Il Report 2026 dell’Osservatorio RSA di FNP CISL Lombardia, diversamente dal passato, quest’anno si focalizza sul solo perimetro regionale, rimandando a ulteriori occasioni il confronto con altre realtà italiane. Allarga inoltre lo sguardo a tutta l’assistenza sociosanitaria e sociale, residenziale e semiresidenziale, analizzando i dati relativi alle strutture assistenziali sociali e di autonomia. Si compone di 4 capitoli[1] più una sezione riassuntiva con schede di sintesi delle 8 Agenzie di Tutela della Salute (ATS) lombarde. Per approfondirne i vasti contenuti rimandiamo alla lettura integrale del Rapporto (allegato). Qui ci concentriamo invece su alcuni aspetti della residenzialità lombarda (cap. 2).
Le RSA in Lombardia
Anche nel 2025 l’Osservatorio RSA ha rilevato l’ormai storico trend lombardo di costante crescita nel numero delle RSA, che a fine 2025 sono 738. Rispetto al 2024 (che già registrava un aumento) tra cessazione di attività e aperture di nuove strutture si è avuto un saldo positivo di 9 RSA (+26 nell’ultimo quinquennio e +72 rispetto a un decennio fa)[2]. Questi dati confermano, una volta di più, la redditività dell’attività economica in parallelo all’incessante crescita della necessità di cura tra gli anziani non autosufficienti.
In Lombardia solo il 5% delle RSA ha natura giuridica pubblica mentre il restante 95% ha natura giuridica privata; tra queste ultime, 680 sono accreditate e 21 non accreditate. Il 62% delle strutture è gestito da società non onlus (458) e il 38% da società onlus (280).
In merito alle dimensioni delle strutture e alla distribuzione dei posti letto autorizzati, vi è qualche lieve variazione rispetto al 2024: i p.l. in dotazione alle 202 RSA piccole (fino a 60 p.l.) sono il 12,82% del totale, alle 414 RSA medie (61-120 p.l.) il 56,10% [3], alle 91 RSA medio-grandi (121-200 p.l.) il 19,28% e alle 31 RSA grandi (oltre 200 p.l.) il 12,69%.
Secondo gli ultimi dati disponibili[4], le Rsa lombarde impiegano 68.183 persone, di cui 2.800 addette anche ai servizi Adi.
I posti letto
La dotazione complessiva lombarda di posti letto ogni 100 over 65 residenti risulta da tre anni al 2,85%[5], con grandi differenze locali. Come in precedenza, nei territori più piccoli è concentrata la maggior percentuale di posti: 4,67% ATS Pavia, 4,22% ATS Valpadana e 3,92% ATS Montagna. Entrando nel dettaglio della loro tipologia, giova ricordare che i p.l. delle RSA lombarde si dividono in 4 categorie: autorizzati, accreditati, contrattualizzati e solventi. Al 31/12/2025 la situazione è la seguente:
- - I p.l. autorizzati (requisito essenziale per l’abilitazione al funzionamento) sono 68.187, cifra in costante aumento negli ultimi anni (+1000 solo nell’ultimo anno, in tutte le ATS lombarde).
- - I p.l. accreditati[6] sono 64.015, anch’essi in continuo incremento.
- - I p.l. contrattualizzati[7] sono 57.440, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (57.286). Nel 2024, invece, risultavano in diminuzione.
- - I p.l. solventi[8] sono 10.541, contro i 9.665 del 2024. L’incremento è costante: quasi 2.800 unità nell’ultimo quinquennio, con una particolare intensificazione dal 2023 al 2024.
I dati relativi ai posti letto contrattualizzati e a quelli solventi indicano quanto già emerso in precedenza sul funzionamento del mercato lombardo delle RSA: quando i posti contrattualizzati aumentano poco o nulla o diminuiscono ma crescono quelli in solvenza, la spesa sostenuta dalle famiglie s’impenna verso l’alto. La stessa evidenza si ripropone anno dopo anno.
Va infine segnalata la continua crescita delle persone con diagnosi di Alzheimer o altre demenze; attualmente risultano essere 33.254. Anche i posti dedicati crescono: nel 2025 si contano 195 Nuclei Alzheimer con 4.910 p.l. Benchè siano disponibili 330 p.l. in più rispetto al 2024, il fabbisogno reale è molto superiore.
