Fondazione Openpolis. Il reddito minimo non basta per uscire dalla povertà In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola fuori dalla soglia di indigenza. Anche in Italia gli strumenti sono insufficienti. Un’indagine con EdjNet sul sostegno al reddito, in un continente sempre più a rischio povertà. Leggi in, openpolis.it. - Nel 2025 le persone in povertà assoluta in Italia erano 5,4 milioni. - In nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia di povertà. Negli ultimi anni la povertà è aumentata in Italia, così come nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea. Sono diversi gli strumenti di sostegno al reddito che vengono messi in campo, ma in nessun paese Ue il reddito minimo porta una persona che vive da sola sopra la soglia della povertà. È questo l’oggetto di un’indagine a cui abbiamo partecipato a livello europeo: un’inchiesta guidata dalla fondazione spagnola Civio, nell’ambito dello European Data Journalism Network (EdjNet), di cui Fondazione Openpolis è parte da tempo. Una raccomandazione del 2023 da parte del Consiglio dell’Ue invita gli stati membri a garantire l’accesso al reddito minimo a chiunque non disponga di risorse sufficienti e a raggiungere gradualmente, entro il 2030, un livello di sostegno adeguato. Ma quanto ci si sta avvicinando a questo obiettivo? L’Istat ha certificato 2,1 milioni di famiglie in stato di povertà assoluta nel 2025, pari all’8% del totale. Parliamo di 5,4 milioni di persone in questa condizione. Negli ultimi vent’anni il fenomeno è aumentato in modo consistente: erano infatti 1,9 milioni nel 2005 (calcolati con una metodologia precedente), 4,5 milioni nel 2015 e 5,4 milioni nel 2025. Gli strumenti per contrastare la povertà e l’esclusione sociale possono essere di diversa tipologia e natura. In Italia quelli attualmente in vigore comprendono misure di sostegno al reddito, carte solidali per i beni di prima necessità e programmi di attivazione professionale. Dal 2019 al 2023 la misura principale di contrasto alla povertà era il Reddito di cittadinanza (Rdc), il quale, a dispetto del nome, non era un reddito di base ma un reddito minimo. Il reddito di base (detto anche reddito universale o di cittadinanza) è uno strumento universalistico e il sussidio viene concesso senza verificare le condizioni economiche di chi lo riceve. Il reddito minimo invece è un sostegno monetario rivolto a chi non dispone di risorse sufficienti per una vita dignitosa, assegnato dopo aver verificato le condizioni economiche della persona e del suo nucleo familiare. L’Rdc istituito dal primo governo Conte nel corso della XVIII legislatura non era né universale né incondizionato, ed era quindi una forma di reddito minimo. Nel 2024 l’Rdc è stato abolito e sostituito da due misure distinte, l’Assegno di inclusione (Adi) e il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl). L’Adi è un sostegno economico rivolto esclusivamente ai nuclei familiari con almeno un componente minorenne, o con disabilità, o di almeno 60 anni, oppure in una condizione di svantaggio certificata e inserito in un programma di cura e assistenza. Per riceverlo servono requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno, una situazione economica entro i limiti di Isee e di reddito previsti, e l’adesione a un percorso personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. L’importo varia in base alla composizione del nucleo e al reddito disponibile. L’Sfl, invece, ha un importo fisso di 500 euro al mese ed è rivolto alle persone tra i 18 e i 59 anni che non rientrano nell’Adi. Anche l’Sfl richiede requisiti di residenza, cittadinanza e soggiorno e il rispetto di limiti di Isee e di reddito, ed è condizionato alla partecipazione a corsi di formazione o ad altre politiche attive del lavoro. L’esistenza di queste misure, tuttavia, non garantisce di per sé che chi si trova in difficoltà riceva un sostegno per una vita dignitosa. L’accesso all’Adi, per esempio, non dipende solo dalle risorse economiche del nucleo familiare ma anche dalla sua composizione. Pertanto resta escluso chi non rientra in una delle categorie previste, anche se si trova in difficoltà economica. Accanto ai requisiti di accesso, l’altra questione centrale è l’adeguatezza degli importi, che non è detto siano sufficienti per vivere dignitosamente. Abbiamo confrontato gli schemi di reddito minimo di tutti i paesi Ue, escludendo Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria, per i quali non è stato possibile individuare importi chiari. Per rendere confrontabili sistemi con regole molto diverse, Civio ha calcolato gli importi mensili al 1° gennaio 2026 per tre famiglie tipo: una persona sola, una coppia senza figli e una coppia con due figli di 4 e 8 anni. Tuttavia, gli importi in valore assoluto, da soli, dicono poco, dato che 500 euro hanno un potere d’acquisto molto diverso in Bulgaria e in Lussemburgo. Per questo motivo, ogni importo del reddito minimo per ciascun paese è stato confrontato con la rispettiva soglia di rischio di povertà, pari al 60% del reddito mediano nazionale, che riflette i livelli di reddito e, indirettamente, il costo della vita. Di conseguenza, questo rapporto misura la distanza della prestazione del reddito minimo dai livelli di reddito del paese. Continua a leggere su openpolis.it. Vedi anche Fondazione Openpolis. I numeri sui minori in povertà assoluta sono a livelli record ISTAT. La povertà in Italia – Anno 2025 Caritas. La povertà in Italia. Report statistico 2026 ------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.
In Europa i redditi minimi faticano a superare le soglie di povertà