Data di pubblicazione: 05/01/2026
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Storia di una rete clinica mai nata: la rete oncologica delle Marche

Claudio Maria Maffei, Già dirigente sanitario regione Marche, 5 gennaio 2026.

Premessa

La vicenda che viene raccontata qui, e cioè il commissariamento di fatto della rete oncologica regionale delle Marche,  merita una considerazione preliminare, perché le malattie tumorali, quelle di cui si occupa la oncologia, hanno una grande impatto sociale ed emotivo sulla popolazione, sia tra le persone colpite che tra i loro familiari. E quindi su questa patologia meglio evitare i toni allarmistici, come è meglio evitare quelli trionfalistici. Bisogna cercare di dire le cose come stanno, nel bene e nel male. Ciò premesso, il messaggio che si vuole dare qui è che la qualità della assistenza oncologica nelle Marche è buona, ma si sarebbe molto avvantaggiata di una “casa comune” di chi lavora in questo campo e cioè dal buon funzionamento della rete oncologica regionale. E invece il suo commissariamento non è il modo migliore per farla funzionare. Qui si parlerà di questo.

Cos’è la rete oncologica regionale e a cosa serve

Partiamo dal tentativo di definire prima di tutto cosa è una Rete Oncologica Regionale (ROR). Diciamo subito che la ROR è molto più della mappa dei centri che fanno assistenza ai malati oncologici nelle Marche. Questi centri sono tanti perché storicamente la rete delle oncologie delle Marche è molto diffusa ed è presente con una Unità Operativa Complessa in quasi tutti gli ospedali o come attività ambulatoriale e di day hospital negli altri. Tutte le oncologie delle Marche di concerto con le altre discipline coinvolte nella presa in carico dei pazienti oncologici dalla diagnosi alla riabilitazione fino alla palliazione (radioterapia, chirurgie, terapia del dolore, ecc.) cercano di lavorare secondo il modello della multiprofessionalità e della multidisciplinarietà offrendo percorsi che facilitano il paziente e utilizzano ciò che il progresso scientifico mette a disposizione. Questo approccio è connaturato alla delicatezza della assistenza oncologica e alla passione che caratterizza i professionisti che operano in questo settore.

Ma lavorare bene nella propria struttura non basta in campo oncologico: la ROR serve a creare una casa comune regionale a quanti operano nel settore della oncologia in modo da concordare protocolli operativi e linee guida, da identificare i centri di riferimento per le patologie più complesse e meno comuni, per specializzare ogni centro sulle casistiche e sulle attività su cui è più formato, per monitorare i risultati ottenuti, per coordinare le sperimentazioni cliniche e così via. Per dirla in modo banale i singoli centri oncologici sono i giocatori mentre la ROR è la squadra.

La storia recente della oncologia in Italia: il Piano Oncologico Nazionale

Per rilanciare il contrasto alla patologia oncologica il 26 gennaio 2023 con Intesa in Conferenza Stato-Regioni è stato adottato il Piano Oncologico Nazionale - documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il contrasto del cancro 2023-2027.  Il Piano dedica molto spazio al ruolo delle reti oncologiche regionali di cui fa la storia e di cui fornisce obiettivi e principali modelli di riferimento.

La Regione Marche recepisce il Piano Oncologico Nazionale (PON) con la Delibera  1790 del 27 novembre 2023, una delibera in cui si allega (allegato A) l’accordo, si allega anche (Allegato B) l’Accordo Stato-Regioni del 19 ottobre 2023 per il riparto dei fondi stanziati per il PON e (Allegato C) e le linee strategiche che la Regione si dà per il programma quinquennale che il Ministero della Salute vuole per la realizzazione del PON e l’utilizzo dei fondi. La delibera è predisposta dalla Agenzia Regionale Sanitaria Settore Territorio e Integrazione Socio Sanitaria. Dalla delibera e allegati si ricava che le Marche nel loro programma quinquennale si danno le seguenti priorità:

  1. attivazione e costituzione del Tavolo di coordinamento della rete oncologica;
  2. potenziamento della rete oncologica territoriale: Percorso di follow-up oncologico e Monitoraggio dei trattamenti orali e gestione delle tossicità a livello territoriale;
  3. formazione regionale: formazione continua degli operatori per l’integrazione ospedale territorio della rete oncologica;
  4. programmi di supporto psicologico all’équipe della rete oncologica (ospedaliera e territoriale), all’assistito e al caregiver;
  5. programmi di sensibilizzazione, comunicazione e informazione alla popolazione.

