Data di pubblicazione: 09/04/2026
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La guerra eterna di Netanyahu

Benedetto Saraceno, in, saluteinternazionale.infoMalgrado il vergognoso Board of Peace creato da Donald Trump come comitato d’affari sulle macerie di Gaza, non solo non c’è alcuna pace a Gaza ma la violenza dei coloni israeliani si intensifica in Cisgiordania e a Gerusalemme Est con la complicità dell’esercito israeliano.

Martedì 31 marzo 2026 l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, UNRWA, ha reso pubblico un suo rapporto sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est (1). I dati riportati nel rapporto indicano che, malgrado il vergognoso Board of Peace creato da Donald Trump come comitato d’affari sulle macerie di Gaza, non solo non c’è alcuna pace a Gaza ma la violenza dei coloni israeliani si intensifica in Cisgiordania e a Gerusalemme Est con la complicità dell’esercito israeliano. Certamente nessuno aveva creduto che la parola “pace” utilizzata da quel comitato di paesi servi degli Stati Uniti e di uomini d’affari capeggiati dall’ineffabile Tony Blair, avesse minimamente a che fare con un processo di pacificazione.

Tuttavia, si poteva almeno sperare che la pressione violenta di Israele sul popolo palestinese potesse attenuarsi. Il rapporto UNRWA mostra che non è così. Per quanto riguarda la Striscia di Gaza, i ripetuti temporali e i continui attacchi aerei, i bombardamenti e gli scontri a fuoco hanno distrutto e danneggiato tutti i rifugi, mentre la maggior parte delle persone rimane nei centri di accoglienza dove le condizioni di vita sono disastrose a causa del sovraffollamento, dell’accumulo di acqua e liquami e dell’accesso inadeguato a beni di prima necessità come acqua potabile, sapone, illuminazione, combustibile sicuro per cucinare e materiali per la costruzione di rifugi. Inoltre, le infestazioni di roditori sono diventate una preoccupazione crescente in tutta la Striscia di Gaza, con una diffusione confermata di roditori nei centri di accoglienza. C’è un bisogno urgente di materiali e prodotti chimici per la disinfestazione.

L’UNRWA ha esaurito le scorte di oli lubrificanti per veicoli e generatori, che non sono disponibili sul mercato locale. L’Agenzia ha attuato misure di mitigazione del rischio per salvaguardare i propri beni, tra cui la riduzione delle ore di funzionamento dei generatori in tutte le strutture e la limitazione degli spostamenti dei veicoli. La mancanza di olio lubrificante e pezzi di ricambio, diffusa in tutta Gaza e per tutti gli attori umanitari, sta causando gravi interruzioni nelle operazioni umanitarie. Infine, il Programma Alimentare Mondiale (PAM) stima che la fame sia aumentata a causa dell’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, poiché l’impennata dei prezzi sui mercati energetici globali si ripercuote sui prezzi interni. L’aumento dei prezzi riduce l’accesso al cibo per le famiglie che già riuscivano a malapena a permettersi una dieta minima.

È opportuno continuare a ricordare che tra il 7 ottobre 2023 e il 25 marzo 2026, secondo il Ministero della Salute (MoH), come riportato dall’OCHA, 72.265 palestinesi sono stati uccisi nella Striscia di Gaza e altri 171.959 sono rimasti feriti. L’UNRWA ha registrato 391 colleghi uccisi a Gaza dall’inizio della guerra (310 membri del personale dell’UNRWA e 81 persone che fornivano supporto all’UNRWA), fino al 31 marzo. UNRWA continua a monitorare da vicino l’andamento delle malattie infettive nei numerosi rifugi collettivi di emergenza, con rischi accresciuti legati al sovraffollamento, al deterioramento dei sistemi fognari, alla carenza di prodotti per l’igiene sul mercato locale e alle restrizioni all’ingresso di prodotti chimici. Inoltre, sta potenziando i meccanismi di monitoraggio e risposta per la sorveglianza delle malattie e sta conducendo interventi mirati, in coordinamento con i partner del cluster sanitario. A causa dei limiti di finanziamento, l’UNRWA ha dovuto sospendere i turni pomeridiani in due centri medici e la copertura del servizio del venerdì in due sedi, nonostante il persistere di un elevato fabbisogno sul campo e la pressione sui servizi sanitari.