La compartecipazione alla spesa per le RSA
L’assistenza residenziale ai non autosufficienti da anni rientra tra i Livelli essenziali di assistenza (LEA); affinché le Regioni applichino principi comuni, la normativa statale ha definito l’assistenza residenziale e le sue sottocategorie, individuando contenuti e regole di ripartizione dei costi tra sanità e sociale. Per una più dettagliata spiegazione di quanto previsto dalla legislazione rimandiamo alla sintesi del Report 2025 Non autosufficienza e RSA in Lombardia. Anno 2024 – Lombardia Sociale.
Qui basti ricordare che le RSA lombarde rientrano tra le strutture che erogano interventi di lungo-assistenza. Infatti, nonostante le residenze per anziani che operano per conto del SSN assicurino prestazioni sanitarie, questa non è la componente prevalente nel complesso degli obiettivi assistenziali. I LEA dunque stabiliscono che la lungo-assistenza residenziale non ha rilevanza esclusivamente sanitaria. In questi casi, i costi sono coperti dal SSN per il 50%; il restante 50% è carico dell’ospite e/o dei suoi familiari, con eventuale integrazione del Comune di residenza dell’interessato.
Qui entra in campo una delle più delicate e irrisolte criticità della residenzialità lombarda, la cruciale questione della compartecipazione alla spesa a carico dell’anziano ricoverato e/o dei suoi congiunti. Da tempo molte famiglie lombarde denunciano gli alti (o vertiginosi, nel caso dei posti in solvenza) oneri da sostenere per i propri cari, in parallelo alla persistente mancanza di incisive azioni dei decisori per sgravarle economicamente. Il pericolo, segnalato varie volte da LombardiaSociale ma purtroppo sempre attuale, è che la non autosufficienza di un familiare porti all’impoverimento. Detto questo, prima di passare all’analisi dei dati, ricordiamo che il costo totale di ogni singolo posto letto in RSA si compone di due parti distinte: la quota sanitaria e la quota alberghiera.
I costi a carico della Regione: la quota sanitaria
La quota sanitaria è il corrispettivo giornaliero, a carico del SSN, che la Regione paga direttamente ai gestori per i servizi sanitari e sociosanitari offerti all’ospite. L’entità del rimborso (applicato solo ai posti contrattualizzati) varia secondo le condizioni sanitarie dell’utente e la sua collocazione in una delle 8 diverse classi della scheda Sosia[9]; l’ammontare è più alto per chi è più grave e/o affetto da demenza.
Il contributo Sosia giornaliero medio risulta essere di 44,90€, cifra non in linea con le reali necessità dei servizi, che hanno registrato negli ultimi anni un aumento medio del costo giornaliero per p.l. di oltre il 10%, dovuto soprattutto a spese per personale, energia e adeguamenti contrattuali.
Regione Lombardia nel corso degli ultimi anni ha più volte previsto adeguamenti tariffari ed extra-tariffari di circa il 20% a beneficio degli erogatori. Ciò si è inizialmente reso necessario per l’emergenza Covid-19, che ha comportato nel 2020-2021 meno ricoveri e un numero elevato di posti letto rimasti vuoti[10]. I decisori regionali sono poi intervenuti nuovamente per potenziare i servizi territoriali residenziali.
I costi a carico dell’ospite: la quota alberghiera (retta)
La quota alberghiera è la retta pagata dall’ospite (o da chi per esso, vedi sopra) alla RSA per l’insieme dei servizi di natura non sanitaria, ovvero quelli sociali e alberghieri. In Lombardia viene stabilita in autonomia dai singoli gestori, anche in base ai diversi servizi erogati all’ospite; può differire notevolmente da zona a zona e da RSA a RSA, causando un ulteriore fattore di disomogeneità territoriale (non rara in Lombardia) e di penalizzazione per le famiglie. Va però ricordato che a fine 2023 per la prima volta Regione Lombardia ha introdotto il principio del contenimento delle rette: a fianco dell’adeguamento delle tariffe sanitarie per i casi più complessi è stata infatti prevista una limitazione alla precedente totale autonomia dei gestori nel determinare le quote a carico dei residenti.[11] Tuttavia, se la Lombardia, come si è detto, ha agito a più riprese erogando contributi economici agli enti gestori, non ha fatto altrettanto a favore degli assistiti, a differenza di altre Regioni (ad es. Veneto e Puglia). In un simile scenario i costi per le famiglie, anziché calare, sono cresciuti. Lo indica l’analisi del quinquennio 2021-2025, che riconferma l’ininterrotto trend d’incremento delle rette minime e massime.
