Data di pubblicazione: 27/10/2026
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IDOS. Dossier Statistico Immigrazione 2026

“Invasori, sostitutori etnici, inquinatori dell’italianità, distruttori dei valori e delle tradizioni patrie, ladri di lavoro, portatori di malattie, parassiti economici, usurpatori di case popolari e misure di sostegno al reddito, delinquenti per inclinazione genetica; integralisti religiosi, soprattutto se musulmani; rallentatori della didattica – ah, e più recentemente: indossatori di burqa nelle scuole e mettitori all’angolo di alunni italiani. Ce ne fosse una che, in oltre 50 anni di storia dell’immigrazione in Italia, sia mai stata suffragata da una sola onesta evidenza scientifica!”.

La relazione integrale.  Scheda di sintesi Dossier 2026.

È un passaggio dell’intervento con cui Luca Di Sciullo, presidente del Centro Studi e Ricerche Idos, ha aperto questa mattina la presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2026, 36ma edizione del rapporto realizzato in collaborazione con il Centro studi Confronti e con l’Istituto di studi politici “S. Pio V” (512 pagine, quasi 140 tabelle e infografiche, 98 capitoli, 148 autori).

Di Sciullo ha sviluppato la sua relazione attorno a un concetto ricorrente: quello dell’arte dell’inganno esercitata verso i migranti. L’ultimo inganno, unito a una “tattica astuta”, è quello che ci ha portato al Patto UE su migrazione e asilo, divenuto applicabile il 12 giugno scorso “dopo ben 10 anni passati a studiare come disinnescare, aggirandolo, il principio di non respingimento”; e dopo aver sperimentato le misure escogitate “in alcuni Stati membri di frontiera nei quali il livello di vigilanza democratica e di applicazione dei diritti umani ai migranti fosse già al minimo, così da assicurarsi il più alto grado possibile di non rigetto. E quindi, in maniera privilegiata in Italia, un Paese in cui 30 anni di ininterrotta propaganda di odio xenofobo aveva perfettamente preparato il terreno”.

“Portarsi addosso” la frontiera

La tattica astuta, secondo Di Sciullo, si è articolata in tre fasi: prima introdurre una prassi forzando il diritto, poi farla entrare nella legislazione nazionale (in Italia attraverso la procedura d’urgenza dei decreti, con la scusa dell’“emergenza migratoria”), infine trasfonderla nel Patto europeo. Così il Patto si è riempito di norme su frontiere esternalizzate, detenzioni amministrative, schedature e impronte digitali, diagnosi sommarie dell’età e della salute, deportazioni in Paesi terzi “sicuri”.

Basandosi soprattutto “sull’inganno che tutto sorregge: la finzione di non ingresso”, grazie alla quale “le frontiere sono state smaterializzate in modo da poterle porre giuridicamente ovunque, (…) perfino dentro il territorio nazionale”. In altre parole, “la frontiera, il migrante non la sorpassa mai, neppure quando è fisicamente sul suolo europeo. Perché la frontiera se la porta addosso. Anzi: egli stesso è la frontiera. Ed è esattamente grazie a questo inganno che il Patto inchioda il richiedente asilo in un perenne non-luogo, in cui non ha più scampo. Ne puoi fare quello che vuoi”.

Il veleno di cui non possiamo fare a meno

L’inganno e la mistificazione, per il presidente di Idos, sono così divenuti una delle chiavi di lettura di una crisi ultradecennale non solo dell’Europa, ma anche e soprattutto dell’Italia, “che con le menzogne sul conto dei migranti ha costruito le fortune elettorali di quei partiti che oggi vediamo ripugnantemente fare a gara a chi è più razzista”. Ma del resto – argomenta Di Sciullo attraverso un’analogia tra il mito dello scaltro Ulisse (uomo dalle molte maschere) e l’europeo dei secoli successivi – “la frode è sempre stata, lungo tutta la storia occidentale, il grimaldello per sottomettere il mondo”. Fino a portare, paradossalmente, la stessa Europa e l’Italia, in prima fila, a “vivere nell’auto-inganno; un veleno che ci porterà alla morte, ma di cui non possiamo fare a meno”.

Uno stato di eccezione perenne

Qui Di Sciullo elenca gli inquietanti indicatori italiani riferiti all’andamento della demografia e al mondo del lavoro, già anticipati nei giorni scorsi, e i dati che dimostrano come da anni siano proprio i migranti a “tamponare la crisi, coprire carenze strutturali e alimentare la ricchezza nazionale”. Eppure, si chiede, di fronte a questi dati di fatto, cosa fanno i nostri decisori politici? “Sprangano le porte, respingono, espellono, sbarrano l’accesso al welfare, disconoscono competenze formative e professionali, interdicono ai pubblici impieghi e ai lavori qualificati, negano la partecipazione attiva, penalizzano le giovani generazioni, blindano la cittadinanza. In poche parole: trascinano scientemente il Paese a un lento suicidio”. Per farlo, prosegue, “inventano emergenze infinite, falsi allarmi sociali e, grazie a un apparato mediatico compiacente, demonizzano gli immigrati, al solo scopo di autolegittimarsi a legiferare e a operare repressivamente, in uno stato di eccezione perenne”.

Lo sguardo di Polifemo

È la stessa classe politica, argomenta il presidente di Idos, che, “forte del successo di questa mistificazione”, può ad esempio “indisturbatamente buttare palate di denaro pubblico in centri di detenzione tanto violenti quanto non funzionanti”; o dare “flotte, dispositivi ed equipaggiamenti a Libia e Tunisia, pur sapendo quante migliaia di migranti di ogni età sono morti annegati nel Mediterraneo centrale”; o ingannare “perfino le aziende che reclamano manodopera dall’estero” confermando i meccanismi contorti che vanificano gli ingressi previsti dai suoi stessi Decreti flussi.

Atteggiamenti e pratiche che Di Sciullo interpreta ricorrendo ancora all’Odissea, in particolare a Polifemo e alla sua vista monoculare: una vista piatta, bidimensionale, che si ferma alla superficie, senza quella profondità che permette di vedere un essere umano. “È lo sguardo non vedente dei burocrati, – afferma – dei politici odiatori, e dei razzisti, e di tutti noi quando, per emulazione, riduciamo l’umano a pratica, a numero, a oggetto, a pacco e recentemente, come abbiamo visto (nella vicenda di Ceuta, ndr), perfino ad arma. Nell’accecare Polifemo, Ulisse non fa che rivelarci quel che tutti quelli come lui già sono: dei pericolosi ciechi”.

Vedi anche

A proposito del Dossier Immigrazione 2025

Rapporto IDOS. Dossier statistico immigrazione 2025

Rapporto IDOS. Dossier statistico immigrazione 2024

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