Data di pubblicazione: 06/03/2024
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Residenze sociosanitarie anziani. Tariffe, organizzazione, funzionamento


Residenze sociosanitarie per anziani non autosufficienti nelle Marche. Le tariffe sono uno dei problemi ma non il problema

La nota (non pubblicata) del Gruppo Solidarietà inviata lo scorso 27 febbraio al Corriere Adriatico a seguito dei due articoli che riportiamo in allegato.

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Spett. le redazione,

Negli articoli pubblicati lo scorso 20 febbraio:  “Case di riposo, i costi alle stelle il ritocco della giunta non basta” e “Tariffe ferme da oltre 10 anni, così non si coprono i costi reali”, si affrontano alcune questioni riguardanti il tema dei costi e delle tariffe riguardanti l’assistenza residenziale agli anziani non autosufficienti.

Il Gruppo Solidarietà si occupa da moltissimi anni di queste problematiche attraverso il suo “Osservatorio sulle politiche regionali”. Riteniamo che la problematica tariffaria debba essere inquadrata all’interno di una riflessione più generale riguardante l’assistenza agli anziani non autosufficienti e all’interno di questa di quella residenziale.

Il tema è dunque non solo quanto costano (le residenze) e chi le paga ma anche come funzionano e con quali modelli organizzativi.

Se pensiamo all’impatto che la pandemia ha avuto nelle strutture  (basti pensare che nella seconda ondata si sono sviluppati focolai, dati regionali, in più del 30%, delle residenze per anziani e disabili), si sarebbe dovuto immediatamente aprire una riflessione e un’analisi rigorosa sul funzionamento delle residenze nella nostra Regione. L’unico tema di cui si discute e negozia è invece solo quello tariffario. Ma molte altre questioni necessiterebbero di essere affrontate con particolare riferimento al tema della “qualità” dei servizi.

Elenchiamo solo alcuni aspetti.

Gli standard di personale. Sono adeguati? No di certo nelle residenze protette (circa 4.900 posti convenzionati per circa 5.600 autorizzati) considerando che nella gran parte delle strutture si caricano sugli utenti anche oneri ulteriori a quelli base (33 euro/giorno) per prestazioni aggiuntive sanitarie  e sociosanitarie non coperti dalla convenzione. Prestazioni i cui oneri dovrebbero essere assunti in toto (infermieristiche, riabilitative) o in parte (tutelari) dal servizio sanitario.  L’aumento dello standard assistenziale evidenzia che le persone ricoverate hanno  necessità superiori rispetto a quanto previsto nelle convenzioni.

Va ricordato,  sempre con riferimento alle residenze protette, è vigente ancora il super datato modello  di convenzione del 2010 scaduto nel 2012. Una convenzione che dovrebbe anche contenere con chiarezza non solo tariffa complessiva costruita su una valutazione dei costi del servizio commisurato agli standard previsti ma anche quali sono le rette a carico degli utenti. Ricordiamo che la normativa nazionale stabilisce che la quota sociale (utente/Comune) deve essere pari al 50% del costo del servizio. Al esempio nelle RSA, dato non riportato nell’intervista al dott. Brizioli, la quota a carico degli utenti non può eccedere i 42,50 euro giorno. Ciononostante alcuni enti gestori chiedono, anche se non potrebbero, quote superiori.

Capitolo, molto doloroso, riguarda l’offerta residenziale rivolta alle persone con demenza. Nei posti convenzionati di RP e RSA le persone con demenza ricoverate sono il 41%. Il 34% (1.938 persone) è ricoverato in un posto non dedicato/appropriato. Se a questi si aggiungono quelli ricoverati anche nei posti non convenzionati se ne possono stimare almeno altre 600. In totale più di 2.500. A fronte di questo dato, la Regione nel 2017 prevedeva la realizzazioni di 1.100 (RP+RSA). Ad oggi i posti realizzati sarebbero il 59% dei quelli previsti. In totale 649 (RP+RSA). Ma si può stimare che almeno il 50% dei posti di RP siano formali e non sostanziali.

Da ultimo, ma solo per brevità, il tema dei modelli. Le nostre residenze sono in grado di rispondere in maniera adeguata alle esigenze delle persone che vi vivono? Sono capaci di coniugare residenzialità con modelli abitativi (ricordiamo che nelle RSA ancora possono essere presenti camere a 3/4 letti per il 40% del totale).

Queste e molte altre questioni dovrebbero essere all’attenzione delle politiche regionali  e al centro di un agenda volta ad affrontare le diverse problematiche della cosiddetta “assistenza residenziale”. Derubricare il tutto alla sola questione tariffaria appare non solo riduttivo ma fuorviante.

Il governo regionale deve assumersi la responsabilità di affrontare con rigore e determinazione temi e  problemi che riguardano circa 9.000 persone oltre ai loro nuclei familiari. Finora non è stato fatto. Il tempo si è fatto straordinariamente breve.

 Gruppo Solidarietà

I dati riportati sono presenti in questo Quaderno del Gruppo Solidarietà, L’assistenza residenziale anziani nelle Marche. Prima e dopo il coronavirus.

Riguardo la correttezza dei dati AGENAS riferiti alle Marche, vedi la lettera inviata dal Gruppo Solidarietà, all’Agenzia e alla regione Marche lo scorso 25 febbraio.

Altri approfondimenti sono contenuti nelle recenti pubblicazioni del Gruppo Solidarietà.

TUTTO COME PRIMA? Politiche e servizi nelle Marche, 2023.

NON COME PRIMA. L'impatto della pandemia nelle Marche, 2021.

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