Data di pubblicazione: 13/02/2026
Numero accessi: 4

indietro

Il contributo economico dell’immigrazione in Italia

neodemos.info.

Il clima culturale non è oggi favorevole agli immigrati, e distorce la visione della realtà. Il contributo della presenza straniera, invece, è positivo non solo dal punto di vista demografico, dato il forte invecchiamento del Paese, ma anche dal punto di vista economico, come, numeri alla mano, dimostrano Enrico Di Pasquale e Chiara Tronchin. E i risultati potrebbero essere molto migliori, con una più compiuta integrazione degli stranieri già presenti.

Dopo la pandemia è emerso in maniera perentoria il fabbisogno di manodopera da parte di molti settori produttivi dell’economia italiana. Si tratta di un fenomeno che ha svariate cause demografiche, economiche e sociali. Una delle strade più immediate per il reperimento di manodopera viene certamente dall’immigrazione: per questo il Governo Meloni ha previsto, nel decreto flussi 2026-2028, l’ingresso di 500mila stranieri non comunitari per il triennio appena iniziato, peraltro in linea con i numeri del triennio precedente. 
Nonostante alcune criticità legate alle procedure di ingresso, il contributo economico dell’immigrazione in Italia è oggi positivo sotto molti punti di vista. Il Rapporto annuale 2025 sull’Economia dell’Immigrazione, prodotto dalla Fondazione Leone Moressa e presentato lo scorso ottobre al CNEL e alla Camera dei Deputati, mette in fila alcuni dati utili a comprendere l’impatto economico attuale e il potenziale ancora inespresso.

Il contributo demografico

Nel contesto di “inverno demografico” che l’Italia sta affrontando, negli ultimi anni la componente straniera ha dato un contributo determinante per arginare il calo della popolazione: la componente autoctona, infatti, negli ultimi cinque anni presenta valori negativi sia nel saldo naturale (più morti che nati) che nel saldo migratorio (più partenze che arrivi). Al contrario, gli immigrati presentano valori positivi in entrambi i casi. 
Tuttavia, anche il contributo demografico della popolazione immigrata è in calo. Diminuiscono i nati stranieri (sia in termini assoluti che rispetto alla popolazione), principalmente per due ragioni. Da un lato per un adattamento degli stili di vita al paese di residenza, per cui le famiglie immigrate fanno più figli rispetto a quelle italiane ma meno di quanti ne farebbero in patria. Inoltre, le crescenti acquisizioni di cittadinanza italiana “riducono” (da un punto di vista statistico) la platea dei genitori “stranieri” e, di conseguenza, il numero dei nati stranieri.
Inoltre, gli stranieri in Italia stanno progressivamente invecchiando (anche se l’età media è ancora molto più bassa di quella degli italiani), per cui, sia pur lentamente, la loro mortalità aumenta.

Il mercato del lavoro

Gli occupati stranieri in Italia sono 2,5 milioni (10,5% del totale), e arrivano a 3,7 milioni se consideriamo i nati all’estero (15,2%). Questa seconda definizione sembra più consona al conteggio degli “immigrati”, dato che include chi ha acquisito la cittadinanza ed esclude le “seconde generazioni”, che in buona parte sono ancora fuori dal mercato del lavoro. 
In Italia, l’occupazione straniera si distingue nettamente da quella autoctona per la maggiore concentrazione in mansioni a bassa qualificazione, con una rilevante presenza in professioni meno specializzate e spesso caratterizzate da un elevato livello di precarietà. Il 39,6% degli occupati italiani è impiegato in professioni qualificate o tecniche, mentre, nell’universo degli stranieri, ciò avviene solo nel 9,1% dei casi (tabella 1). I lavoratori stranieri sono infatti principalmente operai e artigiani (31,7%) o attivi nelle professioni meno qualificate (29,4%).

La distribuzione del lavoro evidenzia quindi una segmentazione marcata del mercato occupazionale: su 100 addetti a professioni poco qualificate, ben 30 sono stranieri, mentre nel caso delle professioni più qualificate, la presenza straniera è estremamente ridotta, con soli 2,6 lavoratori stranieri su 100. Per il momento, dunque, l’occupazione straniera svolge una funzione complementare rispetto a quella italiana, occupando spazi nel mercato del lavoro che non vengono completamente colmati dalla forza lavoro locale.
Nonostante questa “rigidità” in termini di settori e mansioni, agli occupati stranieri si può attribuire una produzione di Valore Aggiunto pari a 177 miliardi di euro, con un’incidenza pari al 9% del totale. 
Osservando la distribuzione settoriale del valore aggiunto prodotto dai lavoratori stranieri, si nota una forte concentrazione nel comparto dei servizi, settore nel quale oltre un milione di stranieri trova occupazione. Tuttavia, un’analisi dettagliata dell’incidenza relativa nei diversi settori economici mostra come la presenza degli stranieri risulta più rilevante in alcune aree specifiche dell’economia nazionale (tabella 2).