Attualmente, 127 strutture dell’UNRWA si trovano all’interno della zona militarizzata israeliana oltre la cosiddetta «Linea Gialla» e in aree il cui accesso è soggetto all’approvazione o al coordinamento da parte di Israele.  Il rapporto UNRWA illustra le implicazioni operative e la risposta umanitaria. Circa 11.000 membri del personale palestinese dell’UNRWA continuano a fornire servizi e assistenza alla popolazione di Gaza. Nella Cisgiordania occupata, l’UNRWA continua a svolgere un ruolo centrale con oltre 4.000 membri del personale palestinese dell’UNRWA che forniscono istruzione, assistenza sanitaria e altri servizi ai rifugiati palestinesi. A tutto il personale internazionale dell’UNRWA è tuttavia impedito l’ingresso nei Territori palestinesi occupati – la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est. Ciò fa seguito all’attuazione delle leggi approvate dal parlamento israeliano il 28 ottobre 2024 che pretendono di vietare le operazioni dell’UNRWA nelle aree che Israele considera suo territorio sovrano, compresa Gerusalemme Est occupata, e mirano a impedire qualsiasi contatto da parte di funzionari israeliani con l’UNRWA. Dalla fine di gennaio 2025 le autorità israeliane non hanno concesso al personale internazionale dell’Agenzia visti o permessi per entrare nei Territori palestinesi occupati, compresa Gaza. Da marzo 2025, le autorità israeliane impediscono all’UNRWA di far entrare direttamente nella Striscia di Gaza personale umanitario e aiuti. Nel frattempo, l’UNRWA dispone, nei depositi situati fuori da Gaza, di scorte sufficienti di pacchi alimentari, farina e materiali per la costruzione di alloggi per centinaia di migliaia di persone.

La situazione di WEST BANK e Gerusalemme Est si sta aggravando a causa della “guerra privata” promossa dai coloni israeliani che attaccano villaggi, incendiano abitazioni e raccolti e spesso uccidono. Secondo l’OCHA (ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari), tra il 7 ottobre 2023 e il 28 marzo 2026, 1.073 palestinesi – di cui almeno 233 bambini – sono stati uccisi nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est. Di questi, 27 sono stati uccisi dall’inizio del 2026. Due palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane durante gli scontri nel campo di Qalandiya, rispettivamente il 26 e il 27 marzo. Durante le operazioni nel campo e nelle sue vicinanze, le forze israeliane hanno utilizzato gas lacrimogeni e fuoco vivo.  Il 26 marzo, nel villaggio di Harmala, vicino a Betlemme, i coloni israeliani hanno ucciso un palestinese e ferito altri tre, in seguito allo smantellamento di un avamposto di insediamento nella zona da parte delle forze israeliane. Dall’inizio del più ampio conflitto in Medio Oriente, il 28 febbraio, nove palestinesi sono stati uccisi durante incidenti che hanno coinvolto coloni in Cisgiordania.

Le forze israeliane hanno ucciso a colpi d’arma da fuoco un bambino palestinese nel campo di Dheisheh il 27 marzo durante un’operazione di perquisizione. Si tratta dell’ottava vittima tra i bambini palestinesi in Cisgiordania dall’inizio del 2026. Un palestinese residente nel Campo n. 1 di Nablus è deceduto mentre si trovava in detenzione in Israele il 28 marzo, dopo essere stato arrestato nel gennaio 2026. Secondo quanto riferito, si tratta dell’89° decesso di un palestinese mentre si trovava in custodia israeliana dal 7 ottobre 2023; l’episodio è avvenuto nella stessa settimana in cui il parlamento israeliano ha approvato, il 30 marzo, una legge che estende l’applicazione della pena di morte. Infine, l’accesso ai luoghi di culto a Gerusalemme, compresa la Moschea di Al-Aqsa, è rimasto limitato, con restrizioni all’ingresso in vigore dall’inizio del conflitto regionale, il 28 febbraio. Il 29 marzo, Domenica delle Palme, al Patriarca latino di Gerusalemme è stato negato l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro.

Ebbene, lo stesso giorno, 31 marzo 2026, in cui UNRWA ha pubblicato il suo rapporto sulle atrocità israeliane in terra palestinese, la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato la legge che introduce la pena di morte per impiccagione in Israele, per atti di terrorismo compiuti da palestinesi. Quest’ultimo atto di violenza testimonia della volontà spietata di distruggere la Palestina, i palestinesi, la loro sovranità nazionale e i loro diritti fondamentali, primo fra tutti, quello alla vita. Le due guerre in corso, scatenate dai tre dittatori folli Putin, Trump e Netanyahu, in Ucraina e in Iran, non devono ridurre la vigilanza, l’informazione e la mobilitazione per la pace a Gaza e in Cisgiordania. La sopravvivenza del popolo palestinese sarà infatti drammaticamente compromessa dal vergognoso Board of Peace e, dunque, ogni individuo o comunità che abbia a cuore la giustizia e la pace deve continuare a mobilitarsi attivamente in difesa del popolo palestinese.

(1) https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-215-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank.

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