Data di pubblicazione: 01/08/2026
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Il “razzismo pratico” come misuratore della democrazia

Da quasi 30 anni osserviamo una escalation nella riduzione degli immigrati a uno stato di disuguaglianza effettiva. Insieme a una sempre maggiore indulgenza verso visioni e politiche autoritarie.

di Luca Di Sciullo, Presidente del Centro studi e ricerche Idos. In, dossierimmigrazione.it. Vedi anche, 21° RAPPORTO MIGRAZIONI A ROMA E NEL LAZIO.

Il principio di disuguaglianza “per natura” degli esseri umani, che denota il razzismo in quanto tale, è anche alla base di ogni anti-democrazia, ovvero di ogni concezione politica e/o forma di governo che neghi praticamente la natura e il funzionamento democratico di uno Stato.

Non è un caso – tanto per ricorrere a un esempio-limite di pubblico dominio – che storicamente, in Italia, le leggi razziali siano state varate sotto il peggior regime dittatoriale che il Paese abbia conosciuto nell’epoca contemporanea. Di converso, la reazione democratica al regime fascista produsse, con la Costituzione, un documento che, proprio in quanto democratico e anti-fascista, bandisce per principio ogni razzismo.

Come è noto, infatti, a definire la democrazia è proprio il riconoscimento del pari valore e dignità di tutti i membri della comunità. Un’uguaglianza “di natura” (riconosciuta alla “persona”), questa, da cui discende, per i cittadini, il pari peso del voto individuale.

Sul piano pratico, dunque, una cifra distintiva dell’anti-democrazia può essere a tutti gli effetti rintracciata nel razzismo. Il quale, perciò, a ragione può assurgere a vero e proprio misuratore di democrazia in uno Stato, secondo un rapporto di proporzione inversa (la prima è tanto più carente quanto più è perseguito, di fatto, il secondo, e viceversa).

L’appello al piano pratico, poi, non è secondario. È piuttosto il necessario avvertimento per chi si è a lungo ostinato a pretendere, invano, una espressa professione di anti-fascismo da parte degli esponenti dell’attuale governo. Non è tanto, infatti, il piano teorico (delle dichiarazioni di principio, dei proclami pubblici) quello sul quale si misura l’anti-democraticità dell’azione di governo (non a caso il governo è per antonomasia “esecutivo” e, appunto, per sua missione deputato all’azione). Né l’attuale classe politica è così ingenua da affidare a una formale dichiarazione la propria autodenuncia.

La negazione della partecipazione attiva e paritaria

Tuttavia, vale in questo campo, per l’appunto, il detto evangelico: “li riconoscerete dalle loro opere”: tanto più anti-democratici quanto più razzisti (o xenofobi) de facto.

Ebbene, quel che da quasi 30 anni si osserva, da parte dei governi di turno, è una vera e propria escalation di razzismo pratico istituzionale, ovvero di riduzione degli immigrati a uno stato di disuguaglianza effettiva e misurabile, ottenuta sul piano sia delle policy che della governance: dalla negazione del diritto di cercare lavoro autonomamente in Italia alla subordinazione del loro diritto di entrare e restare legalmente in Italia, se lavoratori, alla volontà del datore di lavoro di contrattualizzarli (Bossi-Fini); dalla massiva inconcludenza dell’iter di acquisizione di un regolare permesso di soggiorno per i lavoratori regolarmente entrati dall’estero (con relativa loro caduta nell’irregolarità e quindi nello sfruttamento anche grave) alla sempre più ristretta possibilità di acquisire i diritti di cittadinanza (voto, accesso a impieghi nella pubblica amministrazione ecc.) e alla negazione dell’accesso paritario a servizi e beni fondamentali di welfare (indennità e assegni per il sostegno al reddito, bonus bebè, buoni mensa, assegnazione di case popolari ecc.) mediante l’introduzione, solo per loro, di requisiti aggiuntivi tanto proibitivi quanto giuridicamente illeciti; dalla negazione del diritto a non essere respinti se richiedenti asilo alla restrizione delle tutele giuridiche e dei diritti di difesa o assistenza legale per chi formalizza la domanda (restrizione acuita dalla ricezione del Patto europeo su migrazione e asilo recentemente entrato in vigore, specialmente nell’ambito delle procedure accelerate di frontiera) e all’esposizione a condizioni di vita straordinariamente inumane nei luoghi blindati di detenzione amministrativa (Cpr, “luoghi idonei” pre-espatrio nelle Questure, centri di trattenimento “alla frontiera” durante l’esame delle domande ecc.).

Alla domanda se gli immigrati in Italia partecipano attivamente alla vita collettiva o accedono in maniera paritaria, rispetto agli italiani, ai servizi e beni fondamentali di welfare, i dati strutturali mostrano, da decenni, che la risposta è negativa; come pure quella alla domanda se essi conoscano un inserimento lavorativo e un trattamento contrattuale ed economico equiparabile, nel complesso e a parità di caratteristiche occupazionali, a quello dei lavoratori italiani in generale. A conferma che ci troviamo davanti a consolidati modelli sia di segregazione occupazionale sia di inserimento sociale subalterno.

Disuguali per legge

Se dunque assumiamo l’equazione inversa sopra tematizzata, occorre domandarci se queste evidenti, persistenti e progressive condizioni di disuguaglianza strutturale cui sono destinati, per legge, gli immigrati, tanto da renderli di fatto e di principio persone di rango inferiore sul piano giuridico, sociale, civile e politico, non sia anche effetto e spia di un progressivo allentamento del senso e della tenuta democratica del Paese, a favore di un orientamento sempre più indulgente verso visioni e politiche autoritarie.

Del resto, basta osservare l’attuale evoluzione dello scenario politico per rendersene plasticamente conto. Come è possibile che non solo in Parlamento, ma addirittura al governo e ai vertici delle istituzioni democratiche, siedano individui che non hanno alcuna remora nel mostrare simpatia e nostalgia verso la più violenta e buia esperienza di anti-democrazia che l’Italia abbia conosciuto da quando è uno Stato unitario?

Come è possibile che, per costoro, il passo verso lo scranno dell’emiciclo e la poltrona dell’esecutivo sia stato così liscio e indisturbato?

I dispositivi del non-ritorno, del mai-più, non hanno funzionato. E il razzismo pratico in atto conferma che ciò che ci sta sfuggendo di mano è la democrazia stessa.

Vedi anche,  A proposito del Dossier Immigrazione 2025

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