La nascita della nuova Casa di Cura privata di Pesaro: storia, opportunità e rischi Claudio Maria Maffei, Già dirigente sanitario regione Marche. La sua pagina facebook. Introduzione In questi giorni primi giorni di agosto 2026 è ritornata agli onori della cronaca marchigiana la storia della nuova Casa di Cura privata di Pesaro. Lo spunto è venuto da una lettera dell’Associazione Italiana Ospedalità Privata (AIOP) Marche che ha scritto alla Regione sollevando alcune perplessità circa l’apertura a Villa Fastiggi di Pesaro di una Casa di Cura privata del Gruppo Villa Maria (GVM). Questo Gruppo possiede diverse Case di Cura e strutture sanitarie in Italia e all’estero, tra cui l’Ospedale Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna) che è la sua sede principale. Questo ospedale opera in molti ambiti altamente specialistici come la neurochirurgia, la cardiochirurgia, la cardiologia interventistica, l’aritmologia, la neurochirurgia e il piede diabetico e ha una intensa attività ortopedica. La struttura ha una elevata mobilità attiva nei confronti della Regione Marche per cui già da diversi anni (almeno 3) è iniziata una operazione per attivare a Pesaro (località Villa Fastiggi) una grossa Casa di Cura del Gruppo VMC che grazie alla ristrutturazione di una struttura sociosanitaria residenziale dovrebbe consentire di trattare i marchigiani per patologie attualmente trattate a Cotignola. L’operazione sarebbe dunque finanziata dalla minore mobilità passiva verso l’Emilia-Romagna per un ordine di 15-17 milioni di euro l’anno, cifra riportata dak Corriere Adriatico, giornale che ha dato spazio alla vicenda. A questo scopo sarebbero in corso le operazioni per la sottoscrizione di un Accordo di confine tra la Regione Marche e la Regione Emilia-Romagna per trasferire alle Marche il budget in mobilità attiva della casa di Cura Villa Maria Cecilia Hospital legato alla attività nei confronti dei marchigiani. Da quel che si sa (poco, troppo poco) la Casa di Cura erogherebbe soprattutto prestazioni di tipo ortopedico (la gran parte) e neurochirurgico. E adesso ricostruiamo la vicenda punto per punto. Come nasce il progetto della nuova Casa di Cura Il via ufficiale alla operazione è stato dato da un Decreto dirigenziale della Regione del 21 dicembre 2023 che contiene il “Parere Favorevole alla Realizzazione della Struttura Sanitaria Ospedaliera denominata “Maria Cecilia Hospital Pesaro Srl” con 80 posti letto di degenza generale (70 destinati ad attività chirurgica e 10 ad attività medica) e 4 posti letto di Terapia Intensiva e Subintensiva di cui uno isolato, un Ambulatorio/Poliambulatorio e una attività di Diagnostica per Immagini in regime ambulatoriale. Il Decreto, che ha avuto il supporto di un gruppo di lavoro, non autorizza la nuova struttura, ma ne fornisce i presupposti definendola compatibile con le esigenze del territorio. Il Decreto rimanda ad una valutazione di dettaglio in sede di approvazione dell’Atto Aziendale della Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro. Inoltre, il Decreto fa presente che lo stesso non comporta alcun obbligo per le strutture del Servizio Sanitario Regionale di procedere alla sottoscrizione di accordi contrattuali con la nuova Casa di Cura e attesta che dalla sua approvazione non deriva ne´ può derivare un impegno di spesa a carico della Regione. Nel febbraio 2024 il Consiglio Comunale di Pesaro (Sindaco Matteo Ricci, Giunta di centrosinistra) vota all’unanimità la “Riqualificazione funzionale di porzione di edifici esistenti a Villa Fastiggi per la realizzazione di nuova attività ospedaliera”. E così il cerchio si chiude e può partire il progetto di realizzare la nuova Casa di Cura “ad opera di un gruppo privato italiano con sede a Lugo di Ravenna”. Nell’Atto Aziendale del 1 agosto 2025 non si cita espressamente la nuova Casa di cura, ma si afferma quanto segue: “Relativamente all’Area chirurgica, si consideri che dai dati relativi alla mobilita` passiva riferiti agli anni pregressi (2019-2022) emerge che il 30% della stessa riguarda la disciplina di natura ortopedica traumatologica mentre l’11% circa la disciplina di Chirurgia (ivi compresa