Data di pubblicazione: 09/07/2024
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Raccontiamo noi l'inclusione. Una “ragazza adulta” e una rete di amici… tutta da coltivare!

In, “Appunti sulle politiche sociali”, n. 1/2023. Puoi sostenerci con l'abbonamento.

Vedi anche,  Raccontiamo noi l’inclusione. Le interviste integrali e i due libri del Gruppo Solidarietà, Raccontiamo noi l’inclusione. Storie di disabilità (2014) e STORIE DI VITA. Genitori e giovani con disabilità si raccontano (2024).

Maria Rita di Palma[1]

Casa di Emma è un appartamento in cui facciamo attività di gruppo. Lì ci sono educatori e ragazzi, poi alcune volte ci sono anche i genitori che accompagnano…Qualche volta facciamo discussione, decidiamo dove andare, cosa fare, si chiacchiera… e ci piace molto andare in giro. Amicizia è un valore, più forte dell’amore. È il secondo livello (intervista a cura di Gloria Gagliardini).

 

Mi chiamo Maria Rita e ho 36 anni e vivo a Jesi, in piena città.

          Hai sempre abitato qui?

No abitavamo a Foggia.

Siamo qui da 14 -15 anni: ci siamo trasferiti quando lei era una ragazzina ma abbastanza grande da dispiacersi; lo abbiamo fatto perché mio marito aveva un lavoro da queste parti, le cose poi non sono andate come avevamo pensato. È stato un trauma, ma ce l’abbiamo fatta. Alla fine ti dirò … non tornirei più indietro anche per la situazione politica di Foggia. Io qui ho trovato molti più servizi, Maria Rita è molto più assistita di quanto potrebbe esserlo giù. Qui in casa ora siamo noi due, perché i fratelli lavorano e abitano da soli, uno di loro abita vicino e viene sempre a trovarci.

Mi piaceva capire cosa fai durante la settimana…

La mattina vado all’asilo, all’ “Anna Frank”: dal martedì fino al venerdì. Alla mattina mi alzo alle 8,15 e arrivo a scuola alle 10.

Vai da sola?

Più o meno…

La strada da casa alla scuola è davvero poca, è un rettilineo. Quando il tempo lo permette va da sola, ma ti dico la verità ho un po' paura perché passa di fronte ad un’altra scuola dove ci sono dei ragazzi grandi e … non mi sento sicura. La colpa è mia, lei è in grado! In realtà nel quartiere lei si muove anche bene, se le dai un comando (guardare la strada, semaforo, attraversare) lei lo esegue alla lettera. Sono io che non mi fido, non di lei so che ce la fa! Ma degli altri, del mondo fuori, la tipologia di problemi e di imprevisti è cresciuta e mi blocca. Gli altri figli mi rimproverano un po' perché lei è affidabile e quindi bisogna allargare questa maglia che è un po' stretta: ci proverò. Sai vivendo soli… si diventa sia mamma che papà e le responsabilità si moltiplicano e anche le preoccupazioni e quindi si diventa troppo timorosi, me ne rendo conto.

Quindi tu fai un orario dalle 10 alle 15.

Sì: lì sto con le bidelle e le maestre, faccio l’aiutante anche delle maestre. Faccio quello che c’è da fare: sanifico le aule con alcool e carta, svuoto i cestini, spazzo il pavimento … faccio le pulizie e pranzo lì con loro. Alle 12 alcuni bambini escono e dopo pranzo ne escono altri. Ho una tutor che si chiama Lucia, ci sto bene.

Per te è importante avere uno stipendio?

Un pochino si è importante, ma non so bene…

Poi quando termini il lavoro, dove vai?

Torno a casa. Il lunedì vado a “Casa di Emma”[2] dalle 14,30 fino alle 19,30. Con un gruppo di ragazzi: si chiama gruppo dei Belli.

Il sabato e la domenica?

Rimaniamo a casa, ci dedichiamo alla cura di noi stesse. Questo periodo poi io non guido molto e quindi non sempre usciamo. Se ci sono i fratelli esce anche con loro, con me non esce molto volentieri devo dire. Mentre con i “Belli” e gli educatori potrebbe andare in capo al mondo. La capisco!

