Data di pubblicazione: 05/06/2026
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Il diritto alla casa, i piani casa ed il servizio sociale

di Luigi Colombini

PREMESSA

Il complesso e oltremodo articolato panorama delle politiche per la casa, è consustanziale allo stesso modo con il quale le popolazioni, dapprima nomadi e successivamente stanziali, hanno affrontato nel corso di lunghi millenni il modo con cui avere un luogo fisso e  riparo adeguato alle proprie esigenze esistenziali.

Innumerevoli sono le testimonianze storiche sui modi con i quali le varie civiltà hanno ne caratterizzato l’andamento: per rimanere a Roma basta ricordare la “Domus aurea” di Nerone, per giungere nei tempi più immediatamente vicini alla “Villa Torlonia” che ospitò l’allora   capo del governo negli anni 1922-1943.

In tale contesto, per ricordare i tempi più recenti e utili ad una analisi storica e sociologica sul valore della casa, e per rimanere  nella realtà del nostro paese, ricomposto nella sua  Unità il 17 marzo 1861, occorre  risalire  alla legge speciale su Napoli, del 15  gennaio 1885,  n. 2892,  che  è stato un provvedimento speciale varato dal governo italiano per il risanamento igienico-sanitario e urbanistico della città di Napoli, a seguito della devastante epidemia di colera del 1884, ed ha rappresentato il primo intervento diretto dello Stato in tema di politiche abitative, con lo stanziamento di un fondo di 100 mln di lire (61,288 mld di euro di oggi). In tale contesto  venne introdotto il diritto di esproprio di proprietà privata per pubblica utilità a beneficio dell’interesse collettivo.

Nel 1903 con la Legge Luzzatti  del 28 maggio vennero   avviati i 123 anni della  storia dell’edilizia popolare in Italia: il riferimento istituzionale  di riferimento per la costruzione di case popolari era rappresentato dai  Comuni. Fra le due guerre, fra il 1919 ed il 1943 il governo dell’epoca  intervenne per far fronte alla crisi degli alloggi e furono  previste facilitazioni per gli enti che si occupavano di realizzarne: la legge 6 giugno 1935, n. 1129 è il provvedimento con cui il governo riorganizzò l'edilizia residenziale pubblica in Italia.

La normativa stabilì la trasformazione degli Istituti per le Case Popolari (ICP) in enti a competenza provinciale, riuniti in consorzi e posti sotto la diretta supervisione del Ministero dei Lavori Pubblici. Questo riassetto portò a  centralizzare e potenziare le politiche abitative e la costruzione di alloggi per i ceti meno abbienti, trasformando l'ente in un polo di coordinamento fondamentale anche per la successiva ricostruzione post-bellica.

In seguito il corpo di leggi in materia fu raccolto nel testo unico di cui al R.D. 28 aprile 1938, n. 1165. Secondo fonti autorevoli dal 1935 al 1939 il nuovo consorzio nazionale realizzò appena 13.700 alloggi sui seicentomila che sarebbero stati effettivamente necessari.

Si ricorda a  tale proposito l’istituzione dell’ INCIS, costituito con decreto legge 25 ottobre 1924 n. 1944 per costruire, ed in via eccezionale acquistare, edifici da assegnare in locazione ai dipendenti civili e militari dello Stato, con priorità ai dipendenti con minore stipendio. L'INCIS ha costruito numerosi quartieri, complessi ed edifici singoli, realizzando progetti urbanistici qualificati, che dopo molti decenni dalla loro realizzazione rappresentano costruzioni di pregio architettonico, coniugando canoni estetici di alto livello con caratteristiche di elevata funzionalità.

Lo stesso villaggio olimpico costruito in occasione delle Olimpiadi a  Roma nel 1960, fu dato successivamente dato in gestione all’INCIS e quindi destinato ai dipendenti statali.

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Dell'autore vedi anche,  L’affidamento dei servizi sociali

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