Data di pubblicazione: 14/09/2026
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Dimensione e struttura per età della popolazione residente in Italia: l’impatto di oltre 40 anni di migrazioni internazionali

neodemos.info. Le migrazioni internazionali quanto e in che modo hanno modificato la popolazione residente in Italia? Salvatore Strozza prova a rispondere al quesito facendo ricorso al metodo coorti-componenti di proiezione della popolazione, ipotizzando assenza di migrazioni con l’estero nel periodo 1982-2025. Il confronto alla data più recente tra la popolazione reale e quella attesa senza migrazioni consente di valutare l’impatto dei flussi migratori internazionali e il loro effetto sulla struttura per età dei residenti.

Antefatto e obiettivo

È passato ormai circa mezzo secolo da quanto l’Italia, fin dall’Unità e tuttora paese di emigrazione, è diventata anche terra di destinazione di immigrati provenienti da diverse parti del Mondo (Pugliese, 2006; Bonifazi, 2013). L’immigrazione straniera si è intensificata nei decenni tanto che gli stranieri residenti sono diventati circa 5,5 milioni, senza contare quelli diventati italiani e i figli di coppie miste che sono italiani dalla nascita (Strozza et al., 2021; Vignoli e Paterno, 2025). Allo stesso tempo, l’emigrazione italiana all’estero, che era diventata meno intensa negli ultimi due decenni del secolo scorso, ha ripreso vigore soprattutto dal secondo decennio di questo secolo tanto che gli italiani residenti all’estero sono diventati alla data più recente 6,4 milioni (Licata, 2025), con una crescita di oltre 2 milioni in 15 anni che è però solo in parte dovuta alla dinamica migratoria. La domanda che ci si pone è quindi la seguente: quanto sarebbe stata diversa per dimensione e profilo demografico la popolazione residente in Italia in assenza delle migrazioni internazionali?

Strumento e ipotesi

Diversi sono gli studi che hanno stimato il contributo passato e/o quello potenziale futuro delle migrazioni internazionali alla dinamica e alla struttura per età della popolazione residente in Italia. Utilizzando il modello coorti-componenti di previsione della popolazione e l’approccio retrospettivo “what if”, che risponde al quesito cosa sarebbe successo se si fossero verificate determinate condizioni, è possibile confrontare dimensione e struttura della popolazione osservata con quella attesa in assenza di migrazioni internazionali. In pratica, si parte dalla popolazione reale ad una certa data e la si proietta negli anni seguenti sulla base di determinati livelli di mortalità e fecondità. È stato già adottato in passato per il caso italiano (Gesano e Strozza, 2011; De Santis e Strozza, 2017), ma l’applicazione qui proposta si differenzia da quelle precedenti perché non distingue la popolazione per cittadinanza ma considera un più ampio intervallo temporale. 

Per l’esattezza, si è ipotizzato assenza dall’inizio del 1982 in poi di flussi migratori con l’estero e la popolazione per sesso e classi annuali di età a tale data è stata proiettata in avanti, anno per anno, fino ad inizio 2026, supponendo che la fecondità fosse uguale a quella delle donne italiane (stimata per i primi 15 anni e calcolata per gli anni seguenti) e la mortalità a quella osservata nel totale della popolazione residente nel periodo 1982-2025 (aggiornamento da Strozza, 2026).

Impatto delle migrazioni internazionali sulla numerosità dei residenti

Senza migrazioni internazionali, già dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso la popolazione residente in Italia sarebbe stata in decremento demografico, cosa che si è invece realizzata a partire dalla metà del secondo decennio di questo secolo (Figura 1). La popolazione attesa ad inizio 2002 è uguale a 56,4 milioni di persone, contro i quasi 57 milioni di residenti effettivi. La differenza diventa davvero ampia negli anni seguenti: ad inizio 2012 il divario raggiunge i 4,5 milioni e alla data più recente oltre 7,4 milioni di residenti. Infatti, ad inizio 2026 la popolazione residente in Italia si avvicina ai 59 milioni (oltre 58,9 milioni per la precisione), contro i 51,5 milioni attesi senza migrazioni internazionali.

È una differenza davvero importante che pone chiaramente in risalto il rilevante apporto numerico che le migrazioni internazionali hanno fornito, quantomeno nell’ultimo quarto di secolo, alla dinamica demografica della popolazione residente in Italia. Apporto che appare ancora più significativo quando si scende al dettaglio per età. 

Impatto delle migrazioni internazionali sulla struttura per età dei residenti

Infatti, non è solo e non è tanto una questione di numerosità totale della popolazione, senza migrazioni il processo di invecchiamento demografico sarebbe stato più intenso di quello, già particolarmente vigoroso, realmente osservato. Il confronto al 2026 tra la piramide delle età reale e quella attesa in assenza di migrazioni consente di apprezzare in modo analitico l’impatto delle migrazioni internazionali sulla struttura demografica della popolazione residente (Figura 2). Evidente è l’accresciuto numero e peso delle persone con meno di 60 anni a discapito del peso delle generazioni meno giovani (in particolare di quelle che sono tra i 60 e gli 80 anni). 

L’aggregazione dei dati per grandi classi di età consente di leggere quanto mostrato analiticamente attraverso le due piramidi delle età in termini di impatto numerico sulle generazioni che al 2026 sono nelle diverse stagioni della vita. 