Arriviamo da tre anni di Covid … come è stato per te, come l’hai vissuto?

Adesso siamo liberi… Quel periodo non andavo al lavoro. 

Ci ha salvato la tecnologia perché tra WhatsApp e videochiamate si sentiva con i suoi amici.

Facciamo un passo indietro, torniamo ai ricordi di quando tu andavi a scuola …

Ho fatto fino alle superiori, le medie a Bovio, avevo un’insegnante di sostegno si chiamava Di Rienzo (mostra foto di una gita insieme). Con lei ho imparato a fare la pizza, la pasta, facevamo matematica fuori portandomi a comprare la merenda, ho fatto anche un laboratorio di cucina.

Questa donna è stata meravigliosa con noi, un angelo. Tu pensa che una notte che Maria Rita non riusciva a dormire perché aveva un dolore al dente per una fistola ha chiamato lei anziché me alle 3 di notte. Per lei è stato un riferimento.

Alle superiori poi ho fatto il tecnico femminile. Studiavo tutte le materie, avevo due insegnanti di sostegno. Mi piaceva: studiavo in particolare le poesie. Le scrivevo e le davo al prof. che le pubblicava sul giornalino della scuola.

Dei compagni che ricordi hai?

Più o meno bene. Con qualcuno avevo amicizie… Ricordo Nunzia con la quale al primo anno avevo legato, poi si ritirò, ed è subentrata Valentina altra amicizia molto stretta: le scrivevo la dedica sul diario, ci scambiammo anche il numero di telefono. Scherzavamo sempre. Io andavo da lei qualche volta…

La scuola superiore è stata un po' complicata. C’erano professori validi e altri meno. Quel periodo ho dovuto litigare con il Dirigente perché avevano tolto il sostegno a Maria Rita, a lei spettavano quelle ore, andai a battere i pugni e ottenni. Anche per l’esame, se mi avessero informata prima lei avrebbe anche il diploma, perché era capace! Ma mi informarono tardi e scelsi di non stressarla lasciandole prendere solo l’attestato. Per dirti, giù a Foggia non era facile, era una guerra per qualsiasi cosa. Qui abbiamo avuto molto di più dai servizi. Inizialmente fu inserita al centro diurno “De Coccio”, poi è stata l’assistente sociale che mi propose di farle fare qualcosa di più importante. Di conoscere altre persone… e pensò ad un inserimento lavorativo. Sono circa 7 anni che svolge il tirocinio di inclusione sociale a 180 euro al mese, con verifiche di monitoraggio ogni tanto.

Maria Rita puoi spiegare cosa è la “Casa di Emma”?

È un appartamento in cui facciamo attività di gruppo. Lì ci sono educatori e ragazzi, poi alcune volte ci sono anche i genitori che accompagnano. Qualche volta facciamo discussione, decidiamo dove andare, cosa fare, si chiacchiera… e ci piace molto andare in giro. Io sto nel gruppo del lunedì, poi fino al venerdì c’è un gruppo diverso: il Clan, il Branco e le Coccinelle. Nel mio gruppo siamo in 5 e due educatori, Diego e Ilaria.

Le attività sono prestabilite?

Le decidiamo tutti insieme, facendo proposte fra di noi. D’estate andiamo a Senigallia, a Numana, Marcelli …in piscina siamo stati a Morobello, Eldorado, Federico II … A volte capita che andiamo a fare la spesa poi con gli ingredienti facciamo i biscotti e li lasciamo anche agli altri ragazzi che vengono i giorni dopo.

Uscite con macchina o con autobus?

Abbiamo una macchina nuova: bianca fuori e dentro nera. Ci andiamo tutti insieme: ha 7 posti. Abbiamo preso il pullman solo qualche volta.

Prima di fare questa esperienza di gruppo avevi l’educatore che veniva a casa?

Sì avevo Gianluca, veniva a casa e uscivamo. Con lui andavo anche a casa di Simone.

All’epoca lavoravo e non ero in casa il pomeriggio e la mamma di Simone aveva messo a disposizione casa per farli cucinare.

Tu fai teatro?

Si faccio gruppo “Social OPERAH [3]”. Lo facciamo il sabato. Facciamo anche teatro-danza. Abbiamo vinto anche una targa con l’Università di Macerata. Premio per l’inclusione.

