Il problema dei pazienti anziani che stazionano nei Pronto Soccorso: proviamo a parlarne seriamente Claudio Maria Maffei, Già dirigente sanitario regione Marche, 9 febbraio 2026. Premessa L’Assessore alla sanità della regione Marche, Paolo Calcinaro, va in giro sostenendo che gli Ospedali di comunità daranno, quando completati e attivati, sollievo ai Pronto Soccorso attualmente in difficoltà per il sovraccarico di pazienti che non si riescono a ricoverare perché altri non si riescono a dimettere. Questo problema c’è ed è drammaticamente vero come testimoniano le lunghe attese nelle barelle di pazienti in attesa del ricovero. Questo fenomeno snatura anche il lavoro del Pronto Soccorso che si trova ad avere oltre agli ambulatori pieni e le stanze della osservazione breve piene a loro volta di altri pazienti da seguire, pazienti spesso delicati proprio perché da ricoverare. Questo fenomeno, noto come boarding (“imbarco”), dipende da molti fattori, uno dei quali, quello su cui mi concentrerò, è la forte e crescente presenza di una popolazione anziana che troppo spesso ricorre all’ospedale per carenza di strutture e servizi che facciano da filtro al ricovero, la stessa carenza che rende difficile dimettere poi una volta ricoverati questi stessi pazienti. In una indagine di qualche anno fa di una Società Scientifica dei medici di medicina interna (FADOI) emerse che “i ricoveri nei reparti di medicina interna sono circa un milione l’anno e che almeno la metà di questi sono di over 70. Ben più del 50% di questi prolunga mediamente di una settimana il ricovero oltre le necessità sanitarie: in tutto sarebbero 2,1 milioni le giornate di degenza in eccesso legate a questo fenomeno in Italia”. Ma un analogo discorso potrebbe essere fatto per i pazienti che dovrebbero essere presi in carico dalla rete dei servizi che si occupano di cure palliative e dalla rete dei servizi per la salute mentale. In questo appunto cercherò di dimostrare che nelle Marche: I problemi della risposta territoriale ai problemi sanitari e sociali degli anziani: inquadramento generale Anticipo subito che il fenomeno epidemiologico della popolazione che invecchia dovrebbe, lo anticipo, rivoluzionare tutta l’organizzazione della assistenza sanitaria e sociale. Niente di facile, ma se non lo si farà saranno guai ancora più grossi per il nostro sistema sanitario già traballante. Le persone superata una certa età vanno progressivamente incontro a problemi di salute che le portano spesso ad avere più di una malattia cronica: una cardiopatia come lo scompenso cardiaco, una malattia respiratoria cronica, il diabete per arrivare a una delle più giustamente temuta: la demenza. Queste persone spesso vivono sole o con un coniuge che non è messo molto meglio in un nucleo familiare piccolo e preso da mille problemi, tra cui quelli economici sono pure crescenti. Per queste persone il ricovero ospedaliero va limitato al massimo perché spesso risolve un problema e ne aggrava contemporaneamente altri per cui la persona anziana con polipatologia quando esce dall’ospedale spesso sta messa molto peggio di prima. La cura di queste persone è molto difficile da più punti di vista: hanno molte malattie contemporaneamente, assumono una barca di farmaci e magari hanno una difficoltà a “fare i bravi pazienti”, non per volontà, ma per difficoltà fisiche e mentali. Queste persone avrebbero bisogno di una assistenza fatta da personale formato allo scopo (ogni medico dovrebbe essere un po’ geriatra e ogni infermiere o fisioterapista dovrebbe sapere come trattare specificamente questo tipo di persone) e di tanti servizi in grado di tenere la persona anziana quanto più possibile a casa e in famiglia, o comunque in un contesto residenziale adatto. Quando parliamo di strutture residenziali parliamo di strutture e servizi dai nomi un po’ strani spesso trasformati in sigle: ADI, RSA, RP, COT e così via. Vediamo di capirne quanto basta. Partiamo da una premessa, anzi due. La prima: i servizi di cui stiamo parlando uno li dovrebbe avere non dico sotto casa, ma vicino. In ospedale ci si va raramente e ci si sta pochi giorni per cui per fare una protesi d’anca puoi andare anche a Cattolica, Pesaro, Jesi