Quanto conta la famiglia per il successo scolastico? Un atlante delle disuguaglianze educative in Italia Le disuguaglianze educative non sono solo nazionali o regionali, ma anche locali, e le opportunità scolastiche possono divergere in modo significativo anche tra territori vicini. Questo suggerisce, scrivono Paolo Brunori, Emanuele Fedeli e Moris Triventi, che accanto alle politiche nazionali servono interventi mirati ai contesti locali. Ridurre le disuguaglianze educative non significa solo promuovere maggiore equità, ma anche evitare di sprecare talenti e migliorare il funzionamento complessivo della società. Quanto pesa l’origine familiare nel successo scolastico degli studenti? Idealmente, la scuola dovrebbe offrire a tutti le stesse opportunità di apprendimento, indipendentemente dal contesto sociale di partenza. In un’interpretazione sostanziale di questo concetto caratteristiche ascrittive degli studenti non dovrebbero essere buoni predittori dei loro risultati scolastici. Tuttavia, numerose ricerche mostrano che caratteristiche su cui i ragazzi non hanno alcun controllo – come il livello di istruzione dei genitori o il background migratorio – continuano a influenzare in modo significativo i risultati scolastici. In un recente studio abbiamo analizzato questo fenomeno in modo sistematico costruendo una vera e propria mappa delle disuguaglianze educative in Italia. Utilizzando dati INVALSI su milioni di studenti di quinta elementare, abbiamo stimato quanto le caratteristiche familiari riescano a prevedere i risultati nei test di matematica nei diversi territori del paese. Per capire quanto il background familiare condizioni i risultati scolastici, abbiamo utilizzato due indicatori di disuguaglianza delle opportunità educative. In entrambe i casi abbiamo utilizzato una misura di capacità predittiva “fuori del campione”, cioè stimiamo in che misura conoscere le caratteristiche alla nascita di uno studente, del quale non si conoscono le performance scolastiche, sia in grado di predire correttamente i suoi risultati. Il primo misura la disuguaglianza assoluta: quanta parte delle differenze nei risultati tra studenti è spiegata dalle caratteristiche familiari, come il livello di istruzione dei genitori, la loro occupazione o il background migratorio. In altre parole, quanta disuguaglianza nei risultati scolastici deriva dalle circostanze di partenza. Il secondo misura la disuguaglianza relativa: quale quota della disuguaglianza totale osservata tra studenti dipende da queste caratteristiche. In questo caso l’attenzione è sul peso delle circostanze rispetto alla disuguaglianza complessiva. Le due misure non coincidono necessariamente. Un territorio può avere risultati molto diversi tra studenti ma relativamente poca di questa variabilità essere legata al background familiare; in altri contesti, invece, le differenze possono essere più contenute ma fortemente associate alle condizioni sociali di partenza. Le mappe aiutano a visualizzare queste differenze. I pannelli A e B della Figura 1 mostrano il livello medio dei risultati in matematica e la dispersione dei punteggi tra studenti. Come noto, emerge un gradiente territoriale: le aree del Nord presentano risultati mediamente più elevati rispetto al Sud. Tuttavia, la variabilità dei risultati è molto eterogenea anche all’interno delle stesse regioni. I pannelli C e D della Figura 2 mostrano, invece, le due misure di disuguaglianza delle opportunità. Il pannello C rappresenta la disuguaglianza assoluta, mentre il pannello D mostra quella relativa. Confrontandole emerge un risultato importante: le aree in cui la disuguaglianza assoluta è più elevata non coincidono necessariamente con quelle in cui è più alta la disuguaglianza relativa. Nel complesso, la geografia delle opportunità educative appare molto più frammentata della tradizionale divisione Nord-Sud. Molte differenze emergono infatti all’interno delle stesse regioni e persino tra territori vicini, suggerendo che le opportunità educative dipendono anche da fattori locali, come le risorse scolastiche, il contesto sociale e le politiche educative territoriali. Il primo risultato riguarda la forte eterogeneità territoriale. Come noto, gli studenti del Nord ottengono in media risultati più alti rispetto a quelli del Centro e soprattutto del Sud. Tuttavia, osservando i dati in modo più dettagliato emerge che gran parte delle differenze non si osserva solo tra macro-aree, ma all’interno delle stesse regioni. Per intenderci, la diseguaglianza che si trova all’interno della provincia di Napoli è comparabile all’intera diseguaglianza che si osserva fra regioni. In altre parole, due territori relativamente vicini possono offrire opportunità educative molto diverse. Questo suggerisce che le disuguaglianze non dipendono solo dalle grandi differenze economiche tra Nord e Sud, ma anche da fattori locali, come le risorse scolastiche, il contesto sociale o le politiche educative territoriali. L’analisi mostra che alcune caratteristiche familiari sono particolarmente importanti nel predire i risultati scolastici. Tra queste, il fattore più influente è il livello di istruzione dei genitori, in particolare quello della madre. Seguono il background migratorio e, in misura minore, la posizione occupazionale dei genitori. In media, gli studenti con genitori laureati ottengono risultati nei test di matematica circa dieci punti più alti rispetto ai coetanei con genitori con basso titolo di studio. Anche gli studenti con background migratorio mostrano un divario significativo rispetto agli studenti nativi. Le differenze di genere risultano invece relativamente contenute: i ragazzi ottengono risultati leggermente migliori in matematica, ma il divario è più piccolo rispetto a quello legato all’origine sociale. Per fornire un termine di riferimento per queste disparità, il divario tra Nord e Sud ammonta a circa 14 punti nei punteggi del test. La penalità associata al background migratorio corrisponde a circa il 55% del divario territoriale, mentre la differenza legata al livello di istruzione dei genitori rappresenta circa il 70% del gap Nord–Sud. Questi confronti evidenziano come le disuguaglianze socioeconomiche e legate all’origine migratoria siano di entità rilevante, avvicinandosi a una quota consistente delle ben note disparità territoriali. Le aree con risultati medi più alti tendono anche ad avere una maggiore dispersione nei punteggi e una più forte influenza del background familiare sugli esiti scolastici. Questo suggerisce un possibile trade-off tra efficacia ed equità: sistemi educativi con performance più elevate possono essere anche più diseguali. Tuttavia, non accade ovunque. Questo trade-off sembra chiaramente delineato per il Mezzogiorno, dove maggiori risultati medi si associano sistematicamente a maggiore dispersione, la stessa relazione appare molto meno definita al Nord. In alcune aree del Nord, infatti, si osservano territori che combinano buoni risultati medi e bassa disuguaglianza delle opportunità, mostrando che eccellenza ed equità non sono necessariamente incompatibili. ---------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. 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Due modi per misurare la disuguaglianza delle opportunità


Un paese molto eterogeneo
Quando conta di più il background familiare
Esiste un trade-off tra eccellenza ed equità?