Se ti chiedo chi sono i tuoi amici?

A parte Valentino, che è il mio attuale ragazzo, c’è Rebecca… Valentino fa anche teatro con me. C’è poi Lorenzo, Andrea e quelli dei “Belli”, ci conosciamo da 10 anni più o meno.

Quindi, possiamo dire che “Casa di Emma”, OperaH, sono tutte situazioni che ti hanno portato amicizie?

Sì.

Cosa è per te amicizia?

È un valore che è più forte dell’amore. È il secondo livello.

So che tu hai da poco pubblicato un libro, scritto con una tua amica, Gessica[4]. Mi ha colpito una poesia “Cos’è la vita”:

La vita: un mistero nascosto/ La vita: non è solo un sentimento puro/ La vita: è semplice, ma è complicata da seguire/ La vita: dà il senso ad ogni cosa/ La vita: è un elemento fondamentale per tutti noi/ La vita: dà la forza ed il coraggio di non mollare mai/ Ma la vita è piena di ricordi/ Che non si possono cancellare dalla nostra mente. Ai miei amici ho dedicato “Stelle”: Quando si cerca/ di conquistare l’anima perduta/ con un’amica quasi sincera/ che non può rovinare/ un amore così bello, /solido, forte unito/ di due persone/ legate dallo/ stesso sentimento.

Tu queste poesie quando le iscrivi?

A casa, quando sono ispirata. Per me è una valvola di sfogo, riesco a dire le cose più apertamente, mi sento più libera.

E questo libro “L’amore sopra ogni cosa[5]” come è nato?

Io e Gessica a “Casa di Emma” abbiamo una cassettina in un mobiletto bianco, di cui solo noi abbiamo le chiavi, io la mia lei la sua, tramite questa cassettina è nata la corrispondenza delle lettere. Io il lunedì ne lasciavo alcune, lei il martedì apriva e poi mi rispondeva.

Con Gessica vi frequentate?

Solo in videochiamata.

La invitiamo a venire a casa, ma ancora questa cosa non si realizza molto, perché io con la macchina mi muovo poco e non me la sento di guidare fuori città. Prendono anche un thè insieme mentre fanno la videochiamata.

Quindi se non c’è mediazione dell’educatore si fa fatica a coltivare queste amicizie. Tu utilizzi il cellulare?

Sì, telefono e vado su YouTube, su Google. Praticamente io con Chiara ci scriviamo dopo cena, con WhatsApp.

Prima mi hai accennato che hai questo fidanzato… Me ne vuoi parlare?

Sì, fa anche teatro con me. Prima di lui avevo Salvo che stava con me al centro De Coccio, il rapporto non andava e ... Valentino è stato l’amico con cui mi confidavo.

Prima del Covid si scambiavano anche gli inviti a pranzo. Lui veniva a casa, li portavo al cinema, San Valentino qualche volta lo hanno fatto da soli, con noi genitori a debita distanza. Si è fatto quello che si è potuto fare. Ora gli impegni sono tanti ed è più difficile vedersi. Grazie al teatro si vedono tutti i sabati.

Ti piacerebbe in un futuro abitare da sola o con amici?

Da sola non lo so... lascerei mamma.

In questo pensare il futuro, i servizi vi supportano un po'?

No, non c’è uno scambio in questo senso, non l’ho mai richiesto questo aiuto. Nella verifica del PEI si fa più un discorso incentrato sulla persona che sulla famiglia. Io grossi problemi non ne ho con lei, al momento non ne sento il bisogno.

Ti senti felice Maria Rita in questo momento?

Sto bene… Ho in mente di fare un altro libro con Gessica, favole per bambini. Un pochino mi spaventa il futuro, non te lo so spiegare. (Sospiro) Magari lo scriverò un giorno…

Tu il denaro lo sai contare?

Si sì, anche prendere il resto so fare da sola. Anche alcuni dei miei amici, tipo Andrea… Lui è fidanzato con Noemi e mi ha detto anche che sarebbe onorato di sposarsi con me. Ma io con un mio simile no…

In che senso con tuo simile?

Io e Andrea siamo Down. Io, lui, Simone e anche altri…

Che cosa vuol dire essere Down secondo te?