la Day Surgery), determinando quindi un impatto economico importante che, nel primo caso, e` di circa 20 milioni di euro all’anno e nel secondo di circa 6 milioni. Tali circostanze inducono di per se´ a ricercare soluzioni collaborative con strutture private che, nel consentire di recuperare il deficit di mobilita` passiva, potranno anche supportare il trend di mobilita` attiva con particolare riferimento ai territori limitrofi. Al riguardo, la posizione e l’operato dell’Azienda dovra` attenersi, nella gestione dei rapporti convenzionali, ai principi di imparzialita` e trasparenza, garantendo la piena collaborazione con gli operatori privati ed un monitoraggio costante affinche´ i servizi affidati rispondano – senza soluzione di continuita` – alle effettive esigenze del SSR. A seguito dell’entrata in vigore della Legge annuale per la concorrenza del 2022 sopra richiamata (che ha modificato gli artt. 8-quater ss. del d.lgs. n. 502/1992), il rispetto dei suddetti principi – immanente a un agire amministrativo conforme a Costituzione – richiede che la stipula degli accordi sia preceduta dall’espletamento di procedure di selezione trasparenti, eque e non discriminatorie, previa pubblicazione di un avviso contenente criteri oggettivi di selezione, atti a valorizzare prioritariamente la qualita` delle specifiche prestazioni sanitarie da erogare; cio` comunque nel rispetto delle disposizioni regionali attuative in materia. Con questo Atto l’Azienda non si sbilancia, conferma che una produzione privata di area ortopedica potrebbe essere utile e anticipa che comunque il partner privato andrà scelto in modo trasparente ed equo. Dove sono stati presi i posti letto necessari per autorizzare questa struttura? Per autorizzare una nuova struttura bisogna che la Regione dica che essa è compatibile con la programmazione ospedaliera della Regione. A questa tocca verificare la disponibilità di numero di posti letto per acuti ancora non realizzati pari almeno a quelli che la struttura realizzerà. Infatti, il Decreto Ministeriale 70 del 2015 consente alle Regioni un numero massimo di posti letto per acuti pari a 3 ogni 1.000 abitanti. Questo numero con una serie di atti venne ripartito a suo tempo dalla Regione Marche tra le diverse Aree Vaste Provinciali. Premesso che gli atti su riparto e utilizzo dei posti letto per acuti sono complicati da ritrovare e interpretare si può partire dal fatto che con la DGR 639/2018 vennero riservati alla Provincia di Pesaro e Urbino altri 50 posti letto per acuti di area ortopedica che dovevano essere attivati a Fano, in una struttura pubblica o privata accreditata. Da allora non risulta che siano stati fatti altri atti sui posti letto. Comunque 50 posti letto (ammesso che siano ancora disponibili) sono meno di 84. Magari quelli che mancano li restituisce l’Emilia-Romagna (vedi dopo). Ma per ora la provenienza di quegli 84 posti letto è misteriosa. Perché serve un accordo di confine tra la Regione Marche e la Regione Emilia-Romagna? Le Case di cura sottoscrivono un budget con la Regione in cui si trovano. Il budget è il valore massimo della produzione della struttura che verrà coperto economicamente dalla Regione. Di solito è distinto tra le prestazioni di ricovero e quelle ambulatoriali ed è distinto tra il budget per i residenti nella Regione e il budget per i pazienti provenienti dalle altre Regioni. La attività della nuova Casa di cura di Pesaro dovrebbe essere finanziata dal trasferimento dalla Emilia-Romagna alle Marche di tutto il budget (o di una sua gran parte) della Casa di cura madre di Cotignola riservato alla produzione di attività ortopedica e neurochirurgica per i marchigiani. Siccome la mobilità passiva la Regione debitrice la paga (e quella creditrice la incassa) in anticipo sulla base dei dati storici di mobilità l’Accordo servirà a bloccare il pagamento anticipato di questa produzione e a definire tutte le regole di dettaglio dell’operazione. Inoltre potrebbe servire a restituire un po’ di posti letto alla Regione Marche. Quali sono le opportunità per la Regione Marche? La nuova Casa di cura riporterà (o dovrebbe riportare) nelle Marche quella