Un libro necessario. "Il gesto in riabilitazione. Educazione, relazione e senso nella cura" Mentre attraversavo il libro (1), più volte ho pensato alla sua “necessità”. I fisioterapisti, quando scrivono, presentano per lo più esercizi, tecniche, protocolli. Tutto necessario ma non sufficiente. In questo testo veniamo richiamati all’assunzione di una “postura”, di una “presenza”. Un esserci che va oltre la tecnica. Ho lavorato per la quasi totalità della mia vita professionale in “reparti” abitati per la gran parte da anziani che, per diversi motivi avevano perso le loro autonomie; ho sempre respinto la riduzione della riabilitazione a rieducazione funzionale. Tutte le volte che questo accade, la fine del “recupero”, segna la fine della “riabilitazione”. Il problema è che rieducazione e riabilitazione non sono sinonimi. In ogni parola del testo, nutrito del percorso personale e professionale dell'autrice, veniamo richiamati al nostro essere o meglio al nostro stare nelle situazioni, ovvero nella relazione con le persone con le quali intrecciamo una tratto del nostro percorso di vita. Quando ciò accade si percepisce in maniera nitida che il prestazionismo non può abitare la nostra professione. Perché nel prestazionismo non siamo più in grado di vedere la persona. Vediamo soltanto il suo corpo o più spesso, una parte di esso; quella che non funziona più o funziona male. Ne consegue il sostanziale disinteresse riguardo a tutto quello (l’intorno lo avrebbe chiamato Mariena Scassellati Galetti, la fondatrice de “La Bottega del Possibile” di Pinerolo), che non è direttamente inquadrabile nella prospettiva della “rieducazione” e del “recupero funzionale”. Manca la scintilla avrebbe detto Baal Shem. Mi corre alla mente un racconto di Elie Wisiel. La storia narra di un apprendista fabbro che aveva imparato con cura ogni dettaglio tecnico del mestiere: come maneggiare il martello, come usare l'incudine e come azionare il mantice per alimentare il fuoco. Eppure, nonostante conoscesse perfettamente tutti i gesti, non riusciva a produrre nulla. Il maestro, osservandolo, gli spiegò l'errore fondamentale: l'apprendista aveva dimenticato la cosa più importante, ovvero la scintilla per accendere il fuoco. Senza quella scintilla iniziale, tutti gli strumenti e la tecnica restano freddi e inutili (In, E. Wisiel, "Celebrazione Hassidica. Ritratti e leggende", Spirali 1983). Cos’è la scintilla? Possiamo indentificarla con la parola amore, ma potrebbe bastarci anche attenzione. L’autrice ci ricorda che “la presenza autentica è la prima forma di cura”; una presenza che spesso non ha bisogno di molte parole. Su questo sono illuminanti alcuni passaggi dei capitoli 7 e 8 ,“La fragilità come spazio di cura” e “Il limite come maestro”. Un altro aspetto sul quale vorrei richiamare l’attenzione è il passaggio sulle scale di valutazione. L'autrice afferma che pur riconoscendone l’importanza le ha utilizzate con una certa resistenza. Un punto sul quale durante la mia vita professionale ho nutrito la stessa resistenza (pari a quella dell’utilizzo dei guanti). Le scale sono strumenti da maneggiare con cura. Perché scala richiama classificazione che può determinare inclusione od esclusione. E spesso abbiamo bisogno di tempo e di contesto adatto per evitare che l’uso frettoloso dello strumento penalizzi o escluda. In maniera delicata ogni riga del libro ci rivolge l’appello a lavorare su di noi, a conoscerci meglio. Condizione indispensabile in ogni lavoro di cura. Ci riscopriremo più ricchi di umanità, più capaci di fare spazio, dunque più disposti a ricevere. Mi permetto, in conclusione, di consigliarne una lettura “ruminante”. La ruminatio nella tradizione monastica consiste nel leggere e gustare interiormente la Parola. Sono certo che il testo diverrà un prezioso strumento cui attingere; in particolare, per i fisioterapisti, ma non solo per loro. Fabio Ragaini, fisioterapista. (1) Antonella Boni, Il gesto in riabilitazione. Educazione, relazione e senso nella cura, Maggioli 2026. Prefazione di Sanro Spinsanti. Dell'autrice vedi anche - La relazione educativa in riabilitazione, in "Appunti sulle politiche sociali", n. 2/2010 (187). - Caregiver familiare: prendersi cura di sé, in, "Appunti sulle politiche sociali", n. 2-3/2026 (255). ------------------------ LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000.