Data di pubblicazione: 16/06/2026
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L’Autorità Garante e la sfida dell’esigibilità dei diritti delle persone con disabilità

In, superando.it

Intervista di Maurizio Cocchi a Maurizio Borgo*

Diamo spazio oggi a un’ampia intervista esclusiva per il canale YouTube “Disabili Diritti e Libertà” e per il nostro giornale Superando, rilasciata a Maurizio Cocchi da Maurizio Borgo, Presidente dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità, che informa anche di come sia in fase di approvazione un Decreto correttivo della norma istitutiva dell’Autorità Garante stessa, che ne amplierà notevolmente la possibilità di agire in giudizio

Conoscete l’AGNDD? Si tratta dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità. Ne parliamo con il suo presidente, l’avvocato Maurizio Borgo, che vanta una lunghissima esperienza nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Presidente, ci può innanzitutto tracciare un breve profilo della sua carriera?
«Certamente. Sono un Avvocato dello Stato e sono entrato nell’Avvocatura ormai quasi trent’anni fa. Da circa vent’anni, tuttavia, ricopro incarichi di vertice all’interno delle Pubbliche Amministrazioni. In diverse occasioni ho svolto il ruolo di capo dell’Ufficio Legislativo e di Capo di Gabinetto per vari Ministeri. Da ultimo, sono stato Capo di Gabinetto della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, ruolo che avevo già ricoperto nella sua precedente esperienza governativa durante il primo Governo Conte, quando era Ministra per la Famiglia e le Disabilità. Infine, dal primo gennaio 2025, ho l’onore di presiedere l’Autorità Garante Nazionale dei Diritti delle persone con disabilità».

Che cos’è, nello specifico, l’Autorità Garante e come è strutturata?
«È un’autorità amministrativa indipendente, istituita con uno dei tre Decreti Legislativi che hanno dato attuazione alla Delega in materia di disabilità, ovvero la grande legge di riforma, la Legge 227/21. Il nostro provvedimento istitutivo è il Decreto Legislativo 20/24, che ha previsto la decorrenza delle attività di questa Autorità a partire dal primo gennaio 2025.
Si tratta di un organismo collegiale. Oltre a me, che lo presiedo, il collegio è composto da altri due membri: il professor Francesco Vaia, che vanta una lunghissima esperienza in àmbito sanitario ed è ricordato da tutti per essere stato il Direttore Generale dell’Istituto Spallanzani durante il difficile periodo della pandemia da Covid-19, e l’ingegner Antonio Pelagatti, una persona con disabilità che proviene dal mondo associazionistico. Pelagatti, affetto da SLA (sclerosi laterale amiotrofica), ha fondato anni fa un’Associazione dedicata alla sua patologia e ha ricoperto ruoli politici, tra cui quello di Assessore in un Municipio del Comune di Roma, occupandosi da sempre dei temi legati alla disabilità».

Qual è il compito principale dell’Autorità Garante?
«Come indica la stessa denominazione, il nostro compito fondamentale è tutelare e garantire i diritti delle persone con disabilità. A questo si affianca il dovere di promuovere la cultura del rispetto di tali diritti, partendo proprio dall’àmbito scolastico. Siamo infatti convinti che la cultura si formi lavorando concretamente sulle giovani generazioni».

Vorrei partire da alcuni numeri. Di recente, proprio su queste stesse pagine, si accennava a 20.000 richieste di intervento. È un dato corretto?
«Su questo punto devo fare pubblica ammenda, poiché si è trattato di una mia dichiarazione errata. Le segnalazioni reali sono 2.000 e non 20.000, un numero che sarebbe stato oggettivamente sproporzionato per un’istituzione operativa da poco più di un anno. Tuttavia, 2.000 segnalazioni restano un dato estremamente significativo se consideriamo che l’Autorità è attiva dal primo gennaio 2025 e che fino a settembre dello stesso anno non disponeva nemmeno di un sito internet. Questo ritardo non è stato dovuto a un’inerzia dell’ufficio, ma alla precisa volontà di progettare e realizzare un portale che fosse pienamente accessibile alle persone con disabilità, affidandone lo sviluppo a soggetti in grado di garantire questo standard fondamentale.
Queste 2.000 segnalazioni tracciano purtroppo una diagnosi negativa in merito al rispetto e alla tutela dei diritti. Dimostrano che ancora oggi, sebbene i diritti delle persone con disabilità siano riconosciuti da un numero consistente di norme a livello internazionale – pensiamo alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che quest’anno compie vent’anni –, a livello costituzionale e nell’ordinamento giuridico interno, tali tutele spesso rimangono sulla carta. Vi è, in sintesi, un grave deficit di effettiva esigibilità di questi diritti da parte delle persone con disabilità».

