L’idea di riordino del Ssn nella testa del Governo assomiglia a un vergognoso assist alla sanità ospedaliera privata e universitaria Claudio Maria Maffei, Già dirigente sanitario regione Marche, 14 gennaio 2026. Due giorni fa è uscito il testo dello schema di disegno di legge con cui si delega al governo l’adozione di misure in materia di riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e la revisione del modello organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale. Il testo nella attuale versione è un attentato al Servizio Sanitario Nazionale tanto scritto male, quanto pericoloso nella sua impostazione. Vediamo perché. Cominciamo dal titolo e dall’espressione “riorganizzazione e potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera”. Come si fa a parlare di un doppio potenziamento quando notoriamente l’offerta, e quindi la spesa, ospedaliera nel nostro Paese è ipertrofica a causa del numero troppo elevato di strutture mentre l’offerta, e quindi la spesa, territoriale è fortemente sottodimensionata? E quindi o finanzi l’uno o finanzi l’altro visto che il finanziamento del Ssn rimarrà nei prossimi anni, al netto dell’aumento inevitabile di alcuni costi, sostanzialmente lo stesso e che il riordino (articolo 3) non prevede un finanziamento ad hoc. Siccome “potenziare” tutto non sarà possibile il resto del Ddl fa intuire cosa e chi si prevede di potenziare: la offerta ospedaliera a partire da quella privata e da quella universitaria. Il primo problema è di carattere generale: non ha senso prevedere la produzione entro fine 2026 di un numero altissimo di Decreti sui tanti temi elencati all’articolo 2, quando in oltre due anni e mezzo il Ministero non è riuscito a concludere i lavori del tavolo sulla revisione/armonizzazione dei due decreti 70 del 2015 e 77 del 2022. Ma è l’elenco e la natura delle questioni su cui è previsto di decretare che pone inquietanti interrogativi. Tanto è precisa fino al dettaglio la prima parte dell’articolo 2 dedicata agli “ospedali di terzo livello” e agli “ospedali elettivi”, quanto è fumosa e generica la restante parte del Ddl dedicata all’ospedale e tutta quella dedicata al territorio. Esiste il legittimo sospetto che gli unici decreti ad uscire saranno proprio quelli relativi al nuovo sistema di classificazione degli ospedali. Partiamo da quelli di terzo livello descritti con dovizia di particolari: Questa dei super ospedali deve essere una fissa di qualcuno visto che da mesi circola un loro elenco con tanto di punteggio già pronto di fonte (al tempo) ministeriale. Una scorsa a questo elenco di 20 ospedali fa capire chi si avvantaggerebbe del nuovo status: nei primi tre posti ci sono tre IRCCS privati e nei primi 10 quattro IRCCS privati e 6 Aziende Ospedaliere. Ho già avuto modo di “parlare male” di questi super ospedali e rimando a questo mio intervento di qualche mese fa chi volesse approfondire. L’elenco dei 20 ospedali non ricomprende l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di fatto il super ospedale già istituzionalizzato da quasi 20 anni con i suoi 120 milioni l’anno di finanziamento aggiuntivo presi dal fondo sanitario nazionale (70 sono stati aggiunti dalla manovra di bilancio 2026 e già assegnati in sede di riparto del fondo 2025). Per saperne più al riguardo leggere qui. Gli “ospedali elettivi” sarebbero invece corrispondenti alle strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso cui si vuole evidentemente dare maggiore spazio garantendo loro, così si legge nel Ddl) un collegamento in tempo utile con le strutture che compongono la rete dell’emergenza-urgenza di riferimento. Notoriamente questi ospedali sono soprattutto privati come si ricava facilmente dalla consultazione dell’ultimo Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale coi dati 2023: l’80% degli ospedali pubblici ha un Pronto Soccorso contro il 4,7% delle case di cura accreditate. Per quel che si capisce (e cioè poco) gli ospedali elettivi privati potrebbero essere legittimati a consolidarsi e crescere grazie alla copertura delle strutture pubbliche in cui la presenza del Pronto Soccorso è una costante. In pratica, il Ddl rischia di rilanciare l’ospedalocentrismo a livelli mai visti in precedenza e costituisce un esempio di come il Ssn rischi di fare concorrenza sleale a se stesso. Infatti, tra super ospedali e ospedali elettivi chi avrà voglia di andare a lavorare nei “normali” ospedali pubblici, quelli che hanno il Pronto Soccorso? Va segnalato poi che con questo Ddl si prevede di superare un modello di offerta ospedaliera, quello del DM 70, la cui applicazione da anni il Ministero non valuta più nemmeno nei programmi di edilizia ospedaliera (vedi le Marche in cui lo sfrenato programma di edilizia ospedaliera è totalmente difforme da quel Decreto). Per il resto il Ddl rievoca con frasi gergali standard le buone intenzioni che vengono manifestate in ogni possibile occasione circa il potenziamento della salute mentale e della neuropsichiatria infantile, l’importanza di una maggiore integrazione tra ospedale e territorio e tra servizi sanitari e socio-sanitari, la necessità di una assistenza residenziale qualificata, la valorizzazione di medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, ecc. Finisco con un breve repertorio di frasi incomprensibili. Ne ho scelte due che leggo e rileggo, ma non riesco proprio a capire: Provate anche voi a leggerle e rileggerle e dite cosa avete capito! Considerazione finale: nelle 1033 parole dell’articolo 2 sui “principi e criteri direttivi” non compare mai la parola “prevenzione”. Non un gran segno nemmeno questo. PS. Questo Ddl per me inaccettabile si può capire meglio se si tiene conto che viene da un governo che ha previsto questa triade ai massimi vertici del Ssn: il Ministro della Salute è un Professore universitario di Roma specialista in medicina nucleare, il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità è un ex professore di chirurgia generale alla Cattolica di Roma e il Commissario dell’Agenas già direttore della programmazione al Ministero è un professore ordinario di organizzazione aziendale sempre alla Cattolica. Alcuni ultimi contributi dell'autore su questo sito vedi anche - Storia di una rete clinica mai nata: la rete oncologica delle Marche - La mobilità passiva delle Marche per i ricoveri è un problema contenuto e vecchio. Spieghiamo perché --------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali nella sezione documentazione politiche sociali. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. 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