Nuove tariffe 2025 nelle residenze protette anziani/demenze. Senza ritiro della delibera si legittimano aumenti insostenibili
Nuove tariffe nelle residenze protette anziani e demenze. Continua il gioco delle parti. Non ancora firmate le convenzioni 2025. Senza il ritiro della delibera dell’agosto 2025 si potranno avere aumenti delle rette dal 42 al 96%
La questione è nota. Con la scellerata delibera 1403/2025 la regione Marche, con decorrenza 1 luglio 2025, ha aumentato le tariffe per i circa 5.000 posti convenzionati di residenza protetta anziani e demenze. La quota utente potrà passare da un massimo di 49.50 euro/giorno a 70,42 euro (posti anziani non autosufficienti) e 95,34 (posti demenze). L’aumento ha riguardato sia la retta base: da 33€ a 40,57 (+ 21,2%), posto non autosufficienti a 54,48 (+ 62,6%) posto demenze, che potrà essere incrementata (per prestazioni aggiuntive) fino ad un ulteriore 75%. In totale gli aumenti possono arrivare al 42,26% per i posti non autosufficienti e al 96,61% per quelli per demenza.
QUI e QUI l’andamento delle quote a carico degli utenti, nel periodo 2022-2024, nelle residenze della provincia di Pesaro e Ancona.
Come mai giunti a febbraio 2026 le convenzioni 2025 (dal 1 luglio scattano gli aumenti) non sono state ancora firmate? Evidentemente le trattative in corso nel tavolo tra la Regione, gli enti gestori (ed i sindacati), non riescono a trovare ancora uno sbocco accettabile.
Da una parte la Regione non può rimangiarsi la promessa, ripetuta infinite volte ad agosto scorso, che le rette a carico degli utenti non sarebbero aumentate con l’applicazione della nuova delibera. Dall’altra, gli enti gestori - in particolare quelli che oggi assoggettano quote utenti assimilabili a quelle previste nelle nuove tariffe - che non sono disposti a rinunciare agli aumenti tariffari ottenuti, che considerano indispensabili per la sostenibilità economica delle loro strutture (tra quota utente/Comune e quota a carico dell’azienda sanitaria, un posto per anziano non autosufficiente può arrivare fino a 111 euro giornalieri (prima max 87,20); un posto demenza, fino a 150, (prima max 100).
Ma, si dovrebbe ricordare che della partita è parte anche un soggetto che non compare e non ha rappresentanza: il residente e con lui i suoi familiari. Ci sarebbero anche i Comuni che hanno capacità di rappresentanza ma, non da ora, sono dimentichi del proprio ruolo (non tanto di enti gestori, quanto di tutela degli interessi e in questo caso dei diritti dei propri cittadini).
La storia degli ultimi 20 anni insegna che in mancanza del principale contraente la quadra in un modo o nell’altro si troverà a danno di quest’ultimo. Quello che non metterà la Regione (quota sanitaria) i gestori lo chiederanno ai residenti (con buona pace degli altri partecipanti al Tavolo). Anche quando si tratterà di chiedere il pagamento di prestazioni sanitarie e sociosanitarie che devono gravare in tutto o in parte sul fondo sanitario.
Occorre uscirne senza reiterare i comportamenti del passato (permettere di caricare sugli utenti oneri aggiuntivi senza limiti). Il primo passo è la abrogazione/modifica della delibera 1403/2025; poi la immediata definizione della tariffa (e di cosa la compone) che, come da norma nazionale, deve essere ripartita al 50% tra quota utente/Comune e quota sanitaria; la contestuale abrogazione della convenzione, scaduta nel 2012 ma ancora utilizzata, che dovrà prevedere la contabilizzazione di prestazioni aggiuntive extra accreditamento riguardanti esclusivamente il confort alberghiero erogate a carico del residente solo su sua specifica richiesta.
Caro Presidente Acquaroli, Caro assessore Calcinaro, la questione non è tecnica, ma politica. Spetta a Voi affrontarla e risolverla in maniera trasparente senza ulteriori danni a carico dei residenti già penalizzati da standard assistenziali, per i più, largamente insufficienti.
Gruppo Solidarietà
16 febbraio 2026
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