Data di pubblicazione: 25/09/2026
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Il "modello Rapagnano" fa scuola. Una nuova struttura di 120 posti a Monte San Giusto (MC)


Gruppo Solidarietà - Osservatorio Marche, n. 181 del 25 settembre 2026

Lo scorso 25 agosto (decreto n. 274, in allegato) la regione Marche ha espresso parere favorevole, in quanto compatibile con la programmazione regionale, alla richiesta della Cooperativa San Giacomo con sede a  Montelupone (MC), di realizzare di una struttura di 120 posti a Monte San Giusto: 40 di residenza protetta anziani, 20 di centro diurno demenze, 20 di residenza riabilitativa e 40 di comunità protetta salute mentale.

  

La compatibilità regionale alla realizzazione (che non determina automaticamente il convenzionamento, ovvero il pagamento di tutto o in parte della tariffa da parte del servizio sanitario) deriva dal rispetto dei requisiti di autorizzazione (Dgr 937/938-2020 e 1412/2023) che permettono di realizzare una nuova struttura (probabilmente su più palazzine) attraverso un sistema di accorpamenti tra le 4 tipologie autorizzative, declinate in “nuclei” e il tetto autorizzativo; ovvero la compatibilità alla realizzazione.

La possibilità di convenzionamento è attualmente determinata dal Piano di fabbisogno del 2017, ora in fase di revisione/ampliamento. Per capire se attualmente esiste questa possibilità per queste 4 tipologie di strutture occorre analizzare quanto stabilito per il Distretto sanitario di Macerata (in nota riportiamo i riferimenti normativi).

Chi ha presentato il progetto ritiene evidentemente che ci sia domanda di questi servizi e margini per il convenzionamento (se i 40 posti per anziani potrebbero avere mercato, anche per la richiesta pagante, non gli altri 80 posti).

Non è necessario richiamare le diverse esigenze delle persone con demenza, anziani non autosufficienti, persone con problematiche psichiatriche nelle diverse fasi della loro condizione (l’autorizzazione riguarda, due diverse tipologie di risposte). Cosa può spartire con un vero modello comunitario, 60 posti residenziali per la salute mentale all’interno di un complesso che ne contiene, complessivamente, il doppio.

Quello su cui interessa portare l’attenzione è se, oggi, sia giusto e corretto che il “sistema dei sostegni abitativi”, possa permettere la realizzazione di strutture accorpate di grandi dimensioni: i cosiddetti contenitori indifferenziati. Si tratta di una competenza e una responsabilità regionale. Oggi le chiamiamo, elegantemente residenze; qualche decennio fa li avremmo chiamati, senza offendere nessuno, istituti.

Perché mai 120 persone dovrebbero convivere all’interno di uno stesso luogo? La divisione nei cosiddetti “moduli” o “nuclei”, separa gli spazi. Può essere un Piano da un altro; un ingresso differenziato nella stessa palazzina, ecc..; ma è evidente che una nuova struttura di 120 posti non può che essere un “mondo a se”, un luogo separato dalla comunità. È facile immaginare che la costruzione sia localizzata in zona periferica.

Mentre riempiamo pagine sulla “possibilità di scelta”, sulla impostazione e realizzazione dei “progetti di vita”, su come assicurare autodeterminazione; apriamo cantieri e  implementiamo i modelli istituzionali (anche nel nome di Carlo Urbani). Proponiamo letti a prescindere, nella logica del “raggruppamento” e ovviamente della ”sostenibilità (quella economica evidentemente non quella esistenziale): sempre nel nome dell'economia gestionale”.

Prepariamoci alla prossima inaugurazione nella quale si rimarcherà quanta ricchezza la residenza potrà portare al territorio “con la creazione di  nuovi posti di lavoro”.

Possibile che, in tutta buona fede, si possa pensare  che così si sia in grado di coprire il gap tra esigenze delle persone (il desiderio lo teniamo, al momento, tra parentesi) e inadeguatezza delle risposte? Non viene in mente che siamo di fronte ad una insostenibile scorciatoia. Pesano, i tanti silenzi a ogni livello.

La domanda è: questi devono essere i modelli cui riferirsi, quelli che ricordano un passato di grandi edifici e di risposte indifferenziate? Oggi il condimento linguistico è diverso ma non l’impianto che lo precede. Continuando nel tradimento delle parole, è possibile potersi trovare al momento della inaugurazione a celebrare  un luogo inclusivo nel quale avviene l’incontro e la convivialità delle differenze.

Per capire meglio

Norme regionali

- I "nuovi" requisiti di autorizzazione dei servizi sociali e sociosanitari diurni e residenziali

- Marche. Atto di fabbisogno delle strutture sociali e sociosanitarie diurne e residenziali (Dgr 1105/2017) 

- Qualche considerazione e domanda sull'estensione del Piano di fabbisogno della regione Marche (Dgr 741/2025)

- Marche. DARE I NUMERI. Aumento del 35% dei posti sociosanitari diurni e residenziali autorizzabili (Dgr 999-2026)

Analisi e riflessioni

- Persone con disabilità e non autosufficienza. Non venga meno la possibilità di scelta. Un appello alla giunta regionale

- La programmazione sociosanitaria, Piano di fabbisogno, rilevazione della domanda, le scelte, a monte o a valle, di politica sociale

- Struttura Civitas Vallefoglia. Prepara il contenitore che prima o poi arriva il contenuto

- Struttura, palazzine, nuclei. Forma e sostanza. Cosa insegna "Rapagnano"

- Li chiamavamo ... Istituti! Disabilità e salute mentale. Camere a 4 letti fino al 2033

- Servizi. Non solo (cambiare) i requisiti ma tematizzare domanda e offerta

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