o anche Bologna e dove ti pare. Vai, fai e torni. Se ti fanno anche la riabilitazione in qualche settimana te la cavi. Ma se sei anziano e non autosufficiente la risposta te la debbono dare nel giro di pochi chilometri. Seconda premessa: di questi servizi si deve occupare il distretto in integrazione con l’ambito sociale. E ovviamente si deve occupare l’Azienda Sanitaria Territoriale. I servizi sanitari e socio-sanitari per gli anziani: quali sono e qual è la loro situazione nelle Marche Cominciamo dall’ADI è cioè l’assistenza domiciliare integrata. Adesso ci concentriamo sulla assistenza domiciliare “sanitaria”. Idealmente dovrebbe funzionare tutta la settimana e nelle 24 ore e coinvolgere principalmente il medico di medicina generale, gli infermieri, i fisioterapisti, gli Operatori Socio-Sanitari e in futuro gli assistenti infermieri (nuova importante figura che è la evoluzione dell’Operatore Socio Sanitario, l’attuale OSS). Attualmente l’offerta di assistenza domiciliare nelle Marche (Franco Pesaresi) è scarsa come numero di ore offerte e disomogenea. Inoltre, oggi, solo 6 distretti su 13 garantiscono l’attività domiciliare 7 giorni su 7 (Jesi, Senigallia, Ancona, Macerata, Civitanova e Camerino) anche se quasi tutti i distretti garantiscono una reperibilità diurna nel sabato pomeriggio e nelle domeniche. Nessun distretto attualmente garantisce invece eventuali prestazioni notturne in caso di bisogno (vedi anche: Le cure domiciliari nelle Marche. Considerazioni su alcuni dati regionali e Curare a casa non sia solo uno slogan. Le cure domiciliari nelle Marche). La assistenza residenziale viene fatta invece in una serie di strutture dai tanti nomi e da una caratteristica comune: la assistenza viene fatta soprattutto da infermieri e OSS e non c’è la presenza medica nelle 24 ore. Per ognuna di queste tipologie di assistenza residenziale ci sono standard organizzativi diversi, criteri di accesso diversi, regole diverse per quanto riguarda i costi che in alcune vengono coperti dal sistema sanitario e che in altri sono in parte coperti dalle famiglie o dalla assistenza sociale. Vediamo queste strutture in ordine decrescente di complessità organizzativa e quindi di standard di personale. Ovviamente mano a mano che scendiamo nell’elenco i pazienti sono meno impegnativi: - le strutture di cure intermedie: sono del tutto simili agli ospedali di comunità e nelle Marche attualmente offrono 249 posti letto con notevoli differenze tra province e Regioni con un massimo nei distretti di Urbino e Fano e niente ad Ascoli e San Benedetto del Tronto; - gli ospedali di comunità: sono quelli di cui parla Calcinaro e che sono in parte finanziati dal PNRR. Nelle Marche ce ne sono tanti già operativi a seguito della riconversione dei piccoli ospedali. Dovrebbero prendere soprattutto pazienti in dimissione dall’ospedale e tenerli fino a 30 giorni al massimo. Com’è la situazione di questi ospedali nelle Marche ce lo dice Franco Pesaresi: ci sono già oltre duecento posti letto attivi (232) che in pratica sono quelli di cure intermedie di cui si parla nel punto precedente e se ne dovrebbero aggiungere altri fino ad arrivare a oltre 500. Lo standard nazionale dovrebbe essere di 20 posti letto ogni 1000 abitanti e quindi 300. Il resto lo vediamo dopo, ma intanto ricordiamoci che anche quando saranno completate metteranno a disposizione solo poche centinaia di posti letto in più e che hanno una distribuzione geografica, specie le nuove, da fuori di testa con distretti che alla fine avranno fino a 6 volte i posti letto di un altro distretto. Inoltre, mancano nelle grandi città vicino ai grandi ospedali. Ricordiamoci anche che possono tenere il paziente per poche settimane; - le residenze sanitarie assistenziali (RSA) e le residenze protette (RP)sono strutture che tratto assieme anche se sono piuttosto diverse: entrambe dovrebbero avere anche una versione adatta alla presa in carico di pazienti con demenza e mentre le prime dovrebbero avere persone in carico per qualche settimana, le seconde hanno invece tendono ad assistere per tutto l’arco della vita. Teniamo presente che ci sono posti letto solo autorizzati e posti letto convenzionati