L’agricoltura registra la quota più elevata, con circa il 18% del valore aggiunto del settore attribuibile alla forza lavoro straniera. Seguono l’edilizia, con un’incidenza pari al 16,4%, e il comparto degli alberghi e della ristorazione, dove i lavoratori immigrati contribuiscono per circa il 12,5% del valore aggiunto totale. Questi dati suggeriscono come l’economia italiana si avvalga in modo sostanziale del contributo dei migranti in settori caratterizzati da una domanda strutturale di manodopera, spesso in condizioni di elevata precarietà e bassa qualificazione.

Il contributo fiscale

Dal punto di vista fiscale, la giovane struttura per età degli stranieri in Italia (età media 36,1 anni, contro 47,1 degli Italiani) fa sì che essi incidano molto poco sulla spesa pubblica, pur se con differenziazioni per voci: quasi nulla sulle pensioni (meno dell’1%), poco sulla sanità (meno del 5%) (mediamente il 3,5%), ma di più sull’istruzione, data la presenza di oltre l’11% di alunni stranieri, e significativamente alcune voci di welfare assistenziale, peraltro marginali  (oltre il 17% nella spesa per famiglia e figli, disoccupazione, malattia).
Ma, in sintesi, nel confronto tra le voci di entrata e di uscita per l’anno d’imposta 2023, l’ultimo disponibile, il saldo tra costi e benefici dell’immigrazione è molto positivo per le casse dello Stato, per un valore di +1,2 miliardi di euro. 

Sul fronte delle entrate, nonostante esse “coprano” le uscite, e abbondantemente, va però fatta una riflessione sul contributo potenziale ancora inespresso. Infatti, l’Irpef versata dagli immigrati è appena il 2,3% del totale, a causa della ben nota segmentazione del mercato del lavoro. La concentrazione nelle fasce di reddito più basse incide poi anche sulla propensione al consumo e quindi sulle imposte a esso legate. Il gettito IVA “generato” dagli immigrati è infatti appena il 3% del totale, e risultano limitate anche le imposte legate alla casa e alle automobili. 

Pur se, nel corso del tempo, si nota un progressivo aumento della ricchezza degli immigrati, le differenze con gli italiani sono ancora molto forti. Il progressivo aumento del cosiddetto “ceto medio” immigrato, dunque, non solo è auspicabile dal punto di vista dell’inclusione e del benessere delle famiglie straniere, ma anche in una prospettiva di sviluppo complessivo del Paese.

In definitiva, le analisi del Rapporto annuale dimostrano che l’immigrazione, se gestita e ben regolata, offre un contributo positivo a livello demografico, economico e fiscale. Essa non può certamente essere l’unica risposta alla recessione demografica, ma quantomeno contribuisce ad arginarla. Tuttavia, il potenziale dell’immigrazione in Italia è ancora largamente inespresso, limitato da una scarsa mobilità sociale. Una maggiore valorizzazione di talenti e competenze, invece, porterebbe un maggiore contributo al PIL, maggiori consumi e maggiori entrate per le casse dello Stato.

Per saperne di più

Fondazione Leona Moressa (2025) Rapporto 2025 sull’economia dell’immigrazione, Il Mulino.

vedi anche

A proposito del Dossier Immigrazione 2025

Rapporto IDOS. Dossier statistico immigrazione 2025

Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2025. Giovani di origine straniera: si trasforma con loro l’Italia che spera

-----------------

LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà 

Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali

La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile  PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.

5x1000

 Clicca qui per ricevere la nostra newsletter.


Adempimenti legge 4 agosto 2017, n. 124


Il nostro Bilancio


60030 Moie di Maiolati (AN), via Fornace, 23


(+39) 0731 703327


grusol@grusol.it

Il materiale elaborato dal Gruppo Solidarietà presente nel sito pụ essere ripreso a condizione che si citi la fonte

-


IBAN IT90 V050 1802 6000 0002 0000 359 (Banca Etica)


Iscrizione al RUNTS, decreto n. 212 del 14/09/2022