resta più elevata rispetto ai livelli pre-pandemia

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