Data di pubblicazione: 20/09/2026
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Save the Children. "Attraversamenti". La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento

Il Rapporto di Save the Children.

Da, pressenza.com. Garantire un’istruzione di qualità a tutte e tutti, favorire un orientamento scolastico libero da condizionamenti e stereotipi, assicurare percorsi accessibili con possibilità effettive di specializzazione, contenere il rischio di “selezione implicita”, ovvero l’esclusione di studentesse e studenti provenienti da contesti di maggiore svantaggio e assicurare stabilità finanziaria dopo gli investimenti del PNRR.

Sono queste alcune delle sfide aperte della riforma dell’istruzione tecnico-professionale, emerse dal dossier “Attraversamenti. La formazione tecnica e professionale: tra percorsi di riforma, equità e orientamento”, diffuso di recente da Save the Children,  in vista della riapertura delle scuole e alla luce del dibattito ancora in corso sull’avvio della riforma, che ridisegna la formazione tecnico-professionale in Italia, con un rafforzamento del legame tra scuola e mondo del lavoro.

Il dossier analizza la riforma della filiera tecnico-professionale con l’introduzione del modello 4+2 nel sistema di istruzione italiano – cioè quattro anni di scuola superiore più due anni negli ITS Academy (Istituti Tecnologici Superiori) un modello che da quest’anno scolastico entra nell’offerta ordinaria del secondo ciclo, dopo una fase sperimentale.

Attraverso la voce di 15 esperti tra rappresentanti delle amministrazioni centrali e regionali, dirigenti scolastici, enti di formazione professionale e soggetti del mondo produttivo, e quella di 65 studentesse e studenti di istituti tecnici, professionali e IeFP (Istruzione e Formazione Professionale), lo studio realizzato dal Polo Ricerche di Save the Children in collaborazione con Ipazia Ricerche, approfondisce il nuovo modello di istruzione tecnico-professionale in termini di equità e diritto all’istruzione.

La riforma, si sottolinea nel dossier, punta ad attrarre più studenti nella formazione tecnologica e professionale nel nostro Paese dove, in dieci anni (tra il 2015/16 e il 2024/25), a fronte di un numero complessivo nelle scuole secondarie statali di secondo grado rimasto pressoché invariato, i licei hanno guadagnato più di 100 mila studenti mentre l’area professionale ne ha persi 103 mila e gli istituti tecnici sono rimasti stabili.

Per l’anno scolastico 2026/27, più della metà degli studenti ha scelto un liceo (55,9%), poco meno di uno su tre un istituto tecnico (30,8%) e il 13,3% uno professionale, con un forte squilibrio di genere: nell’a.s. 2024/25 se nei licei le ragazze rappresentavano il 61,5%, negli istituti tecnici scendevano al 31,8% ed erano il 44,2% negli istituti professionali”.

Nel 2026/27 restano marcate anche le differenze territoriali: in Lazio, Sicilia, Abruzzo, Campania, Molise e Umbria più del 60% degli studenti sceglie il liceo mentre in Veneto ed Emilia-Romagna prevalgono gli indirizzi tecnici e professionali, invece in Lombardia la distribuzione è quasi paritaria (49,4% licei, 50,6% indirizzi tecnici e professionali).

Negli istituti tecnici, il settore tecnologico raccoglie il 19,1% delle domande online di iscrizione al primo anno complessive; il settore economico l’11,8%. Tra gli istituti professionali, l’indirizzo più scelto è Enogastronomia e ospitalità alberghiera (4,2% delle domande di iscrizione al primo anno complessive), seguito da Servizi per la sanità e l’assistenza sociale (2,3%), Manutenzione e assistenza tecnica (1,9%), Servizi commerciali (1,4%) e Industria e artigianato per il Made in Italy (1,1%).

Per quanto riguarda invece i percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), la maggior parte degli iscritti al primo anno frequenta istituzioni formative accreditate (80,7%) rispetto ai percorsi erogati dagli istituti scolastici in regime di nuova sussidiarietà (19,3%), con significative differenze territoriali: il Nord raccoglie il 67,4% del totale degli iscritti dal primo al quarto anno – con la Lombardia che da sola ne conta quasi un terzo del totale nazionale – il Centro l’11,2% e il Mezzogiorno il 21,4%. Il 69% degli studenti dell’IeFP si trova in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Gli studenti iscritti al primo anno con cittadinanza straniera sono il 20,6%. Tra il 2017/18 e il 2023/24 i percorsi IeFP hanno perso il 37,7% degli studenti iscritti al primo anno e solo il 10% frequenta il quarto anno necessario al conseguimento del diploma.

Il dossier evidenzia come di fronte alla riforma gli studenti e le famiglie si trovino spesso disorientati, con difficoltà a comprendere le proposte offerte. Non solo, la riforma potrebbe anche rafforzare i meccanismi di “selezione implicita”, ovvero che ostacoli diversi, dai vincoli informativi, a quelli socioeconomici, didattici, organizzativi e territoriali, si concentrino sugli stessi studenti e sulle stesse studentesse lungo più passaggi della filiera, restringendo le opportunità di chi parte da situazioni meno favorevoli per condizione socioeconomica, background migratorio, genere o storia scolastica.

C’è poi il rischio dell’irreversibilità della scelta. Gli studenti interpellati da Save the Children evidenziano i rischi di una scelta vincolante. “A 14 anni, quando scegliamo la scuola superiore è difficile capire subito cosa vogliamo fare in futuro; quindi la scelta avviene anche in maniera abbastanza superficiale. Mi sembra che questa riforma vincoli abbastanza gli studenti e li concentri più su un settore specifico, eliminando poi anche [le possibilità] di lavoro al di fuori della scuola scelta”, spiega N., al quarto anno di un Istituto Tecnico.

Per questo, secondo gli esperti intervistati, è fondamentale sostenere la reversibilità, cioè la possibilità effettiva per gli studenti di modificare la scelta del percorso nel secondo ciclo: per renderla effettivamente praticabile servono però informazioni chiare, procedure condivise per il riconoscimento dei crediti, attività di recupero e forme di accompagnamento.

Alcuni esperti evidenziano, inoltre, che molti studenti arrivano alla IeFP o a percorsi professionalizzanti dopo “traiettorie scolastiche non lineari” con il rischio, in una filiera rigida, di non intercettare i bisogni degli adolescenti.

La riforma della filiera tecnico-professionale, ha sottolineato Raffaela Milano, Direttrice Ricerca di Save the Children Italia, incide nell’area dove si concentrano i più forti divari economici e territoriali del sistema di istruzione e attualmente i percorsi di istruzione professionale e di IeFP intercettano in misura maggiore proprio studenti di contesti socioeconomici fragili, con background migratorio e difficoltà scolastiche pregresse. È fondamentale, dunque, comprendere come potrà garantire opportunità educative di qualità, senza accentuare le debolezze già presenti”.

Vedi anche,  Contro la scuola di classe (a margine della "riforma dei tecnici”)

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