Essere ragazzi speciali. È una sindrome.

Valentino com’è?

No, lui è normale.

Hai detto che essere Down è una sindrome, cosa vuol dire per te?

Essere speciali, espansivi, naturali, naturali fino in fondo, la spontaneità.

Invece chi non è Down non è spontaneo?

È una cosa diversa. Uno è naturale, un altro è Down, non c’è paragone!

Quale è la caratteristica della Sindrome di Down, secondo te?

Ci offendiamo. Quello sì un po'.

Mariano, Ilaria, che chiami “educatori” … chi sono per te?

Con Ilaria mi confido, anche di nascosto, ho un ottimo rapporto. Lei insegna anche in una scuola … Quando sta con noi è educatrice. Sono anche più o meno amici.

Quali sono i tuoi hobbies?

Sono appassionata di musica e moda. Amo scrivere e leggere e colleziono profumi. La moda mi piace, sai come sono i giovani di oggi. Mi piace sfogliare le riviste con le cose alla moda. Di musica mi piacciono tutti i generi.

Qual è la cosa che ti resta un po’ difficile?

Quando il tuo migliore amico ti chiede di tornare insieme… perché capisco che lui è ancora un po' innamorato di me e questo mi affatica. Perché lui non riesce a capire i rapporti di amicizia e di amore e io non so come rispondere.

La cosa più bella adesso?

È l’amicizia quello soltanto.

Come ti senti adesso, una ragazza o una signora grande?

Una ragazza adulta. E sento che posso crescere ancora, ho tante esperienze da fare… anche sposarmi. Lui lo immagino vestito in rossonero, che è la sua squadra del cuore. Io il bianco no, rosato con la spallina, piena di swarovski. Mi piacerebbe realizzare la vita insieme a lui. Ma quando saremo più grandi e più maturi. Un altro paio di anni magari.

Mamma lo sa?

No. Ho un po' paura di lasciarla sola, perché mi dispiace proprio.

 

[1] Maria Rita è una ragazza con Sindrome di Down. Per agevolare la lettura dell’intervista, che riportiamo fedelmente in questo articolo, distinguiamo la voce di Maria Rita, dagli interventi della mamma scritti in corsivo. In questa intervista a Maria Rita, una parte è stata presente anche la mamma; non conoscendoci prima, abbiamo valutato che la sua presenza fosse importante anche per una maggiore comprensione della storia. Quando abbiamo raggiunto un clima colloquiale la mamma si è allontanata.

[2] All’interno del progetto “Esercizi di volo”, nel 2019 è stato inaugurato un appartamento denominato “Casa di Emma” per il sotto progetto “E’ tempo di andare”, che coinvolge 5 gruppi di ragazzi con disabilità intellettive inseriti nel servizio di educativa di gruppo (EEG) e nel percorso di autonomia abitativa (si era previsto un weekend al mese di pernotto). Per approfondire, Ambito territoriale sociale 9 Jesi. Profilo di comunità 2021, pp.169.

[3] Progetto OPERAH, è un progetto teatrale realizzato dalla collaborazione dell’U.O Disabilità dell’ASP Ambito 9, UMEA Distretto Jesi-AST 2 Ancona. Si articola come un laboratorio teatrale che, attraverso giochi teatrali approda ad una messa in scena coinvolgendo un gruppo di massimo quindici persone con disabilità intellettiva, di età superiore ai 18 anni che non frequentino un Centro Socio Educativo Riabilitativo. Il gruppo è guidato da operatori teatrali esperti del settore e integrato da uno o più educatori.

[4] Gessica Baioni, è una signora con disabilità intellettiva che intervistammo nel 2013, “La consapevolezza di essere inclusi o esclusi.” La pubblicazione della sua intervista integrale qui, Raccontiamo noi l’inclusione. Le interviste integrali e in Appunti sulle politiche sociali, n. 4/2015.

[5] Baioni Gessica, Di Palma Maria Rita, L’amore sopra ogni cosa, 2022. Il libro è un’autoproduzione letteraria scritta a due mani con il sostegno dei volontari dell’associazione Anèmos e l’educatrice del servizio territoriale di Gessica Baioni, https://www.anemosodv.it/2022/12/16/tenerezza-e-stupore/.


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