 

Si ricava inoltre che ogni anno dal 2023 al 2027 le Marche avrebbero ricevuto 268.000 euro (totale 1.340.000 euro) e che:

  1. entro il termine perentorio del 30 novembre 2023, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, trasmettono al Ministero della salute una delibera in cui, nel rispetto delle proprie esigenze, in coerenza con i contenuti del Piano oncologico nazionale 2023-2027 citato nelle premesse, individuano le linee strategiche prioritarie, non già finanziate da altre risorse, e si impegnano ad adottare entro 120 giorni, un programma quinquennale, da implementare nel proprio territorio. Il mancato rispetto del sopra citato termine perentorio comporta l'impossibilità di erogazione delle risorse riferite alla prima annualità;
  2. il programma di cui al precedente comma 2 definisce gli obiettivi da raggiungere, per ciascuna delle annualità dal 2024 al 2028, ed impegna le Regioni e le Province autonome alla integrale realizzazione del programma entro il termine del 30 settembre 2028;
  3. per ciascuno degli anni dal 2024 al 2028, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, trasmettono, entro il 30 settembre di ciascun anno, una relazione che attesti lo stato di avanzamento complessivo del programma e il raggiungimento degli obiettivi annuali.

 

Fino a qui tutto bene salvo che la delibera della Regione Marche non definisce gli obiettivi annuali che si sarebbero dovuti raggiungere.

Il  coordinamento della rete oncologica delle Marche

Con un Accordo Stato Regioni del 26 luglio 2023 si approva il documento “Requisiti essenziali per la valutazione delle performance delle reti oncologiche” in cui si definiscono i criteri cui le Regioni si debbono attenere per la governance delle reti oncologiche regionali. Le indicazioni sono chiare: il Coordinamento della ROR deve essere formalizzato e va individuato un coordinatore.

Il 30 settembre 2024 con la Delibera 1442 (documento istruttorio del Settore Assistenza Ospedaliera, Emergenza- Urgenza, Ricerca) la Regione Marche recepisce questo Accordo e aggiorna il vecchio modello organizzativo per la governance della Rete Oncologica previsto con la DGR n. 1061 del 28 luglio 2020. Nell’allegato C alla DGR 1442 si fa una lunga descrizione di come sarà composto il “Coordinamento Regionale della Rete Oncologica”. Sono in particolare previste le seguenti figure di coordinamento:

  1. il Referente Clinico, coordinatore della rete oncologica regionale;
  2. il Referente Scientifico, coordinatore regionale per lo sviluppo e la sperimentazione di modelli innovativi al fine di favorire e velocizzare i processi di trasferimento delle conoscenze e delle evidenze scientifiche in effettivi benefici per il paziente;
  3. il Referente del Molecular Tumor Board;
  4. il Referente per le attivita` “no profit”, coordinatore regionale per i rapporti con il volontariato e l’associazionismo in campo oncologico.

 

I nomi però non escono perché professionisti e Direzioni non riescono a mettersi d’accordo (lasciamo ai giornali locali le note di colore) e quindi la ROR delle Marche non ha alcun coordinamento. Di tutto questo si accorge l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) che nei suoi due rapporti sullo stato delle ROR in Italia ha dato una cattiva valutazione di quella delle Marche. Quando nel dicembre 2023 l’Agenas ha dato i voti alle reti oncologiche regionali sulla base dei dati del 2022 ha collocato le Marche al quart’ultimo posto, con un punteggio che è poco più della metà di quello delle Regioni più virtuose (50 contro poco meno di 90) proprio per l’assenza di coordinamento nella ROR.

Quando il 27 maggio 2025 escono i dati Agenas sul 2024, dopo l’elenco Regioni “totalmente performanti” (Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte/Valle d’Aosta, Veneto e Lazio), di quelle in crescita rispetto al 2022 (Campania, Umbria, Abruzzo, Puglia, Friuli-Venezia Giulia, che stanno mostrando un sempre crescente impatto favorevole sugli esiti) e di quelle stabili (Liguria, Sicilia, P.A. di Bolzano e P.A. di Trento) arriviamo noi: “rimangono da supportare nella definizione della rete e nella sua successiva attuazione le Regioni Calabria, Molise, Marche, Basilicata e Sardegna in cui appaiono evidenti anche dalla mobilità e dall’incompleta risposta al soddisfacimento della domanda interna dei pazienti residenti, i margini di miglioramento dei processi di base della rete e della sua implementazione.” In pratica la Regione Marche in base all’analisi Agenas risulta avere la terza peggiore rete oncologica d’Italia proprio per carenza di coordinamento della ROR.