Per quanto riguarda i più giovani, l’immigrazione ha svolto una funzione di contenimento del declino demografico. La popolazione under20 ad inizio 2026 è pari a 9,8 milioni, con circa 7 milioni di giovani in meno rispetto a quelli contabilizzati nel 1981, ma con 2,1 milioni in più rispetto a quelli attesi (solo 7,7 milioni) in assenza di migrazioni internazionali. Questo effetto è riconducibile sia all’arrivo diretto di minori stranieri – le cosiddette generazioni decimali e i minori non accompagnati – sia all’effetto indiretto delle seconde generazioni in senso stretto, cioè dei nati in Italia da genitori immigrati, che hanno contribuito ad “alimentare le nascite” e a riequilibrare, almeno in parte, la base della piramide demografica. Anche la popolazione di 20-34 anni nel periodo 1982-2025 è diminuita (2,7 milioni di persone in meno), ma il decremento sarebbe stato ben più ampio (4,4 milioni, cioè 1,7 milioni in più) in assenza di migrazioni con l’estero. Migrazioni che hanno determinato la stabilità del numero di 35-49enni (da 10,9 milioni nel 1982 a 11 milioni nel 2026), che sarebbero diminuiti di 1,8 milioni, e una crescita dei 50-64enni (+4,6 milioni, da 9,4 milioni a 14,1 milioni) di 1,3 milioni in più rispetto a quelli attesi (+3,3 milioni) senza migrazioni. Complessivamente, la popolazione di 20-64 anni si è accresciuta nei 44 anni considerati di oltre 2 milioni di persone, contro una diminuzione di più di 2,8 milioni prevista in assenza di migrazioni internazionali. 

Scarso è stato invece l’impatto dei flussi migratori sulla notevole crescita del numero di anziani (7,4 milioni in più di cui 0,5 milioni per effetto delle migrazioni), con un effetto complessivo delle migrazioni internazionali nella direzione di rallentare il processo di invecchiamento della popolazione residente, alimentando la base della piramide delle età.

In assenza di migrazioni i giovani under20 sarebbero stati solo il 14,9% della popolazione, cioè 1,7 punti percentuali in meno rispetto alla loro importanza effettiva attuale (16,6%), i 20-34enni come i 35-49enni peserebbero un punto percentuale in meno, mentre gli adulti meno giovani (50-64enni) conterebbero per un punto in più e gli anziani per ben 2,7 punti percentuali in più rispetto alla situazione reale, determinata prevalentemente dall’importante immigrazione straniera osservata soprattutto negli ultimi 25 anni. Pertanto, ad inizio 2026 le persone di 65 anni e più sono il 25,1% dei residenti, ma sarebbero state il 27,8% senza le migrazioni internazionali.

Quadro d’insieme

In generale, l’immigrazione straniera ha consentito, soprattutto nei primi vent’anni o poco più di questo secolo, di alimentare la componente più giovane della popolazione residente, rendendone meno drammatica la straordinaria diminuzione e quindi contenendo almeno in parte lo svantaggio, comunque ampio, accumulato rispetto ad altri paesi europei in passato della stessa taglia demografica quali Francia e Regno Unito. Ciò è stato possibile attraverso l’effetto diretto dell’arrivo dei figli minorenni degli immigrati (le cosiddette generazioni decimali) e dei minori non accompagnati, nonché dell’effetto indiretto dei nati in Italia da genitori immigrati (seconde generazioni). Anche nelle età lavorative il contributo delle migrazioni internazionali è stato davvero rilevante. Rispetto alla situazione ad inizio 1982 avremmo avuto ad inizio 2026 una diminuzione della popolazione di 20-64 anni di quasi 2,8 milioni se non ci fossero state le migrazioni che hanno invece consentito di registrare una crescita di residenti di oltre 2 milioni, concentrata nelle due fasce di età più giovani (20-34 e 35-49 anni). 

L’immigrazione straniera non è stata in grado di cambiare le tendenze demografiche di fondo, ma ha rallentato l’invecchiamento della popolazione, alimentato le nascite, contenuto la diminuzione delle giovani generazioni e assicurato al mercato del lavoro una più ampia offerta di lavoro per rispondere alle necessità del sistema produttivo e delle famiglie italiane (Gesano e Strozza, 2011; 2019; Strozza e De Santis, 2017; Billari e Tomassini, 2021).

Riferimenti bibliografici

Billari F.C., Tomassini C. (a cura di) (2021). Rapporto sulla popolazione. L’Italia e le sfide della demografia, Bologna: Il Mulino.

Bonifazi C. (2013). L’Italia delle migrazioni, Bologna: Il Mulino.

Gesano G., Strozza S. (2011). “Foreign migrations and population aging in Italy”, Genus, LXVII (3): 83-104.

Gesano G., Strozza S. (2019). “Fecondità delle italiane e immigrazione straniera in Italia: due leve alternative o complementari per il riequilibro demografico?”, Rivista delle Politiche Sociali, 4: 119-140.

Licata D. (a cura di) (2025). Rapporto Italiani nel Mondo 2025, Roma: Fondazione Migrantes.

Pugliese E. (2026). L’Italia tra migrazioni internazionali e migrazioni interne, Bologna: Il Mulino.

Strozza S. (2026), “Migrazioni internazionali e dinamiche demografiche: alcune evidenze per l’Italia nel panorama europeo”, in Amato F.; Gissi A. (a cura di), Demografia e migrazioni, Napoli: UniorPress, in stampa.

Strozza S., De Santis G. (a cura di) (2017). Rapporto sulla popolazione. Le molte facce della presenza straniera in Italia, Bologna: Il Mulino.

Strozza S., Conti C., Tucci E. (2021). Nuovi cittadini. Diventare italiani nell’era della globalizzazione, Bologna: Il Mulino.

Vignoli D., Paterno A. (a cura di) (2025). Rapporto sulla popolazione. Verso una demografia positiva, Bologna: Il Mulino.

Vedi anche

Un Paese, due emigrazioni. I dati del report Svimez – Save the Children

Il contributo economico dell’immigrazione in Italia

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