Lavoro e disabilità intellettive: la debolezza dei servizi di intermediazione In, superando.it. Il testo dell'INDAGINE. «Non solo le barriere culturali ostacolano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo. A rendere infatti ancora più difficile il percorso verso una reale inclusione lavorativa è la debolezza dei servizi di intermediazione, a partire dal collocamento mirato gestito dagli Enti Locali»: questo emerge con chiarezza da un’indagine (disponibile integralmente a questo link) realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e dall’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo), condotta su un campione di quasi 500 famiglie di persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo e che verrà presentata a Roma in occasione del Festival del Lavoro 2026, ponendosi in particolare al centro di un confronto in programma il 21 maggio, occasione durante la quale verrà anche firmato un protocollo d’intesa tra il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e l’Autorità Garante dei Diritti delle Persone con Disabilità. «Solo una quota minima di persone – affermano dall’ANFFAS, commentando i dati dell’indagine – riesce a trovare lavoro attraverso i canali istituzionali, appena il 10,9%. A fronte di questa debolezza, emerge però con chiarezza il ruolo decisivo dei servizi di accompagnamento alla ricerca del lavoro, pubblici e privati, quando riescono a offrire orientamento, supporto e tirocini. Poco più della metà di chi ha cercato lavoro (55,6%) ha utilizzato servizi di questo tipo, a conferma di quanto l’intermediazione sia uno snodo centrale, ma ancora insufficiente nella sua componente pubblica. Il nodo più critico resta per altro quello dei costi: solo nel 64% dei casi, infatti, questi servizi sono gratuiti, mentre nel restante 36% sono le famiglie a sostenerne il peso economico: nel 22% interamente e nel 14% parzialmente. Un elemento, questo, che evidenzia come l’accesso alle opportunità di lavoro sia ancora troppo spesso condizionato dalle risorse disponibili. E il quadro è ancora più significativo se si considera che il 30% delle persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo è in cerca di occupazione, a fronte di livelli di istruzione medio-alti». «Nonostante ciò – proseguono dall’ANFFAS -, si registra un forte disallineamento tra competenze e impiego: il lavoro è concentrato prevalentemente in attività manuali, artigiane e operative (oltre il 30%), mentre solo una quota molto ridotta accede a ruoli qualificati. I settori più ricettivi risultano il turismo (21,7%) e il commercio (21%), assorbendo la quota maggiore di occupati. Accanto alle tante criticità, tuttavia, l’indagine evidenzia anche degli elementi positivi: quando l’inserimento lavorativo avviene, infatti, le aziende dimostrano una crescente capacità di adattamento, se è vero che la maggioranza degli intervistati segnala l’adozione diffusa di misure specifiche, dall’affiancamento di tutor (83,2%) alla formazione sulla sicurezza (72%), dalla formazione dei colleghi (65,4%) fino a soluzioni organizzative dedicate (62,2%). Proprio queste evidenze rafforzano la necessità di intervenire su servizi e politiche attive, puntando su un sistema più efficace e integrato». «Il lavoro – sottolinea Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – è un diritto-dovere di tutti i cittadini, anche dei cittadini con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo che invece, purtroppo, sono ancora spesso esclusi dai diversi ambiti lavorativi a causa di pregiudizi e stereotipi. Ma sono proprio le stesse persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo a chiedere a gran voce un lavoro vero e dalla nostra esperienza sappiamo che con i giusti supporti e con il giusto accompagnamento alle aziende la persona giusta al posto giusto non è una frase fatta, ma può divenire una realtà concreta». Per ulteriori informazioni: comunicazione@anffas.net; ufficiostampa@consulentidellavoro.it.
«Quel che serve – aggiunge Rosario De Luca, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro – è rafforzare le azioni di sensibilizzazione per promuovere pari opportunità reali, incentivando pratiche inclusive nelle imprese e potenziando i percorsi di formazione e accompagnamento al lavoro. L’obiettivo è valorizzare i talenti di ogni individuo, collocando la persona giusta al posto giusto. In questa direzione si inserisce anche il protocollo sottoscritto dal Consiglio Nazionale del nostro Ordine con il Ministero per le Disabilità, che punta a favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità, superando un approccio assistenziale in favore di una reale cultura dell’inclusione e del merito». (S.B.)