e autorizzati. Se vai nei primi (i posti letto non convenzionati) il paziente e la famiglia pagano tutto e se vai nei secondi la Regione compartecipa. Nelle Marche i posti letto di questo tipo sono circa 6500 di cui la gran parte (circa 5000 sono residenze protette). La distribuzione geografica di questi posti letto è enormemente variabile e non governata. Si può stimare in base alle liste di attesa in diverse migliaia i posti letto che mancano e va ricordato che mediamente gli standard assistenziali sono bassi. Il Gruppo Solidarietà ha pubblicato, qualche mese fa, i dati regionali: complessivamente le persone in lista di attesa sono 7.650 (1.015 nelle RSA, 6.635 nelle RP; di questi: 1.668 nei posti per demenze). Un numero largamente superiore sia ai posti convenzionati (stimabili in 6.000/6.200) che autorizzati (circa 7.400). La carenza è particolarmente forte per i posti letto per persone con demenza, carenza che si estende ai centri diurni per queste persone. A queste strutture/servizi (assistenza domiciliare e assistenza residenziale nelle sue varie forme) coinvolte nella fase territoriale della gestione dei pazienti anziani con pluripatologia il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del 2021 (Governo Draghi) e il Decreto Ministeriale 77 del maggio 2022 (Ministro Roberto Speranza del Governo Draghi) hanno aggiunto altri servizi/figure come le Centrali Operative Territoriali (COT), organo di raccordo tra i vari servizi ospedalieri e territoriali per la presa in carico coordinata dei pazienti che necessitano di muoversi da un punto all’altro della rete dei servizi, gli Infermieri di famiglia e di comunità (IFeC), per la presa in carico territoriale dei pazienti cronici, e la telemedicina, per la effettuazione di prestazioni da remoto (a distanza) ai pazienti territoriali. In molte Regioni come l’Emilia-Romagna e la Toscana gli infermieri di famiglia e di comunità sono una figura diffusa e operativa, mentre nelle Marche siamo ancora in altissimo mare e vengono spacciati per infermieri di famiglia e di comunità quelli che operano nei Punti Salute, che sono semplici ambulatori infermieristici territoriali. Quanto alla telemedicina pure le Marche sono in una situazione di grande arretratezza, cosa che del resto vale per il resto della sanità digitale (fascicolo sanitario elettronico e cartella clinica elettronica). Le COT nelle Marche ci sono (una per distretto), ma servono a poco o niente vista la debolezza dei servizi territoriali. Alla gestione della popolazione anziana con pluripatologia dovrebbero dare un contributo anche le Case della Comunità (pure previste dal PNRR e dal DM 77), casa comune delle equipe territoriali che ricomprendono anche i medici di medicina generale. Anche queste nelle Marche, dove pure esistevano in alcuni casi già come Case della Salute nelle strutture ospedaliere riconvertite, sono poco funzionanti per la carenza di figure chiave come i medici di medicina generale e gli infermieri. La sintesi di quanto sommariamente descritto fino ad adesso è che l’assistenza territoriale nelle Marche è in condizione di grave debolezza e contemporaneamente “scarica” inevitabilmente molti problemi sull’ospedale e quindi sui Pronto Soccorso e non è in grado di accogliere con facilità i pazienti potenzialmente dimissibili dall’ospedale. La situazione degli ospedali nelle Marche E adesso veniamo agli ospedali. Innanzitutto sfatiamo il mito degli ospedali smantellati dal centrosinistra. In primo luogo vediamo il numero dei posti letto. Nell’ultimo Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale (dati ufficiali) si vede benissimo che le Marche hanno previsto molti più posti letto per acuti della stragrande maggioranza delle Regioni (3,3 ogni 1.000 abitanti) e che la gran parte di questi sono pubblici. I posti letto di post acuzie (riabilitazione e lungodegenza) sono invece nella media nazionale (0,6 ogni 1.000 abitanti) e prevalgono quelli privati che sono il doppio di quelli pubblici. Il problema nelle Marche non è nel numero di posti letto previsti, ma nel numero di quelli che funzionano e in come funzionano. Il problema dei posti letto di lungodegenza post acuzie (LPA) nelle Marche (molto utili nel passaggio graduale del paziente acuto anziano dall’ospedale al territorio) è che sono lontani dai grandi ospedali, sono spesso solo sulla carta e sono spesso gestiti da privati. Risultato finale: servono a poco, ma comunque i ricoveri nelle Marche in lungodegenza sono più frequenti che nella media delle altre Regioni (dati ufficiali contenuti nel Rapporto SDO del Ministero coi dati 2023). Vediamo ora il numero dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione e dei Pronto Soccorso degli Ospedali delle Marche e confrontiamoli con quelli delle altre due Regioni con una popolazione come la nostra (un milione e mezzo di abitanti) e cioè la Liguria e la Sardegna. Questi dati li troviamo nel portale statistico dell’Agenas: si va nella parte dedicata al Report di Monitoraggio da poco aggiornato coi dati 2024 e si va nella sezione dedicata alle reti tempo dipendenti e in particolare sui dati relativi alla emergenza urgenza. Nelle Marche ci sono 12 DEA di primo livello (Fano, Urbino, Pesaro, Senigallia, Fabriano, Jesi, Civitanova Marche, Camerino, Macerata, Fermo, San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno), 2 DEA di secondo livello (Torrette e Salesi), 2 Pronto Soccorso (San Severino Marche e Osimo) e 2 ospedali con una sorta di Punto di Primo Intervento senza personale specializzato (Pergola e Amandola). Totale ospedali con PS e DEA: 16. Vediamo la Liguria (governata dal centrodestra): ci sono 6 DEA di primo livello, 3 DEA di secondo livello e 3 Pronto Soccorso. Se volete i nomi cercateli! Totale con PS e DEA: 12. Vediamo la Sardegna (governata per diversi anni dal centrodestra): ci sono 7 DEA di primo livello, 2 DEA di secondo e 9 Pronto Soccorso. Totale DEA e PS: 18. Le differenze sono legate alla diversa densità abitativa: bassa in Sardegna, media nelle Marche e più alta in Liguria. Il problema coi Pronto Soccorso delle Marche è che molto spesso, oltre alla pressione legata alla debolezza del territorio, c’è il problema della scarsa preparazione di parte del personale, quando fornito dalle cooperative o presente come libero-professionisti, in entrambi i casi personale non specializzato. Adesso si può capire quanto inconsistente sia l’idea di Calcinaro A questo punto dovrebbe essere chiaro che a fronte di una carenza di offerta territoriale aggravata dalla sua disomogeneità sia per quanto riguarda l’assistenza domiciliare che quella residenziale e compresa la mancata introduzione dell’infermiere di famiglia e di comunità, l’idea di Calcinaro di risolvere tutto con quei pochi posti letto in più degli ospedali di Comunità (200 circa se si tiene conto di tutto, ad esempio del fatto che a volte sostituiscono strutture residenziali per anziani) è pretestuosa. E non può nemmeno essere comunque considerata “meglio di niente”, perché le cose da fare sono tante. Un modo nuovo di affrontare il problema della risposta sanitaria alla crescita dei bisogni della popolazione anziana Mi limito oggi a trattare il problema dell’impatto dell’invecchiamento della popolazione anziana solo da un punto di vista sanitario, nella consapevolezza che il problema può essere affrontato esclusivamente tenendo conto contemporaneamente sia della dimensione sanitaria che sociale. Per dare una risposta adeguata dal punto di vista sanitario occorre un progetto di cui elenco solo alcuni dei punti qualificanti (ne ho elencati 10) che andrebbero sostenuti da un intenso programma formativo degli operatori e comunicativo con i cittadini: Dell'autore su questo sito vedi anche - Storia di una rete clinica mai nata: la rete oncologica delle Marche - La mobilità passiva delle Marche per i ricoveri è un problema contenuto e vecchio. Spieghiamo perché - Delibere della Regione Marche: forma tanta, lunghezza infinita, sostanza poca - Gli effetti su salute e servizi della politica sanitaria della regione Marche ---------------------- LEGGI LA RICHIESTA DI SOSTEGNO del Gruppo Solidarietà Altri materiali in Osservatorio Marche. La gran parte del lavoro del Gruppo è realizzato da volontari, ma non tutto. Se questo lavoro ti è utile PUOI SOSTENERLO CON UNA DONAZIONE e CON IL 5 x 1000. Clicca qui per ricevere la nostra newsletter.