Dallo stallo non si esce fino all’ultima recente delibera, la 1906 del 30 dicembre in cui senza spiegarne il motivo si aggiunge un quinto ruolo di coordinamento, quello del rapporto con le Istituzioni e il territorio. Il gioco adesso si fa più semplice con la sedia in più è possibile sistemare tutti i 4 professionisti cui era già stato previsto di dare un incarico di referente/coordinatore e si trova un altro professionista cui affidare il coordinamento più importante e oggetto della contesa: quello di coordinatore clinico. I nomi li fa l’ARS con il decreto 213 del 31 dicembre. Si attribuisce il ruolo di coordinatore clinico a chi con la oncologia sul campo  non c’entra niente e cioè un medico dirigente specialista in neurologia, il dott. Giovanni Lagalla, che in Regione ha l’incarico di responsabile del Settore Assistenza Ospedaliera, Emergenza Urgenza e Ricerca. Gli altri ruoli assegnati sono i seguenti: Dr.ssa Rita Chiari (AST di Pesaro e Urbino) Referente Scientifico, dr. Nicola Battelli (AST di Macerata) coordinatore del rapporto con le Istituzioni ed il territorio, Prof.ssa Rossana Berardi (Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche) Referente del Molecular Tumor Board e Dr. Renato Bisonni (AST di Fermo) coordinatore del rapporto con il volontariato e associazionismo in campo oncologico.

Ovviamente qui non sono in discussione competenze e curricula dei 5 professionisti incaricati di rivestire i ruoli in ballo, quanto la assurdità del percorso che ha portato alla loro nomina e l’impatto potenzialmente negativo di questa scelta sulla qualità della assistenza oncologica nelle Marche. Una scelta che assomiglia ad una sorta di commissariamento della ROR della Regione Marche.

E adesso veniamo alle motivazioni addotte in alcune dichiarazioni dall’Assessore Calcinaro per giustificare questa forzatura: se non si procedeva alle nomine si rischiavano di perdere 800 milioni. Come dire: pazienza se la rete oncologica regionale non funziona, intanto recuperiamo i soldi. Ma da dove saltano fuori questi 800 milioni? Per il nostro programma in applicazione del Piano Oncologico Nazionale i soldi dagli atti risulta che sono molti di più: 1.340.000. Risulta anche che ogni anno dal 2024 in poi entro il 30 settembre andava mandata una relazione al Ministero della Salute sul livello di raggiungimento degli obiettivi prefissati. Di tutto questo non risulta nulla nella pagina del Settore che segue la rete oncologica (Assistenza Ospedaliera, Emergenza Urgenza e Ricerca) nel sito della Agenzia Regionale Sanitaria.

Conclusioni

Proviamo a fare una sintesi conclusiva:

  1. in cinque anni di mandato la prima Giunta Acquaroli non ha fatto funzionare il coordinamento della rete oncologica regionale;
  2. la Regione ha impiegato quasi un anno e mezzo per arrivare ad avere i nomi del coordinamento regionale della rete oncologica nella versione definita dalla Giunta Acquaroli;
  3. questo ritardo è legato a motivi personali che coinvolgerebbero i professionisti per quel che se ne sa visto che non sono noti divergenze in termini di programmi (che credo nessuno abbia chiesto);
  4. scegliendo un coordinatore esterno alla pratica oncologica sul campo si è dato un pessimo segnale;
  5. per due anni consecutivi (2022 e 2023) l’Agenas ci ha collocato agli ultimi posti in Italia come organizzazione e funzionamento della rete oncologica;
  6. è difficile capire come sono stati impiegati i fondi arrivati dallo Stato per la nostra rete oncologica;
  7. il dato degli 800.000 milioni evocato da Calcinaro è incomprensibile, come è incomprensibile tanta attenzione ai fondi e così poca attenzione agli aspetti clinico-organizzativi che stanno dietro al mancato funzionamento della rete oncologica regionale.

E prima, quando governava il centrosinistra? Non andava molto meglio come scrissi qui nel 2019. Solo che non è che si può sempre fare il gioco del “sì però prima…”, perché ha stancato e  non serve!

Dell'autore su questo sito vedi anche

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