Possiamo richiamare alcuni dei casi più emblematici che avete affrontato?
«Certamente. Moltissime segnalazioni hanno riguardato il tema dell’inclusione scolastica. È un àmbito cruciale: le statistiche annuali dell’ISTAT ci dicono che, a fronte di un calo demografico generale che riduce progressivamente il numero complessivo degli studenti, la quota di alunni con disabilità cresce di anno in anno. In particolare, si registra un aumento significativo degli studenti con disabilità intellettiva o con disturbi del neurosviluppo.
L’effettività dell’inclusione in questo comparto è così critica che le prime due Raccomandazioni ufficiali emanate dall’Autorità Garante – la numero 1 dello scorso anno e la numero 2 di quest’anno – si sono rivolte proprio al mondo della scuola.
Il primo caso emblematico riguarda un bambino con un autismo severo che frequenta la scuola primaria. Gli era stato negato il diritto ad essere assistito da un professionista sanitario durante le ore di lezione poiché il regolamento d’istituto subordinava l’ingresso del sanitario al consenso di tutti i docenti e di tutti i genitori della classe, adducendo presunte ragioni di privacy. Con la nostra Raccomandazione n. 1 abbiamo chiarito che il diritto alla salute e il diritto all’istruzione di quel bambino prevalgono su qualsiasi altra argomentazione, stabilendo che non occorreva alcun consenso preventivo.
La Raccomandazione n. 2 ha affrontato invece il tema dell’assistenza igienica per i ragazzi con disabilità grave. È inaccettabile che ancora oggi le famiglie, e le madri in particolare, vengano chiamate da scuola per andare a cambiare i propri figli. Esistono norme precise, anche di livello contrattuale, che attribuiscono questo specifico compito al personale ATA (i collaboratori scolastici).
Al di fuori della scuola, un altro caso eclatante ha riguardato la concessione di uno stallo di sosta riservato. Il Comune di residenza della persona con disabilità negava il diritto, motivando la scelta con la necessità di contrastare il fenomeno dei “falsi invalidi”. Se la vicenda non fosse drammaticamente seria, ci sarebbe da sorridere. Siamo intervenuti, ma non è bastato: l’interessato è stato costretto ad agire in giudizio. Lo abbiamo supportato affiancandolo nel ricorso e solo dopo due gradi di giudizio è riuscito ad ottenere il parcheggio. Questo conferma il problema sistemico di esigibilità a cui accennavo».

Di fronte a situazioni di diffusa inaccessibilità, come nel caso delle strutture sanitarie che risultano spesso impraticabili per le persone con disabilità, l’Autorità ha un raggio d’azione diretto o la palla passa necessariamente all’Esecutivo?
«Siamo pienamente consapevoli della gravità della situazione. Molte segnalazioni toccano questo tasto e io allargherei il discorso anche alle farmacie, che di frequente non sono accessibili alle persone con disabilità motoria. L’Autorità si muove costantemente in un’ottica di moral suasion, segnalando le criticità agli organi competenti.
A questo proposito, posso anticipare che proprio nei giorni scorsi il collegio dell’Autorità ha prodotto l’importante Raccomandazione n. 3, concernente l’àmbito sanitario, ossia sul diritto di accesso dei caregiver familiari alle strutture di cura. Ancora oggi, infatti, non viene riconosciuto il diritto formale del caregiver ad assistere la persona con disabilità in ospedale o a salire in ambulanza in caso di trasporto d’urgenza al Pronto Soccorso. Questa è una chiara lesione dei diritti. Abbiamo dunque voluto affermare il principio fondamentale che il caregiver deve poter accedere alle strutture sanitarie e accompagnare la persona sempre, poiché non è un semplice visitatore soggetto agli orari di visita, ma un soggetto essenziale che si prende cura della persona con disabilità.
Sull’accessibilità strutturale degli ospedali abbiamo inoltre partecipato a un tavolo istituzionale promosso dal Ministero della Salute e dal Ministero per le Disabilità per la stesura delle Linee Guida Nazionali dedicate all’estensione del Modello DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance, ovvero “Assistenza medica avanzata alle persone con disabilità”), nato anni fa in alcune realtà territoriali che permette una presa in carico sanitaria mirata per le persone con disabilità intellettiva e comunicativa grave. C’è ancora molto da fare, ma la strada è tracciata».

