Quando i soldi per le cure non bastano. Rapporto sul razionamento sanitario in Italia Le spese sanitarie nelle dichiarazioni dei redditi 2019-2024 raccontano il “razionamento sanitario implicito” che colpisce l'Italia. Il reddito è diventato il primo fattore di accesso alla salute: i contribuenti più poveri spendono ogni anno tra i 1.000 e i 2.000 euro in meno rispetto ai più abbienti. Il rischio è la rinuncia alle cure. Il rapporto di NeXt e Università di Roma Tor Vergata per Acli. Vedi nel sito delle ACLI. Qui la sintesi della ricerca. Nonostante il carattere universalistico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), l’accesso alle cure in Italia è oggi fortemente condizionato dalla capacità economica dei singoli. È quanto emerge dal rapporto “Quando i soldi non bastano – Il razionamento sanitario in Italia”, realizzato da ACLI, CAF ACLI, NeXt Nuova Economia per Tutti e dall’Università di Roma Tor Vergata e con il supporto di Comipa, Federcasse BCC, Federazione Lombarda BCC e Federazione Toscana BCC e IREF. La ricerca, basata sull’analisi di oltre 8 milioni di dichiarazioni dei redditi (modello 730) tra il 2019 e il 2024, documenta l’esistenza di un razionamento sanitario implicito. Dividendo la popolazione in 5 scaglioni di reddito, dal più basso al più alto, la spesa media “di tasca propria” (out of pocket) ed escludendo i ticket sanitari, evidenzia che i contribuenti con i redditi più elevati spendono mediamente fra quattro e cinque volte in più rispetto ai contribuenti con i redditi più bassi. Un fenomeno dovuto ai limiti di accesso alla sanità pubblica (lunghi tempi di attesa e carenze nei servizi di cura non emergenziale) che spingono chi può permetterselo verso il privato, lasciando indietro le fasce più fragili. I dati chiave del rapporto «Purtroppo, nonostante rappresenti uno dei pilastri fondamentali del welfare del nostro Paese, la sanità pubblica, accessibile e garantita, è oggi in evidente ritirata. – ha dichiarato il Presidente delle Acli nazionali, Emiliano Manfredonia – I redditi più alti si rivolgono sempre più frequentemente al settore privato, potendosi permettere spese maggiori, mentre i redditi più bassi restano indietro, costretti a rinviare o rinunciare alle cure. È un dato che deve farci riflettere anche il ricorso sempre più diffuso – ormai quasi un’abitudine di massa – ai sistemi di intelligenza artificiale per rispondere a bisogni di salute: un segnale della difficoltà di accesso e della ricerca di soluzioni alternative. Come ACLI, operatori di pace e di democrazia da oltre ottant’anni, sentiamo il dovere – come diciamo spesso nel nostro Patronato – di trasformare i diritti in pane. In questo caso, di trasformare il diritto alla salute in accesso reale e garantito ai servizi per tutte e tutti. È il senso anche degli Sportelli Salute che abbiamo aperto in diverse parti d’Italia: strumenti concreti per accompagnare le persone e ridurre le disuguaglianze.» «Per contrastare queste disuguaglianze servono interventi complessi e articolati: maggiori investimenti nella sanità, riportandoli in linea con quelli di altri paesi europei, ma soprattutto una medicina di territorio che sappia prendere in carico le cronicità e dare risposte alle tante situazioni di non autosufficienza. – ha aggiunto Raffaella Dispenza, Vicepresidente nazionale delle Acli – Le case di comunità potranno diventare strategiche se saranno non solo ambulatori polivalenti, ma luoghi familiari di cura e prevenzione, in cui il terzo settore potrà contribuire a rispondere a tutti i bisogni sociali che sono connessi alla salute, come ad esempio la solitudine degli anziani o le necessità abitative e di assistenza quotidiana.» «In sanità – ha spiegato Saverio Mennini, capo Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute – c’è un problema di equità nell’accesso, riscontrato negli ultimi 20 anni. Con questo Ministero abbiamo posto in essere una serie di azioni, quali l’aggiornamento annuale dei LEA, l’incremento del finanziamento, il decreto sulle liste d’attesa, la delega delle professioni sanitarie e sull’assistenza ospedaliera e territoriale, che tendono ad eliminare la disomogeneità d’acceso alle cure. Questa è la questione da affrontare con attenzione». «I dati mostrano una realtà preoccupante. Il nostro Servizio Sanitario sulla carta è universale, ma, fuori dall’emergenza e dai codici rossi, barriere economiche e lunghi tempi d’attesa costringono i più fragili a rinunciare alle cure – dichiara Leonardo Becchetti, fondatore di NeXt Economia e professore dell’Università di Roma Tor Vergata, curatore della ricerca – parliamo di una spesa sanitaria inferiore fino a 2.000 euro tra il primo e l’ultimo scaglione di reddito. Miglioramento della sanità pubblica e delle case di comunità, prevenzione, ottimizzazione della spesa, progressività fiscale sono le azioni che servono per rimettere al centro i territori e la comunità, trasformando la salute da bene di mercato a pilastro di una nuova economia civile». «Il credito cooperativo – ha detto Augusto dell’Erba, Presidente Federcasse BCC – è da anni impegnato ad esprimere valori ed attività che vanno oltre la banca. Noi, infatti, siamo presenti sui territori e nelle comunità di cui siamo espressione e abbiamo ben presente che non è più sufficiente fare solo la banca, ma qualcosa di più. Per questo siamo impegnati, con le nostre mutue, in progetti di welfare dove siamo orientati a fornire servizi di tipo sanitario». «L’allungamento della vita media – ha dichiarato Anna Maria Colao, Vice Presidente Consiglio Superiore Sanità e Presidente Fondazione FORME – ha modificato tutto quello che il cittadino può ottenere dal nostro sistema sanitario. Mi sento di soffermarmi, in tal senso, sulla tematica della prevenzione. Per diventare sostenibili e mantenere le cure, infatti, dobbiamo implementare le strategie di prevenzione. Occorre, quindi, educare e informare la popolazione». Alcune possibili direzioni di policy per contrastare la crescita delle diseguaglianze: Vedi anche, La salute non è per tutti. A rischio l’art. 32 --------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali, sezione norme regionali. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000. Clicca qui per ricevere la nostra newsletter.