produzione di area ortopedica che storicamente va a Cotignola, nella Casa di cura dello stesso gruppo. Si tratta di una attività svolta con elevati livelli di competenza da parte di una equipe in cui peraltro è importante la presenza anche ai vertici di validissimi e notissimi professionisti marchigiani, come il Dott. Raul Zini. Gli standard di qualità che garantisce la struttura di Cotignola sono elevati tanto che allo stesso è stata riconosciuta di recente la qualifica di Istituto di Ricovero e Cura a carattere scientifico in Cardiologia. L’Amministratore Delegato del Maria Cecilia Hospital di Pesaro (sto vedendo su Linkedin) è Enrico Brizioli, anche lui marchigiano e pure lui manager validissimo e notissimo. Mi sono meno chiari i riferimenti per l’attività neurochirurgica anche se ho dei “sospetti”, che per ora mi tengo per me. Insomma con l’operazione si riporterebbero a casa non solo pazienti marchigiani, ma anche competenze professionali, scientifiche e manageriali marchigiane. Il tutto nel contesto di una struttura che avrà i migliori requisiti strutturali e organizzativi. Fin qui tutto bene. Dove stanno le “magagne”? L’operazione presenta alcune possibili magagne che vanno tenute presenti prima che sia troppo tardi. La prima è che avviene con il minimo di trasparenza: nulla si sa sui dettagli della operazione che è emersa quasi casualmente agli onori della cronaca per via di una lettera dell’AIOP finita in mano a un giornalista. Giustamente le altre Case di Cura private delle Marche temono l’ingresso di una nuova struttura che parte lanciata con il budget più alto di tutte e con un robustissimo apparato societario, manageriale e professionale di sostegno. Un nuovo concorrente di questo livello non solo muove i pazienti, ma anche i professionisti e siccome l’ortopedia è la principale area di attività di quasi tutte le Case di cura private marchigiane l’operazione non le può lasciare indifferenti. Ma a patire la concorrenza per pazienti e professionisti della nuova struttura saranno soprattutto le strutture pubbliche delle Marche e non solo le tante ortopedie che vi operano (Pesaro, Fano, Urbino, Senigallia, Jesi, Fabriano, Torrette-Salesi, Macerata, Civitanova Marche, Fermo, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno e in futuro il nuovo INRCA), perché il travaso di professionisti coinvolgerà o potrà coinvolgere anche anestesisti-rianimatori, cardiologi, radiologi, infermieri, ecc. Questi professionisti non solo troveranno una struttura con elevati standard professionali, strutturali e organizzativi, ma anche una struttura privata che nasce per erogare soprattutto attività programmata, mentre le urgenze rimarranno al pubblico. E questo vuol dire un rischio di esodo verso la nuova struttura tipo emorragia, tanto più che la gestione delle risorse umane da parte delle Aziende Sanitarie delle Marche e da parte dello stesso Assessorato alla Salute è spesso “respingente”, per usare un eufemismo. Per non parlare del trattamento economico degli operatori pubblici, altro discorso da approfondire. C’è un rimedio alle magagne? Se la gestione della operazione viene fatta da questo Assessore e dal suo apparato tecnico-manageriale non c’è partita: il privato vincerà nei limiti in cui vorrà vincere. Magari si accontenterà di un 3-0 e non infierirà. Se invece si lavorerà (quasi) alla pari e la parte pubblica sarà ben rappresentata allora l’operazione sarà meno pericolosa. Ma una magagna rimarrà sempre: l’ulteriore espansione del privato nelle Marche, il che di per sé è un pericolo. Ma di questo parlerò un’altra volta. Intanto, buon Ferragosto. Per approfondire Definizione degli standard dell’assistenza ospedaliera (Decreto Ministeriale 70/2015) Marche. Rete ospedaliera. Ridefinizione dei posti letto (Dgr 639/2018) Marche. Attuazione D.M. 70/2025. Ridefinizione rete ospedaliera (Dgr 159/2016) Dell'autore vedi anche La storia vera dell’ospedale di Cingoli (MC) Un tentativo di ricostruire la vera storia del progetto di adeguamento dell’ospedale di Pergola (PU) ............... LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000. Clicca qui per ricevere la nostra newsletter.