Entrando nel dettaglio, nel 2025 nelle rette medie minime giornaliere si è avuto un incremento giornaliero per gli ospiti che si è attestato a 72,29€. La situazione risulta difforme sia tra i diversi territori, sia all’interno della stessa ATS; nei territori di Milano, Brianza e Insubria si registrano le rette minime più alte (87,10€, 82,83€ e 79,64€), mentre le più contenute sono nei territori di Montagna, Brescia, Valpadana e Pavia (60,17€, 63,11€, 65,06€ e 67,85€) e Bergamo ha valori nella media regionale (72,52€). In cinque anni abbiamo assistito a un incremento medio regionale del 13%, pari a 8,35€ giornaliere, avvenuto in tutte le 8 ATS, con percentuali maggiori nella bergamasca (18%, pari a 11,06€).
Anche per le rette medie massime le RSA del territorio bergamasco sono quelle che hanno praticato gli aumenti maggiori, sia in percentuale che in valori assoluti (16,59%, pari a 11,45€), insieme all’ATS Brianza (14,71%, pari a 11,66€), mentre gli incrementi minori si sono registrati nelle ATS Montagna, Milano e Valpadana (5,14%, 6,42% e 7,51%). (Vedi tabella 1).
Tabella 1 – ANDAMENTO RETTE MEDIE MASSIME 2021 – 2025

Anche nel 2025 è proseguita la diminuzione, emersa nel triennio 2022-2024, della forbice tra la retta media minima e la retta media massima. La differenza è scesa per la prima volta sotto gli 8€, segno del fatto che le strutture stanno man mano aumentando le rette minime e si stanno allineando su cifre simili.
Liste di attesa
Oltre ai costi, il numero di persone in attesa di ricovero è una delle maggiori criticità del settore delle RSA. Durante il biennio 2020-2021, a seguito della pandemia di Covid-19, il numero degli anziani in lista era drasticamente calato, sia a causa del blocco dei ricoveri sia perché le RSA venivano identificate come i luoghi di maggior circolazione del virus.
Negli anni successivi il trend è tornato ai livelli pre–pandemici; nel 2025 si sono registrate quasi 122.000 domande in lista d’attesa nelle RSA lombarde, circa 8.000 in più che nel 2024.[12] Solo nella bergamasca le domande in lista sono diminuite, mentre nelle restanti 7 ATS sono aumentate in maniera contenuta (tra l’1% e il 15% a Brescia, Brianza, Pavia) o più importante (oltre il 20% a Insubria, Montagna e Valpadana).
La spesa lombarda di famiglie e Comuni
Facendo i conti in tasca alle famiglie, quali sono i costi da loro complessivamente sostenuti per ricoverare un anziano non autosufficiente in una RSA lombarda? I dati raccolti permettono di svolgere una simulazione. Moltiplicando la retta media giornaliera di 76,02€ per 365 giorni, si rileva che nel 2025 la spesa familiare annuale per un anziano ospite di una struttura residenziale è stata di circa 28.000€. Questa cifra risulta in continua crescita, al ritmo di almeno 500 € l’anno [13]. Moltiplicando l’importo per i 67.181 p.l. autorizzati, si ottiene una spesa complessiva annua di quasi 1,9 miliardi di euro. Secondo le stime più recenti, purtroppo ferme al 2020, i Comuni lombardi partecipano a questa spesa con una quota compresa tra i 47 e i 53 milioni di euro.
È evidente che in Lombardia c’è una questione di sostenibilità da affrontare senza perdere tempo. Il Segretario generale della FNP CISL Lombardia, Sergio Marcelli, osserva: “Il problema è sotto gli occhi di tutti, se consideriamo che il valore medio di una pensione varia tra 1.300 e 1.400 euro al mese, anche aggiungendo i 550 euro dell’indennità di accompagnamento si resta ben al di sotto dell’importo della retta e quindi bisogna attingere ad eventuali risparmi o all’aiuto di congiunti e parenti. A partire dal periodo post pandemico la Regione ha erogato contributi per circa 220 milioni di euro annui agli enti gestori delle RSA, ma non è intervenuta per sostenere le famiglie che si trovano sempre più in difficoltà, in un contesto economico già complicato. Con l’assessorato al Welfare è in atto un confronto su questo tema e l’auspicio è che si possano concordare presto delle misure finalizzate a contenere le spese a carico degli utenti”[14].
