Data di pubblicazione: 09/05/2024
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Punti unici di accesso (PUA) nelle Marche. La sconfortante situazione regionale


Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche, n. 142/2024

 In allegato il testo della interrogazione del consigliere regionale Antonio Mastrovincenzo del 27 novembre 2023 insieme alla risposta (evidenziazioni nostre) scritta (24 aprile 2024) dell’assessore alla sanità e servizi sociali, Filippo Saltamartini.

L’interrogazione riprende il contenuto della proposta promossa dal Gruppo Solidarietà il 24 novembre 2023. Ne riportiamo le motivazioni: "La necessità di assicurare un accesso unitario agli interventi sociali, sociosanitari e sanitari è stata introdotta dalla normativa nazionale nel 2007.  In maniera dettagliata nel 2015, DGR 111 del 23 febbraio 2015 (pag. 10), la regione Marche ha definito funzione, attività, articolazione organizzativa, dotazione minima, processi, percorsi e procedure. L’obiettivo è quello di accogliere e ridefinire i “i bisogni della persona per attivare un processo di presa in carico unitaria eliminando o semplificando i numerosi passaggi che l’assistito ed i suoi familiari devono compiere”. Negli ultimi anni, la legge finanziaria per il 2022 (L. 234/2021, pag. 41), il Piano nazionale non autosufficienze 2022-24 (pag. 72), Il Decreto ministeriale n. 77/2022, ne hanno definito con dettaglio, ruolo, funzione, organizzazione.Le recenti disposizioni regionali, da ultimo: attuazione del Piano non autosufficienza 2022/24: Dgr 1496/2023 (pag. 19); attuazione del Decreto Ministeriale n. 77/2022, Dgr 559/2023 (pag. 49), recepiscono tali indicazioni. A distanza di 8 anni dalle indicazioni regionali  che già prevedevano: le modalità di funzionamento, la dotazione minima di personale afferente a Distretto e Ambiti sociali/Comuni, nella gran parte del territorio regionale tale funzione non risulta esercitata con effetti negativi sulle persone che necessitano di presa in carico unitaria. Se, da un lato, tale funzione non risulta assicurata nondimeno essa viene spesso, spacciata come tale. Risulta intollerabile come indicazioni organizzative e regolamentari che non lasciano adito ad interpretazioni: sede unitaria e operatori sociali e sanitari dei diversi enti che operano nella stessa sede,  possano essere camuffati con prassi completamente differenti. Per questo motivo è necessario conoscere nel dettaglio: - ubicazione dei Punti Unici di Accesso; - personale del Distretto e dell’Ambito/Comuni che vi operano. Aspetti peraltro previsti dall’Accordo di programma tra Comitato dei Sindaci e Azienda sanitaria per la realizzazione dell’Unita Operativa Sociale e Sanitaria (UOSeS), Dgr 110/2105."

Il dato che emerge sancisce in modo inequivocabile che nelle Marche i Punti Unici di Accesso (PUA),  tranne eccezioni, non esistono.

Evidentemente non basta nominarli per renderli tali. Se non ci sono, si smetta di far finta che esistano. In quanti documenti regionali si legge che il cittadino si reca al PUA, la presa in carico avviene attraverso il PUA? I dati presentati indicano quello che la grandissima parte dei cittadini marchigiani sperimentano: dover transitare tra un ufficio e un altro, dire le stesse cose agli uni e agli altri, ricevere, magari, informazioni diverse e molto altro (nella gran parte dei casi per ritrovarsi senza alcun sostegno).  

Si smetta di prendere in giro le persone affermando l’esistenza di ciò che non esiste: luoghi nei quali operano congiuntamente operatori sanitari e sociali afferenti al Distretto e agli Ambiti sociali/Comuni con funzione di accoglienza, accompagnamento, presa in carico.

Perché Ambiti sociali e Distretti sanitari non li hanno realizzati? Perché la regione Marche sapendo che non esistono fa finta che lo siano? Il  fatto che siano costituiti non determina automaticamente che funzionino bene. Ma non possono di sicuro funzionare se non esistono.

Il problema, come si vede, riguarda il basso: i territori e chi li abita e l’alto: in questo caso, l’amministrazione regionale. Non basta un severo esame di coscienza, ma cominciamo tutti (in ordine di responsabilità e competenze istituzionali) a farcelo: da domani magari saremo più accorti quando parleremo di servizi che riguardano le fasce più deboli della popolazione.

Oggi ci siamo occupati dei di PUA, ma potremmo continuare con altre denominazioni e funzioni. Solo per citarne alcune: dimissione protetta, presa in carico, percorso assistenziale integrato, progetto personalizzato/individualizzato, équipe integrata, piano di assistenza, valutazione multidimensionale, Unità operative sociali e sanitarie e … altro ancora. Svegliamoci! quello che pensiamo possa essere utile per altri, domani potrebbe diventare necessario anche per noi.

9 maggio 2024

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