SENZA IMPEGNO. Il Piano sociosanitario regionale 2023-25
Le considerazioni del Gruppo Solidarietà alla Proposta di Piano sociosanitario regionale approvato dalla giunta con delibera 709/2023. Il testo è stato inviato alla Commissione consiliare in vista dell'audizione del Gruppo di venerdì 23 giugno. Il Piano è stato approvato in via definitiva dal Consiglio regionale con deliberazione n. 57/2023 il 9 agosto 2023 senza sostanziali modifiche rispetto al testo approvato dalla giunta.
La nostra attenzione si è concentrata in particolare nell’area degli interventi sociosanitari (p. 48 della Proposta)[1]. Una prima annotazione riguarda lo “spazio” dedicato a quest’area (analisi e dati) rispetto a quella ospedaliera. Solo poche pagine, per lo più descrittive, a fronte delle 500 complessive. Non si ravvisa neanche il tentativo di analizzare lo stato della domanda e dell’offerta né viene indicato alcun impegno programmatico per i tre anni di vigenza del Piano.
Ad esempio, quali sono le problematiche e le criticità presenti sia in termini di quantità che di qualità dell’offerta e come si intende rispondervi:
- nei diversi interventi di sostegno alla domiciliarità;
- in quelli riguardanti l’assistenza residenziale;
- nel funzionamento delle Unità multidisciplinari (disabilità, anziani non autosufficienti, demenze …).
- Quando (pag. 48), si afferma, con riferimento ai nuovi requisiti di autorizzazione (DGR 937/938-2020) che: “sarà importate effettuare una rivalutazione di tutti i pazienti presenti nelle strutture al fine di valutare l’appropriatezza dei setting assistenziali”, bisogna poi indicare con quali criteri verrà fatto, tenendo conto che negli stessi Manuali citati si fa espresso riferimento a “strumenti di valutazione adottati a livello regionale”. Strumenti che si attendono da almeno due decenni, all’indomani delle norme sulle autorizzazioni del 2000 e 2002. Ed invece: sui contenuti dei nuovi requisiti di autorizzazione a quasi 3 anni dalla approvazione, si ritiene non sia necessaria alcuna valutazione?
- Nell’area anziani, uno degli ambiti in maggiore sofferenza, qual è ad esempio lo stato della domanda? Perché al pari di altri settori nei quali c’è dovizia di dati circa la situazione delle liste di attesa (vedi appendici), qui non è presente alcun dato? Quali impegni si intendono assumere per garantire risposte adeguate alla domanda? Dati recenti indicavano circa 2.500 persone in lista per un posto nelle residenze. Quali sono gli impegni regionali per rispondere a queste esigenze?
Rispetto alle demenze, quale lo stato dell’offerta e quali gli impegni che si intendono assumere nel triennio? Sempre con riferimento a questo Ambito, l’indicazione di pag. 87 sulla presenza delle UVA non corretto in quanto sono state sostituite dai Centri Disturbi Cognitivi demenze dei quali per attendiamo la definizione dello standard di funzionamento.
Restando sempre al complessivo sistema residenziale nella lettura del Piano non emerge alcuna analisi di come questo sistema stia funzionando e peraltro i dati presentati a supporto (appendice 6) sono, purtroppo, indecifrabili. Viene indicata la tipologia di assistenza (intensiva, specialistica, polipatologia con complessità clinica, deficit cognitivi, deficit comportamentali, funzione fisica ridotta), di cui non si capisce il però il significato. L’elenco delle strutture è, inoltre, composto unicamente da quelle per anziani.
- Riguardo alle Unità multidisciplinari, eccetto un fugace passaggio (p. 81) al potenziamento delle UM disabilità adulta, nessuna indicazione riguardo il loro attuale funzionamento e nessun impegno alla definizione dotazioni minime e figure professionali. Il richiamo alla personalizzazione degli interventi è vuoto se non si pongono le condizioni per realizzarle. Le UM sono, infatti, il perno del sistema di accoglienza, valutazione e presa in carico, ma devono essere nelle condizioni reali per poter operare.
- Ugualmente indefinita la parte riguardante il sostegno alla domiciliarità. Eppure anche solo facendo riferimento alle cure domiciliari alcuni dati (Appendice, p. 43) offrirebbero indicazioni per successivi impegni programmatici. Ad esempio la tabella 1.29 sul personale offre molti spunti di riflessione.
La tabella, dimostra che non tutte le figure professionali che compongono il sistema di offerta delle cure sono presenti e dunque alcune prestazioni non vengono erogate. Andrebbe poi verificato quante di queste figure professionali operano solo nell’area delle cure palliative, quando dovrebbero essere presenti anche nelle cure domiciliari (I, II; III, livello). Ad esempio l’OSS è sostanzialmente presente in 2 distretti su 13; dietista in 1; MMG in 3. In 4 Distretti non viene erogata l’assistenza riabilitativa. È doveroso, ancora una volta, ricordare che questi interventi sono di livello essenziale (DPCM 12 gennaio 2017) e come tali devono essere assicurati. Il Piano dovrebbe, dunque, assumere, tali problematicità impegnandosi a garantire nei diversi livelli assistenziali delle cure domiciliari le figure professionali ed i conseguenti interventi.
Come premesso si sono indicati alcuni aspetti con l’obiettivo di richiamare la necessità di assunzione di un metodo (analisi e impegno programmatico). L’auspicio è di poter leggere, nelle stesure successive, quello che in questa bozza, purtroppo, non abbiamo trovato.
Piani sanitari e sociosanitari: Alcuni contributi del Gruppo Solidarietà
Nodi irrisolti e omissioni del Piano sociosanitario della Marche (2011)
Marche. Osservazioni alla proposta di Piano sociosanitario (2010)
A chi serve il nuovo Piano socio sanitario della regione Marche? (2010)
Piano sanitario regionale. Una cattiva notizia per i malati non autosufficienti (2007)
Piano sanitario nelle Marche. Le richieste di modifica al Consiglio regionale (2007)
Osservazioni alla Proposta di Piano sanitario della regione Marche (2007)
Osservazioni alla Bozza di Piano sanitario regionale 2003-2005 (2002)
Disabilità. Riabilitazione residenziale e accoglienza permanente nel PSR 1998-2000 (1998)
Vedi anche
Offerta residenziale alle persone con demenza: rendere effettivi i posti dedicati
Curare a casa non sia solo uno slogan. Le cure domiciliari nelle Marche
Non autosufficienza. Il sostegno alla domiciliarità nelle politiche delle Marche
Unità di valutazione integrata (UVI): le funzioni previste e la prassi
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I nuovi requisiti di autorizzazione dei servizi sociali e sociosanitari diurni e residenziali
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1] Ricordiamo che nelle Marche sono presenti circa 63.000 anziani non autosufficienti (circa 45.000 con Indennità di accompagnamento); 35.000 persone con diagnosi di demenza, circa 14.000 persone con disabilità (ricomprese anche quelle con disturbo mentale) con meno di 65 anni, che ricevono indennità di accompagnamento. Circa 12.000 vivono a casa. Le assistenti familiari (regolari e no) sono circa 30.000. I sostegni domiciliari attraverso contributo economico o servizi sono per lo più erogati dal settore sociale, soprattutto attraverso trasferimenti nazionali. Una indicazione più dettagliata del rapporto tra domanda e offerta può essere qui ricostruita.
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