Un mercato da regolare
A conclusione di questa sintesi riportiamo le parole della segretaria di Cisl Lombardia Roberta Vaia[15]: “Il mondo delle RSA è a tutti gli effetti un mercato ma viste le implicazioni sociali che lo riguardano non può essere gestito solo come tale. Oltre alle notevoli differenze di costi, ci sono diversità anche nei servizi… (omissis). Sarebbe auspicabile giungere ad una maggior uniformità, definendo una tipologia di servizi che devono essere garantiti per tutti gli ospiti delle RSA accreditate. È anche questa una questione di equità e giustizia”.
- Il primo propone una breve panoramica del settore della non autosufficienza, con dati relativi a tutte le strutture analizzate e un confronto con l’assetto demografico lombardo. Il secondo è dedicato all’analisi dettagliata dei dati dell’Osservatorio delle 738 Rsa. Il terzo fotografa la situazione di hospice, centri diurni interni e comunità sociosanitarie territoriali. Il quarto e ultimo capitolo offre la mappatura delle strutture residenziali e semiresidenziali sociali: i centri diurni anziani, gli alloggi protetti per gli anziani e le comunità alloggio sociali per gli anziani. ↑
- Per approfondimenti si rimanda alle varie sintesi dei Report RSA pubblicate annualmente da LombardiaSociale ↑
- Questa è la categoria dimensionale più cresciuta nell’ultimo anno. Ricordiamo infatti che, secondo la letteratura in materia, la dimensione ideale per una RSA è di almeno 120 posti, numero che permetterebbe alla struttura di raggiungere il punto di pareggio determinando economie di scala sostenibili. ↑
- Fonte: scheda struttura 2022 di Regione Lombardia ↑
- La Lombardia si conferma al di sopra della media nazionale del 2,33%, che risulta però di gran lunga inferiore alla media dei 34 Paesi europei (5,4%). ↑
- Essi rientrano tra gli indicatori di dotazione per aree territoriali omogenee, che considerano l’indice di offerta dei posti letto, valutati secondo le giornate effettivamente remunerate, e l’indice di fabbisogno, definito in base ai p.l. disponibili al dicembre dell’anno precedente. ↑
- I posti riconosciuti da Regione Lombardia con regolare contratto sono inseriti nella programmazione del sistema sociosanitario e finanziati con quote fissate in base alla classificazione Sosia dal Fondo Sanitario Regionale (FSR) a copertura dei costi sanitari sostenuti dalle RSA. Per questo motivo sono i più ricercati dalle famiglie. ↑
- Questi posti sono stati istituiti per riequilibrare la domanda e rispondere alle liste di attesa. Varie RSA negli ultimi anni hanno costantemente ampliato l’offerta ricorrendo a questi posti, che tuttavia non beneficiano della quota sanitaria a carico di Regione Lombardia. Di conseguenza la retta complessiva (quota sanitaria più quota alberghiera) è a totale carico dell’ospite o della famiglia. Inoltre, le rette alberghiere dei p.l. in solvenza risultano spesso sensibilmente più alte di quelle applicate dalle stesse RSA per i posti contrattualizzati. ↑
- Per una spiegazione più dettagliata del meccanismo delle classi Sosia e dei relativi valori economici si rimanda alle precedenti sintesi di LombardiaSociale (anni 2021 e 2022) e/o al sito dell’Osservatorio CISL. ↑
- In seguito hanno avuto luogo altri incrementi legati all’aumento dei costi energetici e gestionali (causati da inflazione e rinnovi contrattuali dei lavoratori) e – infine – all’inserimento della casistica degli indici di complessità assistenziale degli anziani (in relazione al tema dell’alimentazione e alla complessità della gestione di ospiti con deficit cognitivi). ↑
- La Regione ha previsto l’obbligo di fornire una motivazione nonché parametri/range all’interno dei quali contenere gli aumenti. Questo principio, tuttavia, non è più stato ribadito esplicitamente negli anni successivi. ↑
- Benché sia noto che le famiglie, spesso, presentano domande contemporaneamente in più di una RSA. ↑
- La spesa familiare può però essere molto diversificata sia all’interno della stessa ATS, sia tra un territorio e l’altro. Inoltre la stima dell’Osservatorio presuppone che l’anziano resti ricoverato tutto l’anno, mentre nella realtà non è sempre così (infatti negli ultimi anni il tasso di degenza media è molto diminuito). ↑
- Comunicato stampa del 22/05/2026, diffuso in occasione della presentazione del Rapporto 2026. ↑
- Ibidem. ↑
Vedi anche
Assistenza residenziale agli anziani in Lombardia. A che punto siamo?
Sulla situazione della regione Marche
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