Save the Children. "Attraversamenti". La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento Il Rapporto di Save the Children. Da, pressenza.com. Garantire un’istruzione di qualità a tutte e tutti, favorire un orientamento scolastico libero da condizionamenti e stereotipi, assicurare percorsi accessibili con possibilità effettive di specializzazione, contenere il rischio di “selezione implicita”, ovvero l’esclusione di studentesse e studenti provenienti da contesti di maggiore svantaggio e assicurare stabilità finanziaria dopo gli investimenti del PNRR. Sono queste alcune delle sfide aperte della riforma dell’istruzione tecnico-professionale, emerse dal dossier “Attraversamenti. La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento”, diffuso di recente da Save the Children, in vista della riapertura delle scuole e alla luce del dibattito ancora in corso sull’avvio della riforma, che ridisegna la formazione tecnico-professionale in Italia, con un rafforzamento del legame tra scuola e mondo del lavoro. Il dossier analizza la riforma della filiera tecnico-professionale con l’introduzione del modello 4+2 nel sistema di istruzione italiano – cioè quattro anni di scuola superiore più due anni negli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) – un modello che da quest’anno scolastico entra nell’offerta ordinaria del secondo ciclo, dopo una fase sperimentale. Attraverso la voce di 15 esperti tra rappresentanti delle amministrazioni centrali e regionali, dirigenti scolastici, enti di formazione professionale e soggetti del mondo produttivo, e quella di 65 studentesse e studenti di istituti tecnici, professionali e IeFP (Istruzione e Formazione Professionale), lo studio realizzato dal Polo Ricerche di Save the Children in collaborazione con Ipazia Ricerche, approfondisce il nuovo modello di istruzione tecnico-professionale in termini di equità e diritto all’istruzione. “La riforma, si sottolinea nel dossier, punta ad attrarre più studenti nella formazione tecnologica e professionale nel nostro Paese dove, in dieci anni (tra il 2015/16 e il 2024/25), a fronte di un numero complessivo nelle scuole secondarie statali di secondo grado rimasto pressoché invariato, i licei hanno guadagnato più di 100 mila studenti mentre l’area professionale ne ha persi 103 mila e gli istituti tecnici sono rimasti stabili. Per l’anno scolastico 2026/27, più della metà degli studenti ha scelto un liceo (55,9%), poco meno di uno su tre un istituto tecnico (30,8%) e il 13,3% uno professionale, con un forte squilibrio di genere: nell’a.s. 2024/25 se nei licei le ragazze rappresentavano il 61,5%, negli istituti tecnici scendevano al 31,8% ed erano il 44,2% negli istituti professionali”. Nel 2026/27 restano marcate anche le differenze territoriali: in Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise e Umbria più del 60% degli studenti sceglie il liceo mentre in Veneto ed Emilia-Romagna prevalgono gli indirizzi tecnici e professionali, invece in Lombardia la distribuzione è quasi paritaria (49,4% licei, 50,6% indirizzi tecnici e professionali). Negli istituti tecnici, il settore tecnologico raccoglie il 19,1% delle domande online di iscrizione al primo anno complessive; il settore economico l’11,8%. Tra gli istituti professionali, l’indirizzo più scelto è Enogastronomia e ospitalità alberghiera (4,2% delle domande di iscrizione al primo anno complessive), seguito da Servizi per la sanità e l’assistenza sociale (2,3%), Manutenzione e assistenza tecnica (1,9%), Servizi commerciali (1,4%) e Industria e artigianato per il Made in Italy (1,1%). Per quanto riguarda invece i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), la maggior parte degli iscritti al primo anno frequenta istituzioni formative accreditate (80,7%) rispetto ai percorsi erogati dagli istituti scolastici in regime di nuova sussidiarietà (19,3%), con significative differenze territoriali: il Nord raccoglie il 67,4% del totale degli iscritti dal primo al quarto anno – con la Lombardia che da sola ne conta quasi un terzo del totale nazionale – il Centro l’11,2% e il Mezzogiorno il 21,4%. Il 69% degli studenti dell’IeFP si trova in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia. Gli studenti iscritti al primo anno con cittadinanza straniera sono il 20,6%. Tra il 2017/18 e il 2023/24 i percorsi IeFP hanno perso il 37,7% degli studenti iscritti al primo anno e solo il 10% frequenta il quarto anno necessario al conseguimento del diploma. Il dossier evidenzia come di fronte alla riforma gli studenti e le famiglie si trovino spesso disorientati, con difficoltà a comprendere le proposte offerte. Non solo, la riforma potrebbe anche rafforzare i meccanismi di “selezione implicita”, ovvero che ostacoli diversi, dai vincoli informativi, a quelli socioeconomici, didattici, organizzativi e territoriali, si concentrino sugli stessi studenti e sulle stesse studentesse lungo più passaggi della filiera, restringendo le opportunità di chi parte da situazioni meno favorevoli per condizione socioeconomica, background migratorio, genere o storia scolastica. C’è poi il rischio dell’irreversibilità della scelta. Gli studenti interpellati da Save the Children evidenziano i rischi di una scelta vincolante. “A 14 anni, quando scegliamo la scuola superiore è difficile capire subito cosa vogliamo fare in futuro; quindi la scelta avviene anche in maniera abbastanza superficiale. Mi sembra che questa riforma vincoli abbastanza gli studenti e li concentri più su un settore specifico, eliminando poi anche [le possibilità] di lavoro al di fuori della scuola scelta”, spiega N., al quarto anno di un Istituto Tecnico. Per questo, secondo gli esperti intervistati, è fondamentale sostenere la reversibilità, cioè la possibilità effettiva per gli studenti di modificare la scelta del percorso nel secondo ciclo: per renderla effettivamente praticabile servono però informazioni chiare, procedure condivise per il riconoscimento dei crediti, attività di recupero e forme di accompagnamento. Alcuni esperti evidenziano, inoltre, che molti studenti arrivano alla IeFP o a percorsi professionalizzanti dopo “traiettorie scolastiche non lineari” con il rischio, in una filiera rigida, di non intercettare i bisogni degli adolescenti. “La riforma della filiera tecnico-professionale, ha sottolineato Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children Italia, incide nell’area dove si concentrano i più forti divari economici e territoriali del sistema di istruzione e attualmente i percorsi di istruzione professionale e di IeFP intercettano in misura maggiore proprio studenti di contesti socioeconomici fragili, con background migratorio e difficoltà scolastiche pregresse. È fondamentale, dunque, comprendere come potrà garantire opportunità educative di qualità, senza accentuare le debolezze già presenti”. Vedi anche, Contro la scuola di classe (a margine della "riforma dei tecnici”) -------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.