Resta il fatto che, in caso di violazione, il cittadino deve spesso farsi carico di ricorsi all’autorità giudiziaria o ai Tribunali Amministrativi Regionali (TAR), affrontando costi che molte famiglie non possono sostenere. In che modo l’Autorità può intervenire a supporto?
«Su questo fronte posso dare un’ottima notizia. È in fase conclusiva di approvazione, infatti, il Decreto correttivo del nostro Decreto istitutivo (il già citato Decreto Legislativo 20/24). Fino ad oggi, infatti, la norma limitava fortemente l’azione in giudizio dell’Autorità Garante: potevamo ricorrere in tribunale quasi esclusivamente contro il silenzio della Pubblica Amministrazione (ad esempio se un ente non rispondeva a una nostra richiesta di atti legata a una segnalazione) oppure per far valere la nullità di atti amministrativi, fattispecie comunque rarissima e vincolata a casi tassativi di legge. Con l’introduzione del Decreto correttivo, invece, il raggio d’azione dell’Autorità si amplierà notevolmente. Potremo cioè agire in giudizio sostituendoci direttamente alla persona con disabilità per far valere non più solo la nullità, ma l’illegittimità di un atto della Pubblica Amministrazione adottato in violazione dei diritti. Questa legittimazione diffusa permetterà all’Autorità di tutelare il cittadino senza esporre le famiglie a insostenibili barriere economiche di accesso alla giustizia. Per i cittadini il servizio sarà gratuito, poiché l’Autorità usufruisce del patrocinio legale gratuito dell’Avvocatura dello Stato».

E nel caso in cui si configuri non una violazione diretta, bensì una mancata attuazione di un provvedimento?
«Il testo correttivo risponde anche a questo scenario. Potremo rivolgerci al giudice per chiedere la nomina di un commissario ad acta. Se l’Autorità emanerà un parere o una disposizione su un caso specifico e la Pubblica Amministrazione non si adeguerà, avremo quindi lo strumento giuridico per chiedere l’intervento di un commissario che dia esecuzione coattiva a quel diritto».

Presidente, in conclusione di questa nostra intervista, le lascio lo spazio per un messaggio o una riflessione che ritiene prioritario condividere.
«Vi ringrazio. È un concetto che ripeto spesso e che ho ribadito anche di recente durante una giornata speciale che l’emittente Sky Italia ha dedicato interamente all’inclusione, affrontata a 360 gradi.
La barriera più difficile da abbattere, ed è anche la più subdola, è quella culturale. Personalmente non amo molto il termine “inclusione”, poiché evoca implicitamente l’idea che vi sia qualcuno che sta “dentro” e qualcun altro che sta “fuori”, e che il primo, con un gesto di generosità o superiorità, decida di far entrare il secondo nel proprio mondo. Preferisco parlare di “piena partecipazione” di tutti e tutte, in ogni momento della vita.
Il nostro obiettivo principale come Autorità Garante, specialmente lavorando con le scuole e con le giovani generazioni, è cambiare lo sguardo sociale sulla disabilità. Dobbiamo superare la dinamica pietistica che vede la persona con disabilità come un soggetto “poverino” o “sfortunato” verso cui provare carità. Le persone con disabilità sono persone a tutti gli effetti, con desideri, aspettative e talenti che devono poter realizzare. Ognuno di noi, in fondo, è condizionato da qualche limite nella propria vita.
I giovani non sono affatto indifferenti od ostili come a volte vengono dipinti; hanno solo bisogno di essere sensibilizzati correttamente per comprendere che il proprio compagno di classe con disabilità è prima di tutto un compagno, uno studente e un amico, non un oggetto di commiserazione. Di recente, in un contesto pubblico, ho sentito accostare le persone con disabilità ai “rovi” per distinguerle dalle persone senza disabilità, paragonate alle “rose”. Questo tipo di approccio è culturalmente e civilmente inaccettabile. Siamo, semplicemente e paritariamente, tutte persone».

Grazie mille, Presidente Borgo, a nome del canale Disabili Diritti e Libertà e dei lettori di Superando.it. Ci risentiremo sicuramente in una prossima occasione per monitorare gli sviluppi di questo importante lavoro.
«Grazie a lei per lo spazio e per l’importante opera di informazione».

*Maurizio Borgo è il Presidente dell’Autorità Garante Nazionale per i Diritti delle persone con disabilità; Maurizio Cocchi è pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità e firma di Superando (info@mauriziococchi.net).

La versione video della presente intervista di Maurizio Cocchi a Maurizio Borgo è visibile in YouTube nel canale Disabili Diritti e Libertà, direttamente a questo link.

Vedi anche,  Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità. La relazione annuale 2025


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